COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 26/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - OLTRE IL FONDO DEL MIO CUORE

PUBBLICATO IL 26/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - OLTRE IL FONDO DEL MIO CUORE

PUBBLICATO OGGI 26/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Oltre il fondo del mio Cuore

Questa separazione ci fa tanto male perché le nostre anime sono legate l’una all’altra. Forse lo sono sempre state e lo saranno sempre. Forse abbiamo vissuto mille vite prima di questa e in ciascuna ci siamo incontrati. E forse, ogni volta siamo stati costretti a separarci per le stesse ragioni. Perciò questo è un addio che dura da diecimila anni e prelude a quelli a venire.
Nicholas Sparks

Dire che ero nervoso sarebbe un eufemismo. Fatta una doccia veloce, avevo indossato dei jeans logori e rattoppati, e una vecchia maglia di quasi dieci anni e, al pensiero di dover indossare la camicia, ricominciai a sudare. Saranno state le 11 di sera o giù di lì. Mi incamminai così a nord verso la montagna, orientandomi istintivamente su un’immaginaria linea d’aria parallela all’orizzonte che la mia mente aveva ponderato in quegli istanti di profonda riflessione tanto delle esperienze mie personali di vita quanto dell’importanza ed il significato di quelle mistiche ad essa connesse. La strada era sterrata, costellata di buche nascoste da una folta vegetazione - poco più di un sentiero pieno di rovi - larga appena per il passaggio di una o due persone. L’aria era respirabile, anche se non si sarebbe potuta certo definire fresca. Anche il vento si era placato e - in un cielo finalmente azzurro, terso - le stelle brillavano lontane, luminose come soli in miniatura. Toccata la cima di un’altura, cominciai a discendere dall’altro lato, quando il terreno si mosse sotto i miei piedi, ed io precipitando giù per la frana mi fermai a cavalcioni di un grosso tronco. Mi ero preso un bello spavento ma, per fortuna ero illeso e stavo bene. Quando alzai gli occhi, vidi i suoi nei miei. Ci guardammo per un po’ a vicenda, bloccati nel tempo, in silenzio. Dentro, continuavo a sentire bruciare sensazioni mai provate. Davanti a me, a non più di dieci passi, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA con una candela accesa in mano sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. Aveva un aspetto maestoso, dagli occhi emanava una luce pallida e iridescente, come se volesse attirare la mia attenzione. Per esser sicuro che non stessi sognando mi morsi il labbro. Ricordavo benissimo che le penne delle sue ali erano bianche fino ad un terzo circa della loro lunghezza, il rimanente orlate d’oro, di colore oscuro come di rame; adesso invece - mentre le osservavo - vedevo che erano interamente d’oro e vibravano con mille scintille di fuoco celeste, palpitando, traslucide, staccandosi dalla pelle come per librarsi in volo nel blu della notte. Lui si voltò, coprendosi il viso con le mani ed iniziò a singhiozzare. “Non piangere” - diss’io e continuai - “L’amavi da morire, vero?” “Tuttora teneramente l’amo!” - rispose commosso, con l’animo traboccante di sconforto. Un attimo dopo si accucciò a terra, appoggiando la schiena contro la corteccia di un albero ed alzò lo sguardo verso il cielo. Tutto il firmamento palpitò attorno a lui, con un brivido strano, ampio, roteando nell’immensità. Un fremito di purezza, un turbine diafano lo avvolse, con un abbraccio etereo e silente nel suo incantato velo ed i suoi pensieri si confusero con la memoria. Il rumore delle sue ali, che di quando in quando si dibattevano, gli fecero abbassare la testa. Si agitò nel tentativo di liberarsi dai fardelli ossessivi e dalle paure che lo paralizzavano, ma per quanto potesse cercare di scuotersi, quelle sgradevoli sensazioni gli si erano incollate irrimediabilmente addosso. Ogni muscolo del suo corpo era teso all’inverosimile, pronto a scattare in azione al momento del bisogno. Ad un tratto una luce opalescente, ma intensa, investì l’Angelo Custode e le forze sembrarono tornare a Lui all’improvviso. Si rimise in piedi, scivolando su foglie marce e fango. Tosto le sue ali delicate si dispiegarono e con ripetute spinte cercarono di sollevarlo in maniera aggraziata. Quanto più s’avvicinava a me, tanto più diventava luminoso; piccoli tratti ne circondavano il corpo, ad indicare un forte bagliore proveniente dall’interno. Mi sorrise emanando un’aura di incredibile amore, gioia e leggerezza. Il dolore esplose in tutto il suo essere insieme con una luce bianca, e dolore e luce diventarono sempre più luminosi, sempre più. Si colorò di tinte vermiglie, e le sue ali brillarono di mille riflessi cangianti. Mi prese poi per mano e mi portò con sé. Avrei voluto che almeno mi dicesse dove stavamo andando. In pochi secondi ci alzammo in volo. Sentii il vuoto nello stomaco e poi uno slancio pauroso verso l’alto. Fu fantastico! Chiusi gli occhi e quando li riaprii, un minuto dopo, mi ritrovai sulla riva del mare, e mi guardai intorno; io e Lui, noi due e la sabbia comune di una spiaggia deserta, dove l’acqua la bagnava appena, dove le onde la solleticava a dovere e nella notte la faceva da padrone. Cercava di recuperare un po’ di calma e serenità. Ed ogni pietra, ogni cosa di quel luogo, sembrava essere bellissima: tutto era perfetto, vi regnava una pace assoluta. Soffriva, come non mai prima, per il prolungarsi di quella forzata inazione. Doveva fare qualcosa per sua moglie CHIARA, ma non sapeva cosa, e per giunta non poteva fare a meno di sentirsi in colpa per ciò che stava accadendo. Lui restò immobile. Guardò con insistenza l’orizzonte come se fosse l’unica cosa intorno. Io gli sedetti accanto evitando di guardarlo in viso, fissavo il suo stesso punto. Poi, con voce strozzata dall’emozione, disse - “Per vivere ho bisogno del suo amore… ho bisogno di mia moglie CHIARA”. Serrò saldamente i pugni, e digrignando i denti mantenne un’espressione solenne, gli occhi rossi e umidi. Si sentì pervadere tutto il corpo da un forte calore. Gettò la testa indietro. Si alzò a metà, lanciando un grido atroce e cadde affranto, smarriti i sensi. Non era la prima volta che gli accadeva. Non mangiava da giorni. A volte il dolore era così forte che sembrava invadere tutto il resto del suo corpo. Approfittai della situazione per accarezzargli delicatamente le ali, morbide come velluto; lisce, lanuginose, soffici. Ma proprio mentre ammiravo questa straordinaria creatura celeste, imbambolato e stupefatto, sentii una presenza alle mie spalle. Mi voltai spaventato e vidi una grande luce sopra di me, come una fiamma che percorre veloce una piana, come un lampo tra le nubi, e scorsi un altro Angelo, col viso molto in alto e con le ali aperte candide come quelle di un cigno; indossava un mantello nero con un cappuccio calato fin sopra il mento. Scuotendo il capo, e poi con la mano mi fece segno di allontanarmi. Mi misi da parte ed aspettai, trattenendo il respiro per qualche secondo. Non accadde nulla. Intanto quell’entità, colta da profonda pietà, si avvicinò all’Angelo Custode e lo prese tra le braccia. Un’esplosione di pura energia lo investì, partendo dal centro del suo essere ed espandendosi verso l’esterno. Finalmente, alle due passate di notte la luce si spense e sulla spiaggia calò il buio. Tutto intorno ad Andrea sembrava muoversi, anche se sapevo che era solo un’impressione. La sua pelle prese a sgretolarsi a vista d’occhio e, ben presto, diventò solo un mucchio di sabbia. Avrei potuto raccoglierlo e portarlo sempre con me se solo avessi desiderato. Lo afferrai con la mano, ma iniziò a scivolarmi tra le dita. Mentre continuavo intanto a guardarmi intorno, dirigendo i miei pensieri avviliti sul brusìo di un mulinello di foglie e sulla nera trasparenza del cielo, d’un tratto vidi per terra, semisepolto dalla sabbia, proprio nel punto in cui l’Angelo era svanito, un foglietto che sembrava essere stato strappato. Lo raccolsi con un repentino senso d’allarme e lessi: “Sei mai stata su di una barca in mezzo al mare lontano dalla costa, avvolta dal buio e dal silenzio della notte che viene interrotto solamente dallo sciabordio delle onde che si infrangono sullo scafo, hai poi mai alzato gli occhi in quel momento? E su di te solamente il cielo nero di una notte di fine agosto completamente ammantato di stelle! Ecco per me tu CHIARA sei stata come sfiorare con un bacio quel cielo perfetto ed immenso, ed aver toccato per un attimo - che sembrava durare un’eternità - la pura essenza di tutto l’universo... Questo sei tu per me AMORE MIO... O forse sarebbe bastata solo quella parola banale ma mai scontata per definirti... tu per me sei semplicemente l’AMORE... Spero che il vento possa ricoprirti con questo mio sentimento perché sarà per te una corazza lucente che ti proteggerà da ogni difficoltà, che ti risolleverà da ogni sconfitta, che asciugherà le tue lacrime ogni qual volta ti sentirai sola e triste, ma soprattutto questo amore sorriderà con te nei momenti di successo e gioirà, con te nei momenti di felicità, perché è questo che desidera il mio cuore... che possa sempre risplendere come una di quelle stelle che brillavano in quel cielo perfetto di fine agosto…”. Ed era firmato: “Alla mia adorata sposa CHIARA, tuo Angelo Custode Andrea”. A quelle parole gli occhi mi si riempirono di lacrime. Un pianto incontrollato, violento. Provai un tale senso di vergogna e di amarezza da voler scomparire. Dopo un sospiro prolungato, il contrasto tra il cielo e gli arbusti dai frutti variopinti, che avevo visto fino a un istante prima, affiorò ancora più vivido. Incrociai le braccia ed osservai la scena senza aggiungere altro, poi tutto divenne surreale, come in un sogno. Mi sembrò di galleggiare, e mi passarono per la testa strane immagini, confuse e frammentate… e mi ritrovai sul sentiero roccioso, proprio nel punto da cui ero partito. Ero senza forze, sfinito fisicamente e moralmente, le gambe pesanti, i polmoni esauriti, la bocca aperta ad acchiappare ogni possibile lena d’aria. Ci misi poco più di tre ore per tornare all’abbazia dove io, mia moglie Lauren e le mie due figlie, eravamo ospiti da alcune settimane. E non tanto perché il cammino era tutto al buio se non per il peso della disperazione che portavo con me. Pensavo e ripensavo a tutta la situazione, mentre le palpebre scivolavano giù come macigni. Ogni cosa della mia vita stava andando a rotoli e, quando Andrea alcuni giorni prima mi disse che voleva farla finita, mi parve come se avesse messo l’ultimo chiodo alla mia bara. Capii ch’egli di per sé non era forte, e neppure poteva essere una forza per se stesso; ma il Signore Iddio era la sua forza, Lui che si era fatto il suo rifugio in Terra; una creatura celeste con tante virtù discesa fra noi esseri umani come una rosa bianca con tanti petali profumati e senza spine. Egli era ed è veramente l’Amore fatto persona; un Angelo pieno di grazia, il cui volto non poteva che essere la forma sensibile più compiuta dell’interminabile battaglia cosmica del bene contro il male. Mi sembrava di impazzire e non vedevo l’ora di riportare su carta quanto i miei occhi avevano realmente visto quella notte tra l’11 ed il 12 di giugno. Così è nato quest’articolo.

Durante la redazione di un Meeting avvenuto a Rimini, nell’agosto 2007 (a cui io presenziai in qualità di uditore) sono emersi alcuni spunti per un primo approfondimento del titolo: “La verità è il destino per il quale siamo stati fatti” nel quale Alberto Savorana dice - “Il problema della verità oggi sta nella contraddizione tra la verità come pensiero e la verità come fatto. Il destino della parola verità, nel contesto in cui viviamo è stato oscurato perché verità oggi è uguale a interpretazione, cioè non si parla più di verità al singolare ma si parla delle verità, tutto è declinato al plurale perché appunto verità è uguale a una teoria o a una interpretazione, ci sono tante verità. Adaequatio rei et intellectus: la verità è la capacità che l’avvenimento ha di corrispondere alle istanze strutturali dell’uomo. La corrispondenza è una dimensione esistenziale dell’esperienza della verità. Quando fai esperienza della verità? Quando fai esperienza di qualcosa che è capace di corrispondere, di riempire l’attesa. Come ne parla don Giussani, la verità è al tempo stesso oggetto della ragione e oggetto del desiderio (ciò che è capace di riempire l’attesa). La persona è UNA: ragione e desiderio sono unite. L’estetica precede ogni altra cosa: il contraccolpo del vero è un’esperienza della bellezza. La verità ha un fascino, un’attrattiva e il primo modo per accorgersi del vero è sul piano dell’estetica: solo lo stupore conosce”. Ebbene, per essere buon giornalista occorrono una serie di condizioni che vanno dalla qualità professionale al rispetto di regole pratiche e morali, in una prospettiva di servizio alla collettività. Sembra dunque cosa ovvia che colui che come me, ALBERTO DE PRA, scrive di professione scriva la verità, vale a dire che non la soffochi o la taccia e non dica cose non vere. Del resto la verità - non importa se bella o brutta, proprio non importa - è impareggiabile. Non per quello che vi permette di vedere, ma per quello che vi fa. In tal modo voi lettori vi arrendete a lei e lei vi riempie di caldo, di spazio, di vitalità, di brividi, d’amore, di tenerezza, di comprensione e lucidità. Personalmente ritengo che ormai una delle poche libertà che dovrebbero esserci concesse all’interno di questa società - soffocata sempre più da schematismi - sia quella di essere sé stessi. Prendere consapevolezza di ciò che concretamente ci circonda, per poi reclamare il diritto di andare oltre l’apparenza. Ritengo un dovere dei giornalisti non porgere altro che i fatti ai loro lettori. Io faccio questo lavoro da ventidue anni e non permetto che qualcuno metta in dubbio la mia professionalità, specie se non ne ha i requisiti. E io questo non glielo consento. Tanto più che in un’Italia in cui le bugie sono un peccato mortale - avendo la prerogativa di avere la sede del pontificato supremo - è impensabile che un giornalista serio come me miri ad altro che alla verità. Come sostiene lo stesso Alberto Agosti - “Per me, alla fine, scrivere significa descrivere. Si scrive con gli occhi. Non riesco a scrivere se non vedo quello che scrivo. Il che significa che si scrive utilizzando immagini, ma significa anche che le si vedono, le parole, e tra di esse ci si avventura con occhi felicemente disorientati, sempre. Se non si è capaci d’accettare e di cercare il disorientamento, allora si farà bene a non scrivere, perché difficilmente si riuscirà a produrre qualcosa che valga la pena d’esser letto”. Tutto quello che avete appreso in queste pagine è una storia vera - lo dico e lo ribadisco - anche se a tratti può sembrare persino fantasiosa. Si tratta della più importante inchiesta di giornalismo investigativo da me svolta nella storia di questo mio mestiere. Andrea è un vero Angelo Custode in carne ed ossa; io lo vedo, bianco, candido, ali e aura buona che lo attornia. Beh, indubbiamente è proprio un Angelo! Ed il più delle volte mica tocca con i piedi per terra; per restare sospeso, gli è sufficiente un piccolo fremito d’ali. Mi si provi il contrario, non con amare irrisioni, non con calunniose interpretazioni, non con intrigati giri di belle parole; ma con fatti veri e persuasivi. Esiste documentazione con materiale fotografico e video della durata di centinaia di ore relativo a tutti gli articoli da me scritti sul caso. Giuro che non sto scherzando. Vi prego, prendete sul serio e alla lettera tutto quel che vi ho detto. Qui finisce - almeno per oggi - la storia di un Angelo che incontrò un amore più grande della sua stessa vita, una fanciulla di nome CHIARA… di quel che successe dopo staremo a vedere, e forse non è questa la fine di tutto...

CHIARA… rammenta queste parole - “Quando incontri un angelo, lo senti prima con il cuore, e quando lo cerchi non lo trovi... rimarrà così, quella flebile essenza di ricordo, quel dolce sussurro al tuo cuore, che mai più potrai scordar...”. Tu non sei mai sola, dolcissima Compagna di Volo di una creatura celeste; hai un Angelo accanto a te. Non devi disperarti, lui ti ama... Davvero!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 26 June 2018
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!