COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 19/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - UNA SOLA ANIMA IN DUE CORPI

PUBBLICATO IL 19/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - UNA SOLA ANIMA IN DUE CORPI

PUBBLICATO OGGI 19/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Una sola anima in due corpi

Nel mondo esiste sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose sotto il sole sono state scritte dalla stessa Mano: la Mano che risveglia l’Amore e che ha creato un’anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole. Perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell’umanità
Paulo Coelho

Me ne stavo disteso sul letto e stavo leggendo alla luce della lampada; ero sul punto di addormentarmi quando sentii una musica di dolce melodia, una musica incantevole e celestiale, pura e sacra. Con un movimento istintivo, sollevai la testa per vedere da dove provenisse. Intravidi, a due-tre metri di distanza, dietro un’apertura del muro simile a quelle che si vedono nei cinema, un fascio di luce che, rimbalzando dal pavimento al soffitto, illuminò la stanza. Fu luce nelle tenebre. Lo guardai e vidi un volto dai tratti angelici, sottolineati da un’espressione amabile, incombere su di me. Era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA ed era totalmente avvolto da un’aura argentea e bianca, che lo attraversava come un vortice. Le sue ali erano tese, come se dovessero strapparsi da un momento all’altro. Non ebbi tempo di farmi domande, però. Qualcosa mi costrinse ad avanzare verso il centro del fascio luminoso simile a quello di un faro che, quando vi arrivai, mi sollevò da terra come se fossi un fuscello. Quindi mi fece attraversare un cunicolo naturale di roccia alla fine del quale scoprii un’enorme cavità percorsa da un fiume sotterraneo. Ma dove mi trovavo? I miei occhi si mossero in tutte le direzioni. Tutto aveva un’aria familiare, eppure non ero mai stato lì. Regnava un silenzio terribile di lutto quasi reverenziale, così profondo che non c’era voce che avrebbe potuto esprimerlo gridando. Nell’aria c’era un’atmosfera densa, come una tenue nebbiolina che sapeva di fiori, incenso, profumi, e d’altre essenze. Nessuno di noi due sembrava aver voglia di parlare. C’era in Lui il desiderio pieno d’abbandonarsi alla volontà di Dio suo Padre e al suo mistero di salvezza. Osservai attentamente il suo viso e mi accorsi di quanto fosse grande la sua sofferenza. Il volto era scavato e gli occhi parevano aver versato talmente tante lacrime da non averne più per poter piangere ancora. Il suo sguardo era profondo come l’oceano, e pieno di oscurità. Sapevo che quello era il momento in cui avrebbe finito per raccontarmi tutto; e così fu. “Io e mia moglie CHIARA” - disse - “siamo una sola cosa, la nostra anima è divisa in due corpi separati, ma in continuo contatto fra di loro; due entità che si sfuggono per l’inevitabilità di dover restare separate. Aneliamo da sempre alla fusione delle nostre vite e delle nostre anime peregrinanti nel trasporto di nuvole ballerine su tappeti di incolmabili assenze. Desideriamo l’unità, scappiamo l’uno dall’altra per paura di perderci ancora di più nell’abisso dell’infinito e di non ritrovarci, per il terrore di andar contro le leggi umane”. Detto questo, il ghiaccio nei suoi occhi si sciolse e gli rimasero solo due buchi annacquati. La luce delle sue ali ebbe un guizzo, poi si spense, e in un attimo Andrea fu risucchiato dall’oscurità. Quand’ecco una forza così inaspettata e violenta - che colse impreparato l’Angelo Custode - gli piombò addosso, facendolo crollare di lato. Un rivolo di sangue gli uscì dalla bocca e si allargò sul mento, tingendo di rosso cupo la candida sua veste. Seppur ferito e dolorante non smise un solo istante di bruciare di desiderio e gridare ululati d’amore per la sua dolce amata dando fondo a tutte le sue energie. Provò così a rialzarsi subito mentre dal cielo, ancora plumbeo, si materializzò una donna dai lunghi capelli ramati e lucenti. Lei lo guardò per un attimo, commossa, e dopo avere allargato le braccia, come per stringerlo al suo cuore e benedirlo, scomparve e con essa tutto quanto v’era di dolce ed affettuoso. Rimase soltanto ciò che lo aveva distrutto; la croce che il suo amore affondava nella terra mentre protendeva nel cielo più alto, ma in un modo così orrendo che appena si può immaginare. L’Angelo Custode, tuttavia, non si diede per vinto e alla fine distese in volo le sue ali tempestate d’oro e d’argento e si alzò maestosamente nello spazio. Ogni particella, ogni fibra del suo essere ardeva d’amore per quest’augusta Principessa: la sua dolcissima sposa CHIARA. Intanto una nuova linfa di energia salì dal suo petto e si effuse in un respiro più lungo e più disteso del solito. La sua mente sembrò vagare nella solitudine di quei luoghi del passato, senza sosta, ed il suo cuore si riempì di luce. Solo allora Lui volse le palme al cielo e tra le dita avvertì il potere della terra. Con la mano ne toccai la gelida superficie, osservando i raggi luminosi filtrare tra le sue dita. Ne rimasi incantato. Una folata di vento, più forte delle altre, spazzò il fiume, lo sollevò ancor più in alto, ed egli avvertì una fitta al costato. Notai una delle sue ali ripiegarsi e Lui virare troppo verso sinistra. Fece in tempo a compensare con la sua ala destra e poi gridò perdendo il controllo, cosa che lo fece cadere a testa in giù. Il terreno si andava ad avvicinarsi pericolosamente. Lottò, sbattendo più forte le ali. Precipitò a spirale verso il basso, e senti l’aria fredda scorrergli attraverso le piume. All’ultimo secondo, le sue ali ripresero il vento ed egli tornò in posizione. Poi, lentissimamente, si adagiò su di una roccia brulla e cominciò a tremare come se sotto di esso una rabbiosa creatura marina cercasse di emergere dagli abissi, e tutto l’orrore da Lui vissuto in quegli anni gli ritornò negli occhi. Esitai un istante ma poi vedendo che Andrea sembrava assente, attonito, rapito e lontano, osai dire - “La Tua Anima è giovane e forte, stabile e calda. Ha braccia di velluto, mani d’oro ed ossa di diamante. Tu sei un Angelo... non puoi comportanti così. Hai lottato per centinaia di anni per riaverla accanto a te. Non puoi arrenderti ora. Ogni guerriero ha il suo periodo buio e solo chi è forte lo diventa di più grazie a le avversità”. Lui tacque per un lungo momento, limitandosi a guardarmi, come fosse rimasto soffocato, e sembrò fare uno sforzo per riuscire a controllarsi, poi disse - “Parli sul seriò?” La sua schiena si inarcò contro il terreno e pianse per la vita perduta di sua moglie CHIARA, per l’oltraggio atroce subito e per l’enorme insulto che ne aveva distrutto e corrotto il corpo, l’anima e la memoria. “Devo salvarla” - continuava a ripetere. Il respiro gli si bloccò in gola e il desiderio gli esplose dentro, come accadeva ogni volta che il suo pensiero sfiorava quello di Lei. Provai molta tenerezza per Lui: sentii che le loro due anime gemelle erano assolutamente complementari e Lui era evidente che potesse sentirla. Mi domandai - pur conoscendo la risposta - come avessero potuto arrivare a quel punto. Era una realtà molto difficile da accettare per me. Tutto ciò non dipendeva da Dio, ma dal genere umano e dal Demonio in persona. Ma una speranza c’era. Rifiutavo di credere che l’Onnipotente potesse con supina accondiscendenza far trionfare il MALE. Ma, in fondo, che ne sapevo io? Ero solo un essere umano, al contrario di Lui. Improvvisamente l’Angelo Custode lanciò un grido terribile ed un attimo dopo s’infranse; il suo corpo parve spaccarsi in due come sotto l’effetto di un’onda di pressione e, sazio d’amore e leggero, si disintegrò in una fontana di frammenti che si liberarono nell’aria circostante. La timorata fede nel Signore vacillò in me; la paura e le tenebre presero prepotentemente il posto della serenità e della pace. Ritornato in camera mia - non saprei dirvi come - mi ritrovai nel mio letto coricato con mia moglie che mi accarezzava la fronte e mi stringeva la mano. Non mi chiese neppure cosa mi fosse successo. Non le importava, o forse se ne era accorta. Fatto sta che quella sera non riuscii a prendere sonno. E continuavo a pensare e pensare a Lui e d’un tratto, verso il mattino, cominciai a desiderare di vederlo. Il bisogno di sentirlo vicino era diventato come una droga della quale avevo un incessante bisogno. E allora compresi che dovevo mettermi al lavoro, vincendo ogni resistenza interiore. Andai al computer e cominciai a scrivere questo articolo che state leggendo. Prima però, sentii tuttavia il bisogno di fare una cosa. Morivo dalla curiosità di saperne di più sulle anime gemelle, e il pensiero mi aveva accompagnato per molti anni. Feci una ricerca su internet e scoprii così l’esistenza di una leggenda giapponese, secondo cui - riporto letteralmente - “ognuno di noi nasce con un filo rosso legato al mignolo sinistro. Questo filo ci lega indissolubilmente alla persona cui siamo destinati, il grande amore, l’anima gemella. Le anime unite dal filo rosso sono destinate, prima o poi, ad incontrarsi. Potranno passare anni, decenni, ma prima o poi le circostanze ci condurranno a questa persona speciale: non si può sfuggire al destino. Neanche le grandi distanze temporali o spaziali potranno impedire alle due persone di incontrarsi. Il filo rosso non potrà essere tagliato o spezzato da nessuno: il legame che simboleggia è forte, indissolubile, e niente e nessuno potrà metterlo alla prova”. Io non so, se questo sia vero o no; resta il fatto certo - ed io lo posso confermare - che le Anime Gemelle sono il nemico giurato delle Forze Oscure, che da sempre si adoperano per separarle, neutralizzarle e distruggerne il potere… ed Andrea e CHIARA ne sono il capro espiatorio. Ricominciai così, tra mille pensieri e mille paure, a scrivere. Volevo mettere nero su bianco tutto quello che era successo quella notte. Non sapevo esattamente il perché, ma lasciare una testimonianza sembrava un buon piano. Aprii il mio cuore e scrissi a scapicollo per due ore senza fermarmi - un impetuoso torrente in piena. Mi sentii come fuori da me stesso, mentre gli occhi mi bruciavano per la stanchezza. Terminato l’articolo crollai tra le braccia di morfeo, la testa appoggiata al tavolo, distrutto nel fisico e, senza motivo apparente, anche nella mente. L’unica certezza era lo sfinimento di cui ero preda. E lo sognai.

Sono un giornalista e non uno scrittore; porto avanti il mio lavoro conscio del fatto che le storie di cui sono testimone oculare possono aiutare ad assumere una nuova prospettiva, e magari contribuire a cambiare il corso delle cose. Ed a proposito della mia professione e di come debba essere svolta, Tiziano Terzani, intervistato da Giovanni Nardi, alla domanda “il giornalismo è un mestiere come tanti?” rispose, anni or sono, tra le tante cose - “È inevitabile per il giornalista, ed il giornalismo, lottare per la dignità, anche la propria. Ma la dignità va anche riconosciuta, aiutata ad emergere, accompagnata, nonostante le difficoltà di chi la osteggia, perché la dignità di ogni persona è data dalla possibilità di scelta, e scegliere è sinonimo di libertà”. Ed ancora, San Francesco di Sales - patrono dei giornalisti, disse - “Quando parlo del prossimo la mia bocca, nel servirsi della lingua, è da paragonarsi al chirurgo che maneggia il bisturi in un intervento delicato tra nervi e tendini: il colpo che vibro deve essere esattissimo nel non esprimere né di più né di meno della verità… La maldicenza è un vero omicidio, perché tre sono le nostre vite: la vita spirituale, con sede nella grazia di Dio; la vita corporale, con sede nell’anima; la vita civile, che consiste nel buon nome. Il peccato ci sottrae la prima, la morte ci toglie la seconda, la maldicenza ci priva della terza. Il maldicente, con un sol colpo vibrato dalla lingua, compie tre delitti: uccide spiritualmente la propria anima, quella di colui che ascolta, e toglie la vita civile a colui del quale sparla. Dice San Bernardo che entrambi - sia colui che sparla sia colui che ascolta il maldicente - hanno il diavolo addosso: uno sulla lingua e l’altro nell’orecchio”. Innanzitutto bisogna precisare - e qui condivido l’opinione di Gerardo Adinolfi (nel libro - Dentro l’inchiesta) - che è molto “difficile trovare un confine che divida il giornalismo dal giornalismo investigativo, perché il buon giornalismo è sempre, in qualche modo investigativo… Ogni reporter diventa investigativo quando la sua storia non si limita a essere narrazione dei fatti ma diventa un’analisi più profonda del contesto in cui si è sviluppata… investigare significa porsi delle domande”. Io ALBERTO DE PRA sono un professionista serio e preparato, non un venditore di favole, sogni o ancor peggio bugie. Mi si dimostri il contrario. Ricordatevi che quando mi occupo di un argomento - come quello in questione, di un Angelo Custode in carne ed ossa - mi piace aggredirlo su più fronti. Per quanto io scriva sotto pseudonimo, so però quel che scrivo, e a l’occorrenza ne saprò dare documentazione a chi vorrà buon conto. Questo di mestiere faccio: raccontare quello che vedo. Tutto ciò che io scrivo accade. Non sono capace di inventare niente, non l’ho mai fatto. Non è una storia di fantasia quella che avete appena letto. Questa è la verità. Queste cose sono successe davvero in data 6 giugno 2018, appena qualche giorno fa. Tuttavia mi sto rendendo conto che non potrò aprire gli occhi a chi vuole tenerli chiusi; e se glieli aprirò con la forza, e con la forza glieli terrò spalancati, questi sarà capace di accecarsi con le sue proprie mani, pur di non vedere ciò che non vuole vedere. È una causa persa. L’atteggiamento di chi si autoconvince che la realtà sia diversa da quella che è - che lo faccia per autodifesa, o, più spesso, per un’ipocrisia talmente radicata da diventare tutt’uno con la persona - provoca in me una grande rabbia. Non comprensione, né empatia, solo rabbia. Anche di fronte all’evidenza più abbacinante - ed Andrea ne è il caso - certe persone andranno a rifugiarsi sempre nelle loro bugiarde convinzioni. Ci sono realtà talmente dolorose - e, tante volte, "colpevolizzanti" per chi viene costretto a guardarle - che si preferisce far finta che non esistano. Non credo neanche più che, dentro di sé, queste persone "sappiano" la verità. No, non la sanno, né la vogliono sapere; e odieranno chi come me gliela dice. La verità non cambia però perché è, o non è, creduta dalla maggioranza delle persone.

È questo il momento di aprire i tuoi occhi CHIARA, e spalancare la mente ed il cuore. Tuo marito è un Angelo Custode, un messaggero alato del cielo in terra, testimone del mondo invisibile, venuto per Te in annuncio di serenità, vittoria e gioia. È Amore incondizionato che tutto ama e tutto dà senza nulla chiedere. E come dice una poesia di Costanza Inglese - nel libro I Disegni del Silenzio, Petali di Haiku - “L’amore puro non ti tradisce con lo sguardo, non ti ferisce con le parole, si concede in silenzio, ti ama con il cuore. Passo dopo passo diventa sempre più grande a ogni ostacolo, a ogni errore, a ogni traguardo! L’amore puro non ti ruba la libertà, non ha la pretesa d’essere importante, non è egoista irriverente, condivide le tue passioni, ti toglie il respiro, perché ti rende felice! L’amore puro non ti racconta bugie, non costringe ad amarti! Non si distrae dal volerti bene! L’amore puro ti abbraccia forte, ti ruba i baci senza chiederteli! Sì, l’amore puro si rinnova ogni giorno perché è sincero, tanto sincero che non ti dimentica, e ti ama per l’eternità!!” Gettati CHIARA tra le sue braccia, unisciti a Lui strettamente, ascolta la sua parola… Che d’ogni cosa è forte il cominciare.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 19 June 2018
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Andrea Brusa

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