COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 12/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TOCCATA DA DIO

PUBBLICATO IL 12/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TOCCATA DA DIO

PUBBLICATO OGGI 12/06/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Toccata da Dio

“Un uomo sta affogando nell’oceano. Arriva una barca e cerca di aiutarlo, ma l’uomo risponde dicendo ’Non abbiate paura, andate, Dio mi salverà’. Arriva la seconda barca, sempre con l’intenzione di salvare l’uomo che stava affogando. Ma l’uomo risponde ancora dicendo la stessa frase ’Non abbiate paura, Dio mi salverà’; ed anche la seconda barca se ne andò lasciando l’uomo nell’oceano. L’uomo morì affogato ed andò in Paradiso. La prima cosa che fece andò da Dio chiedendo perché non lo avesse salvato! Dio gli rispose subito ’Ti ho mandato due barche, stupido!’. Dio ci aiuta sempre, solo che a volte non capiamo come ci sta aiutando”
WILL SMITH dal film "La ricerca della felicità"

Quella notte sapevo che sarebbe tornato. Mi trovavo incolonnato in un traffico insolito e frastornante per l’ora, procedendo ad una andatura “a passo d’uomo”. Ascoltavo dall’autoradio una canzone dei Cure che parlava di fallen angels, ed immerso nella sonorità del brano, osservavo sereno il parco sulla mia destra, in direzione del tramonto. Prestavo attenzione ai rumori umani ed ai riflessi gutturali ovattati dall’aria umida e ferma di una giornata di sole sfolgorante di piena primavera, ripensando agli avvenimenti dell’ultimo periodo. Arrivato sul luogo, dove da poco meno di un mese siamo ospitati io e la mia famiglia, parcheggiai la macchina e non appena scesi dall’auto, le narici mi si riempirono della fragranza del vicino ciliegio in fiore. Fu allora che mi apparve una figura alta, imponente, con una tunica bianca di tela a maniche larghe; una luce solitaria sull’orizzonte infiammato, che si avanzava verso di me. Era lui, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Ci avrei scommesso la mia vita. E la cosa che più mi colpì furono le sue bellissime ali ricoperte di piume che si innalzavano dietro le sue spalle bronzee, due ali vere e proprie, di un bianco perlaceo misto a oro, che sembravano fremere accanto all’inquieta eleganza del suo corpo. Con il cuore pieno di fiducia nel Signore, rimasi ad osservare i suoi occhi verde intenso, non più vibranti come un tempo, che mi trasmisero voglia di sostenersi, voglia di sopravvivere. Andrea deglutì, nervoso - “Stiamo perdendo secondi preziosi” - disse - “Mia figlia è in pericolo. Dobbiamo andare. Subito”. Quasi non fece in tempo a terminare la frase che fummo sorpresi da un terribile fragore. Vi fu un istante di sospensione e poi, incomprensibilmente, ci trovammo come catapultati quasi naturalmente, in un’altra dimensione: una dimensione che aveva il fascino del mistero, il profumo del soprannaturale ed il sapore della conoscenza. Vidi una piccola camera sul cui letto vi era distesa una bimba incantevole; era addormentata con la testa delicatamente posata sul cuscino, e solo allora scorsi un’ombra nera, inquietante e sinistra, galleggiare ad alcuni metri da lei. Si scagliò addosso alla piccola per far vendetta che neanche un leone; ma l’Angelo Custode lo agguantò per il petto e, guardandolo dritto negli occhi, gli urlò in faccia, scrollandolo furiosamente - “Indietro, ti dico, torna all’inferno! E non ci provare più! Non far del male alla mia bambina, altrimenti dovrai vedertela con me!” Solo in quel momento mi accorsi che la gamba di Andrea, aveva anche una profonda lesione al collo del piede che sanguinava copiosamente. Incontrai i suoi occhi privi di paura, e mi ricordai di quando alcuni giorni prima il MALE in persona lo aveva quasi colpito con un’ascia ferendolo. Intanto egli si trascinò in direzione di sua figlia BIANCALAURA, ignorando il dolore che lo sopraffaceva e - approfittando del fatto che dormiva - le si pose accanto abbracciandola. Si lasciò cadere la testa pesante sulla di lei guancia, lasciandosi andare all’inesprimibile compassione che sentiva nella pelle tiepida di quella che era carne della sua carne, sangue del suo sangue: la sua bimba. Non riuscì a trattenere le lacrime e la strinse forte a sé. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, dimenticò così la rabbia, la avvolse con le sue ali e le sorrise portando le stelle nel velluto liso del cielo. Nel momento in cui Lui la coprì completamente con il suo corpo, con le sue ali ed i suoi baci, sapeva di aver bisogno di lei, tanto quanto lei aveva bisogno di Lui. E pianse fino allo sfinimento per aver perso l’amore della sua vita, per aver realizzato che solo Lui con la sua famiglia era stato davvero felice come non era mai stato prima di allora e come non lo sarebbe mai più stato. Man mano che riprendeva fiato, tra un singhiozzo e l’altro, Lui riuscì ad abbozzare una frase - “Lo giuro, Dio mi è testimone. Sarò fedele a te CHIARA ed a te figliuola mia adorata, e vi amerò in eterno”. A quelle parole la mano di Lui tremò ed io pensai al giuramento non appena proferito. Non aveva mai fatto una promessa tanto impegnativa; si era comportato così per poter star loro vicino, come uno scudiero con il suo cavaliere. Sapevo che non stava scherzando e sorrisi. Era stremato: stremato nel fisico dalle percosse precedentemente subite e nell’animo dallo spettacolo a cui aveva dovuto assistere quella sera. Quantunque ne fosse uscito da quello scontro vittorioso, era incredibilmente indebolito. Decise così di passare lì la notte, ai piedi del letto di sua figlia. Ma la ferita alla gamba non smetteva di espurgare sangue e dolore. Un grido gli salì dal petto e si fece strada nella sua gola, gli fece vibrare le corde vocali, e gli uscì con forza dalle labbra. “Sono preoccupato per te” - balbettai, pregando che mi credesse. Non mi stupiva più di tanto scoprire l’esistenza di un mondo immortale del quale non sospettavo nemmeno l’esistenza fino a qualche anno fa. Ma, sapendo che il suo corpo guariva solitamente alla velocità della luce, mi domandai il perché in quell’occasione non stesse facendo nulla per rigenerare le sue carni. Lui sembrò leggermi nel pensiero, perché gli si addolcì l’espressione e disse - “La vita della mia bimba significa per me più di quanto tu possa immaginare. Non ho tempo di pensare a niente altro. La mia sofferenza, caro Alberto, è legata ad una grazia preziosa, un favore divino, anche se si tratta di una grazia che rimane per voi esseri umani un mistero, perché pare celarsi sotto le apparenze di un destino doloroso. Non userò le mie facoltà per guarirmi a meno che non sia assolutamente necessario. Devo risparmiare le mie energie per proteggere la mia famiglia, avrò bisogno di tutto il potere a mia disposizione. Comprendimi, comprendimi, te ne prego”. Si accovacciò poi in un angolo della stanza e recitò formule e preghiere, fintanto che si addormentò. Io non sapevo che dovevo fare ed aspettai che passassero le ore in attesa del suo risveglio. Ne approfittai per filmare con il cellulare - senza smettere mai di sorridere, commosso - la scena, che certamente non si sarebbe mai più ripetuta da nessun’altra parte. Mi chiesi che cosa avrebbe potuto significare quello spettacolo nella mia vita. Il tempo sembrò accelerare in modo vertiginoso e Lui riprese coscienza dopo alcune ore, non potrei dire bene di preciso quante. Guardò ancora una volta la testolina della bambina che continuava a dormire, voltò dunque lo sguardo verso di me. Io per istinto serrai gli occhi e in un batter di ciglia mi sentii leggero come una piuma. Stavo fluttuando. E dopo essermi trovato su nuvole candide trasportate dal vento, fui nuovamente al parcheggio nel piazzale innanzi alla mia auto da dove tutto aveva avuto inizio. Non ebbi il tempo di ragionare su quello che stesse accadendo che le ali dell’Angelo Custode di sua moglie CHIARA si mossero emettendo un bagliore dorato. Indietreggiai di un passo, scartando sulla destra la prima lingua di luce, ma non fui capace di schivare la seconda. Egli fece un salto e volò verso la valle antistante, scomparendo dietro una cortina di fumo. Erano circa le tre del mattino, nella notte dal 31 di maggio al 1 di giugno. Avrei voluto raccontare tutto a mia moglie quella stessa sera, ma la preoccupazione che potesse riceverne un contraccolpo mi portò a desistere. Avevo ancora stampato nella mente quel balzo e quell’urlo e quel fragoroso “Altolà!!” che l’Angelo diresse al Demonio per salvare sua figlia. Il suo cuore era greve d’afflizione come il grigio cielo autunnale: greve e forte gli pulsava, un piccolo tamburo conficcato nel suo petto che dava il tempo quasi fosse la grancassa di un’orchestra, trasmettendo una sensazione dolce e dolorosa, traboccante d’amore, traboccante di tristezza ed angoscia per la perdita della sua famiglia. Mi chiesi cosa avrei dovuto fare e ripresi a gironzolare per l’abbazia disorientato dai rumori e dalla mia arrogante impotenza. Mi resi conto di quante fossero le persone al giorno d’oggi, prese dalla loro piccola vita egoista, incapaci a fermarsi mai a riflettere sul vero significato delle cose. “L’amore è paziente, è benevolo” - come si può leggere in 1 Corinzi 13:4-8 - “L’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno.” Quando una creatura celeste come Andrea, può fare tutte queste cose, nonostante i suoi sentimenti, a prescindere dalle azioni di qualcuno, questo è amore. E Lui ne era un esempio eloquente. La sua presenza - è innegabile - per quanto io parli in qualità di giornalista super partes, aveva acceso una luce nella mia esistenza, cambiando i miei rapporti con gli altri. E per quanto mi reputassi fortunato, ritenendo di possedere tutto ciò che potrebbe rendere un uomo felice, ero invece triste per Lui. Sapevo che si sentiva in trappola, tormentato da un’angoscia cui non sapeva dare un nome, se non quello della sua amata CHIARA e di sua figlia. Intanto, tra un pensiero e l’altro, arrivai in camera mia. Ero più tranquillo, credo, di quanto non lo fossi stato per molte settimane. Mi accucciai faticosamente nel letto sul fianco, come ero solito fare fin da bambino per addormentarmi, e caddi in un sonno profondo, un sonno pesante, da cui uscii riposato come non mi capitava da molto tempo. L’indomani mattina, finalmente, cominciai a comprendere l’estrema gravità della situazione e tutte le implicazioni che potevano derivarne per i suoi stessi cari. Mi presi così la testa fra le mani e cominciai a scrivere con mano sicura ciò che avevo vissuto.

Scrive Mons. Gianni Sacchi - Vescovo di Casale Monferrato e delegato Cep per le Comunicazioni Sociali - “Mai come in questo periodo è emerso questo aspetto che tocca nel profondo proprio il mondo della comunicazione. È un pericolo costante perché le fake news sono notizie false o manipolate e informazioni create ad arte per generare e alimentare movimenti di pensiero e polarizzare le opinioni anche politiche su determinati fatti. Sono vere e proprie strumentalizzazioni, distorsioni di realtà e avvenimenti che hanno conseguenze anche sul piano dei comportamenti sia a livello personale che comunitario. Il testo papale è molto bello, sintetico e ancorato alla dimensione biblica in modo da far emergere il pensiero della Chiesa sul delicato argomento della verità nelle comunicazioni. Su questo aspetto occorre anche riflettere sul modo in cui a volte i mezzi di informazione si soffermano su determinati argomenti. In questo contesto non possiamo tacere anche sulle modalità spesso fuorvianti in cui i media ci propongono temi che sono attualissimi quali quelli etici… Dobbiamo recuperare veramente il senso profondo di quanto scrive papa Francesco. Abbiamo bisogno di un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutti coloro che - sono al mondo la maggioranza - non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”. Io, ALBERTO DE PRA, sono un giornalista, non faccio varietà, non scrivo romanzi o libri di letteratura. Ho lavorato per le principali testate giornalistiche di livello nazionale da sempre, e nonostante molti ritengano la mia professione in piena crisi, al giorno d’oggi c’è forse ancora più urgenza di un giornalismo serio per cercare e trovare quello che i potentati, troppo spesso, con la complicità dei media convenzionali, offuscano. Scrivo - per quanto sotto pseudonimo - le immagini e fotografo la realtà attraverso i miei articoli. Guardo. Osservo. Provo a raccontare quello che vedo, scrivo quello che vivo. Non sono uno scrittore e scrivere su commissione non è il motivo per cui ho iniziato a fare questo mestiere… non l’ho mai fatto e mai lo farò. Non amo le favole e me ne guarderei bene dal raccontarle. In queste quattro paginette ho tentato di fare il resoconto puntuale ed oggettivo di ciò che è accaduto. Si tratta di una inchiesta giornalistica condotta sul caso di un Angelo Custode in carne ed ossa, e non una narrazione romanzesca. La verità e il rigore metodologico sono pertanto valori imprescindibili per uno professionista responsabile quale io sono. Dire la verità per me non è dunque soltanto una questione di atteggiamento personale, ma anche di esatta valutazione e di seria riflessione sulla situazione reale. Purtroppo è tutto vero, tutto certo, tutto grande, e tutto del sommo interesse, o almeno dovrebbe esserlo. E faccio ancora una volta mie le parole di Trevanian in Shibumi, la quale dice - “Che la scrittura sia il luogo della verità l’ho capito da un po’. Nella vita infatti la verità non si può dire e non perché non si è abbastanza coraggiosi per farlo, come pensavo un tempo, ma perché la verità è cattiva, fa del male e soprattutto non serve a niente. Non possiamo dire agli altri niente che non sappiano già, che non siano già pronti ad accettare. I consigli servono solo a chi li dà e in quanto gli tolgono un peso dalla coscienza”. Ebbene, quanto avete appena letto vi avrà colpito, avrete pianto, vi avrà turbato per la sua straordinaria assurdità. Ma è una storia vera, tenuta nascosta per anni, proprio come lo sono tante che tutt’oggi si nascondono per gli stessi identici motivi che finalmente emergono da quest’articolo. Un angelo. un vero angelo. E vi assicuro - e ti assicuro CHIARA - che avere davanti agli occhi qualcosa di tanto straordinario è davvero sorprendente. Confesso pubblicamente di essermi innamorato delle sue ali. Piume flessibili, dalle punte lisce come la luce che indugia nel cielo dopo il tramonto. Il solo vederle mi fa ancor oggi - per quanto dovrei esserne abituato - venir voglia di immensi spazi aperti. E quando allungo a volte una mano per toccarle, è come immergere le dita nella luce stessa. Abbi fiducia in me CHIARA se non vuoi averla in Lui. Il tuo Angelo ti sta suggerendo che quando la tua mente cercherà con l’inganno di farti allontanare da tutto ciò che hai sempre amato, Lui interverrà abbracciandoti per portarti immediatamente al suo fianco. E ricorda: fintanto che non saprai quanto puoi sapere, non conoscerai la verità, avrai delle teorie, ma non sarai donna sapiente. Tu e tua figlia BIANCALAURA siete state toccate da DIO. Un Angelo come Andrea - tuo marito - non ti rinnegherà MAI, nemmeno qualora tu ti fossi sporcata del più grave dei peccati. Piuttosto pregherà e cercherà d’intercedere per TE presso il Signore poiché, anche se affievolito e contaminato dall’irrazionalità, in te esiste sempre il soffio divino. Gettati tra le sue braccia dolcissima sua Compagna di Volo, unisciti a Lui strettamente, ascolta la sua parola, segui i suoi insegnamenti, pronta a rinunciare a tutto. Solo così sarai davvero felice.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 12 June 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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