COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 29/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA VIA PER CUI SOLA SI HA IL PASSO ALL’ETERNA FELICITA’

PUBBLICATO IL 29/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA VIA PER CUI SOLA SI HA IL PASSO ALL’ETERNA FELICITA’

PUBBLICATO OGGI 29/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

La via per cui sola si ha il passo all’eterna felicità

Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere), ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente bello battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa!
CHARLIE CHAPLIN

Quella sera eravamo al Teatro Lirico e lo spettacolo si svolse davanti ad una platea d’eccezione. Al termine, tornammo di corsa in albergo e ci disponemmo ad andare a letto, poiché l’indomani mattina avremmo dovuto sostenere un lungo viaggio, ma trascorsi gran parte della notte, che sembrava non avere mai fine, a scrivere e meditai anche. Scrissi per ore, senza fermarmi, in un impetuoso torrente in piena. Sconvolto come le acque di un mare in tempesta, ero assillato da domande a cui non riuscivo a dare risposta e non trovavo pace. Ero sfinito e senza forze, perché non dormivo da più di quarantotto ore, avevo la testa in disordine. Alla fine mi addormentai con il capo sulla scrivania. Nel cuore della notte un suono mi svegliò. Non riuscendo a riprender sonno, nonostante la stanchezza, scesi al bar dell’hotel a prendermi qualcosa di caldo. Sollevai il volto ed uno spasmo doloroso mi percorse la spina dorsale come se fosse un ferro rovente a sfiorarmi. Accigliandomi scrutai con più attenzione nell’oscurità e davanti a me, a circa tre metri sulla sinistra, notai una grossa finestra che mostrava una visuale nera, priva di luci, e nel buio intravidi la sagoma di una creatura che volava e scintillava nel cielo in bilico sopra l’abisso della realtà. Una visione di un’imponenza mozzafiato, il viso emozionato circondato da un’aura di luce di serena sicurezza, di inscalfibile tranquillità alla quale era impossibile sottrarsi. Quel giovane era l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, Andrea. L’aria era fresca, fragrante e soffiava una debole brezza. Le ali dell’angelo, che si staccavano dalla schiena, esplosero come sorgenti d’energia costituite di fulmini di color celeste vertente al violato. Uscii subito dalla hall, scesi i pochi gradini e lo raggiunsi. Aveva nello sguardo, onde mi fissava, un’espressione di malinconico assetto che lo rendeva ancor più caro. Mi fece un cenno con la mano perché aspettassi e scomparve alla mia vista, sostituito da una distesa di colline. Poi, qualche secondo più tardi, ricomparve tenendo in mano una rosa e la contemplava con una specie d’estasi. Era una rosa di cristallo che brillava di una luce così perfetta, che se fosse stato giorno, plausibilmente avrebbe dato vita a degli arcobaleni su nel cielo. Ad un tratto la rosa cadde a terra, dove andò in frantumi con una gelida sinfonia, battendo sul selciato della strada, con un bizzarro schiocco simile ad una scarica elettrica; le schegge di cristallo parvero aver infranto i suoi sogni. Scintille colorate si sparsero intorno a lui come un allegro fuoco d’artificio. I suoi occhi, come sempre, tradivano i suoi sentimenti, sapevano tradurre in parole i gesti più insignificanti e le storie meno ovvie. Delle autentiche lacrime bagnarono le sue guance colorite d’un vivo fuoco e si spensero al suolo. Le sue ali iniziarono a perdere una piuma dopo l’altra, la pelle solitamente lattea, levigata e morbida - tanto che soltanto a pensarci mi si serrava la gola - gli si era fatta grigiastra, tesa come quella di tamburo. L’oro scomparve, sia dagli occhi che dai capelli, sostituito da uno smunto castano. Un rivolo purpureo del suo sangue scivolò sul suo zigomo e poi giù, fin sul mento, e privo di sensi precipitò sulla sede stradale riservata al transito dei pedoni! Il cuore prese a battermi a mille ed andai nel panico. Iniziai a tremare come una foglia. Afferrai Andrea con entrambe le mani e me lo caricai sulle spalle, ed era talmente pesante che potei reggerlo a stento. Senza farmene accorgere sgattaiolai, schivando il receptionist dell’hotel; lo portai in camera e lo distesi sul divano. Non riuscivo a smettere di fissarlo, tanto quella creatura trasudava potere. Vedendolo così addormentato, inerme, il mio cuore si allargò in un empito di tenerezza. Non smisi di staccargli gli occhi di dosso neppure per un secondo. Di lì a poco riprese l’uso dei sensi, e la coscienza parve ripristinarsi. Ancora intontito, cercò di sollevare la testa, ma gli mancarono le forze. Chiamando a raccolta tutte le sue energie, si aggrappò allo sgabello e, concedendosi un istante per riacquistare l’equilibrio, si rimise in piedi. Dalle sue spalle, le ampie e lunghe ali, riccamente modellate, presero a fremere di luce e trasparirono. Un chiarore mai visto, accecante - che andò verso di lui ingigantendosi sempre più - lo avvolse, facendogli agitare e sbattere la tunica come aggredita da un forte vento che parve suonare un’unica, montonata nota, greve ed opprimente. Il dolore detonò in tutto il suo corpo insieme alla luce bianca, e dolore e luce diventarono sempre più luminosi, sempre più. L’Angelo Custode si guardò un po’ intorno, finché i suoi occhi verde mare, voluttuosi, incrociarono i miei e lì si fermarono. Era venuto per me; Dio, o chi per lui, aveva finalmente mandato anche quella sera uno dei suoi messaggeri a parlarmi. Mi prostrai con devota umiltà ai suoi piedi; e non riuscii a non sentirmi onorato di poter ammirare quell’immagine meravigliosa, anche qualora fosse stata l’ultima cosa che avrei fatto in vita mia. Quando ormai si fu rimesso completamente, l’amore aveva già preso il sopravvento nel suo cuore. "Perché mi osservi preoccupato" - mi domandò e scosse la testa, fissandomi dolcemente. "Perché dovrei? No, te lo assicuro, ti stai sbagliando! Ho fiducia nelle tue capacità e credo in te. Dio si è messo al tuo fianco, non ti abbandonerà. Di cosa dovrei aver paura?" - lo consolai appoggiando una mano sulla sua spalla e soffiando quelle parole al suo orecchio, facendolo rabbrividire. Andrea si allontanò da me. “Vorrei che CHIARA sentisse le difficoltà del mio cuore e che guarisse le ferite del passato; che insieme ci stringessimo forte, ma per amore, non per compassione o per pietà, e non solo quando ne sentirà la necessità; vorrei che ci intendessimo al primo battito e che avessimo la forza di rimanere uniti e cambiare il corso del destino, ampliando i limiti del nostro futuro. Voglio solo che sia felice! La amo e non permetterò mai a nessuno di farle del male. Il Demonio è destinato ad esser sconfitto. Satana, il mio nemico di sempre, non è un dio alternativo ma un cane alla catena. Il suo mistero è che non si arrende mai e ha una grande forza. Ma io avrò il dovere anche per LEI di combatterlo, ed alla fine vincerò” - disse. Tutto sembrò andare per il meglio, quando sentii uno scricchiolio provenire dall’alto, sopra la sua testa, e dal cielo cadde una sorta di rete dalle maglie infinitamente compatte che precipitò su di Andrea, tant’è ch’egli non poté muoversi, come se fosse diventato di pietra; era troppo tardi, era stato preso in trappola. Potevo quasi avvertite sulle sue piume il dolore che stava provando. Mi guardai attorno; di colpo udii un fruscio ed uno sbatter di...ali?! Qualcosa o qualcuno lo abbrancò per i fianchi e lo sollevò da terra! L’Angelo Custode alzò gli occhi ed incrociò il suo sguardo: una figura diabolica, dal corpo colossale e difforme, dall’aspetto malvagio e repellente… era lì e lo stava studiando. Iniziò così ad urlare per cercare di divincolarsi dalla sua presa mortale, ed alla fin fine, non so come, ci riuscì. Diede tuttavia segni evidenti di aver perso la sua vivacità. Ormai viveva nei ricordi di quella casa condivisa per tanti anni con sua moglie e sua figlia, nei profumi che ancora emanavano i tessuti di una vita che non sarebbe forse mai più tornata. Spesso temeva che la solitudine si sarebbe impadronita di Lui e che sarebbe impazzito, finendo per scordare per sempre quello che sua moglie era stata. Cadeva, giù, sempre più, destinato a diventare un tutt’uno con un mondo come il nostro fatto di tenebre nere come la pece, che avrebbero un po’ alla volta ricoperto il suo cuore d’angoscia e sofferenza, ma a Lui non interessava. I suoi occhi erano rivolti ad un’unica cosa: un puntino serico di color cremisi, tanto in alto da essere quasi impercettibile ai più, intangibile ed inodore, eccetto per un delicato aroma di incenso che aleggiava, sterilizzando l’aria. Invisibile per tutti, ma non per Lui, e sapeva che era la luna: argentea quando accompagnata dalle stelle, ma rossa davanti ad un Angelo Custode, quasi come se gemesse e versasse una fiumana di lacrime di sangue rendendosi partecipe della sua agonia. Ed in cuor suo sapeva che quella sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe visto quella sera. Poi si dileguò nel gorgo di oscurità in cui era fatale che svanisse, ed io, che avrei voluto scappare ed urlare, mi ritrovai solo, in un vicolo dietro all’HOTEL, con volto conturbato, pieno di lacrime e rabbia. Non sapevo come comportarmi. Qualcosa ancora volevo fare. Pensavo tra me e me. Mentre passeggiavo all’ombra dei tigli del viale, sembrava tutto talmente assurdo e incredibilmente triste. Ripensando alle ultime ore mi sembrò di aver vissuto un sogno, ma sapevo esser tutto vero. Eppure, non so, non ci potevo credere; per quanto dovessi ormai essere abituato ad assistere a cose del genere mi pareva sempre di sentirmi dentro una voce che diceva: - È impossibile! Non avevo più neanche voglia di dormire, avrei voluto solamente agire, fare e dare. La voglia di scoprire di più su Andrea, di conoscere, di amare, era in me così forte che avrei voluto poterla trasmettere a tutti quelli che mi circondavano, ma non mi avrebbero mai creduto, sebbene quella sera lo avessi filmato quasi in continuità; solo quanto raccontato in questo articolo rappresentava due ore di girato. Ma sentivo tutto inutile, perché non potevo far nulla per Lui, come se la mia presenza fosse superflua, non necessaria agli altri, alla stregua di una briciola di pane sulla tovaglia che viene spazzata via dalla mano e che, da cibo che era, diventa sporcizia sul pavimento. E così piansi dapprima piano e dolcemente, e poi con un’emozione più profonda, per un’inquietudine, un’impotenza viscerale. Ero esausto, ancora stordito dalla disastrosa nottata. E tutt’ora, sfinito lo sono per davvero. Da quando ho conosciuto Andrea, non c’era notte che non arrivano le cinque prima di addormentarmi. Mentre pensavo tutto questo, continuavo a piangere, mi asciugavo gli occhi, bevevo un sorso di acqua, e piangevo ancor più di prima. Poi mi venne da abbozzare un sorriso quando riflettei sull’ironia del destino che aveva deciso di porre sulla mia strada, proprio in quel momento, della mia vita, un vero Angelo Custode. Ma come al solito non trovai alcuna risposta sensata, e tornai in albergo.

Non sono uno "scrittore fantasma" o uno "scrittore ombra" che scrive testi per gli altri su commissione. Sono un giornalista, serio, dignitoso. Una professione la mia che ho sempre sognato di fare, fin dai tempi della scuola elementare; lo scrissi addirittura su di un tema alle medie: immaginavo il giornalista come un "giustiziere" capace di riparare torti e sopraffazioni ed ero convinto che questo mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo. Ed in un certo senso così è accaduto. In ogni caso mi occupo di inchieste giornalistiche da una vita; un lavoro molto gratificante che mi da molte più soddisfazioni. Non ho mai scritto per cercare di piacere e non ho mai fatto marketing attraverso i miei articoli. Mi sono semplicemente accinto a mettere per iscritto questo compendio di sofferenze, che serviranno di ESEMPIO, spero per molti. Il mio intento è stato quello di raccontare la verità - su cui potrei giurare, in quanto testimone oculare di tutto quel che scrivo. Sono stato diffamato io, ed Andrea è stato ingiuriato. Quand’egli è la "verità vivente", quella che ha una potenza trasformatrice sul tempo della vita. La vita, cari lettori, ha bisogno di trasparenza e solo la verità è in grado di fornirla; quando manca di verità procede incerta e confusa. Chiunque sostenga il contrario non sa di cosa sta parlando. Certò, ultimamente si è scatenato contro la mia persona e, peggio ancora, contro la mia famiglia, un vergognoso attacco denigratorio. Ma che questi scettici sappiano che la mia penna è sempre stata e sempre sarà, ad ogni costo, al servizio della verità. Non so che dirvi più di così, io vi ho raccontato tutto quello che ho vissuto e visto. Una storia di vuoto esistenziale e di ricerca spasmodica della verità. Questa è la storia di un vero ANGELO CUSTODE, in carne ed ossa, venuto dal cielo. Più o meno. Ma è anche la storia del nostro rapporto con la divinità e della nostra necessità di conoscere Dio e il Suo operato. Ho fatto della verità a qualsiasi costo la spada “nel cuore” della mia vita sia privata che professionale; solo il Signore e la mia anima sanno quanto mi sia costato, quanto mi costi e, quante dolci rinunce terrene mi costerà ancora, nel perseguire la verità a qualsiasi costo! Quanto raccontato nello specifico in questo articolo è avvenuto, così come da me descritto, giovedì 17 maggio del corrente anno. Come dice Massimo d’Azeglio, ed io sottoscrivo appieno - “Non posso per altra parte mancare alla mia promessa di non tacere giammai ciò che alla mia mente presenta evidenza di verità. Mi si conceda dunque di dirla e si consideri, che la verità è simile ad un raggio di sole. Giunga esso all’occhio refratto dai nitidi filetti d’un diamante, o vi giunga ripercosso dal rozzo frantume di vetro che giace in sulla via, è sempre egualmente un raggio di sole. S’io dunque non avrò saputo esprimer la verità, malgrado il mio studio e desiderio di trovarla, ricada su me il dileggio; ma se dicessi parole vere, si accettino; ancorché non sia in me né sapienza né autorità per convalidarle”. Io non so mentire: è troppo complicato, fa male alla testa, costringe a ricordare tutto e nello stesso modo. Dopo orami tanti articoli scritti sul caso di Andrea - dopo quasi 2 anni d’inchiesta giornalistica - ritengo sia inutile negare l’evidenza; l’evidenza è verità, senza evidenza non si può risolvere un quesito, per risolvere un quesito ci vogliono dei fattori da combinare per ottenere un risultato, e se i fattori sono mendaci la soluzione non sarà appropriata.

Secondo Agostino di Ippona, agli angeli come Andrea fu concessa da Dio la libertà di scegliere fra il bene e il male, una scelta - data la loro natura - definitiva e irreversibile. Così essi si divisero fra quanti servono Dio, e la gerarchia di angeli che ha come guida il demonio. Per gli angeli, esseri nel pieno auto-possesso di sé, non è possibile il pentimento, caratteristico invece della natura imperfetta e limitata degli esseri umani. Dio, quale garante del libero arbitrio umano, non consente a loro di interferire con la vita e le scelte dell’uomo, ciò non toglie che l’uomo possa invocare il loro aiuto attraverso la preghiera. Sappi, CHIARA, dolcissima sposa di Andrea, che questo tuo buon Angelo prega per te: offre a Dio tutte le tue buone opere che compi, i tuoi desideri santi e puri. Nelle ore in cui ti sembra d’esser sola e abbandonata non ti lagnare di non avere un’anima amica, a cui tu ti possa aprire ed a lei confidare i tuoi dolori: per carità, non dimenticare questo tuo COMPAGNO DI VOLO, sempre presente ad ascoltarti, sempre pronto a consolarti. Oh, se solo sapessi comprendere ed apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore, assegnò a questa celeste creatura! Rammenta la di Lui presenza. E per dirla con una poesia di Daniela De Lorenzo - “Non esistono catene in amore, né vincoli né restrizioni, ma sconfinati spazi del cuore in cui ritrovarsi insieme. Non esistono emozioni, passioni, tenerezze che non debbano essere vissute così intensamente da perdersi l’uno nell’altra, senza paura, senza timore alcuno. Non esistono luoghi che non possano essere raggiunti volando fantasticamente insieme. Luoghi dove immergersi e rinascere… due… ed uno allo stesso istante. Non esistono distanze. Non ci sono limiti per il cuore. Ma solo confini da superare insieme”. CHIARA… ma cosa... cosa... cosa stai facendo?

ALBERTO DE PRA
Capo ufficio Stampa

  • 29 May 2018
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!