COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 15/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - NO, NON SFORZARTI AMORE MIO, CI SONO IO QUI CON TE

PUBBLICATO IL 15/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - NO, NON SFORZARTI AMORE MIO, CI SONO IO QUI CON TE

PUBBLICATO OGGI 15/05/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

No, non sforzarti amore mio, ci sono io qui con te

C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui.
WALTER BENJAMIN

Ricordo bene quella sera. Io e mia moglie eravamo sulla terrazza ombrosa di un ristorante Francese affacciato sulla piazza principale del paese. Avevamo bevuto e mangiato un divino Couscous Royal. Io stavo male da poco meno di una settimana. Avevo avuto la febbre e il mal di gola. Gli antibiotici di cui Loren mi aveva imbottito mi rendevano distolto da pensieri contrastanti, ed anche angosciosi, che spesso mi impedivano ultimamente di prender sonno, ma non credo a tal punto da avere le allucinazioni. Fu allora che accadde. Ad un tratto prese a piovere, prima impercettibilmente, poi sempre più forte. Ben presto la polvere della strada provinciale divenne fango di color grigio-cinereo assai compatto ed il locale si svuotò in un batter d’occhio. E, come se per un istante la realtà si fosse fermata, immobile - e la mente fosse rimasta aggrappata alle antiche appartenenze - sembrò ad entrambi che invisibili fili ci dilaniassero e ci tirassero da tutte le parti. Stupiti, e anche un po’ spaventati, ci alzammo come spiriti fantasmi, ci guardammo in giro fermando lo sguardo sui muri altissimi e scarnificati del locale. Erano andati via tutti, non c’era più nessuno, c’eravamo solo noi due. Che stava accadendo? Era la domanda che continuava a ripetersi nella mia testa. In realtà conoscevo la risposta, ma non riuscivo a crederci. In pochi minuti, l’oscurità del cielo si infittì e divenne buio come la notte più nera. L’anima si fece tetra e greve. Quand’ecco vedemmo davanti a noi uno spettacolo divino: al centro della sala, tra le sedie di design trasparenti e gli antichi tavoli fratini, apparecchiati con le ceramiche e i cristalli più pregiati, apparvero due occhi belli e luminosi, che riconobbi subito come quelli di Andrea. Il profilo del suo corpo pareva illuminato da una luce azzurrognola sprigionata dall’interno: una sorta di aura lo avvolgeva. Dietro le spalle aveva due grosse ali a penzoloni come remi ai suoi fianchi, bianche da un lato e dall’altro all’interno, mentre all’esterno brillavano d’energia allo stato puro, come il bagliore del bronzo lucente. Intorno a lui non c’era nulla, non era fermo su nessun pavimento, ma era in piedi. Andrea si concentrò stabilendo un profondo contatto mentale con me, che parve viaggiare sui binari dell’empatia e della comunicazione emozionale, penetrando nella mia mente e nei miei ricordi senza proferir parola alcuna. L’argomento della nostra conversazione silenziosa riguardò il dolore e l’angoscia che lo affliggevano in seguito alla perdita della sua famiglia. La voce dei suoi pensieri era tanto potente da inondare la stanza perdendosi nei confini dell’universo; un qualcosa di non paragonabile a nulla in tutto il cosmo, e forse era davvero la voce di Dio. Finalmente pianse. Pianse lacrime di liberazione, lacrime d’Amore e di indulgenza per quel destino spietato che lo costringeva a star lontano dalla sua amatissima moglie CHIARA. I leggeri movimenti delle piume delle sue ali erano ipnotici ed io ripresi a respirare profondamente mentre i suoi lineamenti si andarono man mano a distendere in qualcosa di simile alla serenità. L’Angelo Custode si era nel frattempo sollevato in aria, a circa un metro dal suolo, e aveva sorvolato lentamente tutto il locale, con il volto rivolto verso l’alto. Muoveva visibilmente le labbra, dicendo le sue divozioni, e di quel suo tacito pregare non si udì altro che lo strascico delle ultime sillabe, le quali gli morirono sulla bocca in un lieve sibilo ch’egli accompagnò con un gesto della mano. Non ci volle molto perché ci rendessimo conto che quella in cui eravamo stava diventando la stanza dei sogni, un luogo straordinario, dove tutto poteva accadere ed ogni desiderio si poteva realizzare. Poi, non so come, né perché, mentre l’Angelo stava per iniziare a parlare, venne investito da un raggio di luce celestiale, chiara e limpida e Lui si portò le braccia davanti agli occhi, quasi a volersi riparare da quel fulgore così potente. Ma questo non fu sufficiente. La luce magica lo avvolse e lo compenetrò, come se fossero state delle candide fasce, strette in un nastro d’oro intorno al suo corpo, ed egli ne rimase completamente imprigionato, non riuscendo più a muoversi, nemmeno a tentare di divincolarsi, ed una fitta di preoccupazioni attraversò la sua mente. Alfine, tornata la calma, e recuperate tutte le sue energie, commosso come non mai, rivolgendosi idealmente a sua moglie CHIARA disse - “Io, resterò accanto a te, fino a quando Tu ti accorgerà che non sei sola, fino a quando il tuo dolore non se ne sarà andato. Io resterò sempre con Te, perché non c’è dolore che non possa svanire, prima o poi. Non dovrai temere nulla, io sarò al tuo fianco, e ti abbraccerò per darti forza sempre”. Quello che accadde dopo, fu forse l’evento più inatteso e sconvolgente a cui noi avessimo assistito durante tutta quella lunga giornata: innanzi a noi, al posto del bell’Angelo che conoscevamo, incontrammo le forme di un guerriero angelico dalle facoltà da condottiero biblico. I capelli biondi, lunghi e morbidi, erano sciolti sulle spalle e gli incorniciavano il viso minuto. Gli occhi grandi e profondi come il mare, verdi come i prati d’Irlanda, pieni dell’Amore e della bellezza di un uomo innamorato. L’Angelo Custode scosse il capo, sorrise malinconico e disse - “Non oserete dubitare del mio grande potenziale!” E si lascò andare ad una grottesca espressione di contrizione. Era palese quanto la fugace immagine del Paradiso, da cui proveniva, gli stesse attraversando la mente. Sembrava ricordare quando di sera guardava il manto notturno, comodamente dall’alto dei Regno dei Cieli, condividendo con le altre creature celesti quanto succedeva qui sulla Terra, ed ora invece era tra di noi, e stava preparando una guerra contro il principe delle Tenebre. È una guerra all’ultimo sangue e senza tregua tra bene e male; da una parte la civiltà, dall’altra l’Anticristo. Tutto doveva essere sacrificato per la vittoria e Lui era pronto a tutto pur di vincere lo scontro. Detto questo, parte del suo corpo, le sue ali, il viso, iniziarono a tagliarsi come se fossero state colpite da delle lame invisibili e molto sangue schizzò da tutte le parti. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA fissò per un istante un punto preciso sul soffitto come se avesse di fronte una visione orribile o d’estasi, ma che comunque lo stava colpendo a fondo alle spalle, e prima lo incitava a raggiungerlo, poi lo indeboliva, ferendolo ripetutamente, stancandolo nel modo in cui solo un cacciatore sfinisce una qualche grossa bestia. Io e Lauren, dal canto nostro, non riuscimmo a fare un passo, cercammo di spostare le gambe verso di Lui, ma non ne possedevamo la capacità, ci sembrava non fossero le nostre, tanto eravamo in preda al terrore e timorosi per le nostre vite appese al nulla. Oscure scintille azzurre di energia eterna sprizzarono vorticando dalle mani dell’Angelo, ed un cerchio iridescente si aprì a mezz’aria. Osservammo stupiti Andrea sospingere lo spirito demoniaco verso quell’apertura e richiuderla al suo passaggio. Il suo corpo intero, ridotto ad una massa dolorante di carne e piume, precipitò al suolo, eppure il suo orgoglio ebbe la meglio. Lo vedemmo poi alzarsi, dapprima a fatica e a poco a poco con sempre maggior vigore. Un attimo solamente e Lui iniziò a librarsi in aria avvolto da una luce intensa, agitando le grandi ali e sorridendoci dolcemente. Sparì così all’improvviso come era arrivato. Un pensiero fece capolino nella nostra mente tra il dolore di vederlo soffrire in cotal maniera: era un Angelo e il suo posto era in cielo, da lì era caduto e lì doveva ritornare. Dopo di che io e mia moglie ci risedemmo al nostro tavolo proseguendo, seppur sconvolti nell’anima, quella che si rivelò essere una lunga e sfiancante serata. La sala ristorante tornò, non so come, ad essere gremita di camerieri e i commensali, che continuavano ad aumentare di numero secondo dopo secondo, ripresero a mangiare ignorando del tutto ciò che era appena accaduto. Decidemmo allora di pagare il conto, ed uscire a fare quattro passi. Cominciammo a camminare sul marciapiede deserto di una via nel centro abitato del Comune, alzando di tanto in tanto gli occhi a rimirar le stelle e ci accorgemmo che, nonostante tutto, al disopra della consueta oscurante cappa di nubi, il cielo conservava ancora un po’ del suo fascino primordiale. Per strada vi erano pochissime auto, quasi nessun passante. Le lacrime mi inondarono il viso. Chiusi forte gli occhi e feci un gigantesco respiro. I miei gemiti si fecero sempre più forti e disperati. Sobbalzai e mi liberai dell’abbraccio consolatorio di Lauren, quindi iniziai a correre verso neppure io so dove. Inciampai e caddi ripetute volte, graffiandomi il palmo di entrambe le mani. Gli occhi di mia moglie mi guardarono impensieriti. Iniziai a piangere di nuovo, e il mio mento prese a tremare del tutto fuori controllo. Non chiedevo null’altro di meglio che alleviare le sofferenze di Andrea; non potevo però aiutarlo. Mi straziò l’anima questo pensiero. Ebbi un attacco di panico. Non fu il primo, e non sarebbe stato l’ultimo. Sarebbe bastato che le persone realizzassero quant’egli stesse facendo per il bene della sua famiglia per capire che abbiamo di fronte una creatura celeste, un vero Angelo Custode, che si trova costretto, nonostante il tempo trascorso, a subire una separazione da sua moglie CHIARA e da sua figlia BIANCALAURA che non avrebbe mai potuto accettare e che sentiva di non aver mai meritato né voluto. Andammo avanti un po’ di tempo, così in silenzio, finché non raggiungemmo la mia auto. Sappiate solo, cari miei lettori, che ciò che avete appena letto è la trasposizione, quanto non mai fedele, di un’avventura vissuta insieme a mia moglie durante un ennesimo incontro con Andrea. Inutile dire che andò proprio così.

Dice, il giornalista Tiziano Terzani, a proposito della professione del giornalista - “E’ un mestiere, ma non come tanti. Non è una cosa che fai andando a lavorare alle 9 del mattino e uscendone alle 5 del pomeriggio; è un atteggiamento verso la vita che muove dalla curiosità e finisce col diventare servizio pubblico”. Io ALBERTO DE PRA personalmente abbraccio, a questo proposito, a piene mani quanto sottolineato da Giacomo Mameli, giornalista, alla presentazione sarda di uno dei suoi ultimo libri, dove nel corso di un’intervista rispose dicendo - “Non sono un cronista da scrivania e da computer, per svolgere il mio lavoro giro l’Italia o vado dove capita. Non saprei scrivere se non vedessi le cose delle quali devo parlare, ecco perché sostengo di essere un giornalista d’inchiesta, perché tutte le mie storie sono impostate come normali articoli di giornale, dove racconto il CHI e indago sul CHI, racconto il DOVE e indago sul DOVE”. Per redigere articoli come questo mi è d’obbligo insinuarmi, mimetizzarmi, ascoltare e registrare tutto quanto accade intorno a me: sono diretto. Se c’è odore di notizia divento un segugio. Ed è questo il giornalismo che mette paura. Questo si chiama giornalismo d’inchiesta e denuncia, in quanto contiene le chiavi di lettura per molti degli irrisolti misteri di questo mondo; tutt’altra forgia dalla mera gestione delle notizie fatta da coloro che si “piegano” per compiacere tizio, caio e sempronio. Così come sostiene e scrive Avikal E. Costantino nel suo libro “Quando l’oceano si dissolve nella goccia” anche io posso dire che “Il mio rapporto con la verità è un rapporto d’amore. Amo la verità, amo cercarla, trovarla e riconoscerla, amo quello che sento quando la verità è chiara, manifesta, evidente, e posso vedere con chiarezza che nel profondo del mio cuore è sempre stato così da che posso ricordare, anche se c’è voluto un po’ di tempo per trovare il coraggio di affermarlo a me stesso e ancora di più per praticarlo nella vita di ogni giorno. La verità rende liberi, non solo dai condizionamenti e dal passato, ma anche liberi di essere chi si è veramente, di scoprire ed incarnare l’unicità del proprio essere e di attualizzare il significato della propria esistenza”. Non ho inventato nulla di nulla. Ho raccontato la storia vera di due amanti, un ANGELO CUSTODE sulla Terra ed una creatura umana di nome CHIARA. La vicenda qui riportata è avvenuta nei pressi di Napoli la scorsa settimana. Non immagino un fatto - come i più scettici potrebbero pensare - tanto per scrivere qualcosa; ma lo cerco, lo indago o lo colgo al volo, e lo narro. Una foto, un racconto. Un’immagine, una storia. Non saprei fare altrimenti, e non cerco altre tentazioni. Sono un giornalista, non un autore di romanzi d’amore, ma a quanto pare sono l’unico a rappresentare la Verità per come io la conosco. Sono un professionista serio e preparato, non un venditore di sogni. Andrea è un vero Angelo Custode mandato dal Cielo per vegliare su sua moglie CHIARA acciocché chi come Lui per amore di Dio avea tanto dispregiato se stesso, fosse poi con maggior gloria onorato dalla sua amatissima sposa. E vi assicuro che non potreste desiderare amico migliore di Lui. Io non ho la missione di convincere il mondo che gli angeli esistono. Tuttavia sono pronto a mettere nero su bianco che io ci parlo con uno di essi e so per certo che tutti potrebbero farlo se solo lo volessero, ne sono assolutamente sicuro. Ve lo posso testimoniare perché l’ho conosciuto in prima persona, ed è il protagonista di questi articoli. Andrea è una creatura celeste che di volta in volta, ad ogni nostro nuovo incontro, pronunzia qualche verità, e dice non ciò che viene da Lui, ma ciò che da Dio - che è la verità medesima - gli viene suggerito. Le favole esistono, siatene certi, e la realtà di quello che sto vivendo ne è la conferma. La storia di Andrea non è mai una banale storiella destinata ad intrattenere i bambini, ma nasconde profonde ed assolute verità che possono darci indicazioni riguardo l’essenza stessa della vita nei suoi molteplici aspetti quotidiani.

CHIARA, il tuo Angelo Custode è qui per aiutarti; è il tuo migliore amico, puoi chiedergli di tutto, cose banalissime come ritrovare per caso la strada quando ti sei persa in una città, o se vuoi cose più importanti. Se saprai come comportarti, se avrai saputo costruire un rapporto solido di fiducia reciproca e di amicizia sincera, Lui potrà fare assolutamente tutto per Te. Dio ti ha fatto un dono. Ha donato a te un vero Angelo. Se la tua testardaggine arriverà al punto da gettare al vento questo dono, sappi che farai del male solo a te stessa. Non farlo… per l’amore del Cielo!!!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 15 May 2018
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Andrea Brusa

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