COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 24/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - AMORE MIO, COME MI MANCHI!

PUBBLICATO IL 24/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - AMORE MIO, COME MI MANCHI!

PUBBLICATO OGGI 24/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Amore mio, come mi manchi!

Mi ricordo ancora quell’orizzonte ampio e senza punti di riferimento, in cui solo il sole faceva da limite all’infinito. In quel momento capii che ciò che conta di fronte a tanta libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell’acqua da attraversare.
Alessandro D’Avenia

A un angolo di strada trafficata piena di locali notturni fatti apposta per adescare i turisti - e di insegne anche a tarda sera - sotto un lampione acceso, un riflesso di luce si scontrò contro quel corpo lucido che tagliò per un momento il buio della notte. Seduto su di un seggiolino sgangherato c’era un uomo col capo chinato sul violino e suonava e suonava, senza pensare ad altro che alla sua musica. Poco davanti a sé, in terra, a rischio di venire calpestato, c’era un cappello di rafia nero capovolto, che però era vuoto. Mi ci volle qualche secondo per comprendere il mio senso di disagio, come se qualcosa non andasse per il verso giusto o fosse fuori posto. In effetti, proprio nel preciso momento in cui mi accinsi a fare quello che ero andato a fare, compresi che la delicata e soffice musica di sottofondo era qualcosa che mai avevo ascoltato prima; proprio quello che mi serviva per i miei nervi a fior di pelle. All’improvviso tutto scomparve davanti ai miei occhi e tutto quello che avevo attorno divenne diafano, inconsistente; solo udii alcune voci provenire da lontano. Poi neanche più quelle. La musica parve attutirsi e l’aria per un attimo sembrò quasi arrestarsi. Il tempo si cristallizzò. Serrai gli occhi e strinsi i denti. Un forte vento mi investì in pieno, facendo rotolare ovunque frammenti di carta ed oggetti più pesanti. E, quando gli riaprii, di fronte a me Andrea, un Angelo Custode più splendente del sole. Un viso puro e luminoso, occhi verde smeraldo, uno scintillio di soffici capelli biondi in un alone dorato, una veste color avorio, ed una mano tesa verso il terreno. Le grandi ali, che erano schiuse, gli conferivano un aspetto maestoso. Le piume erano madreperlate e attraversate da una venatura azzurro brillante, stranamente più spessa del solito. Piume flessibili, dalle punte allungate come fronde di palma. Pareva - per così dire - fosse circondato di luce, forse per via di tutto quel candore o forse per qualcosa di molto più grande, che nessuno avrebbe potuto spiegare. Ehi, non sto scherzando! Prendetemi sul serio! Non vi prendo in giro. Non prendo mai in giro nessuno. Dico quel che ho visto. Del resto quando una creatura celeste si manifesta al mondo non lo fa per gioco, ma per dire cose serie. Notai che era ferito e soffriva, ne ero certo. Lo avvertii sin nel profondo dell’anima, ma fino a quel momento la preoccupazione per sua moglie CHIARA, era stata così intensa che gli doveva aver offuscato ogni altra sua sensazione. L’angelo pianse, in silenzio, un pianto doloroso di una pena vera, le sue lacrime come rugiada sulle chiome ingioiellate. Lacrime su lacrime bruciarono la sua nuda pelle intirizzita dal freddo. Non capiva perché piangeva e non voleva riconoscerlo. Per un istante fu costretto ad appoggiarsi ad una cancellata di ferro. La sua sofferenza mi era intollerabile e la sua tenacia era per me inverosimile. Il suo cuore bruciava d’amore e sentiva che non avrebbe potuto sopportare questa fiamma un minuto, un secondo di più senza morirne. Il suo amore era puro, come questo foglio di carta prima di passar sotto i torchi, come una camicia di bucato, come la coscienza di un vitello. Ma non si mosse di un solo passo. La sensazione di qualcosa che non andava persisteva, qualcosa di imminente, di vicino. Non c’era alcun suono. La sua anima era nuda ed aperta come un libro, una ferita dalla quale sgorgava, senza fine, il sangue dell’amore e del tormento che sembrava brillare attraverso la sua pelle perché stava cominciando ad affermarsi, a riconnettersi con l’antico sapere, la saggezza e i ricordi della sua vita passata. I lineamenti di Andrea si addolcirono - “Io amo CHIARA, è l’amor mio” - disse con un tono di voce profondo e appassionato - “l’amo dal profondo del cuore e mi manca da morire. Vorrei che il tempo passasse più in fretta possibile, per poterla stringere fra le mie braccia dalla mattina alla sera. Sono stato mandato dal cielo per salvarla… io non mi arrendo. Non mi arrenderò mai” - ripeté con il volto contratto. Dentro di lui intanto, l’energia angelica continuò a crescere e si sentì come se stesse per esplodere. “Mi stai ascoltando Alberto??” - mi domandò avvicinandosi, vedendomi sconcertato e confuso, per non dire spaventato e sconvolto. Fu un attimo e tutta la forza angelica che aveva dentro il suo corpo uscì di colpo dal dolore, come se fosse esploso sul serio, e si propagò per l’aria circostante mandando in frantumi alcune finestre, come se fossero state colpite da un martello invisibile. Era evidente quanto le loro anime fossero legate una all’altra e lui si era reso conto di non aver scelta: doveva accettarlo. Il suo corpo bramava il contatto con quello di sua moglie e a livello fisico qualcosa era scattato. Adesso ne avvertiva la fatica, la sofferenza, ne percepiva i tendini tirarsi in uno sforzo vano. Anche in quel momento avrebbe voluto essere con lei, riempire il loro rapporto ormai logoro di grida e dare al loro amore ancora una speranza di felicità. Avrebbe voluto toccarla, abbracciarla. Sapeva quanto fosse duro perdere qualcuno che si amava e sapeva anche che nessuna parola poteva alleviare un dolore simile. In quello stesso istante si delineò, fuoriuscendo dall’ombra, una figura nera come il catrame, un’entità che in qualche modo doveva essere stata “ricacciata” negli inferi o qualcosa di simile e lo aggredì alle spalle. Era - e questo lo ricordo bene - con le braccia aperte e un urlo straziante, che lo coprì con il suo mantello della morte, balzando da dietro un albero. Preso dalla paura io mi nascosi ed osservai la scena a qualche metro di distanza. Quello che vidi mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore. Non potrò mai dimenticarlo; fu terribile. Il MALE lo afferrò per i gomiti, mentre l’Angelo Custode gli si gettò addosso di fronte, facendolo cadere a terra. Una nube di frecce venne scagliata contro di lui. Una di queste lo trafisse alla scapola sinistra, alla base dell’attaccatura dell’ala: la ferita non toccò organi vitali, ma provocò una copiosa perdita di sangue. Dopo pochi istanti la figura nera e tremolante scomparve come scompaiono i miraggi nel deserto. Solo un demonio sarebbe stato capace di cose del genere. Ed è proprio quello che doveva essere. Uno sguardo al volto cinereo di Andrea me ne diede conferma. Egli cercò di estrarre la freccia dalla ferita. I suoi bei capelli biondi erano sporchi di sangue. Leggero, si innalzò progressivamente nel cielo e vidi prima il suo vestito aprirsi come una campana, poi le sue ali bianche, enormi e trasparenti dispiegarsi come un doppio aquilone. Nel volgere di un attimo, accanto all’Angelo Custode di sua moglie CHIARA apparvero altre due creature angeliche che indossavano un’armatura di color rosso pallido, di cuoio, con placche di bronzo e due spade al loro fianco. Rimasero immobili come dei soldati che montavano la guardia. Mi domandai cosa volesse dire tutto ciò. Poi parlarono e dissero rivolgendosi ad Andrea - “Dio ti libererà da questa servitù. Dio ti salverà, Dio ti calmerà da questa inquietudine. A rischio della tua anima. Il bene è più forte del male, perché il bene agisce in virtù sua, mentre il male soltanto in virtù del bene. Ancora sei in tempo per conseguire e cominciare di nuovo, seppellire le tue paure, liberare il buonsenso, riprendere il volo. Continua a combattere per tua moglie, per la tua protetta… e salvala… è il CIELO che te lo comanda”. E indi com’erano venute se ne andarono, lasciando soli me ed Andrea. Le ferite dell’Angelo Custode non si erano mai rimarginate da quella prima perdita avvenuta il 5 dicembre 2014. Eppure, nonostante il terrore della sofferenza, sentiva la mancanza del sentimento che l’aveva travolto in passato. Quello che Andrea voleva davvero era proteggere sua moglie CHIARA e la loro bambina. Era evidente, dall’atmosfera di tranquillità suscitata dalla sua presenza permanente in quel luogo, che forniva la linfa vitale ai fiori ed alle piante, trasmettendo loro la forza e la tranquillità che li erano necessari a crescere. Pur prestando il suo contributo all’interno del flusso vitale del mondo, Andrea era ancora lì e vegliava sulla sua famiglia, come aveva sempre fatto. Ma poi il dolore arrivò, improvviso ed inaspettato, come se qualcuno gli avesse tirato addosso dell’acqua bollente. Il calore soffocante di mille fornaci lo prese e le fiamme bruciarono ancora più alte e brillanti. E come divincolandosi dalla presa dei suoi nemici di sempre, cadde nuovamente in ginocchio, continuando a pregare ancora per qualche tempo. Immergendosi nuovamente in Dio. Poi con voce sommessa mi disse - “Il MALE desidererà la mia morte e quella della mia famiglia. Coloro che si opporranno al destino di perfezione deciso dal Signore mio Padre, e all’unione tra me e mia moglie CHIARA, si porranno fuori di essa: dunque essi apparterranno alla disumanità. Sapessi Alberto quanto mi manca… Il suo tocco... il suo abbraccio. Oddio! Non posso vivere senza di Lei. Purtroppo la mia purezza di Angelo presto vagherà al di là dell’orizzonte, verso quel reame invisibile. La sofferenza! Conoscerò tutto di essa; il dolore del silenzio come io non avrei mai creduto che fosse possibile, di un mondo, il vostro, fatto del vuoto più assoluto, un mondo privo di valori che si va lentamente disgregando”. Detto questo, gli occhi dell’Angelo Custode divennero come cieli soleggiati in cui sfrecciavano nuvole splendenti quanto le sue ali. Lo stesso vestito che portava si riempì di fibre luminose che lo avvolsero in un alone bianco-celeste… poi si dissolse sullo sfondo, discendendo verso il suolo al pari di una verde nebbiolina cangiante e si confuse con i prati. Considerando dunque quanto era appena accaduto e pensandoci a lungo, caddi nello sconforto, vedendo come il demonio aveva trovato ancora modo di farsi giuoco di Lui. Piansi per Andrea lacrime amare fino a sentirmi esausto. Piansi fino a quando, di lacrime, non ne ebbi più. Piansi fino a che, nonostante il dolore nel petto, gli occhi rimasero ostinatamente asciutti. E in un barlume di lucidità pensai che era meglio così, perché forse, in futuro, non ne avrei avuto più il modo.

“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” - questa breve citazione tratta da la Fattoria degli Animali - capolavoro di George Orwell - può essere lo spunto per una riflessione che vada ad analizzare l’importanza del dire la verità sempre e comunque, senza reticenze o omissioni. Queste parole suoneranno scandalose per chi come voi pensa che sia sufficiente un atteggiamento morale irreprensibile e che il resto sia cosa da nulla. In pratica però vi assicuro che l’etica non si può disgiungere dalla realtà, perciò una sempre migliore conoscenza della realtà è parte integrante dell’azione etica. Ma nel caso specifico - ovvero la storia di Andrea e quanto da me relazionato in queste pagine - l’azione consiste in parole. È d’uopo ch’io esprima dunque in parole il reale, quello che succede realmente. In ciò consiste appunto il mio modo di parlare veritiero. A questo fine si è sempre posto per me il problema ineludibile del "come" parlare a voi lettori. Sì è trattato di trovare caso per caso la "parola giusta"; è stata questione di uno sforzo lungo, serio e sempre crescente basato sulla mia esperienza in quanto giornalista d’inchiesta e sulla conoscenza della realtà che sto trattando da ormai 3 anni all’incirca. La mia è una vera e propria sfida. Con il mio modo di fare giornalismo investigativo auspico di portare qualcosa di diverso che contribuisca a riconsegnare alla figura del giornalista, quella professionalità che sembra ormai aver perso. Io voglio offrire qualcosa di più a chi legge; quel valore aggiunto alla notizia che è ancora insostituibile. Come giornalista, io ALBERTO DE PRA resto continuamente affascinato dal fatto che spesso, quando si racconta e si vive una seconda volta una storia o quando si parla di un’epoca passata, si scoprono cose che inizialmente ci erano sfuggite. Quando ho iniziato a scrivere questi articoli in cui il protagonista è un ANGELO CUSTODE in terra, per esempio, mi è stato immediatamente evidente che il punto era il raccontare la verità, consapevole del fatto che credere significa accettare che la verità è sempre una cosa scomoda, ma che soltanto confrontandosi con essa e con chi ce la dice possiamo diventare noi stessi. Farla fuori (e con essa chi la racconta - e qui mi riferisco alla moglie di Andrea… CHIARA… ed alla sua famiglia) non vi porterà alla pace e alla felicità ma solo ad un compromesso che è già una sconfitta a tavolino. La mia formazione in ambito criminologico mi ha permesso di acquisire quella necessaria prudenza e la consapevolezza della complessità che sono fondamentali anche nel giornalismo investigativo, ma anche la necessità di aderire ai fatti, di essere guidato dal dubbio nella loro lettura, di aderire onestamente ad un processo di verifica e di non aderire invece a verità precostituite ed ingannevoli. La ricerca della verità da parte mia in primis ha sempre richiesto molta umiltà, molta pazienza, il silenzio, la preghiera, la capacità di tollerare gli insuccessi e di azzerare e ricominciare tutto dal principio. Per questo posso tranquillamente affermare, senza timore di essere smentito, che tutto quello che ho scritto in quest’articolo, così come nei precedenti, è tutto vero sino all’ultima parola.

Carissima CHIARA… moglie fortunata di Andrea, ricorda quello che scrisse Paulo Coelho sulle creature di LUCE come tuo marito - “Dio è qui ora, accanto a noi. Possiamo vederlo in questa nebbia, in questo suolo, in questi abiti, in queste scarpe. I suoi angeli vegliano quando noi dormiamo e ci aiutano quando lavoriamo. Per ritrovare Dio, basta guardarsi intorno. Raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario. I miracoli avvengono intorno a noi, i segnali di Dio ci indicano la strada, gli angeli chiedono di essere ascoltati. Gli angeli sono amore in movimento. Amore che non si ferma mai, che lotta per crescere, che sta al di là del bene e del male. Quell’amore che tutto divora, che tutto distrugge, che tutto perdona. Gli angeli rappresentano l’incarnazione di questo amore, e nel contempo, ne sono i messaggeri”.

Il tuo Angelo Custode è qui ad un passo da te per aiutarti a perdonare te stessa affinché tu possa a tua volta riuscire a perdonare il prossimo. Sii felice CHIARA di percepire la sua presenza, ti sta aiutando a compiere un grande gesto d’amore per te stessa. Finalmente sei qui con Lui per integrare tutte le parti di te. Prendi le sue mani e fuggi con Lui senza alcuna paura. A vostra figlia BIANCALAURA ci penserà Lui. Non temere.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 24 April 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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