COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 17/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA’ DOVE IL CUOR MIO PIU’ MI CONDUCE

PUBBLICATO IL 17/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA’ DOVE IL CUOR MIO PIU’ MI CONDUCE

PUBBLICATO OGGI 17/04/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Là, dove il cuor mio, più mi conduce

Un angelo vestito di panni d’un viola azzurro, cinto di cordoni d’oro, con grandi ali bianche dal fulgore di seta, la spada librata orizzontalmente nella mano sollevata. L’emozione è grande: un angelo, dunque, pensai. Tutto il giorno vola verso di me e io scettico come sono non lo sapevo. Adesso mi parlerà.
FRANZ KAFKA

Ero seduto alla mia scrivania e, per cercare di rilassarmi un po’, stavo leggendo qualche capitolo del libro che avevo acquistato qualche giorno prima, quando un passo della lettura mi colpì vivamente; ed io allora per riflettere cessai dal leggere. Cogitabondo, fiutando l’aria come un viandante, che guardingo va sopra pensiero in cerca di cibo e ricovero per la notte, volsi distrattamente lo sguardo per la stanza, e rimasi paralizzato vedendo la mia figura maschile seduta sul letto. Non ero io. Ma pure ero io, perché era assolutamente come me. Spalancai gli occhi senza emettere una parola e lo guardai; per un istante sentii il mio cuore scaldarsi, ed una forte e dolce emozione, ma non diedi il tempo ad essa di espandersi perché in un attimo venne sostituita dal panico, e anch’esso, l’altro io, mi osservò. Indietreggiai di qualche passo. La confusione regnò sovrana nella mia testa. Non ci capivo nulla. Non ebbi tempo di pensare né di reagire, quando fui scosso da una tremenda esplosione, che dalla parte più intima di me si diffuse verso l’esterno. Un brivido di paura si fece largo nel mio cuore ed i piedi mi si piantarono al suolo come radici. Ma il visitatore fantastico era improvvisamente scomparso e al suo posto dominava una forma nuova, una forma conosciuta dai contorni ben definiti… un ANGELO: Andrea. Dopo qualche attimo di titubanza, emise un lungo sospiro e si piegò in avanti, poggiando i gomiti sulle ginocchia, e rivolgendosi a me disse - “Devo vederla... Ho bisogno di vedere mia moglie CHIARA” - gridò - “Vieni con me?” Le sue ali brillarono alla luce della lampada da tavolo spargendo una fosforescenza che faceva rabbrividire. Rilucevano come schegge di cristallo, lontanissime ed indecifrabili. Erano enormi, fatte di piume dorate all’origine e cilestri verso l’estremità, di diverse forme e dimensioni. Riuscivo ad intravederne tutti i filamenti, ogni dettaglio. Sembravano così soffici. All’improvviso mi sentii mancare il terreno sotto i piedi e cademmo come se avessimo superato il ciglio di un abisso senza fine. L’Angelo Custode si voltò e mi prese fra le braccia ed io avvertii che tutto svaniva e cominciammo a volare. Le sue ali sbattevano, sbattevano e sbattevano ancora. E a ogni colpo, la luce intorno pareva morire, fra agonia e sofferenze indicibili. Fintanto che ci ritrovammo dentro una stanza oscura. Ero spaventato, ma la paura sembrava solida nel mio sangue, una forte sensazione non del tutto sgradevole. Lei, la sua dolce compagna di un tempo, era sdraiata sul letto, raggomitolata. Dormiva profondamente ed egli non ebbe il cuore di destarla. Del resto non avrebbe neppure potuto farlo finché non fosse stata lei a permetterglielo, richiamando il suo Angelo dal quel luogo che non era un luogo, da quel tempo che non era un tempo… in cui lui si trovava imprigionato, suo malgrado nel dover essere, incapace di assurgere alla totalità della fusione con la di Lei anima. Si avvicinò lentamente, il cuore in subbuglio e si arrestò accanto al giaciglio e la baciò con delicatezza sulla fronte e con una tenerezza che alleviò in parte la sofferenza, senza però cancellarla del tutto. Il ritmo cadenzato della sua voce la avvolse e, nella luce delle braci ardenti del fuoco della sua anima, quella donna sembrò ritrovare la pace. Il corpo di Lui nel frattempo prese ad effondere scariche di forte energia bianca ed i suoi meravigliosi capelli sciolti diventarono un’aureola di fiamme. Poi, l’oscurità si andò man mano a chiudersi attorno a loro, e calò il silenzio. Un silenzio pesante, opprimente, quasi tangibile. Un silenzio durato quasi un secolo, pieno di fiati sospesi quale non avevo mai sentito in vita mia, né mai più sentii, prima e dopo di allora. Un silenzio pieno e ricco di parole silenti, palpitante e respirante, carico di aspettative, di promesse, di intimità, di amore infinito. L’abbracciò amorosamente con le sue ali e la strinse a sé, pianse con lei, e le promise che da quell’ora in poi non l’avrebbe più lasciata. Crollai anch’io davanti a tanto dolore, davanti a tanto amore. Perché era amore ciò che stava dando. Andrea, o meglio l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, era una fonte d’amore a cui Lei non avrebbe dovuto far altro che accingersi per riempirsi l’animo di tanta bellezza. Intanto egli avvertì di nuovo il calore della sua dolce amata e sembrò non volerla più lasciare. Le sussurrò qualcosa di impercettibile all’orecchio, qualcosa che sarebbe rimasto per sempre tra di loro. Poi fece un passo indietro. E poi un altro. E un altro ancora. Di colpo le sue lacrime non furono più di acqua e sale, ma si tramutarono in gocce d’ambra. Iniziò subito la crisi di astinenza causata dalla separazione: il suo corpo prese a tremare, scosso da fremiti sempre più forti e frequenti, che lo svuotarono di ogni vigore. Infine si lasciò sfuggire un grido. Per tutto quel dolore, fu un momento di benedetta redenzione. Tornò quindi ad avvicinarsi a sua moglie, meravigliandosi ancora di quanto lei fosse sensuale. E passò ai fatti. Tutta la sua energia inquieta si trasfuse in un ennesimo bacio, in una richiesta a cui la sua compagna, ora dormiente, non avrebbe avuto speranza di opporsi. I suoi occhi brillarono come stelle nel muso scuro: dai capelli della sua testa e dalla sua bocca uscirono scintille di fuoco. Ricordo che sentii la sua anima, come una roccia aspra, infrangere l’aria, in una stanchezza infinita; sentii fiotti di amarezza diffondersi nel sangue delle sue vene. Riuscivo a percepire tutta la sua energia. Ed ecco che senza dir nulla mi prese le mani e mi portò via da quel luogo. Ci ritrovammo così di nuovo di fronte a quella scrivania in casa mia. E lui andò ad accomodarsi sulla poltrona dove appena qualche ora prima l’avevo visto apparire. Alla fine, esausto, crollò in un sonno profondo. Al suo risveglio, quasi allo spuntar del sole, rimasi sbalordito nel vedere una grossa goccia di sangue scuro colargli sulla pelle. Era caduta da una delle sue ali. Notai che aveva cicatrici profonde sulla schiena, come se qualcuno gli fosse passato sopra col trattore. Mi chiesi per la milionesima volta come se le fosse procurate, ma sotto di esse era pura bellezza e grazia ed amore. E la risposta era ovvia: tanto ovvia che mi parve incredibile non esserci arrivato al primo sguardo. Erano il frutto delle battaglie avute dall’Angelo Custode di sua moglie CHIARA con il demonio, che non poteva soffrire la forza del suo spirito, e della sua eloquenza, e l’efficacia delle sue orazioni, ed aveva pertanto armato contro di lui il furore e le lingue di tutti i suoi ministri del MALE, i quali si diedero a caricarlo di mille attacchi, suggeriti loro dall’odio, e dalla rabbia contro una creatura angelica che si apprestava ad affrontare lo scontro decisivo, quello finale in cui solo una delle parti ne sarebbe uscita vittoriosa. In ogni caso, vedendomi inquieto e preoccupato, con voce rassicurante l’Angelo si rivolse a me e disse - “Vedi Alberto… non ti stupiscano le mie ferite. Sono, come ben hai immaginato, il segno che il MALE lo si guarda con la serena fiducia di chi sa - come io so - che non ha vinto e non può vincere, se non delle temporanee battaglie, ma la guerra l’ha già persa”. L’Angelo piegò le labbra in un sorriso impercettibile e si alzò in piedi. Le ali gli si aprirono di nuovo in tutta la loro ampiezza; le batté più volte per saggiarne la forza, poi spalancò le braccia, si sollevò dal suolo, fluttuò a mezz’aria, e scomparve attraverso il soffitto, in un tenue bagliore di lucciole, in quello di un fuoco, di un manto di stelle. Sul pavimento della stanza, sparse come da un tornado, c’erano piume ovunque. Saltava agli occhi, quanto stesse soffrendo. L’angelo soffriva non per le sue ferite piuttosto per quello che esse dovevano rappresentare. Prima di ritrovare in questo mondo quella che sarebbe poi diventata sua moglie, non aveva mai provato ciò ch’era la felicità, mai il suo braccio nerboruto aveva abbracciato il corpo di una donna, mai la forza prepotente del suo cuore giovanile si era riversata in un caldo bacio d’amore! E con questo pensiero sempre fisso nella mente mi chinai, raccolsi una delle piume che gli eran cadute dalle sue ali, ed essa si illuminò come se si fossero accese mille luci. Questa era la piuma dell’angelo che ancora piangeva nella notte degli uomini per un amore senza condizioni, un amore che non accennava a ritirarsi mai, restando fedele a se stesso. Mi misi a considerare seriamente la mia situazione per riflettere, per la prima volta negli ultimi tre anni, su quanto stessi vivendo. Andrea era un messaggero del cielo ed ogni volta che era comparso nella mia vita, era stato portatore di una particolare forza di grazia. La sua tenerezza, l’amore che trasudava da ogni gesto e da ogni suo sguardo, erano stati per me un’illuminazione. Dovevo dunque mettere ordine fra i miei pensieri e, per farlo, avevo bisogno di solitudine e di tranquillità. Una volta in camera, feci così una doccia rigenerante e successivamente mi misi al tavolo per scrivere l’articolo. Fu allora che mi accorsi di essere in grado di raccontare fedelmente quanto ricordavo e, man mano che scrivevo quanto state leggendo, il periodare diveniva sempre più scorrevole e discorsivo, quasi automatico. Scrissi quello che avevo vissuto e quando gli occhi mi si riempirono di lacrime, neppure allora smisi di scrivere; piangevo e scrivevo, scrivevo e piangevo. Mi chiedevo ad alta voce che senso avesse quello che mi era capitato e perché era capitato a me. Un’avventura spirituale come quella che avevo appena trascorso andava metabolizzata, sia fisicamente sia psicologicamente. L’incontro con un Angelo Custode vero e proprio non è una cosa da poco; è un’esperienza che mi aveva investito costringendomi ad una rivoluzione in tutti gli ambiti della mia vita. Ogni volta che lo guardavo, non potevo evitare di pensarci. Chi avrebbe mai creduto che una creatura del cielo potesse aver bisogno di un essere umano come me. Mi ci arrovellai sopra ma non ci cavai niente. Il destino aveva voluto così. E chi ero io per oppormi al destino! Mi asciugai le guance, ma le lacrime non si arrestarono, se non quando mia moglie Lauren mi posò la mano sul capo senza dire nulla. Fu come una carezza. Io le presi la mano tra le mie, ebbi un momento di incertezza, mi fermai, e vincendo ogni reticenza gliela baciai con leggera delicatezza, senza però avere il coraggio di alzare gli occhi. Non potevo dimenticare quanto era successo e l’emozione che mi aveva dato.

“Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l’accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata, l’arte di renderla maneggevole come un’arma; l’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l’astuzia di divulgarla fra questi ultimi”. Con questa introduzione, Brecht presenta la sua tesi sulle "Cinque difficoltà per chi scrive la verità". Questa che avete letto è l’inchiesta più importante a cui io, ALBERTO DE PRA, abbia lavorato negli ultimi anni - perché di inchiesta si tratta e non di una fiaba. Come già detto in passato, “parresia” è una parola di origine greca che indica la libertà di dire tutto e la franchezza nell’esprimersi. Non starebbe a me dirlo, ma a questa virtù ho cercato di conformarmi fin dal momento in cui ho iniziato la mia carriera giornalistica. C’è un diritto di parola e di critica ma c’è anche, più tormentato, un dovere di dire la verità. Il dovere di scontrarsi con i poteri forti contempla il rischio di conseguenze, piccole e grandi. Eppure, è il secondo che va conquistato di giorno in giorno, sia a livello individuale che politico. Della fatica di dire la verità si nutre la democrazia e se ne fa portavoce il giornalismo d’inchiesta ed investigativo di cui io sono un umile protagonista. Dico quello che penso e racconto quello che vedo, miei cari. Non tutti lo fanno per questo sono guardato con sospetto. A me interessa la realtà dei fatti. Sento la necessità di vivere nel presente, di costruirmi un pavimento solido di consapevolezza, altrimenti il futuro mi ucciderà, mi vedrà sprofondare sotto il suo peso. Quando scrivo articoli come questo cerco sempre di restare ben ancorato alla vita. Non mi piace chi mente, chi nega l’evidenza. Non invento, io racconto ciò che vivo. Naturalmente, dice sempre Brecht “la verità bisogna scriverla in lotta contro la menzogna e non si può trattare di una verità generica, elevata, ambigua. Di tale specie, cioè generica, elevata, ambigua, è proprio la menzogna. Se a proposito di qualcuno si dice che ha detto la verità, vuol dire che prima di lui alcuni o parecchi o uno solo hanno detto qualcos’altro, una menzogna o cose generiche; lui invece ha detto la verità, cioè qualcosa di pratico, di concreto, di irrefutabile, proprio quella cosa di cui si trattava”. Ebbene, non sto impazzendo. La storia che avete ascoltato, per quanto assurda possa sembrare, è reale e, prima che me lo chiediate posso solo mettermi la mano sul cuore e affermare che non è frutto della mia immaginazione né del delirio più assoluto, è un dato di fatto. Non ho inventato nulla di nulla. Sono avvenimenti accaduti circa una settimana or sono. Accaduti precisamente come ve li ho narrati. Essendo una persona autentica, sono un giornalista, e non sono uno scrittore, ma soprattutto dico sempre quello che penso ed è vero. Dico sempre quello che deve essere detto. Il mio lavoro è una missione, e non percepisco remunerazione alcuna per ciò che faccio; prendere soldi sarebbe immorale.

Dolcissima CHIARA, spero che la delusione non vada ad offuscarti il cuore, che non ti crei mille muri per paura di soffrire. Il tuo Angelo Custode ti sta cercando… e solo se saprai tentare e lottare, allora sarai felice. Lui ti ama e con orgoglio che lo grida al cielo e alle stelle in questo giorno buio dove il pensiero vola a te per dirti che ci sarà sempre. Tutto quello che ha ottenuto nel corso della sua vita da quando è qui sulla terra, se lo è guadagnato, e così pure si guadagnerà il tuo amore. E se dovrà combattere e sacrificarsi per te lo farà perché pensa che tu sia una persona che lo merita. Lascia dunque le calde stelle a cullare le tue riflessioni domenicali con la consapevolezza ch’egli ti dirà che ti ama. Seppur disperato ti saprà aspettare fintanto che un raggio di sole scalderà di nuovo il tuo cuore e di nuovo sarai pronta a tornare da Lui. Non immagini neanche quanto stia soffrendo. No, non è una burla. Sono pronto in quanto giornalista a fare di tutto per convincerti che non ti sto ingannando. Voglio per prima cosa dimostrarti che sono degno delle nobili confidenze che mi hai fatto tuo marito mostrandosi a me per quello che realmente è, rendendomi in tal modo depositario di questa storia di cui sto per farti a mia volta, con una sincerità analoga alla sua, dono. Se solo sapessi a cosa stai rinunciando, ti morderesti le mani. Ci sono persone che farebbero carte false per essere al tuo posto! Pensaci bene.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 17 April 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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