COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 27/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TUO MARITO E’ UN ANGELO

PUBBLICATO IL 27/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TUO MARITO E’ UN ANGELO

PUBBLICATO OGGI 27/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Tuo marito è un Angelo

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami!
HENRY SCOTT HOLLAND (1864 - 1918)

Doveva essere passato più tempo di quanto avessi percepito e, quando ripresi la consapevolezza di me stesso, mi accorsi di non sapere dove mi trovassi. Vedevo solo una grossa luce tonda, come una smisurata palla di color azzurro intenso, luminosissima - bella come mai ne avevo viste - sovrastarmi la testa, e sentii un dolore pervadermi il corpo, come brace che pungola, al confine col male. Voltai lentamente la testa, con cautela, mentre i miei occhi pian piano si abituarono a quel bagliore ardente come il sole ed iniziai a percepire gli oggetti nelle loro forme reali. Ma dove cavolo mi trovavo? Mi trascinai con un’espressione ebete sul viso fino all’angolo di strada a me più vicino, strisciando con le palme delle mani lungo i muri degli edifici alla mia destra, sostenendomi in qualche modo onde evitare di ruzzolare a terra. Tuttavia c’era qualcosa di magico tanto da creare quell’atmosfera incantata, grazie alla quale io mi sentii protetto, avvolto da un senso materno; ero in pace, e sereno, il che era particolarmente strano dato che non mi succedeva mai. Una volta al sicuro cominciarono a tornarmi le energie. Ed ecco che di lì a qualche secondo me lo trovai di fronte, che mi aspettava, spuntato da chissà dove, a soli due passi da me: l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, con tanto di ali candide, impalpabili e flessuose che sembravano essersi formate dalla luce stessa, ed un’ampia tunica. “Siamo nella Parigi alla metà del XVIII secolo. Non stai dormendo né stai sognando... so cosa stai pensando... non ti serve saperlo… Ti ho voluto portare qui, ALBERTO, per farti vedere da dove vengo e come tutto è nato. Ora seguimi e di tutto quello che vedrai stai silenzioso osservatore” - mi sussurrò in un orecchio. Percorreremo un buon tratto lungo la Senna, le cui rive erano appena rischiarate dai soliti lampioni a gas, attraversando quartieri che diventavano via via più poveri, assediati dall’odore del cuoio consumato e di due coppie di cavalli che trainavano una splendida carrozza aperta. Ad un tratto notai due bambini scarmigliati, un maschietto ed una femminuccia, che giocavano a rincorrersi tra eleganti statue di marmo lungo il fiume. Uno dei due, la femminuccia, cadde in acqua e fu portata via dalla corrente. Il fratellino si chinò per afferrarla e così facendo il suo piede scivolò su di una roccia liscia facendogli perdere l’equilibrio. Lottò disperatamente per rimettersi in piedi tentando di abbrancare dei rami, ma finì anch’egli col cadere. Poi comparve la figura di un uomo, doveva essere il papà, e al suo fianco la mamma dei bimbi. Finalmente tutto mi era chiaro. Ora capivo! Dopo averli ben bene squadrati, li riconobbi: Lui era Andrea e Lei era CHIARA e, conscio soltanto del fatto che, mentre avanzavo, il battito del mio cuore stava accelerando, compresi che quei bimbi dovevano essere i loro figli. All’inizio pensai di stare per crollare, ma poi mi resi conto che stavo assistendo al momento della loro morte. A quest’amara vista di un urlo disperato dei genitori - di quelli erano Lui e sua moglie poco più di trecentocinquanta anni fa - l’Angelo Custode si morse ambo le labbra per furore, si percosse la fronte, si stracciò la lunga e bionda chioma che portava e, pervaso da un gelo di morte, si sentì mancare le forze e si lasciò andare sopra un macigno. Quel ricordo faceva male ancora oggi. Disse che non poteva continuare a fingere in quel modo, che ci aveva provato a salvarli, ma tutto questo lo stava distruggendo. Senso di colpa, inadeguatezza, incapacità, erano solo alcune delle sue pene e si aggrappò con tutte le forze al sentimento che provava per la sua dolce compagna, che era l’unica cosa che lo aveva fatto sentire veramente umano nel tempo, pur provenendo dal Cielo. “Quei bimbi che hai visto si chiamavano Gabriel e Blanche… e ora ti mostro un’altra cosa” - disse, e cominciò a srotolare con cautela da una stoffa un piccolo pezzo di cristallo trasparente - “Se tu ci guardi attraverso, vedrai quello che è successo in seguito alla tragica scomparsa dei nostri figli”. E così feci e scorsi sua moglie CHIARA che, tagliatasi le vene del polso sinistro con un rasoio, si stava buttando da un ponte. All’improvviso tutto si fece buio, ed io smisi di udire la di Lei voce disperata; poi di colpo, fui avvolto da una luce bianca e non sentì più alcun dolore. L’angelo era ancora al mio fianco e non la smetteva di piangere. Tuttavia afferrò la mano che gli stavo tendendo, prima di chiudere gli occhi. Tutto attorno a noi iniziò a svanire; la strada, il ponte, le luci, l’acqua, il fiume. Quindi Andrea girò di scatto il capo e disse qualcosa che suonò più o meno come - “Dalla morte di mia moglie e dei nostri bimbi non facevo altro che domandarmi che senso avesse continuare a vivere, abbandonato dalle persone più care che se ne erano andate prima di me, troppo presto, lasciandomi con un pugno di ricordi e la tristezza nel cuore. In quello stesso giorno io mi gettai nella Senna e morii affogato. Fu dopo la mia morte che divenni, non so neppure io come, un angelo custode”. Mentre lo guardavo, le sue lacrime si tinsero di sangue ed i suoi occhi verde smeraldo diventarono rossi. Cercò di afferrami una spalla nel tentativo di rialzarsi, ma a metà del gesto cessò di muoversi. In meno di un secondo riuscì poi ugualmente a spiegare le sue enormi ali che assunsero un color blu terso e cristallino, come la superficie dell’oceano, diventando amaro sapore d’abbandono. Una mite atmosfera spirituale si sprigionò dal suo capo e lo circondò con una vaporosità argentea. Vidi tale atmosfera divenire sempre più scintillante ed entrare in grande agitazione. Da quel corpo angelico si produsse poi una specie di suono, un gemito indescrivibile; improvvisamente ci fu un urlo, un grido d’aiuto quasi inarticolato, somigliante al rumore della brace, alla voce del fuoco. L’angelo sentì un forte dolore alle spalle che gli tolse il fiato e tutte le sue forze affluirono in quella direzione. Le sue Ali d’angelo esplosero come fontane d’energia costituite di fulmini dal rosso più intenso all’arancione acceso. Piccole scariche elettriche percorsero la sua pelle fino alla punta delle orecchie ed intorno a lui una morbida luminosità, che sembrò nascere da un focolare, lo avvolse. La sofferenza che l’angelo aveva mostrato fino a quel momento non era niente in confronto a ciò che la vista della fine della sua famiglia aveva scatenato in Lui. Strinse gli occhi come due fessure e si sollevò da terra, lo sguardo rivolto verso il cielo, e proprio mentre cominciava a piovere a dirotto l’Angelo Custode disse - “Ho bisogno di te, CHIARA. Non puoi lasciarmi da solo. Ho bisogno di te. Ti amo, amore mio, tanto quanto non amai ne amerò nessun’altra donna, e quanto forse nessuno ti ama o potrebbe amare”. La sua adorata compagna non c’era più, e Lui era disperato. Disperato, ma molto testardo, perciò decise che l’avrebbe raggiunta. E partì, con le ali spiegate e con tutta la caparbietà di cui era capace... volò, volò, e ancora volò... contro il vento, contro la pioggia…contro un destino che sembrava accanirsi contro la sua famiglia. Il tempo passò in fretta e si avvicinò rapida la notte. Lui, allora, si preparò per andarsene, ma prima disse con voce roca, abbozzando un mezzo sorriso - “Questi che hai potuto vedere tu stesso sono i fatti di quanto accadde secoli fa ed i fatti non significano niente. La verità è che il mio amore fu talmente forte, per un ordine naturale delle cose, da divenire realtà. Da quel giorno, quello che successe non ha grande importanza, conta quello che sono. E ti assicuro che non è tanto la purezza che ha valore in me, quanto la mia capacità di volare, di sognare ed amare”. Dopodiché Andrea si smaterializzò in pulviscoli iridati illuminandosi di una strana ma energica luce opalescente che mi riverberò dolorosamente negli occhi. Comprendevo come si sentiva... e a quelle parole tirai un sospiro di sollievo e, se mai avessi avuto ancora degli interrogativi riguardo le sue origini, a quel punto svanirono. Probabilmente era anche il suo grande segreto. Vidi poi tutto appannato da principio e subito dopo nero. Il battito del mio cuore aumentò; mi presi paura ma, alla fine, respirando profondamente, tutto tornò come prima, come se nulla fosse successo. Tuttavia sapevo che non era così. Era accaduto qualcosa eccome, ed io non vedevo l’ora di raccontarlo. Senza guardar in faccia nessuno, attraversai la strada di corsa, presi un taxi e subito a casa a scrivere quest’articolo. E proprio in quel momento la commozione divenne in me più forte, quasi convulsiva, come se dietro a tutto ciò ci fosse non una morte, ma la Morte con la M maiuscola che viene avanti su di un carro, e ricordai qualcosa; una famosa poesia di Cesare Pavese che sembrava sintetizzare quanto da me appena vissuto - “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi… questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti”. E mi misi al lavoro scrivendo quanto voi state leggendo. Capii che avevo tra le mani una storia d’amore che travalica ogni barriera spazio temporale per diventare mito e leggenda.

Alessandra Facchi nel saggio “La verità come interesse collettivo” scrive: “concordo con l’affermazione che una società fondata sulla non-verità è una società che funziona male, che procura un danno ai suoi componenti. Correttezza, sincerità, esaustività, trasparenza hanno un ruolo centrale nella comunicazione, nella fiducia e nella cooperazione sociale, nella partecipazione democratica, nella salvaguardia della dignità e dell’autodeterminazione delle persone. Sapere la verità su fatti determinanti del passato, o almeno credere di saperla, è un elemento essenziale anche per l’identità collettiva di un popolo; credenze condivise e stabili nel tempo contribuiscono all’integrazione sociale. Dal punto di vista soggettivo la verità è strettamente legata alla sicurezza. Sapere di conoscere la verità ha una funzione di stabilità sociale e benessere individuale”. E ancora, Giacomo Biffi, nel libro “Missione e coscienza di verità” sostiene: “L’amore per la verità comporta una fiera e irriducibile ripugnanza per ogni presentazione sviata e deforme della realtà. Amare la verità vuol dire odiare la menzogna. Ritenere che la verità sia per noi cibo, respiro, vita, comporta la convinzione che l’errore conduce lo spirito alla morte per denutrizione, avvelenamento e asfissia. Mescolare verità e falsità, o trattare l’ortodossia e l’errore con la stessa distaccata cortesia, significa peccare contro la luce e in definitiva contro l’uomo”. Io ALBERTO DE PRA, giornalista da circa 22 anni sostengo e dico che si può affermare solo ciò che è stato provato. Del resto, il giornalismo investigativo da me praticato per poter redigere articoli come questo - ed in particolar modo il caso di Andrea - esamina i fatti e la loro importanza in maniera ampia e approfondita, e alla fine tutte le proprie asserzioni le sostiene con prove. Ed è nelle prove a mia disposizione, nonché nella mia buona fede e professionalità indiscussa, che sta la differenza tra un breve clamore mediatico ed una storia come questa di cui mi occupo da poco meno di tre anni a questa parte. Ho iniziato ad interessarmi di giornalismo d’inchiesta con la tesi di laurea, quando ormai avevo già ben chiaro che il mio obiettivo sarebbe stato quello di diventare un giornalista di frontiera. Per un giornalista la massima libertà (di pensiero, azione, proposta) si esprime nella massima responsabilità verso le norme deontologiche e le regole basilari del giornalismo, vale a dire l’utilità sociale della notizia, la verità e la “forma” civile dell’esposizione. È la Corte di Cassazione ad affermare che la verità dei fatti, «non è più tale se è “mezza verità” (o comunque, verità incompleta), che deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa». Ma tutto questo non basta. È mia cura puntare sempre e comunque su valori quali: l’onestà, la credibilità ed il senso di responsabilità… di cui io credo essere un esempio. Quella che vi ho raccontato non è una favola, bensì una triste realtà. Io non sono uno scrittore, non lo sono e mai lo sarò; gli scrittori seguono le mode, ed assecondano di continuo le trame selvatiche ed imprevedibili dell’anima. Io al contrario mi sforzo di immortalare la realtà, l’attimo e farlo dall’esterno, senza entrarvi con la mia soggettività, limitandomi a prendere il mondo così com’è. Tutto quello che ho scritto mi sembra paglia a confronto con quello che ho visto e che mi è stato rivelato… ma è tutto documentato e rigorosamente vero.

CHIARA, tuo marito Andrea è un angelo, un vero angelo in carne ed ossa! O dovrei dire veste e piume? Comunque sia, sappi che è tutto vero… ed è un angelo valoroso, pronto a morire per gli ideali che custodisce nel cuore. E l’angelo guerriero che ha gli stessi occhi tuoi che ora lo stanno sfidando: intensi, determinati, carichi di sentimento e d’amore. Vede nel buio quando dormi, vigila su di te, ti aiuta a riconoscere la verità, ad interpretare i segni di ciò che ti aspetta. Quand’egli dichiara il suo sentimento per te, dolcissima sua sposa, significa che tu sei davvero la cosa più importante del mondo. La sua dichiarazione d’amore potrebbe essere tanto preziosa quanto rara... e quando ti dice che t’ama… credigli, ha bisogno di te. Torna a fidarti del tuo dentro e di ciò ch’egli ti ha sempre detto sin da quando sei nata. Ti guiderà dove sei destinata ad andare; sei tu l’artefice della tua vita, non scordartelo mai. Onora il suo amore per te ed ora corri. Per questo Lui è venuto. È stato mandato da DIO, perché tu possa dire: "Lui è il mio Angelo Custode, mi appartiene, mi è stato donato”. È un dono del Signore CHIARA, non un’invenzione. Non disprezzarlo, non tentare di metterlo a tacere, non considerarlo un nemico o una zavorra ingombrante. È il tuo Angelo Custode… ma cosa stai facendo!!!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 26 March 2018
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Andrea Brusa

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