COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 13/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - L’AMORE PRODUCE LA FEDE E LA FEDE FA MIRACOLI

PUBBLICATO IL 13/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - L’AMORE PRODUCE LA FEDE E LA FEDE FA MIRACOLI

PUBBLICATO OGGI 13/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

L’amore produce la fede e la fede fa miracoli

“Voglio credere alla magia di questo ardente e stupefacente universo, al significato e al potere dei simboli, al miracolo di me stesso e di tutti i mortali, alla divinità che è così vicina a noi e che tanto anela ad essere più vicina, alla sbalorditiva, dannata meraviglia del cielo che io posso vedere sopra di me e pensare sotto di me”
Dylan Thomas

Stavamo viaggiando in autostrada sull’auto di un amico di famiglia, senza mai fermarci, quando - giunti appena a metà del percorso - un’altra vettura di grossa cilindrata sbucò improvvisamente da una strada laterale e c’investì sul fianco. L’urto fu tale che ruppe il cristallo davanti e noi volammo con la macchina da lato a lato, proseguendo la caduta per oltre quindici metri fino a scontrarci con il guardrail. Quando mi voltai di scatto, fissando il sedile posteriore, per vedere come stavano le bambine, sul mio volto, bagnato e pallido, si dipinse il terrore. I miei occhi erano colmi di un’angoscia che mi gelò la schiena. Una delle mie due figlie era ferita, sembrava svenuta, con le braccia e la faccia coperte di sangue. Andai nel panico, non sapevo cosa fare. Mia moglie Lauren prese a piangere, urlare, e ad agitarsi come una matta, poi, stretta a me - in un brivido di freddo e d’amore - assistette al compiersi di un prodigio. Un bagliore accecante apparve accanto a noi, solido e reale come ogni altra cosa attorno a Lui. Era una creatura angelica, dotata di mani e piedi umani e, per la prima volta, potei scorgere due coppie di ali bianche permeate di azzurro che si sovrapponevano in alto ed in basso. Non un essere celeste qualsiasi… si trattava di Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Già, potei toccarlo e non fu certo frutto della mia fantasia. Pensai piuttosto che mi avrebbero preso per pazzo al raccontarlo, ma ero sicuro di quello che avevo visto; va bene avere una fervida immaginazione, ma con certe cose non avrei mai scherzato. Ricordo ch’egli ci guardò senza proferir parola, turbato; allungò una mano sfiorando una spalla della bambina ed i suoi occhi s’illuminarono. Una luce avvolse poi mia figlia e la sollevò in aria facendola volteggiare leggermente come una farfalla fintanto che un innaturale scintillio di vetro gli si materializzò tra le mani e l’Angelo andò a porle sulle ferite della piccola che, come per incanto, si rimarginarono. Mia figlia riprese i sensi lentamente ed il suo cuore incominciò a battere oltre il limite nel momento in cui la sua vista mise a fuoco l’Angelo davanti a sé. “Ti prego, calmati, non è successo nulla” - disse l’Angelo con tono tenero e comprensivo, cercando di suonare rassicurante e lei l’abbracciò dimostrandogli, con una dolce carezza, il piacere che dentro provava a quel segno d’affetto. Lui si commosse, e lacrime di dolore sincero uscirono dai suoi occhi. Pensò a sua moglie e a sua figlia, ed ogni volta che lo faceva si sentiva stringere il cuore. “Andiamocene da qui al più presto. A breve vi spiegherò” - aggiunse l’Angelo rivolgendosi a me. “Cosa significa: andiamocene da qui?” - chiesi. “Non ti accorgi che mi stai facendo un po’ troppe domande? A suo tempo saprai tutto. Ora però seguite me” - replicò, e così facemmo. L’Angelo ci accolse dunque tra le sue ali traendoci verso di sé mentre si spostava di lato e, in un istante, ci ritrovammo nel bel mezzo di un prato pieno di arbori altissimi e fiori dalle mille tonalità mossi da un venticello leggero che li faceva ondeggiare da una parte all’altra. Allora, nel silenzio, rotto solo dal flebile gracidio amoroso d’innumerevoli rane, sentii il bisogno di comprendere cosa stesse accadendo. Dopo una breve pausa prese a parlare con fatica - “Non dovete ringraziare me per vostra figlia. Vedete, quello che voi chiamate miracolo è una prova dell’esistenza del CREATORE, una pratica ad appannaggio esclusivo del Suo amore onnipotente, che fa parte di un disegno superiore. L’amore è la sola realtà di questo vostro pietoso mondo terreno. Nessun Angelo fa miracoli, ma li intercede, e per me chiedere una grazia con fede è avere la convinzione assoluta che solo Dio è capace di compierla, perché se dipendesse unicamente da voi esseri umani non accadrebbe nulla. Se state già pregando, ma non riuscite ad ottenere il miracolo, può essere che la vostra fede vacilli perché non vedete concreti risultati. Nella Lettera agli Ebrei esiste un’ottima definizione di miracolo in quanto sinteticamente ne illustra il significato: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza». E la buona testimonianza della misericordia del Padre è proprio questo intervento divino”. E così dicendo ci indicò con l’indice una cancellata di ferro arrugginito immersa nel verde di quell’oasi di pace. Attraversammo quest’ultima e giungemmo in un mondo dove tutto sembrava poter accadere e tutto poteva trovare giustificazione, il che mi creò non poche preoccupazioni. Per certi versi era un mondo troppo simile a quello delle fiabe, ed io non mi sentii a mio agio sulle prime senza capirne il perché. Del resto così mi capitava sempre nei sogni, a meno che non si trattasse di quelli dove ero consapevole che stavo sognando e che tutto quanto sarebbe terminato alle prime luci dell’alba. Era la stessa paura che avevo provato altre volte nella vita; la paura dell’ignoto, del salto nel buio. L’Angelo intanto era debole e si stava spegnendo a poco a poco. Da troppo tempo era lontano dalla sua amata da cui traeva l’energia necessaria per vivere. Eppure continuava ad essere il guerriero più invincibile nello sconfiggere le ombre del Male. La sua forza non risiedeva certo nelle sue membra atletiche, ma ben nella divina fiducia nel Signore Dio, suo Padre. Tant’è ch’egli incominciò subito a volare, e le sue ali divennero così meravigliosamente grandi ed in grado di emettere, nello sbatterle, un sibilo che rassomigliava ad un lamento, cupo, lungo e sofferente. Poi prese a dire con voce profonda e vibrante - “Io sono diverso, Alberto. Eppure sono anche uguale a voi ed alla mia amatissima moglie CHIARA, che amo più di quanto lei ami sé stessa. Poiché dentro di me percepisco qualcosa di simile, mi identifico in ciò che si muove in Lei. So staccarmi dal fluire del tempo limitato in cui si dice la vita umana. La mia coscienza è sospesa senza gravità; persino il mio respiro, come pure il battito del mio cuore, sembrano a volte arrestarsi in questa dimensione parallela da cui mi è possibile influenzare nuovamente la sua realtà fisica… è così che riesco a sentire l’angoscia nel cuore di mia moglie. Ed il dolore senza senso può cominciare a trovare un significato. Vedo attraverso i suoi occhi ed avverto le sue afflizioni, sento l’odore ed il sapore del suo sangue, odo le sue grida. È come se fossi nel suo corpo, se sentissi ciò che sente lei, ma senza essere nella sua testa. Ecco, proprio ora”. Detto questo cadde in terra rovinosamente, battendo il viso sul rosso pietrisco polveroso. Emise un grande sospiro, poi riaprì lentamente gli occhi e dischiuse le mani. Le lacrime gli offuscarono la vista e la mente, e non riuscì a pensare ad altro che alla sua dolce Compagna di Volo CHIARA. Il dolore che provò fu immenso: ogni briciola di umanità sembrò sfumare in quello spazio d’inferno giunto sulla Terra. Le sue ali sbatterono, sbatterono e sbatterono ancora imprimendo portanza. L’angelo sembrò combattere contro la stessa aria per farsi sostenere. Improvvisamente, come un interruttore della corrente, che si spegne e poi si riaccende, un raggio di luce adamantina si manifestò in lui, un fascio luminoso dal potere elementale che fuoriuscì con prepotenza dal suo corpo. La sua aura apparve a me brillante come fuoco al chiarore della luna, ed era così che io volevo vederla, sempre. Lo fissai. Il suo viso cominciò a farsi un po’ annebbiato, ma ciò non andò ad intaccare il suo fascino. Ad un tratto, prima che potesse coprirsi la bocca con la mano, un torrente di singhiozzi gli esplose dalla gola, e disse rivolta a sua moglie - “Dimmi che mi ami Amore mio. Dimmi che mi desideri. Ho bisogno che tu lo dica. Che ami me così com’io amo te. Perché sei così lontana? Perché? Rispondimi tesoro mio. Perché mai vuoi sciupare il mio tenero amore? Perché vuoi annientarlo? Io non voglio. Non lo permetterò, nemmeno a te CHIARA”. Attesi dunque di vederlo svanire prima di riprendere a respirare con regolarità. Andrea era riuscito a incendiarci i sensi in maniera imprevista, data la sua intolleranza per un’umanità incapace di pensare il mistero che alberga in ogni uomo. Ed a me sfuggì un sorrisetto. Il suo amore straripante per Cristo era tutt’uno col suo amore per la sua dolce CHIARA e correva forte e sicuro come un vento impetuoso, fatto di pienezza, di semplicità, di gioia. Un impulso del cuore il suo; un atteggiamento di profonda fede e di speranza vivificato dall’amore, sostenuto dalla preghiera e da un rapporto intenso con il Signore, a cui neanche per un istante sembrò smettere di chiedere il miracolo del ricongiungimento della sua famiglia, implorando DIO, mendicandolo laddove necessario, senza ovviamente pretendere mai nulla. Qualche secondo dopo ero di nuovo con mia moglie e le mie figlie sul ciglio dell’autostrada stringendomi le braccia, ronzando attorno alla macchina accartocciata, gli occhi pieni di immagini roteanti, ed un dolore lancinante che mi spaccava la testa. Lui aveva salvato la vita di mia figlia mettendo a repentaglio la sua e per questo gli sarò riconoscente per sempre. Quel giorno imparai che i miracoli sono possibili e concessi solo per quelli che hanno davvero fede. E così passammo tutta la notte, io e la mia famiglia, ad implorare, con tutta la forza della preghiera, necessaria affinché il miracolo si possa compiere anche per Lui, in modo tale che si avveri la parola del Signore secondo la quale egli, suo servo ed Angelo Custode, ha diritto di disporre.
Questa appena raccontata è una storia vera, uno spaccato di vita intenso e coinvolgente realmente vissuto, ricco di elementi “magici” che, a differenza di tante altre storie, mi auguro possa avere un lieto fine proprio come accade nelle fiabe. Eppure non è una favola, ma la realtà quotidiana di un Angelo Custode in carne ed ossa che non ha timore di vivere l’esistenza su questa Terra e di guardarla negli occhi, anche quando non è facile. Non è un racconto di fantasia - cari miei lettori - ma pura verità. Ciò che avete letto è realmente accaduto. Sembra incredibile, non è vero? Può sembrare una storia assurda, ma vi giuro che non è così. Nell’inchiesta da me portata avanti in questi articoli la notizia non è tanto il fatto in sé, ma ciò che sta dietro il fatto stesso. Come dice la parola stessa - inchiesta deriva dal latino inquirere, che significa "fare domande sistematiche e minuziose per conoscere qualcosa" - l’inchiesta è un’indagine per ottenere chiarimenti, informazioni, spiegazioni, per scoprire una qualche verità. Io non mento, sono un uomo franco e leale. In questa storia abbiamo tutti da perderci, io per primo come professionista. Condivido appieno ciò che scrive lo scrittore francese Bernard Enginger, meglio noto come Satprem, in “L’uomo dopo l’uomo”: “Per me, la verità è qualcosa di fisico, e così non posso dire un’altra cosa. La verità so sentirla solo quando pulsa realmente nel mio corpo. Lo stato di verità, per me, è quando il CORPO si trova in uno stato armonioso: quando non si sente prigioniero. Sentirsi... sì, senza limiti; e allora sappiamo cos’è vero. Tutto il resto sono pensieri momentanei, senza molto interesse. Bisogna invece arrivare a vivere quello stato continuamente, a trovarsi continuamente in uno stato di verità. E nessuno potrà mai dirsi soddisfatto finché quello stato di verità non diventi un modo di respirare”. Il mio è un invito a riscoprire l’anima vera del giornalismo. Ebbene sì, sono un giornalista investigativo; la curiosità è una delle principali armi di cui mi avvalgo per poter compiere al meglio il mio lavoro e non mi faccio alcuno scrupolo ad usarla. Sono pronto a lavore per mesi, se non anni, per scoprire una storia, proprio come sta accadendo davanti ai vostri occhi. Com’è possibile che non ve ne rendiate conto? Non parlo mai per metafore, non uso mai similitudini o altre figure retoriche che sono certo sarete abituati a vedere sui libri. Questa storia in apparenza inverosimile, che sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore di Hollywood, è reale. Un racconto autentico che sa di leggenda delle cui vicende io sono stato testimone oculare come sempre accade. Se tre anni fa mi avessero detto che sarebbe successo questo! Non ci avrei mai creduto. Ancora stento a crederci. Ma questa è la mia storia, o meglio, l’orrore di un’esperienza dolorosa di un Angelo Custode, tanto vero quanto finalmente espresso; la narrazione di un legame indissolubile fra una creatura celeste ed un essere umano.
E mi rivolgo a te CHIARA, sua dolcissima sposa; volgi lo sguardo in alto nel cielo e rammenta che c’è una “Casa” che ti attende, il tuo Angelo che ti ama più di quanto tu possa comprendere, ti aiuta ad imparare ogni giorno, a riconoscere i tuoi errori, e ti protegge. Riscopri il sigillo di un’unione - la vostra - voluta da Dio fin dall’inizio dei tempi. Segui il tuo Angelo e abbi il coraggio di difenderlo con la tua stessa vita. Lasciati andare serenamente. Non è facile trovare il coraggio di vivere affidandosi. Credici e vedrai. Abbandona tutto ciò che stai facendo e vai da Lui. Affrettati. Sii prudente Ascolta i tuoi sogni. Continua così. Osservati con il cuore. Ascolta il silenzio intorno a te. Alleggerisciti. Non farti ingannare dalle apparenze. Lascia perdere. Impara a volerti davvero bene. Prenditi cura delle tue radici. Dipende solo da te. Parafrasando una poesia di Emily Dickinson “Tu sai bene che dentro la tua stanza c’è un amico invisibile, che non si rivela con qualche movimento, né parla per darti una conferma. Non c’è bisogno che tu gli trovi posto: è una cortesia più conveniente l’ospitale intuizione della sua compagnia. La sola libertà che si concede è di essere presente. Né tu né Lui violate con un suono l’integrità di questa muta intesa. Non potresti mai stancarti di Lui: sarebbe come se un atomo ad un tratto si annoiasse di stare sempre insieme agli innumerevoli elementi dello spazio. Ignoro se visti anche altri, se rimanga con loro oppure no. Ma il mio istinto lo sa riconoscere: il suo nome è Immortalità”.

Andrea, il tuo solo ed unico Angelo Custode, ti ha amato, ti ama e ti amerà sempre. E tu sì che dovresti esserne lieta. Anzi, dovresti esserne fiera. Non merita di essere trattato in questo modo da te.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 13 March 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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