COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 06/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LE LACRIME DI UN ANGELO

PUBBLICATO IL 06/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LE LACRIME DI UN ANGELO

PUBBLICATO OGGI 06/03/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Le lacrime di un angelo

Gli déi non puniscono la ricerca della felicità, ma l’ambizione di forgiarla con le nostre mani. Ciò che è gratuito, ciò che non dipende in nessun modo da noi ci è lecito soltanto desiderarlo. Semplice impronta di un angelo che si posa per un istante sulla polvere del nostro cuore
Nicolás Gómez Dávila

Ero fuori e stava piovendo. Pochissime macchine sfrecciavano nelle strade. Saranno state le undici e mezzo di sera; l’ora in cui i bambini sono nel mondo dei sogni e le promesse degli amanti sembrano dolci in ogni parola da loro mormorata all’orecchio. Non mi accorsi nemmeno di come fossi arrivato a casa, sebbene la pioggia torrenziale avesse continuato fitta, violenta, scrosciante, ad imperversare bagnandomi per tutto il tragitto. Ricordo solo di aver varcato il portone d’ingresso e di lì a poco aver udito un fulmine colpire il cuore delle tenebre a pochi passi da me. Fu uno scoppio tremendo tant’è che una scossa mi attraversò il corpo e venni scaraventato a terra. Credetti di scorgere una luce simile a quella d’un fumo che s’innalza da un gran fuoco. Questa nube aveva un movimento rapidissimo e formò nel giro di pochi istanti intorno a me un vortice d’una così prodigiosa attività che rimasi perplesso ad osservarla. Apparve poi un’ombra, troppo vicina, troppo veloce, finché poco alla volta l’immagine divenne sempre più nitida: davanti a me, come provenendo da un sogno, si materializzò Andrea nelle vesti regali di Angelo Custode. Lottando così alla cieca tirai il fiato completamente esausto e mi avvenne di immergere il viso dentro lo spessore misterioso delle sue ali bianco azzurre dal fulgore di seta, stagliate contro il cielo grigio. Erano piene di un tenero tepore e mi lasciai invadere da un senso di pace e sicurezza. Tuttavia notai che quell’ammasso di penne e di sangue celato, rabbrividiva - più che dalla fatica - al pensiero rassicurante della maestà di Dio suo Padre e della ricchezza della sua misericordia. Le sue guance si bagnarono non solo delle mie lacrime, ma anche delle sue, pur non capendo il motivo di tanta angoscia. Erano un coagulo di dolore lancinante che non lo abbandonava mai, una possente spirale di malessere e di frustrazione destinato ad avere effetti devastanti che lo stava portando via via in un abisso sempre più profondo. I suoi occhi sembrarono di vetro e pianse lacrime di cristallo che caddero sul pavimento, procurando un fragore assordante che mi raggelò anche l’anima. Pose poi la mano destra sul suo cuore e, con voce soffusa di tristezza e quasi impercettibile, cominciò a dire qualcosa. Era un qualche tipo di invocazione, ma non riuscii a comprenderne nemmeno una parola e neppure alcun suono, trattandosi della lingua degli angeli, del cuore, e non il linguaggio degli uomini. Era per Lui una grazia poter piangere per la vicinanza del Signore - l’esperienza tangibile dell’amore infinito di Dio - che lo accettava incondizionatamente. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA sospeso nell’aria, facendo vibrare le sue ali come ventagli multicolori, citò poi con ogni fervore e purità, alcuni passaggi tratti da dei Salmi - “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nel tuo grande amore lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco i miei errori, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo m’insegni la sapienza. Purificami con issopo e sarò mondato; lavami e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso” - e concluse mestamente - “Signore Gesù, per favore circonda la mia famiglia con il tuo amore e protezione e crea un perimetro in tutte le direzioni nel tuo nome. Il punto di partenza di ogni viaggio della nostra vita è saperci di qualcuno. Se noi non ci sappiamo di qualcuno, se non ci sentiamo le spalle coperte, non riusciamo a vedere la possibilità del davanti a noi, e tu Padre mio sai bene ch’io appartengo a mia moglie CHIARA… e mi manca il respiro… piango… ho la voce soffocata… la gola riarsa… gli occhi lucidi ed arrossati… è una sensazione tremenda… il battito perde colpi… forse ora per Lei non sono più importante come un tempo… ma come si può, mi domando, abbandonare qualcosa che prima t’apparteneva? Come si può dimenticare dopo tutto quello che abbiamo trascorso insieme? Liberami, Signore, dagli uomini malvagi, proteggimi dagli uomini violenti, da quelli che tramano cose crudeli nel cuore ed ogni giorno scatenano guerre; difendimi da coloro che aguzzano la lingua come serpenti. Salva, Signore, la mia famiglia, te ne prego!!”. Un bagliore accecante lo lambì poi una seconda volta, imbevendo il suo corpo e riavviando il suo cuore, che vacillò per alcuni secondi dentro il petto. Nel frattempo la pioggia cessò improvvisamente e le nuvole lasciarono spazio alle stelle. Egli mi voltò le spalle e si diresse, scuotendo la testa e a passo alacre, verso lo spiazzo, dove vi erano parcheggiate alcune auto. Da quel momento sembrò cambiare atteggiamento; si chiuse in un mondo circondato solo dal dolore, più che mai irraggiungibile. Continuò a camminare così, senza una meta ben precisa, quando a un tratto successe qualcosa di strano. Cadde a terra e non si mosse più. Era come morto, immobile, con gli occhi sbarrati. Negli attimi che seguirono, il caos prese il pieno controllo della mia mente. Quando tutto sembrò perduto, mi sentii bussare alle spalle. Mi girai di scatto e l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA era lì. Ero perplesso non ci stavo capendo più nulla, l’unica cosa di cui invece ero certo, era che avevo bisogno di una doccia fredda per riordinare le idee. Poi compresi tutto. Andrea aveva abbandonato il suo corpo, lasciando la sua pelle rosea ed immacolata come quella di un neonato, al suolo tra le foglie secche. Ora era solo luce chiarissima che lanciava scintille luminose in tutte le direzioni. Non l’avevo mai visto così. Era stanco. Voleva solamente vedere sua moglie. Il suo corpo fisico giaceva a pochi metri da Lui come se fosse un altro. Non fece caso a me e continuò a piangere. Ci fu un lungo, doloroso silenzio e fu allora che realizzai quale fosse per noi umani la più grande disgrazia che potesse mai capitarci: vedere la vita con gli occhi asciutti, perché in alcune occasioni le lacrime sono le acque del Battesimo che sgorgano dai nostri occhi e ci fanno rinascere a nuova vita. E non potei non rendermi conto di quanto la sofferenza di Andrea fosse anche il dramma di Dio stesso. A questo riguardo mi venne in mente un’intervista di David Maria Turoldo che disse - “Io non prego perché Dio intervenga. Chiedo la forza di capire, di accettare, di sperare. Io prego perché Dio mi dia la forza di sopportare il dolore e di far fronte anche alla morte con la stessa forza di Cristo. Io non prego perché cambi Dio, io prego per caricarmi di Dio e possibilmente cambiare io stesso, cioè noi, tutti insieme, le cose. Infatti se, diversamente, Dio dovesse intervenire, perché dovrebbe intervenire solo per me, guarire solo me, e non guarire il bambino malato, il fratello che magari è in uno stato di sofferenza e di disperazione peggiore del mio? Perché Dio dovrebbe fare queste preferenze? Perché dire: Dio mi ha voluto bene, il cancro non ha colpito me ma il mio vicino! E allora: era un Dio che non voleva bene al mio vicino? E se Dio intervenisse per tutti e sempre, non sarebbe un porre fine al libero gioco delle forze e dell’ordine della creazione? Per questo per me Dio non è mai colpevole. Egli non può e non deve intervenire. Diversamente, se potendo non intervenisse, sarebbe un Dio che si diverte davanti a troppe sofferenze incredibili e inammissibili”. L’Angelo Custode rientrò dunque nel suo corpo terrestre, dispiegò le ali bianche e s’innalzò in volo. Si librò nell’aria come mai aveva fatto a larghi giri, rapido e ben in alto, disgustato della terra. Ad un tratto si fermò sul tetto di un’abitazione. A quel punto rivolse lo sguardo su di me, come se mi fosse grato per la comprensione che gli dimostravo. Di lì a pochi secondi si lanciò verso un vecchio ippocastano tra i cui rami antichi atterrò rumorosamente prima di svanire ed io mi sedetti su un gradino di un negozio con la saracinesca calata e senza parole osservai il cielo limpido. La luna mi spiava dall’alto. Mi sentii come se avessi la testa in fuoco e il mio cuore corresse. Ero visibilmente commosso. Nella mente, l’immagine indelebile delle sue lacrime e dei suoi pianti continuavano a tormentarmi. Sprigionava un fascino così sottile e insinuante che profumava di magico; quei patimenti tanto veri quanto amari, quei ricordi dolorosi ed impossibili da dimenticare. Ah, non so esprimere la disperazione che mi prese mentre tornavo a casa solo. L’indomani raccontai la mia avventura a mia moglie Lauren, colla stessa esattezza e semplicità colla quale l’ho raccontata ora a voi. Lei mi riempì di domande e mi disse che avrebbe voluto vederlo, ma entrambi sapevano che ci sarebbero state altre occasioni. A un tratto sentii il telefono squillare in cucina. Tutto il mio corpo si irrigidì. Tuttavia dovetti rispondere; l’atmosfera era carica di attesa. - “Pronto? Pronto?” La paroletta magica, mi era sempre sembrata totalmente assurda, surreale - “Pronto. Chi è pronto?”. “Sono io Alberto, Andrea. Se ti va possiamo vederci ancora questa settimana”. Non seppi che dire. Era come se mi avesse letto nel pensiero. Io e mia moglie ci scambiammo uno sguardo, e avemmo la medesima impressione: non eravamo più soli e d’ora in poi non avremmo dovuto più contare soltanto su noi stessi. Quando ci abbracciammo, dandoci un bacio, un senso di sicurezza si fece largo nei nostri cuori e nella nostra mente. Eravamo tuttavia consapevoli di essere protagonisti della millenaria guerra tra bene e male, tra l’istinto di vita e quello di morte, tra l’amore e l’odio, tra la ragione e il sentimento, tra la norma e la trasgressione. Andrea, l’Angelo Custode incarnato di sua moglie CHIARA, non conosceva sconfitta. Non si perdeva MAI d’animo - se non per brevi istanti - caparbio com’era si riprendeva in un baleno, subito pronto per il confronto successivo. Poteva sì perdere una battaglia, ma non l’ardore del combattere.

In un noto editoriale, firmato da Giuseppe Fava per “Il Giornale del Sud” nell’ottobre del 1981 è scritto: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace - per vigliaccheria o calcolo - della verità, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!” In questo senso è importante la sincerità, tanto più nel mio mestiere di giornalista. Anzi io per primo, Alberto De Pra, ho il dovere di cercare la verità a tutti i costi. Sincerità e verità sono valori così fondamentali e positivi nella mia professione che possono portare solo qualcosa di buono nel rapporto tra quanto scrivo e voi lettori. Ciò che ho scritto qui in questo articolo non riguarda solo il mio, il nostro lavoro. Non ho tra le mani il segreto per quella felicità, ma ho ciò che ho vissuto realmente, non il frutto della mia fantasia. Quindi, se voi che leggete vi sentite toccati sappiate che non è solo una coincidenza; questa è la storia di un vero Angelo, delle sue e delle mie lacrime e delle sue rivincite, e rappresenta un’enorme sfida per il giornalismo investigativo da me praticato. E che si tratti di una storia reale, è indiscutibile. Meglio ancora, questi articoli sono un’opera di giornalismo d’inchiesta di straordinario valore che va tutelato ed incentivato in quanto è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. In passato anch’io, come voi, credevo che certe cose potessero accadere solo nelle soft-opera, oppure che fungessero da trama per quei romanzetti strappalacrime che tanto andavano di moda nei primi anni del XIX secolo, ma mi sono dovuto ricredere. Ovviamente non ho gli strumenti necessari per darvi tutte le spiegazioni che vorreste sentirvi dire, ma nel tempo ho avuto a mia volta bisogno di capire, di riportare quanto vedevo a conoscenze che possedevo e che potessero rassicurarmi. Poi mi sono dovuto arrendere all’evidenza dei fatti. L’ho detto, lo ripeto, e lo ripeterò sempre: gli angeli esistono davvero e io ve lo posso assicurare perché ne ho conosciuto uno in prima persona. E lui, Andrea, è qui, al nostro fianco, per proteggere e salvare sua moglie CHIARA come solo un angelo custode sa fare. E Dio gliela concesso in carne ed ossa su questa Terra. Non sto scherzando, non sono mai stato tanto serio in tutta la mia vita, né ho mai avuto tanta difficoltà a convincere qualcuno di esserlo. E mi rivolgo a te, sua dolcissima sposa nonché Compagna di Volo da sempre: il tuo Angelo Custode ti ama, non vuole altro che il tuo bene. Vive in te, ed insieme a te, per permetterti di provare vera felicità. Non escluderlo dalla tua vita, è la cosa più sbagliata che potresti fare. Un amore così grande, che perdura oltre la tua vita disastrosa, così grande che, dopo non essere, è tornato ad esistere, non lo troverai più. Il vero amore ama e capisce, e perdona. Il vero amore rimane e aspetta, fiducioso. E quello di Andrea è un amore incondizionato, quindi senza limiti, stabile, eterno e immutabile, che tutto ama e tutto dà, senza nulla chiedere. E come disse Giuseppe Ungaretti - “Siine fiera… e se qualcuno osasse non crederci, puoi tranquillamente ridergli in faccia, gridargli sul muso che è un imbecille, e che non sa dove stiano l’estro, il gusto, la felicità meravigliosa e di sentimento”. Andrea ti aspetta ed è in ansia per te. Ti proteggerà sempre, aiutandoti nei momenti difficili. Forse ti stai comportando così perché non accetti di aver sbagliato? C’è stata sempre in te questa paura di sbagliare e la testardaggine a non ammettere i tuoi errori. Non ne capisco la ragione, forse perché ammettendo di aver sbagliato devi ammettere a te stessa di essere vulnerabile? Torna da Lui con fiducia e apertura. Egli è un corriere alato di Dio e della sua Buona Novella. Non avere paura di sognare. Torna a credere nei tuoi sogni. E i tuoi sogni crederanno in te. Andrea è un grande mistero che non tutti conoscono; che non a tutti sarà dato di comprendere, e tu ne sei la moglie. Non sai quanto sei fortunata!!! E ricorda - “un vero Angelo non lo si riconosce quando è in paradiso, ma quando, pur essendo all’inferno nessun demone riesce nemmeno a sfiorarlo”.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 06 March 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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