COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 16/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - L’IGNORANZA INDUCE A PENSARE CHE L’IMPOSSIBILE ESISTA

PUBBLICATO IL 16/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - L’IGNORANZA INDUCE A PENSARE CHE L’IMPOSSIBILE ESISTA

PUBBLICATO OGGI 16/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

L’ignoranza induce a pensare che l’impossibile esista

“Di che cosa è fatto l’impossibile? L’impossibile non è un oggetto della realtà. L’impossibile non è un pensiero nativo della mente, perché è indotto dalla paura o dalla pigrizia. Che cos’è allora l’impossibile? L’impossibile è un pensiero, frutto del cattivo funzionamento della macchina umana. L’impossibile è l’impotenza che si manifesta nell’uomo allorché perde l’integrità e smette di funzionare in modo naturale. L’impossibile è la divisione interna all’uomo che diventa negazione della vita”
Amato Russomano (Mille Pensieri di Libertà)

Un attimo prima ero fuori sul terrazzo di casa mia a fissare il cielo buio, quello dopo mi trovavo in una radura rischiarata dalla fioca luce delle stelle in un luogo che neppure conoscevo. Non so nemmeno come ci arrivai, ma mentre venivo appoggiato da una strana energia su di un qualcosa di duro, sbattei le palpebre, per veder meglio. Non capivo niente. Era tutto senza senso, assurdo. Guardandomi attorno spaventato scorsi una pozza di alghe e melma che gorgogliava nell’oscurità; un ribollire raccapricciante, un lungo sibilo velenoso che pareva illuminare l’area circostante di un chiarore fosforescente e malsano. Lì riverso, fra i sassi, orrendamente dilaniato, come se una bestia feroce furtiva dai denti aguzzi gli avesse frugato nelle viscere in cerca di qualcosa, c’era uno strano essere, che a prima vista sembrava un uomo, e proprio stava vicino alla pozza. Non respirava, almeno in apparenza, e non dava alcun segno esteriore di vita, eppure non era cadavere. A braccia aperte, come crocifisso a terra, con gli occhi ermeticamente chiusi non si muoveva, era immobile sotto la brina notturna. Non ci crederete, ma quella persona era uguale ad Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, seppur nelle sue sembianze mortali. Sì… sembrava proprio lui. La mia vista pareva finita in quel posto, perché non riuscivo più a scollarmi da lì. Ho aspettato non so per quanto tempo senza poter far nulla. Poi un’entità celeste apparve al suo fianco. Io sollevai la testa ed una lacrima mi scese sulla guancia dall’angolo dell’occhio. Mi inginocchiai sulla creatura supina al suolo e gli posai la punta delle dita alla base del collo. Era vivo! “Che ha fatto, per essere maltrattato in questa maniera?” - domandai. "Non è morto… non temere" - fu la risposta lapidaria dello strano essere, ed aggiunse - "Non è, ecco. Non esiste". "Come può non esistere qualcuno?" - diss’io. "Beh... uno che non è mai nato non esiste" - rispose. "Lui però è nato. Ha avuto una figlia. Non è morto, perciò...?" - chiesi stupito. "Forse è andato semplicemente via" - replicò. "Ma via dove? E perché?" - domandai. "Ci sono domande a cui non si può rispondere, ma sappi che come Angelo Custode sulla Terra, Lui è reso immune dall’invecchiamento e dalla morte. L’unica vera minaccia alla sua esistenza è l’energia negativa o diabolica. Solo un demone può uccidere un angelo” - poi l’entità sparì nel nulla lasciandomi di fronte a quella scena inimmaginabile; unicamente l’adrenalina riuscì a sostenermi. Piansi serrando i pugni. Vidi i pezzi di una fotografia della sua amata CHIARA, sua moglie, giacere davanti a lui su di un telo color terra, e un largo saio dello stesso colore. Ne doveva aver accarezzato piano ogni filamento prima di andarsene, mormorando parole di scusa, ma era evidente che non aveva saputo dirle addio prima di spegnersi del tutto. Lasciai così che fosse la rabbia, un fiume caldo ed impetuoso che mi tinse di porpora le guance e mi fece divenire lucidi gli occhi, a guidarmi, scorrendomi sotto pelle ed aspettando, paziente, il momento giusto per esplodere. Ad un tratto, con mio sommo stupore, un bagliore gli si sprigionò dall’interno e si diffuse per tutto il suo essere e due ali enormi, rilasciate mollemente sul dorso, iniziarono anch’esse ad emanare una tenue luminescenza. Stava sicuramente succedendo qualcosa. Ma non capivo cosa. Poi fece un respiro profondo ed avido e tornò in vita. Era di nuovo tra di noi. Gli chiesi il perché di tutto ciò e mi rispose - “Volevo tornare a casa, su nel Cielo… ma poi ho scelto di rimanere qui, per sempre, accanto alla mia famiglia. Mia moglie e mia figlia hanno bisogno di me ed io di loro” - ed iniziò a piangere prima sommessamente, poi singhiozzando e tossendo. Allora compresi che l’impossibile non esiste. Come disse Ella Wheeler Wilcox, scrittrice e poetessa statunitense: “non esiste né circostanza né fato che possa ostacolare l’azione costante e la ferma risolutezza di un animo puro e determinato nel perseguire i propri scopi e tenere fede agli impegni”, ed è proprio vero. Capii quanto l’amore fosse davvero un potere straordinario, oltremodo stupefacente e sensibile. Si dice che Dio sia amore allo stato puro e che con il divenire più cosciente, la creazione esprima un amore ancor più grande. L’essenza della vita sensibile, qualunque sia la sua coscienza, è quella di camminare verso la Luce, nell’Amore; e dunque la vita diventa più perfettamente se stessa quando il cuore inizia ad espandersi ben oltre il corpo, fino a diventare tutt’uno con quell’amore, proprio come stava capitando all’Angelo Custode. Egli intanto, riacquistate le indebolite sue forze, si rimise in piedi e girò confuso all’intorno alcune volte. Non l’avevo mai visto così. Per quanto fosse debilitato dalla prigionia in un corpo che non sentiva più suo, era pur sempre una creatura del Cielo. Il corpo dell’Angelo sfavillò nelle fiamme bianche emettendo una luce luminosissima; fu un’istante molto intenso che mi fece accelerare i batti del cuore e che non sapevo dove ci stesse portando. Ricordo solo che per un attimo sembrò tornare il giorno, poi un urlo da far accapponare la pelle... un urlo di dolore, e l’attimo dopo, tutto parve essere tornato come prima. Avvertii scorrere forte la vita dentro di Lui, ed egli percepì che tutte le sue energie all’improvviso erano tornate, ed era di nuovo potente e vigoroso. Perdurava tuttavia in Lui un atteggiamento di grande umiltà e gratitudine verso le intemperie del tempo e dello spazio e nei confronti dei suoi stessi propositi, dei suoi bisogni, e dei suoi stessi desideri, tra i quali primeggiava il sogno di liberarsi un giorno della vergogna e del timore di dare un’immagine negativa di sé a se stesso e agli altri, una paura che l’accompagnava da sempre, da quando era cosciente di appartenere ad un mondo così diverso e lontano dal nostro. Dopo un po’ disse, con fare enigmatico e inclinandosi verso me: “La conosci Alberto la favola dell’Angelo di Hans Christian Andersen? Sai, la fiaba narra le vicende di un angelo che porta un bambino su nel Cielo. Ma anche lui era stato un bambino, prima, sulla questa terra, proprio come lui, e sembrava conoscerlo bene. Anzi: mentre lo trascinò in Paradiso, si mise a raccontargli tutta la sua storia. Quando il bimbo gli chiese come facesse a conoscere tutte quelle cose di lui, a quel punto l’angelo gli rivelò la verità. La storia termina con il bimbo che, guardando il viso bello e sorridente dell’angelo, giunge in cielo, dove non c’era più la sofferenza, ma solo gioia e beatitudine. Il Signore lo strinse a sé ed al suo cuore ed insieme all’angelo volarono via”. “Che cosa stai cercando di dirmi?” - diss’io. “A volte” - rispose Andrea - “vorrei essere io quel bambino per poter tornare nella Grazia di Dio e correre per i boschi e le praterie celesti e così sorridere al sole ed alla gente. Vorrei che tutto questo avesse un termine ed io proprio come un bimbo potessi tornare a giocare con gli aquiloni colorati e con i miei sogni d’amore continuando a dire ti amo alla mia dolcissima sposa CHIARA”. L’Angelo mi guardò poi per un’ultima volta e deglutì a fatica. Mi salutò dandomi una carezza con il palmo della mano rovesciata ed io sentii il suo tremare. Ricambiai il saluto, si allontanò da me, dispiegò le ali ed il vento che mosse fu così forte che lo percepii anche se ero già parecchio distante da Lui e poi scomparve nell’immensità del cielo come inghiottito da una barriera invisibile. Per un istante provai un forte dolore ed una specie di inspiegabile inquietudine; ero di nuovo solo e godevo dell’aria che mi penetrava nei polmoni, riuscendo a sentire il sapore dell’umidità e la dolce brezza dell’evaporazione delle perle di sudore sulla mia pelle; ma sapevo che sarebbe tornato presto. In compenso per me quel giorno non fu facile tornare a casa, riprendere la mia vita e non soffermarsi neanche per un attimo a pensare a Lui. La forza di combattere faceva parte del suo DNA da sempre, eppure ora non avrebbe voluto trovarsi a lottare contro un avversario tanto forte. Mi toccò tornare a piedi sulla strada principale per trovare qualcuno che mi desse un passaggio e lì avvertii in lontananza l’ululato di una sirena della polizia. Ero sconvolto, sorpreso, confuso, agitato come la palla del maglio nella curvatura della mazzetta... non sapevo cosa dire, volevo solo andarmene da quel luogo. Non provavo che rabbia. Me la si leggeva in volto: nella tensione delle labbra, del mento. Fors’anche per questo la macchina della Polizia si fermò davanti a me ed uno dei due agenti mi chiese se avessi bisogno d’aiuto ed io gli risposi: “Sì grazie, mi sono perso”. Mi domandarono chi fossi, da dove venissi e che facessi da quelle parti. Avendo soddisfatto alle loro domande con risposte generali mi diedero un passaggio su per il colle e mi lasciarono ad un solitario crocevia, al limitare di una cittadina di campagna, dalla quale io stesso mi recai alla più vicina stazione ferroviaria. Nel giro di un paio d’ore ero di nuovo a casa. Mia moglie Lauren e le mie due figliole non erano ancora tornate. Pensai di chiamarla. Poi decisi di aspettare. Quella sera le avrei comunque raccontato tutto, sicuro di trovare conforto e sostegno nel suo abbraccio e nella sua solidarietà. Nel frattempo mi diressi nello studio. Presi un libro a caso dalla mia libreria, ed iniziai a leggere una delle opere di Arthur Rimbaud…. : “Sarà perché coltiviamo la bruma! Mangiamo la febbre con le nostre verdure acquose. E l’ubriachezza! E il tabacco! E l’ignoranza! E le abnegazioni! - Com’è lontano tutto ciò dal pensiero della saggezza dell’Oriente, la patria primitiva? Perché un mondo moderno, se si inventano simili veleni! La gente di Chiesa dirà: Chiaro. Ma tu vuoi parlare dell’Eden. Non c’è niente per te nella storia dei popoli orientali. - È vero; è all’Eden che pensavo! Che può mai essere per il mio sogno, questa purezza delle razze antiche! I filosofi: Il mondo non ha età. L’umanità si sposta, semplicemente. Tu sei in Occidente, ma libero di abitare nel tuo Oriente, antico quanto ti occorra, - e di abitarci bene. Non essere un vinto. Filosofi, voi siete del vostro Occidente. Spirito mio, in guardia. Niente scelte di salvezza violente. Esercitati! - Ah! La scienza non va abbastanza in fretta per noi! - Ma mi accorgo che il mio spirito dorme. Se fosse ben sveglio sempre, a partire da questo momento, arriveremmo presto alla verità, che forse ci circonda con i suoi angeli in lacrime!... - Se fosse stato sveglio fino a questo momento, non avrei ceduto agli istinti deleteri in un’epoca immemorabile!... - Se fosse sempre stato ben sveglio, navigherei in piena saggezza!... Oh purezza! purezza! È stato questo minuto di risveglio a darmi la visione della purezza! - Mediante lo spirito si giunge a Dio Straziante sventura!”. Allora mi chiesi se fosse tutto un caso o se Andrea mi stesse ancora cercando di comunicare qualcosa. Forse un giorno lo scoprirò.

Si può essere giornalisti ad ogni età, ma c’è una cosa che non bisogna mai scordare, l’onestà: La qualità più importante per chiunque scriva su di una testata giornalistica è essere onesti con il lettore. È d’obbligo raccontare il vero e dire sempre e ad ogni costo la verità, rendendo omaggio all’oggettività della notizia più che al rigore delle proprie opinioni personali. Io non ho mai cercato di prendere in giro nessuno. Del resto se non scrivessi quello che vedo effettivamente accadere davanti ai miei occhi penserei che il povero Dio mi abbia mandato sulla terra per niente e, come dice Alessandro Cinquegrani - autore e ricercatore universitario - nel corso di un’intervista: “Credo che una buona tecnica di scrittura sia quella senza trucchi. Purtroppo i trucchi si vedono, si riconoscono, si percepiscono. Ciò non toglie che la scrittura sia tecnica, ma questa tecnica deve aderire a moti interni, deve svilupparsi come voce. Quando si conosce un po’ la tecnica si riconoscono i punti in cui si può inserire la parola a effetto o la situazione strappalacrime, il trucco pirotecnico, ma il solo consiglio di fronte a queste cose è evitarlo. È la scelta più difficile e rischiosa, ma bisogna provare a non forzare l’emotività, provare ad essere onesti con se stessi e col lettore”. Ed io Alberto De Pra in prima persona ho sempre sostenuto che il lettore non vada ingannato mai e chi altrimenti fa, non l’istruisce di certo. Non dico che sia un mestiere semplice il mio, certamente non deve diventare un modo per guadagnarsi da vivere, bensì qualcosa di più, che ha una grande dignità ed una grande bellezza, perché è consacrato alla ricerca. Un buon giornalista investigativo - quale io sono - è un po’ come un sacerdote: deve avere la chiamata, la vocazione, avvertirne la missione. E l’unico modo per non tradire le aspettative del lettore è l’onesta intellettuale da parte di chi come me scrive per professione. Tommaso Mazzoni in un documento dal titolo “L’involontario soggiorno” sostiene giustamente che “chi scrive non deve mai piegarsi a ragionamenti che possano portare a vantaggi, seppure soltanto della propria immagine. Come pure non dovrebbe determinare omissioni od annacquamenti, perché potrebbero ingannare chi legge con piena fiducia, precedentemente acquisita verso quel determinato autore. Meglio cioè la totale omissione della pagina non del tutto veritiera e, parimenti, meglio tacere un concetto o una notizia piuttosto che mentire in toto od anche solamente in parte”. Ebbene, questa secondo me è l’onestà intellettuale e morale di una persona che si trova a redigere un articolo di cronaca come quello che avete appena letto. Perché di cronaca si tratta, non di mie fantasie… e la cronaca è uno dei settori principali dell’attività giornalistica. Questa è una storia rigorosamente vera, tanto vera quanto drammatica ed è per tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno amato davvero, profondamente, irrevocabilmente, anche in mezzo ad un disastro. Di sicuro, non stiamo parlando del frutto della mia immaginazione, ma di un essere celeste, un’entità superiore come un Angelo Custode, dagli occhi tormentati e tormentanti, capace di volare sospeso tra la vita mortale e la sfera divina. Un Angelo in carne ed ossa che attorno a sé ha l’aura che hanno tutte creature celesti, l’innocenza e la fragilità che solo loro sanno mostrare e che dà loro malizia e forza. Già… è tutto vero. Non ho inventato niente prima, non ho inventato niente adesso. Sono fatti accaduti poche settimane or sono. Accaduti precisamente come ve li ho trascritti.

L’amore del tuo Angelo Custode per te, dolcissima CHIARA, è sicuro, ed è forte come le sue ali, vivo come il manto che ne orna le spalle. Ma ampia e splendente è la veste e ti dice: “Spera!”. Non ti sto prendendo in giro, ti sto dicendo la verità. Vedi che non sei mai sola? Lo vedi in ore di grande sicurezza nella tua condizione spirituale e di grande gioia. Lo vedi ora in cui gli eventi ti portano a dubitare completamente della tua missione e in cui la tristezza della solitudine spirituale ti accascia. Lo vedi perché c’è. Sempre. Amalo come un glorioso fratello che ti ama. Non troverai mai nessuno al mondo che ti ama come Lui perché l’amore di un Angelo è incondizionato, non chiede niente in cambio. Egli non ama in te soltanto la donna. Si sente uguale a te e nello stesso tempo inferiore a te. Nessuno si merita tutto il dolore che ha ricevuto Lui, nessuno. Perciò adesso, CHIARA, rialzati, va da Lui, da colui che ti ama, e ricominciate una nuova vita insieme. Questi articoli non sono una farsa. Non è stato facile nemmeno per me accettare tutto questo. Mai e poi mai avrei creduto possibile una cosa del genere. Dovrei forse negare chi Lui sia per far piacere a coloro che preferiscono non credere? Scordatelo! So quello che ho visto. E non lo dimenticherò. Devi credermi prima che sia troppo tardi. La tua vita dipende da questo.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 16 January 2018
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!