COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 09/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TRACCE D’INFINITO

PUBBLICATO IL 09/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TRACCE D’INFINITO

PUBBLICATO OGGI 09/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Tracce d’infinito

Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio e se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato
(William Shakespeare)

Sopra di me, il soffitto a doppio spiovente di legno di cedro - dei cui fregi, realizzati con grande abilità e raffinatezza, a quel tempo non comprendevo la preziosità - era dipinto tutto di celeste con decine e decine di stelline d’oro. A sinistra dell’altare, odorante di rose e d’incenso, sovrastava, sospeso, un Angelo di marmo bianco con la corona in mano, in precario equilibrio davanti alla statua della Madonna a braccia distese, ed in atto di posarla sul capo di essa. Il tutto illuminato da un cero che dava il chiarore necessario a quegli oggetti. Io, lì, dinanzi alla scultura della Vergine a pronunciare con devozione una supplica di Sant’Ildefonso da Toledo - che studiai tanti anni prima sui banchi di scuola e che molti di quanti leggeranno queste righe certamente ricorderanno - e che mi sgorgò spontanea dal cuore: “O mia Signora, o mia protettrice, Madre del mio Signore, ancella del figlio tuo, Madre del tuo Creatore, io ti prego, io ti scongiuro, io ti supplico perché io riceva lo Spirito del mio Redentore; concedimi di intendere degnamente le tue vere prerogative e di amare tutto quello che è vero e degno di te”. Uscii dalla chiesa con la certezza che la Madonna vestita di seta bianca, sfavillante d’argento, mi avesse ascoltato. Dopodiché presi l’auto, percorrendo il tragitto al contrario per tornare verso casa. Nell’aria si percepiva un delizioso profumo di fiori a cui non prestai molta attenzione. Ad un tratto, lontano davanti a me, giunse l’eco attutito di uno scoppio ed un piccolo vortice d’aria si formò senza la presenza di una perturbazione, poi in un susseguirsi veloce di lampi, intravidi vagamente una figura. Apparve Andrea, nelle vesti di Angelo Custode, era la verità nella vita senza realtà della sua protetta nonché moglie Chiara. Rimase sospeso a mezz’aria per meno di un battito di ciglia e l’aura azzurra intorno a lui aumentò d’intensità. Poi il gorgo, ribollente di luce bianca, smise di crescere ed iniziò a rimpicciolirsi sino a svanire. L’angelo cadde a terra ed il vento cessò di soffiare, lasciandomi scombussolato ed atterrito. Tutto terminò inaspettatamente come era iniziato. Giaceva immobile a terra, riverso in una pozza di sangue, ed era un’immagine che non potevo sostenere. Aveva gli occhi aperti e le sue ali erano più pesanti del solito; erano morbide come seta e si muovevano con delicatezza, emanando un fulgido bagliore. Non stavo sognando, di certo non stavo sognando. Mi levai l’orologio, lo accostai all’orecchio; potevo sentirne il ticchettio. No… non stavo sognando, cari miei lettori. Esistevo veramente. E davanti a me vi era un angelo ferito, nunzio ed operatore di cose forti, discendente dal cielo, e coperto di nubi, quale messaggero dei segreti consigli di Dio suo Padre. Lo caricai in macchina a fatica e lo portai in un piazzale di cemento completamente deserto. Il cielo sopra le nostre teste era attraversato da nuvoloni grigi carichi di pioggia che tanto più si facevano cupi, quante più gocce si andavano ad accumularsi. Un vento freddo e penetrante spirava a raffiche da ovest, sollevando un considerevole nugolo di polvere e cartacce. Lì, lontano dagli occhi indiscreti dei passanti lo adagiai al suolo. Boccheggiava come un pesciolino fuor d’acqua, poi sembrò riprendersi. Fece un respiro profondo e si girò verso di me. Molto lentamente si rialzò e, ciondolando come un vecchio ubriaco si rimise in piedi. Fu allora che una luce potente si sprigionò dal suo petto e accolse tutto quanto nel raggio di alcuni metri. Le ali alle sue spalle erano tornate ad esser ciò che erano state un tempo, o piuttosto ciò che sarebbero divenute se gli fosse stato concesso di rimanere nella Luce. “Stai tranquillo Alberto” - diss’egli - “Ora sto bene. Finalmente sto bene. Non ho più male. Perdo energie e potere ogni volta che mi allontano da mia moglie. Lei è la mia forza, la mia logica, e la mia coscienza che mi guida e mi accompagna giorno dopo giorno e a volte il dolore per la sua lontananza si fa sentire più del solito con ripercussioni anche gravi sul mio stato di benessere fisico generale. Mi ci sono abituato, ormai. Adesso però, vieni qua, ti devo raccontare una cosa. Avvicinati a me. Chiudi gli occhi. Ascolta con tutto il tuo cuore” - terminò con voce dolce come il miele ed un luccichio di lacrime negli occhi. Attese un pezzo, poi riprese sospirando: “L’Amore eterno esiste... Non credere a chi mormora che l’amore è solo un’illusione… a chi sostiene essere un’idea che andiamo a formare nella nostra testa e nel nostro ventre e in cui cerchiamo inconsolabilmente di forzare la realtà delle cose. L’Amore esiste ora e perdurerà fintanto che le creature umane sapranno percepirsi così vicini al proprio sé, alla propria metà della mela, tanto da scorgere, intendere, cogliere, ogni più recondito pensiero o profonda sensazione dell’altro, come fosse propria. L’Amore non finisce, non dura tanto o poco. L’amore non ha tempo, non termina, non si conclude come i capitoli di un bel libro che, per quanto possa essere appassionante e commovente, ad un certo punto verrà poi richiuso e riposto all’interno di un polveroso scaffale, in un piccolo angolo nascosto della memoria e mai più riletto. L’amore non si uccide e non si danneggia: rimane vivo, e vive per amore di se stesso. L’amore dell’amante è questa dedizione di sé, rinnovata ogni istante per permettere a due persone di amarsi oltre la morte, tanto da condizionare la vita di chi li circonda, compresi i loro stessi figli, senza mai temere che l’eternità avvizzisca quei petali setati che, con tanto impegno e tra tante insidie, ha costruito e mantenuto. Non esistono cure brevi ed immediate all’amore, non basta più uno sciroppo e nemmeno una pillola. Né vi è tempesta che possa intaccare un AMORE VERO; l’amore esiste e ci conduce nelle scelte della vita, sia quando lo celebriamo sia quando lo occultiamo. Io sono e sarò parte di LEI… di mia moglie CHIARA… e Lei è e sarà parte di me, nei secoli dei secoli a venire, perché una vita insieme non può essere spezzata dal tempo o dallo spazio, né con essa l’Amore. Sono un semplice Angelo Custode, amo mia moglie Chiara incondizionatamente, e farò il possibile per guidarla attraverso il sentiero della vita, mantenendo viva la speranza nel suo cuore”. Era visibilmente commosso con un nodo alla gola che gli toglieva il respiro. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, abbattuto da lacrime genuine ed invisibili, poiché scendevano direttamente in fondo al suo cuore. Fu allora che un tremito attraversò il corpo dell’Angelo, ma non un tremito freddo e pungente, piuttosto un’onda che, come quelle dei mari, ha origine negli abissi per poi farsi sempre più grande e infrangersi roboante sulla spiaggia. Quindi si illuminò di una luce abbacinante, che dissolse la nebbia nei suoi occhi come una folata di vento svelando la misteriosa figura del guerriero ch’era latente in Lui. La piccola fronte rannuvolata si schiarì; i lineamenti spenti e mesti si accesero; l’espressione di sconforto sfumò lasciando spazio ad un desiderio incontenibile per la di Lui compagna di volo Chiara e ad una aspettativa intensa. L’angelo, l’Inviato del Signore, allargò poi le braccia e dispiegò le ali al di sotto delle quali io stesso mi trasfigurai, abbandonando, in apparenza, la caducità terrena della mia espressione ferina ed assumendo la “perfezione” immortale della gloria celeste. Egli compì dunque degli agilissimi voli circolari piombando più e più volte rasente al suolo per poi impennarsi avanti ed indietro per il piazzale, come una sorta di rapace che consapevole della presenza di una preda da qualche parte, è riluttante ad andarsene. Le enormi ali simili a grandi vele distese, atte a prendere il vento, erano aperte in tutto il loro splendore e sembravano ricoperte da sottili foglie d’oro zecchino. Un attimo dopo lanciò un urlo lancinante che squarciò il silenzio del suo dolore, un urlo di sofferenza, ma anche d’amore, un’evidente rappresentazione di quello che era e di quello che sarebbe stato. Lo fissavo impaurito. Poi svanì lentamente, si dissolse. Quando sparì, si dileguò prestamente anche la mia paura. Sapevo quanto soffrisse, conoscevo il suo tempo, e conoscevo le sue angosce. L’amore per la di Lui compagna era la sola medicina che poteva guarire il suo mondo, un luogo destinato a pochi eletti, scelti da chi è al di sopra della vita stessa. Iniziai a piangere per la tristezza, per la vergogna. Un pianto isterico, spasmodico, irritabilmente incontenibile. Ero imbarazzato ciò nonostante non riuscivo a smettere. Non riuscivo a capire perché fossero così cattivi con Lui e lo trattassero tanto male. E continuavo a domandarmi perché un Angelo avesse scelto proprio me come confidente e consolatore. Piangevo e più ci pensavo più piangevo, più cercavo di soffocare la mia angoscia più lei tracimava con indifferenza, fintanto che la mia vista si offuscò, e tutto ciò che mi circondava per me divenne soltanto una bruma leggera. Era giunta l’ora di tornare a casa. Mi sentivo stanco, ed una strana malinconia gravava sull’animo mio. Non vedevo l’ora di raccontare al mondo, o a chiunque rientrasse nel mio piccolo angolo di mondo, che avevo scoperto cosa fosse il vero amore, l’amore di un Angelo per una creatura umana.

Che razza di giornalista investigativo sarei se non... investigassi? Ve lo siete mai domandato? “Credo che tu creda di dire la verità” - potreste replicare voi. E invece non è così, cari miei lettori, io ho le prove, ma come ve lo devo dire. Le prove di che? Beh, che quello che dico è vero. “Ma dove sono le prove di quello che dici?” - scommetto vorreste sapere. “Qui”, rispondo io, battendomi il pugno sul petto. In questo momento è tutto depositato presso uno studio notarile, per motivi di riservatezza. A me interessa esclusivamente quel che è realmente accaduto e quel che potrebbe realmente accadere. E se la verità dovesse risultare tanto incredibile da farmi etichettare come eretico, così sia. Dopo tutto, sono in buona compagnia: Darwin fu tacciato di empio, perverso, scellerato, ed altre amenità simiglianti, e Galileo ancor prima di lui fu giudicato colpevole di eresia e il carcere gli fu mutato in confino; 400 anni fa, lo stesso Giordano Bruno fu messo al rogo con l’accusa di stregoneria in Campo dei Fiori perché sosteneva che esistevano altri mondi oltre al nostro. Come Bruno, sarò già passato a miglior vita da tempo prima che l’amara fine dell’umanità si possa compiere. Quello che vi posso dire è che ho prove a sostegno di quello che dico. Non mancherà certo documentazione fotografica e video per convincere, non tanto voi, ma la famiglia di Andrea, della mia sincerità. Ma non è questo il punto. Non si può ridurre l’evangelizzazione “a una funzione” o al fare proselitismo. Il Papa stesso ha ribadito che “evangelizzare non è cercare di convertire o coinvolgere altri individui ad una certa religione o altra dottrina. L’esito di questi articoli non potrà che essere disastroso se i messaggi da me lanciati in questo modo arriveranno a destinazione completamente distorti producendo l’effetto opposto a quello da me desiderato. Io purtroppo non scrivo a tavolino, più che altro, scrivo esclusivamente quello che vedo, poi, lo rivedo a tavolino, ma la prima stesura è sempre puramente istintiva. Scrivo quello che mi detta il cuore senza falsi pudori, intendendo fotografare ciò che vedo, trascrivendolo come un contabile o come un poeta, sarete voi a trovargli la giusta collocazione. Potete sminuire, glissare, ironizzare quanto volete, ma in questo momento siete lontani dalla vostra spesso auto-declamata serietà professionale ed adesione all’etica giornalistica che io invece perseguo pedissequamente.

Franca Silvestri, caporedattrice Giornalisti web presso l’Ordine Dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, in un suo articolo dal titolo “Il dovere non basta, serve più responsabilità”, afferma: “Per un giornalista la massima libertà di pensiero, azione e proposta si esprime nella massima responsabilità verso le norme deontologiche e le regole basilari del giornalismo, vale a dire l’utilità sociale della notizia, la verità e la FORMA civile dell’esposizione. È la Corte di Cassazione ad affermare che «la verità dei fatti, non è più tale se è mezza verità (o comunque, verità incompleta), che deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa». Ma tutto questo non basta. È la cura della persona del giornalista su cui la deontologia deve puntare: la sua onestà, credibilità e responsabilità. Il giornalismo americano non separa la deontologia dall’etica: il termine ethics li assorbe, la deontology è invece legata alla filosofia. Questo significa che la violazione della deontologia include una sanzione e anche la responsabilità delle redazioni di isolare i comportamenti gravi e scorretti dei colleghi. La nostra cultura può gradualmente imitare il sistema anglofono, ma l’Ordine dovrebbe ridurre a uno solo i 15 codici deontologici che conoscono in pochi”.

Dal canto mio confermo quanto scritto; gli angeli esistono ed hanno un nome… e quello di cui parlo si chiama Andrea. Non mi interessa quello che pensano gli altri. Io so quello che ho visto e continuo a vedere. E questo mi basta. Un vero angelo custode, giudizioso e vigile, in sembianza d’uomo, da Dio espressamente mandato per salvare le vite della moglie e di sua figlia. Non dimenticare CHIARA questo invisibile tuo compagno, sempre presente, sempre pronto ad ascoltarti, a starti vicino in modo molto dolce, più pronto ancora a consolarti se ne avrai bisogno. Una creatura angelica sincera che ha la forza di risollevarti e portarti fuori dai guai. Apriti e confida a Lui i tuoi dolori in questo luogo, in questo tempo, con questo amore, con questa speranza; abbi continuo timore di aver offeso o di offendere la purezza dei suoi occhi e l’innocenza dell’animo suo. Egli è così delicato! A Lui, CHIARA, rivolgiti nelle ore di angoscia febbrile e di afflizione e ne testerai i benefici effetti. Lui ti AMA… e ti amerà SEMPRE.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 09 January 2018
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Andrea Brusa

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