COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 02/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA SUA CATTEDRALE E’ LA STRADA

PUBBLICATO IL 02/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA SUA CATTEDRALE E’ LA STRADA

PUBBLICATO OGGI 02/01/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

La sua cattedrale è la strada

Dalla sobrietà nasce la solidarietà, cioè l’arrivare a pensare agli altri ed aiutarli di conseguenza. Vi faccio un esempio: io se ho quattro panini penso: “Magari con due posso anche farcela, e il resto lo posso dare a chi non ha niente”. Ecco che dalla parsimonia, dalla sobrietà, si passa alla solidarietà. La strada mi arricchisce, continuamente. Lì avvengono gli incontri più significativi, l’incontro della vera sofferenza, l’incontro di chi però ha ancora tanta speranza e allora guarda, attende. Per la strada nascono le alternative, nasce il voler conquistare dei diritti
DON ANDREA GALLO

Saranno state le 02.15 di notte, quando una risata fragorosa, roboante come un tuono proveniente da oriente, interruppe i miei pensieri richiamando la mia attenzione. Una prostituta, tutta intirizzita dal freddo, era rannicchiata in un angolo del marciapiedi con le scarpe in mano ed una guancia che si stava gonfiando visibilmente mentre non staccava gli occhi dall’uomo davanti a lei che dispensava vendetta nei suoi confronti. Un protettore la stava massacrando di botte con una veemenza inaudita probabilmente perché non aveva guadagnato abbastanza quella sera. L’aveva così gettata per terra e stava infierendo su di lei con calci e pugni. Dal canto suo lei gli inveiva contro, con la bocca distorta dalla collera, e sembrava che ad ogni colpo infertole la potenza di lui aumentasse sempre più. Osservandola bene mi resi conto di conoscerla di vista, anche perché un tempo era stata attrice di compagnie itineranti, ma da quell’attività, era poi capitombolata sulla strada della perdizione. In quei secondi qualcosa di non meglio definito - un’agitazione strana, misteriosa e sublime - mi colse del tutto penetrando nella mia coscienza: il tempo sembrò dilatarsi e tutto ciò che mi stava attorno, svanì momentaneamente. Ci fu poi un lampo di luce accecante proveniente, a qualche metro di distanza, da quell’orrida scena di sangue e dalla luce emersero un paio d’ali dalle sfumature argentee ed apparve Andrea, nelle sue vesti d’Angelo Custode di sua moglie Chiara, che avanzando sicuro di alcuni passi ordinò all’uomo con voce divina e perentoria - “Pentiti!” Wow. Non l’avevo mai sentito parlare in quel modo. Credetemi, non mi sto inventando nulla. Era lì, in piedi, tanto vero quanto è vero Iddio, e con gli occhi fiammeggianti di una tal fierezza che per poco non mi buttò al tappeto. “Lasciala stare” - disse accompagnando le sue parole con un gesto della mano alquanto eloquente. L’uomo incespicò, poi scappò via, in preda al panico, gridando. Andrea allora si avvicinò alla donna, dicendole: “Alzati”. “Chi sei tu?” - domandò lei lacrimando sangue. “Io sono solo un messaggero del cielo” - mormorò. “Un messaggero così incapace da non esser stato in grado di difendere la propria famiglia. Ma ora non ci pensare. Torna a casa tua, vai a medicarti le ferite. Vedrai che dopo starai subito bene”. E lei se ne andò ammutolita di colpo non potendo credere a ciò che aveva appena visto. Chiudendo gli occhi l’Angelo si abbandonò poi alle sensazioni che provava, non osando sperare che durassero oltre quella notte. Si sentiva in colpa, davvero in colpa per poter fare tanto per gli altri e nulla per sé, per la propria moglie e per la figlia BIANCALAURA. Per questo c’era una grande rabbia in Lui ed un dolore profondo che rischiava di divorarlo. Si sentiva come un pezzo di vetro, tanto forte quanto ipersensibile, tanto saggio quanto innocente. Una creatura celeste che continuava a sorprendermi e ad incantarmi per la sua fragilità e la sua potenza ben miscelate in un unico essere. Lui, che era stato abbandonato da tutte le persone importanti della sua vita, anche dagli amici più cari, continuava a regalare a un altro povero emarginato, ad un rifiutato dalla società, una parte di lui e questo bastava a cancellare le responsabilità di coloro che stava aiutando partecipando al loro vissuto: insieme ora nella sofferenza, insieme poi nella gioia. Vedendolo così abbattuto, provai l’impulso di abbraccialo e mi avvicinai a Lui per confortarlo in un qualche modo. Capii subito che avrebbe voluto non essere stato costretto a ricorrere ai suoi poteri angelici lì, in mezzo alla strada, ma non aveva avuto scelta. Conoscendolo non poteva certo starsene con le mani in mano, a guardare e lasciare che facessero del male a quella povera donna. Ma lui ancora una volta mi sorprese. Quel che sentì improvvisamente fu un freddo polare, come se lo avessero messo in un freezer, un gelo terribile, implacabile, che dalla pelle si irradiò alle ossa, e da lì arrivò al cervello privandolo di ogni forza. Le sue ali ora bianche, enormi come quelle del suo amore, presero ad ardere alle sue spalle, e per un istante parve tutto circonfuso di fuoco e di una religiosità misterica ed incorrotta. E più ancora dell’aspetto esteriore, mi atterrì la luce straordinaria che solo un attimo prima dell’insorgere delle fiamme andò ad illuminare il suo corpo: un bagliore in cui l’intensità delle sue percezioni era come decuplicata e la consapevolezza della sua vera natura arrivava al culmine. Ma Andrea, l’Angelo del Signore, spiegò le ali e spiccò il volo verso il cielo oscuro, senza vita, pieno di cenere e striato di scarlatto, che minaccioso incombeva su quel luogo. Poi l’Angelo Custode di sua moglie Chiara disse con tono mellifluo - “Sai Alberto, alle volte il mio cammino è semplice, alle volte mi è faticoso, ed alle volte mi è estremamente doloroso, ma in realtà è l’aiuto di mio Padre il Signore che mi guida in questa tortuosa strada… solo Lui conosce la meta. Io sono sì un Angelo Custode, ma la mia cattedrale è diventata la strada dal giorno in cui discesi su questa Terra. Come disse don Milani: «A questi ragazzi ho insegnato tanto, ma loro mi hanno insegnato la vita». Dalle persone disperate come questa ragazza alla quale stavano facendo del male, e dalle persone che come lei non sanno come andare avanti da un giorno all’altro, ho imparato moltissimo. Loro mi hanno insegnato a non arrendermi mai e che tutto è possibile. Io amo mia moglie CHIARA e mia figlia e faccio tutto questo per loro”. A quel punto il clima cambiò. Si inginocchiò e, piangendo abbondantemente, pregò Dio con tutto il cuore, perché nella sua misericordia gli rivelasse il da farsi. Pianse, guardando il vuoto che riempiva i suoi occhi bruciando d’amore per la sua famiglia. Le sue lacrime erano la parte più profonda ed intensa della sua sfera emotività e si percepiva un legame speciale con ognuna di esse. Avvertii poi la sua mano stringere la mia, trasmettendomi un certo desiderio di appartenenza che doveva provare. Parve poi preso da un tremito convulso, le sue penne si arricciarono e le sue ali iniziarono a fremere invano, come quelle di un uccello in gabbia. Le dispiegò così contro le impetuose folate di vento che presero a piegare, sotto la loro furia, le folte chiome degli alberi. Dopo un attimo di pausa, trasse un lungo sospiro, e disse piano rivolgendosi a sua moglie - “Quando capirai il mio amore Chiara? Quando capirai che nessuno al mondo ti amerà mai come me? Vaghi, anima sola, alla ricerca di un amore che t’insegue da prima che il Tempo battesse il suo primo rintocco, lasciando al mio cuore l’unica consolazione di seguire le tue orme sulla sabbia prima che il mare le inghiotta e le confonda con quelle di cani famelici che, per brama della tua carne, ti dilaniano l’anima. Due volte ti sei voltata a guardarmi, mentre mendicavo un tuo sorriso; due volte mi hai lasciato indietro riprendendo la tua corsa cieca verso chissà quale meta, chissà quale porto. T’ho vista, come la Luna, imprigionata in un pozzo tetro: l’ho riempito delle mie lacrime per ridarti la libertà, ma sei scivolata dalle mie mani come la luce del sole al tramonto sul mare dorato, lasciando che quelle stesse tenebre coprissero la mia anima, che il mio sorriso, rinato dolce, tornasse ad essere pianto salato. Ma io non m’arrendo amore mio. Solo per te non m’arrendo. Mi strapperei il cuore dal petto per mostrarti il tuo nome inciso nella mia carne, solo per dimostrarti che la mia energia vitale è il profumo dei tuoi capelli, che la mia vetta sei tu. Se anche vivessi sulla Luna, se anche le stelle immote fossero più vicine di te, non smetterei mai di cercarti, mai di amarti, mai di sognarti. E questo lo sai. Se anche non te l’avessi mai detto, se anche non te l’avessi mai scritto, se anche non mi avessi mai incontrato sul tuo cammino, avresti ugualmente sentito il mio amore scaldarti l’anima quando le lacrime cadevano dai tuoi occhi come pioggia d’autunno; avresti ugualmente sentito il mio abbraccio quando il tuo sorriso illuminava il Sole”. A quel punto ogni nervo del suo corpo avrebbe potuto incendiarsi ed esplodere. Le ali dell’Angelo si liberarono e si aprirono, lentamente, con solennità e con le punte rivolte verso il cielo. Mi guardò per un’ultima volta e, prima di dileguarsi nell’immensità dell’infinito, mi rivolse un saluto con la mano. Io ricambiai il saluto e poi l’Angelo Custode sparì affidando all’aria un profumo di rose, un profumo puro ed inebriante. Fu allora che vidi spuntare da una siepe, a pochi passi da dove mi trovavo, e dirigersi verso di me, la ragazza che era stata salvata da Andrea. Le gote soffuse di rossore, un lieve ansimare del petto; non sembrava troppo felice. Aveva paura ed era cosi agitata che tremava in tutto il corpo - “Dov’è?” - chiese lei, avvicinandosi a me. “Se ne è andato” - diss’io. “Volevo solo ringraziarlo anche se ancora non ci posso pensare a quello che ho assistito. Ma com’è possibile?” - domandò. “Non puoi capire: ma sappi che non è il solo”. La giovane donna lottò per trattenere le lacrime dalla commozione. Era evidente che lei dell’amore non ne sapeva proprio nulla e forse per questo avvertì una morsa di dolore serrarsi sul suo cuore. Le rivelazioni di quelle ultime ore l’avevano sconvolta, ma era ancora più sconvolta da quanto profondamente fosse stata toccata dal dolore di lui che evidentemente riuscì a percepire nella tensione del suo volto. Ci guardammo negli occhi e a me scesero dei lucciconi, lei capì e venne a gettarmi le braccia al collo. Ci sentimmo smarriti, oppressi da qualche cosa che ci impedì di parlare. Ancora una volta l’Angelo mi aveva toccato il cuore. Un cuore maledettamente giovane e vivo, troppo esposto alla seduzione di un amore come quello da Lui provato, un amore ferito mortalmente, e - per dirla come Ippolito Nievo - “tanto vivace, tanto potente, tanto ostinato, quanto possono esserlo tutte le forze d’un indole così robusta, strette ed attorcigliate in un solo fascio”. Presi poi sottobraccio la ragazza e ce ne andammo via da quel luogo. Era tutto così irreale, ed illogico. Anzi, era così strano per lo stesso Angelo essere qui, un mistero dentro il mistero, conscio di avere un potere tremendo che gli scorreva nelle vene, eppure così debole ed impotente da non riuscire a salvare sua moglie Chiara e sua figlia.

Io in quanto giornalista ho sempre svolto la mia attività giornalistica d’inchiesta con professionalità, correttezza ed entusiasmo, principi che mi hanno sempre stimolato a proseguire anche dopo il raggiungimento di alcuni importanti obbiettivi, che ancor oggi rappresentano gli elementi portanti dalla mia professione, sui cui valori credo fermamente, come credo nel rispetto di voi lettori. Ho avuto grandi soddisfazioni anche sul piano personale avendo avuto il consenso sia dalle mie controparti sia da parte dei miei colleghi giornalisti che ho incontrato nel corso del mio lungo percorso professionale. Ciò che importa però per me è intendere a che cosa io sia stato destinato, ovvero comprendere che cosa Dio voglia propriamente che io debba fare; ciò che mi interessa è di trovare una verità che sia VERITA’, di trovare l’idea, per la quale io possa vivere e morire. E credo che Andrea, UN VERO ANGELO CUSTODE sulla Terra, me ne stia dando la possibilità, e di questo non posso che essergliene grato. So bene che molti di voi mi prenderanno per pazzo, per uno che vaneggia, ma non posso fare a meno di scrivere ciò che i miei occhi vedono… perché di questo trattano i miei articoli, niente di più niente di meno. Scrivo quello che vivo, scrivo le parole che non sono riuscito a dire e quelle che prima o poi dirò. Scrivo di me e di ciò che affronto, di ciò che spero, di ciò che amo, di ogni sguardo che incontro, di ogni sorriso che perdo, scrivo e vivo. Io non mento mai, anche quando questo va contro di me, e soprattutto non mento mai a me stesso. Ricordatevelo. Fors’anche per questo mi aspetto che gli altri non mentano mai con me. Nessuna esperienza è assurda, neanche quelle da me riportate in questi articoli. Assurdo è sempre e soltanto il discorso. Allora ecco il bisogno in me di ridefinire le parole, in modo che il loro senso sia perfettamente stabilito.

Scrive Philip Meyer nel suo libro “Giornalismo e metodo scientifico. Ovvero il giornalismo di precisione”: “I giornalisti possono non solo applicare leggi universali - scoperte da altri - a fatti singolari, portando a termine in tal modo un lavoro sostanzialmente routiniero, ma possono anche compiere ricerche, e questo tipo di lavoro è quello che essi portano a termine quando fanno, ad esempio, un’inchiesta. Tutte le volte, cioè, che essi fanno del giornalismo investigativo. Per fare un’inchiesta i giornalisti devono uscire dalla loro routine abituale, devono possedere un ottimo retroterra culturale, devono essere capaci di lavorare in équipe, poiché per l’inchiesta, come per le ricerche scientifiche, c’è solitamente bisogno di competenze plurime. O, per dirla con Schudson, il giornalismo investigativo richiede una soggettività matura. È, infatti, una impresa molto precaria, costosa e richiede un lavoro molto duro. Inoltre, come scrive Pansa, l’inchiesta richiede non solo la libertà interna dei giornalisti, ma la libertà dei giornali come impresa editoriale. Del resto, ciò che alla fine di un’inchiesta si può trovare, consultando in genere fonti non abituali, può risultare terribilmente scomodo e sgradito alla proprietà o al potere politico. La ricerca, nel giornalismo come nella scienza, si nutre di libertà, competenza, passione e fortuna. Non si deve, infatti, mai dimenticare che nel giornalismo, come nella scienza, si finanziano ricerche e non scoperte e, talora, può addirittura accadere di trovare cose che non si stavano cercando. (…) E, come i bravi scienziati devono possedere la capacità di rivelare ed interpretare correttamente i fenomeni occorsi in modo casuale durante una ricerca verso altri campi di indagine, così i bravi giornalisti devono essere in grado, di primo acchito, di vedere anche ciò che non stavano cercando”.

Quello che posso dirvi è ch’io ho conosciuto un Angelo Custode e Lui mi ha chiesto aiuto dopo essersi rivelato in tutto il suo splendore. Già, proprio a me. Ed io mi sono fermato a guardarlo. Aveva una luce immensa negli occhi ed un sorriso che scioglieva il cuore. Sappiate che gli angeli sono sempre con noi, anch’io l’ho visto e continuo a vederlo, ed è vero, come è vero che il cielo e azzurro. Un angelo custode mandato dalla provvidenza per portare pace e serenità e per vegliare su di Te, CHIARA, che sei la sua dolce Compagna di VOLO. La sua energia è lì, accanto a te, sempre pronta ad avvolgerti nella sua aura ed a posare sulla tua fronte la simbolica stella della vita. Guarda che non sto scherzando e non sto parlando per metafore né per immagini. Parlo di un Angelo, un SERAFINO sceso sulla terra, dal quale si emana un’energia, un dinamismo magnetico che, solo con il tempo, io stesso sono stato in grado di comprendere essere parte integrante della sua personalità. Aiutalo ed aiutaci CHIARA, ti scongiuro ascoltami. È la verità! Se non vuoi credere a Lui credi almeno a me!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 02 January 2018
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Andrea Brusa

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