COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 26/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - E la magia si perpetua di nuovo, giornata dopo giornata

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PUBBLICATO OGGI 26/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

E la magia si perpetua di nuovo, giornata dopo giornata

“Accetta dunque, mia cara, un bacio con tutto il cuore nella solenne ora di Natale, la più pacata dell’anno, la più misteriosa, in cui i desideri ancora ignari si tendono fino all’estremo e vengono per prodigio esauditi: trascorrila nel profondo, grande raccoglimento del Tuo cuore, abbandona ogni dubbio e incomprensione: in quest’ora abbiamo un posticino dentro di noi dove siamo semplicemente bambini, che attende e sta là, fiducioso e mai confuso, nel suo diritto a una grande gioia: questo è il Natale”
Rainer Maria Rilke

Non la notte della vigilia di Natale. Avrei voluto urlare loro contro, ma non ne avevo la forza. Avrei desiderato piangere, reagire, in qualunque modo o maniera, ma reagire. Dire al mondo intero di fermare tutto. Era tutto così ingiusto, ecco, e non se lo meritava, non Andrea! Era tutto così strano, così sbagliato, tanto ch’io stesso non sapevo da che parte cominciare a rimettere insieme i pezzi. Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti, sulle nostre fragilità, sulla nostra sofferenza, sui nostri desideri ed i nostri peccati, scendendo fino a noi. Il Natale è sinonimo di gioia ed amore in ogni cuore. Così è sempre stato, ma non questo… questo mai, non per Lui. Ma cominciamo, come sempre, dall’inizio. Qualche ora prima mia moglie Lauren ed io avevamo litigato per l’educazione di nostra figlia Gaia che quella sera avrebbe cenato a casa di una sua compagna di scuola; io uscii per sbollire la rabbia e, quando ritornai, la vidi distesa sul sedile posteriore della nostra REANAULT CLIO cercando di nascondere le sue lacrime. Quando bussai al finestrino dalla parte del guidatore, mi tremavano le ginocchia. Lei ci mise un secolo ad alzare lo sguardo. Poi trovando un ultimo barlume di coraggio in me le dissi fissandola ben in viso: “Perdonami, non volevo essere scortese… andiamo a casa”. Tornati in appartamento, constatammo di essere in ritardo nei preparativi del cenone di Natale. Cosicché ci mettemmo subito all’opera dimenticando i nostri dissapori e ricominciando da capo. Quando ormai eravamo pronti per i festeggiamenti vedemmo, distintamente, un’ombra avvicinarsi dalla porta al tavolo della sala. Ognuno di noi fu toccato alle spalle da una mano invisibile il che mi mise quasi a disagio. Poi una luce spettrale, azzurrina, chiarissima, all’inizio incerta, ma che man mano diventò sempre più vivida, fino a raggiungere uno splendore sovrumano, si diffuse da quell’angolo della stanza, illuminando me e mia moglie. D’improvviso la sua aura si fece immensa e greve. Grande, il corpo possente, con due ali completamente aperte al cielo soprastante, ed i capelli lunghi fino alle spalle color del grano, se ne stava lì, ad ammirarci emozionato come non mai, senza essere in grado di liberarsi dalla struggente malinconia che lo aveva aggredito. Era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie Chiara. Il Natale era ed è un giorno difficile per Lui… Troppe emozioni, troppi ricordi. Rimase in piedi senza dir nulla. Poi cadde per terra di getto piangente. Continuò ad agitarsi, con la schiena dolorante ed il corpo teso. Respirava con affanno. Voleva dire qualcosa, ma la voce sembrò proprio non voler uscire dalla sua gola. Poi, seppur con estrema lentezza e molta difficoltà, prese a parlare accasciato al pavimento dov’era: “Avevo promesso a mia moglie che non avrei mai più consentito a nessuno di strappare le mie ali, i miei sogni… Forse anche questa promessa come tante non sono riuscito a mantenerla. Ci ho provato con tutto il mio cuore, ci ho provato davvero. Sono solo un disastro di Angelo Custode, un angelo venuto dal Cielo per fare il suo lavoro e, una volta terminato quello che mi è stato ordinato, invece di tornarmene da dove sono venuto, continuo in proprio. Ho bisogno di Lei, di CHIARA, senza di Lei non posso vivere. Le mie forze e tutte le mie energie, mentali e fisiche, se ne stanno lentamente andando. Senza di lei il mondo è vuoto e privo di senso. Non voglio più essere un Angelo, voglio essere un uomo come tutti quanti voi e stare per sempre vicino a lei, ma forse, neanche questo mi verrà accordato. Mi sento in trappola! È una sensazione costante che non mi abbandona mai”. Era talmente disperato da rotolarsi per terra per il dolore. Pianse così tanto e così a lungo che ad un certo punto perse i sensi sfinito dalla stanchezza e dalle emozioni. Io e mia moglie ci guardammo negli occhi e - credo per la prima volta da quando eravamo sposati - ci trovammo immediatamente concordi sul da farsi. Insieme dicemmo: “Dobbiamo salvarlo a tutti i costi”. Non avemmo però finito di parlare, che si accese una luce, debole come la fiamma di una candela riflessa da uno specchio rotondo smaltato di color turchino carico, con la sua cornice di marmo bianco e… apparvero d’improvviso due altre figure angeliche - mai viste prima d’allora - con un vello d’oro avvolto intorno al busto, le quali parean tenere le mani leggermente rivolte in avanti come se stessero versando qualcosa sul corpo di Andrea. Sfiorarono in tal modo l’Angelo Custode e all’istante egli iniziò a spiegare le sue ali muovendole appena ed aprendole come a mimare un gesto d’abbraccio. Poi lambirono alcune delle sue piume con l’estremità delle loro dita ed inaspettatamente le sue ali color bianco crema s’illuminarono e si ritrassero. Tutto si riempì di luce. Ben consapevole del vero motivo del suo malessere, l’Angelo si riprese nel giro di pochi minuti. Sembrava essere tornato in gioventù e nel pieno vigore delle sue forze. Ma per quanto ancora avrebbe resistito? - ci chiedemmo. In quel momento l’Angelo si rialzò ed iniziò a guardarsi intorno e con un sospiro disse ad alta voce: “Alberto… oggi è la vigilia di Natale… è un giorno triste per me, ho subito una grave perdita… mia moglie e mia figlia… ma per voi è cosa assai diversa. Ebbene ricorda allora che il Natale non è un periodo o una stagionalità, ma uno stato della mente. Deve portare PACE a tutta la gente che come me ha sofferto, e buoni propositi. Essere compassionevoli, pieni d’amore, di misericordia ed umiltà significa avere il vero spirito natalizio. Se penserete a queste cose dentro di voi rinascerà il comune salvatore Gesù Cristo e su voi tutti splenderà il raggio di una stella che porterà un barlume di speranza per il mondo”. Detto questo a poco a poco si calmò e con voce rotta, ma sommessa, si mise a pregare. Era una preghiera dolcissima, intima, densa di vibrazioni, che riconobbi. Poche righe scritte da Don Tonino Bello che di certo avevano il potere di scuotere le coscienze ed invitarle all’azione, ma pronunciate da Lui mi fecero un’impressione profonda e dirò anche dolorosa. Aveva imparato moltissime preghiere a memoria di don Bello ed era tuttora un suo grande estimatore - me lo confidò un giorno diversi mesi orsono. Amava pregare come il pubblicano del vangelo sentendosi e dichiarandosi come un povero peccatore, proprio Lui che era un vero Angelo Custode, ed in quanto tale ben sapeva, sentiva e godeva di confessare di non aver forza se non quella che gli proveniva da Dio, e da Dio fermamente la sperava: “Fa’ che le nostre labbra rechino il profumo del silenzio. Santa Maria, regina di tutti NOI Angeli, donna senza retorica prega per noi inguaribilmente malati di magniloquenza. Abili nell’usare la parola per nascondere i pensieri più che per rivelarli, abbiamo perso il gusto della semplicità. Convinti che per affermarsi nella vita bisogna saper parlare anche quando non sia nulla da dire, siamo diventati prolissi e incontinenti. Esperti nel tessere ragnatele di vocaboli sui crateri del non senso, precipitiamo spesso nelle trappole nere dell’assurdo come mosche nel calamaio. Incapaci di andare al centro delle cose, ci siamo creati un’anima barocca che adopera i vocaboli come fossero stucchi, e aggiriamo i problemi con le volute delle nostre furbizie letterarie. Santa Maria, donna senza retorica, prega per noi peccatori, sulle cui labbra la parola si sfarina in un turbine di suoni senza costrutto. Si sfalda in 1000 squame di accenti disperati. Si fa voce, ma senza farsi mai carne. Ci riempie la bocca, ma lascia vuoto il grembo. Ci dà l’illusione della comunione, ma non raggiunge neppure la dignità del soliloquio. E anche dopo che ne abbiamo pronunciate tante, perfino con eleganza e a getto continuo, ci lascia nella pena di una indicibile aridità: come mascheroni di certe fontane che non danno più acqua e sul cui volto era rimasta soltanto la contrazione del ghigno. Santa Maria, donna senza retorica, la cui sovrumana grandezza è sospesa al rapidissimo fremito di un fiat, prega per noi peccatori, perennemente esposti, tra convalescenze e ricadute, all’intossicazione di parole. Proteggi le nostre labbra da gonfiori inutili. Fa che le nostre voci, ridotte all’essenziale, partano sempre dai recinti del mistero e rechino il profumo del silenzio. Rendici come te, sacramento della trasparenza. E aiutaci, finalmente, perché nella brevità di un sì detto a Dio, ci sia dolce naufragare: come in un mare sterminato. Io, in quanto Angelo Custode e messaggero del Padre farò del mio meglio per renderti felice e render felice la mia famiglia, mia moglie CHIARA e mia figlia BIANCALAURA. Te lo prometto. Se puoi accordami la grazia e porta le mie parole d’amore a Lei in questa magica notte augurandole un BUON NATALE da parte mia”. Tante lacrime calde gli rigavano le guance come un diluvio incandescente. L’angelo scomparve così, lasciando come sempre che quella magia svanisse a poco a poco insieme a Lui come fosse stata una visione. Io e mia moglie ci abbracciammo soffocando entrambi qualcosa di simile alla commozione. Eravamo emozionati, davvero tanto. In ogni modo ci rendemmo conto di quanto fossimo stati fortunati. Fino a qualche tempo fa non sapevo come ci si dovesse sentire quando si veniva toccati da un Dio, ma ora tutto era diverso. Qui c’era un angelo del Signore sceso in terra per metter pace tra di noi! Era sceso dal cielo in aiuto della sua famiglia e intrappolato dal formalismo stava lottando con tutto se stesso per reprimere l’odio ed il desiderio di vendetta nei suoi confronti. Era disposto a dare l’anima, pur di proteggere sua moglie e la sua bimba e non commettere neppure un lieve peccato contro Dio… lui che le amava profondamente, di un amore pacato e tenero, ma coraggioso, senza parole vane e disinteressato, ma con gesti di autentico e strabocchevole desiderio ed affetto.

Alla domanda: “Che cos’è la verità?” Francesco Lamendola - scrittore, saggista, docente e giornalista sensibilissimo - subito affianca la domanda: “Che cos’è la giustizia? Le due cose coincidono: bisogna farsi piccoli e umili davanti alla verità dunque, è un dovere secondo giustizia” - e continua scrivendo: “Che cos’è la verità? - chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo, piuttosto spazientito, nel corso del processo a carico di quest’ultimo; ma non attende nemmeno la risposta e procede oltre: per lui, uomo pratico e immerso nei suoi problemi politici, poco importano simili questioni di natura squisitamente teoretica. Ma è proprio vero che l’uomo comune può vivere tranquillamente senza mai porsi una simile domanda? È proprio vero che si tratta di una questione strettamente riservata ai filosofi e a quanti hanno interessi di tipo speculativo, ma sostanzialmente ininfluente per tutti gli altri? Noi non lo crediamo; al contrario, ci sembra cosa ben certa che nessun essere umano può pensare di ignorarla, senza pagare lo scotto di una tale indifferenza. Cominciamo col domandarci che cosa sia il vero. Vero, rispondiamo, è l’accordo fra la cosa e il giudizio. In questa stanza, ove ora mi trovo, c’è una finestra che guarda verso le montagne: e chiunque entri nella stanza, purché sia fornito della vista, può confermare una simile affermazione; si tratta, pertanto, di una affermazione veritiera. Ma un’affermazione veritiera è anche, per ciò stesso, la verità? No, perché il concetto di verità è più ampio del concetto di VERO: esso esprime una realtà totale, nella quale ogni singolo dato è integrato a formare un tutto coeso e trasparente, in cui non vi sono zone opache: dunque, non vi sono verità parziali. Una verità non può mai essere parziale, per definizione: una verità è anche, per ciò stesso, LA VERITA’; viceversa, una cosa vera può coesistere con altre cose non vere, come quando, in un discorso, si può dire una cosa vera, però mescolandola in mezzo ad affermazioni menzognere. Ma la verità non può coesistere con la menzogna senza esserne contaminata, svilita, deformata: senza cessare di essere se stessa. O c’è la verità, oppure c’è la menzogna: l’una esclude l’altra”.
Ebbene, allora, dico io, se un articolo come questo non è in grado di commuovere, di suscitare emozioni e sentimenti - ed io spero che nessuno di voi sia tanto crudele da riderne - o non permette di ragionare in termini concreti e di capire la REALE portata dei fatti da me riportati, o di spaccarsi la testa per trovare una soluzione plausibile, equa e soddisfacente ad un dilemma, se non è in grado di far sentire colpevole voi stessi lettori per una storia di cui fino a poco tempo fa ignoravate l’esistenza, io personalmente non riesco proprio a considerarlo giornalismo. Perché secondo me il giornalismo è fatto di verità scomode, di parole brutali, di racconti che smuovono la nostra coscienza e ci costringono a fare i conti con la consapevolezza che là fuori esistono situazioni tragiche e che noi non stiamo facendo nulla per migliorarle. A me piacciono gli articoli che ti fanno venire il nodo alla gola, che non ti permettono di parlare finché la commozione non si attenua. Ricordatevi che l’unico dovere di un giornalista come me è scrivere quello che vede senza mai sentirsi protagonista; un buon giornalista è un osservatore e un testimone; è un cronista. Il giornalismo d’inchiesta da me praticato non solo è il genere giornalistico più difficile, alto e nobile; ma è anche quello che meglio realizza il fine dell’attività di informazione.

Questa è una STORIA VERA, VERISSIMA, (veramente!) di un VERO Angelo Custode, e la vicenda si è svolta proprio così. Una storia d’amore in grado di sconfiggere le barriere del tempo e dello spazio. La storia di un amore “impossibile” tra un Angelo del Cielo ed una creatura mortale, vissuto nella solitudine e nella sofferenza. E il loro, è un amore immortale.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 26 December 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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