COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 19/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Natale non è Natale se accanto a me Chiara non ci sei tu

PUBBLICATO IL 19/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Natale non è Natale se accanto a me Chiara non ci sei tu

PUBBLICATO OGGI 19/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Natale non è Natale se accanto a me Chiara non ci sei tu

“Ho sentito dire come al cantare del gallo, gli spiriti vaganti nel mare, nel fuoco e nella terra, ritornano di gran lena ai loro nascondigli. Alcuni dicono che durante il Natale il gallo canti senza sosta, e per questo motivo gli spiriti non possono girovagare, le notti sono salubri e le fate non possono fare incantesimi, né le streghe possono fare fatture, tanto quel tempo è santo e colmo di grazia”
William Shakespeare

Il Natale era alle porte e nell’aria si respirava un’atmosfera di grande eccitazione e attesa, quella sorta di magia dove davvero tutto sembra possibile. Ma andiamo per gradi e partiamo dall’inizio. Una di quelle sere, dopo il pasto, a una delle mie due figliole cominciò una gran febbre che raggiunse i quaranta. Aveva un fortissimo mal di testa ed era così infreddolita e prostrata che le sue gambe erano diventate frenetiche e non la finivano più di sbattere tra loro. Aveva brividi in tutto il corpo seppur indossasse un maglione di lana di cashmere rosa fatto dalla nonna. Decidemmo così di chiamare la guardia medica, ma non appena digitai il numero sul cellulare rispose una voce registrata dicendo che il telefono poteva essere momentaneamente spento. Andai nel panico, non sapevo cosa fare. E mi ero tra l’altro dimenticato che fosse quasi Natale. Proprio non ci voleva! Stetti fermo in mezzo al corridoio a rimuginare fra me e me sul da farsi. In quello stesso momento, la luce nella stanza tremolò alle mie spalle perdendo intensità, come se fosse sul punto di spegnersi; poi andò via del tutto. L’oscurità era assoluta. Fu solo allora che, in fondo alla sala, dietro ad un albero di natale raffinato con decorazioni d’argento e palle decorative di cristallo, apparve una luce azzurrina. Ai due lati di quella emanazione luminosa si intravedevano due le grosse ali semispiegate. Come mi aspettavo, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie Chiara era lì, immobile, con grazia e leggiadria, come uno spirito immateriale che nel giro di pochi secondi divenne sempre meno impalpabile e sempre più spiritualmente reale e concreto. Senza neppur dire una parola Lui si precipitò dalla bimba e l’abbracciò stretta, appoggiando la guancia alla sua. Pochi secondi dopo la bambina non aveva più febbre, la sua pelle era tornata fresca, il suo faccino non era più arrossato e lei riacquistò il senso di benessere. “Ora sarai felice di tornare a festeggiare il Natale in compagnia dei tuoi genitori” - le disse l’Angelo amorevolmente sedendosi al suo fianco e stringendola a sé con tenerezza” - e poi aggiunse - “Venite a giocare con me! Su, andiamo!”. Mi bloccai a metà del movimento successivo, domandandomi se avessi capito bene. Urla e grida di gioia si rincorsero nei successivi cinque minuti per la stanza in un brusio assordante ed i due iniziarono a giocare spensierati come se non avessero alcun problema al mondo. Ad un tratto l’Angelo Custode fece un balzo di circa tre metri da terra, spiegò le ali provando un piacere intenso lungo tutto il corpo, le mosse con rapidità ed una piuma si staccò da esse. L’angelo ricadde morbidamente su se stesso, con il fiatone, prosciugato di ogni energia. Improvvisamente il suo umore cambiò. Il desiderio di rivedere sua moglie Chiara e sua figlia Biancalaura lo colse come una rivelazione, ed una profonda disperazione si impadronì di Lui, riempiendogli gli occhi di lacrime. Cercai di calmarlo, ma non c’era niente da fare. Continuò a piangere e giratosi verso di me, prese a ripetere, scuotendo il capo e torcendosi le mani: “Perché? Perché proprio a me?” Cominciò poi a brillare di una sorta di aura, una luce pura, fosforescente, che proveniva da dentro il suo corpo e Lui andò ad assumere una consistenza anomala. La luce si intensificò e la figura stessa dell’Angelo venne inghiottita. Avvertivo il battito delle sue ali, ma ero troppo occupato a riprendere fiato per poterlo guardare. Le sue lacrime divennero dense e scure, si tinsero di sangue ed i suoi occhi verde smeraldo diventarono rossi come dei tizzoni ardenti. Tentò di afferrarmi per un braccio nel tentativo di rimettersi in piedi, ma non fece tempo ad allungare la mano verso di me che smise di muoversi. Immobile dov’era innalzò al cielo una calda e breve preghiera: “Padre mio, è uno dei tuoi Angeli a parlarti. Io mi abbandono a te… fa di me ciò che ti piacerà. Qualunque cosa tu faccia, io ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si faccia in me, in tutte le tue creature. Non desidero altro, o mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani. Te la dono, o mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo ed è per me un bisogno d’amore il donarmi, il rimettermi senza misura tra le tue mani, con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre. Una sola cosa ti chiedo: se puoi, allontana da me questo calice, e riporta da me mia moglie Chiara… dammi la possibilità di sconfiggere il MALE con il BENE, ma sia fatta la tua volontà. Non chiedere a me solo di non amarla, perché questo non posso farlo. Sono pur sempre il suo Angelo Custode e rimarrò eternamente al suo fianco”.
Rimessosi in piedi lentamente, e con una certa fatica, andò ancora una volta verso mia figlia a darle la buona notte. “Vi voglio mostrare una cosa. Venite, venite qua vicino a me” - disse con tono malinconico. Davanti a noi, ai piedi dell’albero di Natale comparve come per incanto un meraviglioso presepe. Non esistono parole per descriverlo, tutto era amore. Mi fece venir in mente quello che facevamo a casa da piccini, era così bello da sembrare di esser lì a render omaggio al nostro Salvatore, con tra le mani un presente per lui e tanta fiducia e devozione. Un presepe con le sue casette color terra, gli ulivi argentati, le botteghe dei venditori colme di mercanzie, i bottegai sorridenti e con una vera volta stellata ed un reale vento gelido. Vi erano statuine di ogni genere, tutte voltate verso la capanna dove c’era la nascita di Gesù. “È il mio regalo di Natale per voi, spero che vi piaccia. Quanto vorrei far un regalo anche alla mia bimba Biancalaura e a mia moglie Chiara, ma non posso far altro che donar loro il mio povero cuore, acciocché ne dispongano a loro piacere” - disse l’Angelo. Mancavano pochi giorni al 25 dicembre e si percepiva quel clima di festa che solitamente rende gli animi più sereni. In casa avevamo un Angelo Custode in carne e ossa che sperava sarebbe restato al fianco di sua moglie, la sua protetta, per sempre. A poco a poco, le sue ali si estesero di più, sempre di più, divenendo amaro sapore di abbandono. E fu in quell’istante che dagli occhi di Andrea prese a sprigionarsi uno strano chiarore gelido, bianco, accecante, simile a quello della luna della nostra terra, ma assai più brillante, che andò a trapassargli il viso lacerando la penombra della stanza. Le sue ali cominciarono a battere velocissime. Si alzò dunque un forte vento di tormenta che mi riempì gli occhi di pulviscolo e quando riuscii a dischiuderli l’Angelo Custode era svanito, come se non ci fosse mai stato. La sua voce baritonale era l’unica ancora ad echeggiare nell’aria pronunciando un ultimo augurio d’una tenerezza struggente nei confronti di sua moglie e sua figlia: “Buon Natale Chiara, mia Compagna di Volo, ti amo tanto… e buon natale anche a te bambina mia. Il vostro Angelo non vi abbandona, né vi abbandonerà mai finché l’anima vostra sarà nel corpo vostro, incitandovi di continuo a lasciare il male e a fare ogni bene”. M’accorsi che il mio cuore rimase stretto e misero, sorpreso per tanta dignità da parte sua, poiché io stesso mi sentii del tutto inadeguato ed indegno per così grande favore e beneficio di presenziare ogni volta al cospetto di una creatura venuta dal cielo. Il ricordo di quella sera non credo mi abbondonerà più. È stato per noi davvero un Natale memorabile. Non si può dire lo stesso per l’Angelo Custode. Non c’era nessun motivo per cui Lui dovesse sentirsi felice. Sì, il Natale era decisamente un brutto periodo dell’anno per Andrea che senza la di Lui famiglia non poteva più aver alcuna vita propria. Avrei tanto voluto fargli anche io un bel regalo quella notte, ma oltre al fatto di scrivere ciò che vedo non posso fare. Mi sentii terribilmente in colpa e responsabile della sua tristezza. Se solo sua moglie Chiara conoscesse quale verità, quale segreta rivelazione custodisce Andrea, allora capirebbe. Sua moglie dovrebbe rammentare quello che lo stesso Schelling - uno dei tre grandi esponenti dell’idealismo tedesco - andò ad affermare al riguardo dicendo che “chi crede a una creazione, cioè chi la riconosce come possibile, crede di conseguenza anche a un libero e sensato creatore. Ma si tratta qui di sapere, non di credere, e mai si potrà giustificare la rinuncia al sapere laddove il sapere è propriamente un dovere”.
Nel frattempo un silenzio totale si impadronì della piccola stanza in cui eravamo ed io ne approfittai per spiegare alla mia bimba quello che io stesso avevo appreso quella sera dall’Angelo Custode di sua moglie Chiara, ovvero che il Natale non è solo una festa domestica, una festa di dolciumi e balocchi. Né un giorno o una stagione, bensì uno stato d’animo. È lo spirito del dare senza pensare di ottenere. È la felicità perché vediamo gioia nelle persone. Il Natale è il momento per dimenticare se stessi e trovare tempo per gli altri. Non scartare i regali, ma il significato, che sottolinea i veri valori. Il Natale non è solo un momento di gioia, ma è soprattutto un momento di riflessione, per ricordare quanta importanza c’è dietro a questo giorno. Il Natale è magia, è lo stupore negli occhi dei bambini. Ed è anche avere un vero Angelo Custode in casa propria.
“Un’altra favola delle tue!” - direte voi che state leggendo. Vi sbagliate, ed anche di grosso. Io ho un’unica regola nella mia vita: LA SINCERITA’ PRIMA DI TUTTO!!! Un primo aspetto della sincerità consiste nel dire ciò che si pensa, e si sa esser vero, in maniera chiara e senza nulla celare ai lettori. Non è sempre facile essere sinceri e raccontare come si sono svolti effettivamente i fatti. Molte volte pensiamo sia più comodo mentire per il quieto vivere. Sono queste le bugie a fin di bene dette quando non vogliamo ferire in modo gratuito un’altra persona, bugie socialmente accettate e anzi quasi obbligate dalle regole della buona convivenza. A ogni buon conto, che si tratti di un bambino che dice una bugia per evitare una punizione o di un adulto che mente, la menzogna esiste. L’autogiustificazione in questi casi non è mai cosa giusta, poiché cerca di discolpare ciò che è, in ogni caso, una menzogna. Non è mai, lecito mentire neppure sotto il pretesto di un bene. No; qualsivoglia menzogna è peccato. La sincerità - diceva Walter Scott - “è un flauto da ragazzo che non ha se non due note; sì, sì; e no, no. Gli stessi quacqueri vi hanno rinunciato ed hanno preso un vecchio procuratore chiamato Ipocrisia, che rassomiglia esteriormente alla Sincerità, ma la di cui voce si estende più da lungi…”. Con il detto comune “le bugie hanno le gambe corte” si intende che con le frottole non si va lontano. Ed è vero. Le falsità ti seguono e ti rimangono appiccicate addosso, ti identificano e ti classificano, ma prima o poi la verità viene sempre a galla, la si può nascondere, facendo finta che non sia mai successa… tuttavia quando meno te lo aspetti esce allo scoperto. Allora non è forse meglio essere leali fin da subito? Io, in qualità di giornalista d’inchiesta - e non certo romanziere - penso proprio di sì. A mio parere la sincerità è un mix di serietà ed onestà che - di pari passo alla pazienza e alla comprensione - è una di quelle qualità che una persona come me, operante nel campo dell’informazione da più di 20 anni, è bene che abbia. Nella vita bisogna essere sinceri in tutto e con tutti rischiando tutto e assumendosi le responsabilità delle proprie azioni. Anche dire il vero alle volte è molto difficile, perché si teme il giudizio degli altri. Ma questi atteggiamenti sono sbagliati, perché per me è importante essere convinti delle proprie idee e cercare sempre di esprimerle anche se gli altri la pensano in maniera diversa.
Voi lettori siete portati a credere ciò che vi fa comodo credere, così come del resto molto spesso torna più comodo per mille usi non credere che credere in Dio. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e cieco di chi non vuol vedere.... Io sono un semplice giornalista che mi trovo qui davanti a voi, per offrirvi la verità. E come disse Michel Foucault nel “DISCORSO E VERITA’ NELLA GRECIA ANTICA: “La verità è un fatto di giustizia, non solo di forma logica. […] Quando un filosofo si rivolge a un sovrano, a un tiranno, e gli dice che la sua tirannide è pericolosa e spiacevole, perché la tirannide è incompatibile con la giustizia, in quel caso il filosofo dice la verità, crede di stare dicendo la verità, e ancor più, corre un rischio (giacché il tiranno può adirarsi, può punirlo, può esiliarlo, può ucciderlo). Fu questa esattamente la situazione in cui si trovò Platone con Dionigi di Siracusa - sulla quale ci sono interessantissimi riferimenti nella Lettera settima di Platone, e anche nella Vita di Dionigi di Plutarco. Quindi, come vedete, il parresiastes è qualcuno che corre un rischio. Naturalmente, non è sempre il rischio della vita. Quando, per esempio, qualcuno vede un amico che sta commettendo un errore e rischia di incorrere nelle sue ire dicendogli che sta sbagliando, costui sta agendo da parresiastes. In tal caso, certo, non rischia la vita, ma può irritare l’amico coi suoi rilievi, e conseguentemente l’amicizia può risentirne. Se, in una discussione politica, un oratore rischia di perdere la sua popolarità perché la sua opinione è contraria a quella della maggioranza, o perché può condurre ad uno scandalo politico, egli sta usando la parresia. La parresia dunque è legata al coraggio di fronte al pericolo: essa richiede propriamente il coraggio di dire la verità a dispetto di un qualche pericolo. E nella sua forma estrema, dire la verità diventa un gioco di vita o di morte”.

Io scrivo sempre di storie vere e non romanzate, di vita vissuta, di coraggio e speranza. Forse ai vostri occhi apparirà come una sorta di favola moderna, ma è una storia vera, che sta accadendo realmente. Non una storia qualsiasi, ma una che sa di buono, una storia vincente, disegnata su un viso di sofferenza. Dovete rendervi conto che vi trovate di fronte ad un miracolo, un miracolo vero, un miracolo sotto i vostri occhi e nemmeno ve ne rendete conto. Chiara, credimi, non mentirei mai su una questione così importante. Il tuo Angelo Custode è qui e ti osserva da sempre, da quando ti sei addentrata nei misteri della vita ed anche ora ti sta osservando. Solo Lui ti AMA veramente. Salvalo!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 19 December 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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