COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 12/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Haec domus Dei est et porta coeli

PUBBLICATO IL 12/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Haec domus Dei est et porta coeli

PUBBLICATO OGGI 12/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Haec domus Dei est et porta coeli

La scritta, tratta da un passo della Bibbia, narra del Sogno di Giacobbe in cui egli vide una scala che poggiava sulla terra e raggiungeva il cielo. Al risveglio ebbe timore e disse “come è terribile questo luogo! È la casa di Dio e questa è la porta del cielo” e diede il nome di Betel a quel luogo che prima si chiamava Lux. Quello che segue è il resoconto, seppur breve, di una notte di fine autunno 2017 che avrebbe dovuto esser di paura per me, ma che si trasformò in un’esperienza imprevedibile e memorabile in compagnia di un Angelo Custode.

La prima cosa da cui fui investito allorché spinsi la pesante porta, ed entrai nell’oscurità della cappella, fu il profumo intenso degli incensi che bruciavano numerosi in ogni angolo. Non sapevo dove fossi, come ci fossi arrivato e cosa mi fosse capitato. Un attimo prima, con aria spavalda e sicura, me ne stavo a casa al davanzale e con la coda dell’occhio osservavo la mia ombra alla luce della luna, per quanto l’immagine riflessa fosse effimera e l’ombra inconsistente, e un attimo dopo ero in una sorta di chiesetta, o almeno così sembrava. Su una targa metallica inchiodata ad una colonna lessi: “Terribilis est locus iste Hic domus dei est et porta coeli - Santuario di San Michele Arcangelo - Monte Sant’Angelo, provincia di Foggia”. Mi domandai se per caso non stessi sognando, ma stropicciandomi gli occhi e palpandomi nelle varie parti del corpo mi resi conto che era la realtà; mai mi era accaduta una cosa simile; non potevo comprenderne il perché e continuando a sentirmi confuso abbassai lo sguardo. Cercai di calmarmi respirando profondamente e provai a riordinare così le idee. Fu allora che una magica luce azzurra fuoriuscì da dietro un crostone roccioso. La vidi espandersi crescendo man mano di intensità, diventando sempre più luminosa. Un puntino nero prese ad avvicinarsi sino a quando lo riconobbi. Con passo lento, sospeso, come se la gravità la ignorasse, avanzò sino a fermarsi davanti a me come a saggiare l’aria, il cielo, il tempo; e poi, disse - “Ciao Alberto… sono Andrea… non aver paura, sono stato io a portarti qui. Scusa se non ti ho avvisato prima, sapevo che avresti cercato di fermarmi in tutti i modi e non te lo potevo permettere. Questo in cui ti trovi è il più importante santuario italiano dedicato a San Michele Arcangelo che, per una interessante coincidenza, si trova a poca distanza da San Giovanni Rotondo, ove il beato Padre Pio trascorse tutta la sua vita di santo servo di Dio. Vieni con me”. Poi, tutto tornò nel silenzio. Il silenzio magico della penombra di quella cappella illuminata solo, a quell’ora di notte, dalla debole fiamma delle candele. La magnificenza della sua forza, l’aura che ancora emanava e l’apertura delle sue ali, erano qualcosa di unico ed imbattibile… Sembravano contenere una sorta di promessa. Erano ali d’Angelo… dorate, luccicanti, seppur si notassero chiazze prive di piume come se avesse affrontato un duello. Ad un tratto le dispiego con un movimento rapido e silenzioso, ed eccolo librarsi nell’aria ad un metro o poco più da terra fluttuando davanti ai miei occhi. Dalle sue mani due forti raggi luminosi investirono il suo volto e due scariche elettriche di una potenza inaudita saettarono nel cielo. Fu allora che ad una decina di passi di distanza da noi, l’Arcangelo comparve dinanzi ad Andrea: era Michele… non so come, ma lo intuii, e non appena lo sentii parlare mi resi conto di non essere in errore. Si rivolse all’Angelo Custode con fare risoluto, e disse - “Puoi esprimere la volontà di rinnegare la tua vera natura ed assecondare il desiderio di divenire una creatura mortale, potendo in tal maniera ottenere il di Lei amore, abdicando però al tuo compito fondamentale di Angelo Custode in favore di qualcun altro a cui spetterà la gestione delle conseguenze della mancata nascita del Predestinato… l’altro tuo figlio… GABRIELE… ricordi?”. “Ma Michele…” - replicò Andrea - “che razza di angelo pensi che io sia? Come posso anteporre all’amore di Cristo i miei sogni? Non pensi ci potrebbe essere una terza possibilità? Perché non vuoi prenderla in considerazione…! Potrei fare di Chiara un Angelo e portarla lassù, insieme a noi, perché sia giudicata. A volte per andare avanti è necessario fare un passo indietro”. “Portarla con noi!!!...” - sbottò Michele - “Non se ne parla nemmeno… non puoi portare una creatura umana al cospetto divino…” “Lo so” - ribadì l’Angelo Custode - “ma tu forse dimentichi di essere un Arcangelo… il grande Arcangelo Michele… il principe della milizia celeste… ed il libero arbitrio di cui disponi è superiore a quello di un semplice Angelo Custode come me…. Il tuo volere è legge. Se solo tu mi dessi la possibilità!!!” “Scordatelo…” - disse innervosito l’arcangelo - “ma non devi comunque aver paura… noi ti staremo vicino… e lotteremo al tuo fianco. Non temere… il male non riuscirà a sconfiggerti! Tu sei un Angelo Custode… ed hai il dovere di proteggerla in eterno”. Poi l’arcangelo Michele lentamente affievolì il suo insopportabile splendore, svanendo in un ultimo guizzo di luce, mentre Andrea cadde a terra abbattuto come se fosse stato investito da un maglio grande quanto il Mondo intero. Le sue ali scomparvero non appena le chiuse dietro le spalle, come succedeva sempre a tutti gli angeli. Il silenzio ci avvolse come una gelida corrente d’aria proveniente da una lontana vetta. Subito mi salirono le lacrime agli occhi per lo sgomento, non potevo credere a quello che avevo appena visto. Mi inginocchiai e piansi senza riuscire a fermarmi. Sembravo un bambino. Cercai di ritrovare la calma, ma le lacrime vivevano di vita propria e piansi ancora più forte. Mi sembrò di voler imprimermi quel ricordo nella mente, poi però mi voltai e corsi verso il corpo dell’Angelo Custode che giaceva al suolo immobile, faccia a terra. Sembrava non respirare. Scuotendo la testa, lottò per rimettersi in piedi e batté le palpebre perché lo sguardo gli si stava offuscando. Per un istante fu avvolto da una luce dorata, che parve sfumarne i contorni. Stava lentamente recuperando le forze. Iniziò a muovere rapidamente le spalle in avanti ed indietro, espandendo e comprimendo il costato con veemenza. Poi le ali si dispiegarono e d’un tratto si estesero per tutta la loro lunghezza; un nugolo di polvere si sollevò da terra e la fatica si lesse sul viso dell’Angelo Custode che ripresosi stava volando, dimenando le sue ali con impeto. Guardando in fondo alla cappella semibuia si poteva scorgere una croce luminosa molto tenue, formata dall’intersecarsi di due fasci di luce chiara che si stagliavano nitidamente nell’oscurità portando un misterioso messaggio con sè che non capii da dove arrivasse, ma che compresi bene; il Signore, suo Dio, era con lui, lo amava. Era stata una presenza silenziosa, improvvisa che, pur occupando tutto lo spazio del suo essere personale, fece capire all’Angelo che era tutto suo e totalmente per Lui.
“Dono a te la mia vita per Lei, per mia moglie CHIARA… prendi la mia vita mio Signore se serve, ma salva la sua… te ne prego” - disse l’angelo in lacrime e prosegui commosso più di quanto gli fosse mai successo - “non ho pensieri che per lei… il mio amore… forse perché ho freddo nel cuore e vorrei avvertire ancora il calore di un abbraccio pervadermi l’anima, forse perché vorrei un rifugio per il mio cuore... un riparo dove possa sentirmi al sicuro, dove stare raggomitolato su me stesso con gli occhi serrati respirando il suo profumo... dove perdermi mentre ascolto i battiti del suo cuoricino che si fondono... intrecciandosi con i mie. Salvami Padre mio!!! E tu, mio generale, Principe gloriosissimo delle milizie celesti, San Michele Arcangelo, difendimi nei combattimenti e nelle lotte terribili che devo sostenere in questo mondo, contro il nemico infernale. Vieni in mio aiuto, combatti ora coll’esercito degli angeli Santi le battaglie del Signore al mio fianco, come già pugnasti contro il capo degli orgogliosi, Lucifero, e gli angeli decaduti che lo seguirono. Tu Principe invincibile, soccorrimi e procurami la vittoria. Tu a cui l’Eterno ha confidato le anime per condurle nella celeste beatitudine, prega per me il Dio della pace, affinché il demonio sia umiliato e vinto e più non possa tenere mia moglie CHIARA e la mia famiglia sotto la sua schiavitù. Offri al trono dell’Altissimo le mie preghiere affinché le sue misericordie scendano tosto su di noi e l’infernale nemico più non possa sedurre e perdere la mia protetta”. Poi ad un certo punto la luce si spense, e senza sapere come, mi ritrovai nella mia camera a Milano, in piedi accanto al letto, con una mano poggiata alla parete e la sensazione di essere lì lì per dar di stomaco. Non avevo neppure avuto modo di salutare Andrea… o per meglio dire… l’Angelo Custode di sua moglie Chiara. Io continuavo a domandarmi cosa diamine stesse succedendo. Non avevo parole per spiegare a me stesso - figuriamoci agli altri - la storia incredibile che stavo vivendo. Compresi che in circostanze come quelle vissute da Andrea viene a delinearsi come una tendenza capace di erodere i confini del possibile, e rendere possibile l’impossibile. È questa la forza dell’amore. Scrive San Paolo: “L’amore genera tutte le cose”. Parlare d’amore è celebrare un mistero insondabile… è il Mistero del Mistero, è la scintilla della conoscenza, così come la conoscenza offre nutrimento all’amore stesso.
La mattina successiva ero ancora talmente sfasato che quando mia moglie m’incalzò vedendomi ridotto in quello stato le confessai tutto. Volevo piangere tra le sue braccia; Dio, ero ancora scosso dagli eventi passati quella magica notte e tutto quello che stava accadendo mi sembrava molto più grande di me. Solo a pensare agli ultimi minuti da me vissuti qualche ora prima mi venivano ancora i brividi per l’emozione... tuttavia non aspettavo altro di poter rivedere l’Angelo Custode di Chiara… una sorta per me di vecchio compagno di avventure del quale non riuscivo più a fare a meno. Un angelo custode in carne ed ossa con una lealtà nei confronti della sua protetta, nonché moglie, così assoluta che pensare a Lui senza di Lei era impossibile, e viceversa. Un amore il loro indissolubile e capace di superare ogni difficoltà ed ogni prova e per questo destinato all’eternità. E così pensai a quei fortunati al mondo che le occasioni per essere felici le hanno e non sanno sfruttarle, che se le incontrano non sanno riconoscerle. Sua moglie è una di queste privilegiate… ma non se ne rende conto. “O che cecità perniciosa è la cecità del cuore” - dissi tra me e me. La cecità della mente è la causa dell’ostinazione del cuore; l’ostinazione del cuore è la pena della cecità della mente. Nell’altre pene Iddio castiga da Padre; quando rende un uomo ostinato, lo castiga da nemico. Parafrasando un celebre aforisma tratto dalla “La Signora Delle Camelie” di Alexandre Dumas (figlio)… voglio che sua moglie sappia che la cecità del cuore, così come la sordità dell’anima ed il mutismo della coscienza, sanno render folli quegli infelici che indipendentemente dalla loro volontà diventano incapaci di vedere il bene dove c’è, di udire il Signore, e di parlare la lingua pura dell’amore e della fede.
Quanto a voi lettori, beh… dico solo quanto segue. Jiddu Krishnamurti, filosofo apolide di origine indiana, sostenne in una affermazione fatta nel 1929 che "La verità è una terra senza sentieri. L’uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l’osservazione, e non mediante l’analisi intellettuale o la dissezione introspettiva. Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiosa, politica e personale, che si esprimono come simboli, idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell’uomo”. Ebbene io Alberto De Pra tutto sono fuorché uno scrittore. La letteratura non è mai stata il mio forte, così come del resto la storia, la matematica e le scienze. Sono un semplice giornalista. Il mio compito è esclusivamente quello di mettere a disposizione del lettore, con imparzialità, gli elementi costitutivi del fatto da me vissuto affinché egli possa formare il suo autonomo giudizio. La mia è una disciplina che richiede duro lavoro, pazienza, dedizione ed anche un pizzico di innata attitudine, ma che, se svolta in modo limpido, indipendente e senza finalità personali - come nel mio caso ed in quello degli articoli da me scritti - è un vero e proprio servizio reso al cittadino ed al paese tutto. Non sono certo qui a sfidare l’ordine costituito bensì per descrivere soltanto ciò di cui sono testimone oculare. Inutile ribadire che la verità dei fatti è un mio dovere, così come è dovere del medico curare un ammalato e dovere dell’ufficiale difendere la patria. È molto semplice: la deontologia professionale mi vieta di abbellire la realtà. Io altro non aspiro che ad indagare quello che accade intorno a me, quello che vivo nel mio stesso tempo presente. Non so farne niente altro che restituirlo in forma di prosa. Intorno a me ci sono le persone… in questo caso Andrea… di cui scrivo, non per cui scrivo - e lo sottolineo. A volte la verità sta di fronte a voi, e voi le andate contro senza neanche sapere che è li. Il caso di Andrea… un Angelo Custode in carne ed ossa ne è un esempio. Ma del resto come disse Arthur Schopenhauer “tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti”. Spero che prima o poi capiate che quello che state leggendo non è una bella favola… ma la semplice e pura realtà.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 12 December 2017
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!