COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 05/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Hai perso la FEDE ma Dio crederà sempre in te

PUBBLICATO IL 05/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Hai perso la FEDE ma Dio crederà sempre in te

PUBBLICATO OGGI 05/12/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Hai perso la FEDE ma Dio crederà sempre in te

“Siete chiamati ad essere ritratti di Dio, ma la cosa più divertente di Dio è che nel tentativo di fare il Suo ritratto, attraverso le cose che sai fare, quello che scopri è che il ritratto l’ha fatto Lui, tu semplicemente gli hai prestato i colori e questa è la libertà. Decidere se prestare i colori a Dio o no. Voi, noi, ciascuno di noi, è il sogno di Dio e quindi se anche quei TU che ci andiamo a cercare ci deluderà; c’è un TU a cui ogni giorno, possiamo raccontare la nostra storia e Lui la rimette a posto. Tu fai uno schizzo sbagliato sulla tua tela e Lui usa quello schizzo per fare una cosa ancora più bella”.
ALESSANDRO D’AVENIA

Era un bar fatiscente, incastrato tra un ex centro benessere ed un’edicola di giornali, gestito da un giovane ragazzo argentino emaciato ed apparentemente denutrito che suscitava tenerezza. L’atmosfera era piuttosto grezza, ma a suo modo informale, simpatica e vintage. L’intonaco scrostato delle pareti era camuffato dietro pannelli intarsiati e trompe l’oeil. Le sedie in paglia, dai colori più disparati, vecchie e sciupate, sistemate accanto ai tavolini, erano quasi tutte spaiate ed alcune erano ammassate in un angolo. Il locale era semideserto ad eccezione di un paio di avventori che stavano al bancone in piedi. Mentre sorseggiavo un energico tè al limone non potevo smettere di pensare e ripensare a quanto fosse grande l’amore di Dio per noi uomini, perché la disperazione non ci impedisse di innalzarci verso di lui. E non poté non venirmi in mente Andrea, un Angelo apparentemente sperso e vulnerabile, un angelo caduto in terra, colpito da una tragedia più grande di lui - la perdita di sua moglie e di sua figlia - che non gli ha mai tuttavia fatto smettere di credere in un Dio rivelato, in un Gesù che muore e risorge, in una parola divina a Lui consegnata in quanto messaggero del Cielo. In quel momento lo schermo del cellulare si illuminò accompagnato da un segnale di notifica che avrebbe dovuto segnalare l’avviso di un SMS in arrivo. Il messaggio diceva: “Il tuo destino è trovare la verità”, ma non lo ricondussi a nessun contatto presente nella rubrica. A dir la verità non proveniva proprio da un numero, tuttavia era apparso… così… inspiegabilmente. Mi alzai di colpo, come fossi una molla, pagai il conto e mi avviai verso l’auto. Mancava un quarto a mezzanotte allorquando un bagliore comparve da dietro la curva. Era Andrea. Già, dovevo immaginarlo! Aveva l’aria umana, un aspetto cupo, taciturno, ma era provvisto delle sue ali d’angelo. Due enormi ali piumate, che ricadevano morbide intorno al suo fisico snello. Solo allora, l’Angelo avanzò verso di me spalancandole e muovendole delicatamente. “Il messaggio te l’ho mandato io. Spero di non averti spaventato” - mormorò - “Ora vieni con me. Vieni con me, adesso, perché voglio aiutarti in qualche modo a capire”. E così, con mio grande stupore e al tempo stesso con grande entusiasmo, mi prese per mano e nello stesso istante ci alzammo in volo. Poi con tono solenne aggiunse: “Il segreto della forza che tu mi attribuisci, della mia fede e del problema di sostenersi, risiede nell’universo sconfinato. Sta a voi comprendere come usare questa energia a vostro vantaggio. Per me è cosa naturale, è sempre stato così”. Come tutti gli angeli al servizio del proprio Dio, Andrea possedeva l’accento della Verità, un tratto della voce che rendeva manifesta l’assoluta sincerità di quanto andava a dire. “Ti rivelerò, Alberto” - aggiunse - “un qualcosa che non ho ancora detto a nessuno. Nella mia mente e nel mio corpo risiedono grandi segreti e grandi poteri che attendono di essere svelati. La mia forza è nell’amore che provo e le mie ali sono la mia grande fede, la mia fiducia, o almeno sono lo specchio vivo e sostanziale in cui si mostra la misericordia di mio Padre. Sono fonte di una tale energia che mi permette di vivere. L’amore è la forza che muove ogni mio pensiero ed ogni mia azione e che mi commuove e mi riscalda quasi più in modo emozionale che fisico. Dove non è Amore, c’è distorsione dell’opera divina; dove è Amore e carità vera e sincera, c’è Dio. Chiara, mia moglie, è una cosa sola con me, io la porto, la elevo sopra lo spazio ed il tempo, finché il suo spirito troverà pace in me. Ma io sono tenuto a rispettare il suo libero arbitrio. Questa è una legge del CIELO. Ora conosci il perché io, per quanto l’ami, non possa utilizzare le mie facoltà su di Lei. Non mi è permesso. È stato il Signore Iddio a decidere tali regole ed adesso dev’essere Lei a fare il primo passo”. Poi, all’improvviso, mi spalancò le braccia, si lasciò cadere contro il mio petto e mi avvolse in una stretta che avrebbe fatto mancare il respiro a chiunque. Tornati a terra, esausto, scoppiò in lacrime. Pianse senza fare rumore, seppur il suo cuore urlasse di rabbia. Erano lacrime disperate e irrefrenabili. Un fenomeno che nel caso dell’Angelo Custode soltanto sua moglie era capace di innescare. Ad ogni modo, tra una riflessione e l’altra, il tempo passava e noi ci dirigemmo all’interno di un bosco ceduo alle porte della città, ed a quel punto, quando fummo lontani da tutto e tutti, tornammo a terra. “Credo sia ora di parlare seriamente, adesso” - disse l’Angelo e proseguì - “Quando qualcuno ci ferisce, quando soffriamo per l’assenza del piacere, quando la nostra mente è frustrata, quando proviamo un dolore intenso, fisico o psicologico, non serve cercare di ribellarsi, aggiungendo male al male, dolore al dolore, bisogna solo lasciare che succeda. D’altra parte non è nemmeno giusto rassegnarsi. Quando indirizziamo in modo consapevole la nostra energia non siamo più vittime del destino. Dio non si impone come un sovrano, ma tende la mano come un mendicante, non ci impone mai nulla di spiacevole o doloroso né per impedirci di compiere il male, né per far pagare ad un innocente la colpa di un peccatore. Le vostre sofferenze sono la conseguenza diretta e indiretta del vostro rifiuto di Dio. Ma ricorda… anche quando avverrà che perderai la fede nel Signore, lui sarà il primo a credere in te e a tifare per te, per tutti quanti voi. Solo in Cristo, per la misericordia di Dio, potete superare i vostri limiti umani e tutte le situazioni nelle quali cadete nella vostra vita quotidiana, andare oltre voi stessi e le vostre possibilità, uscire dalla morte verso la vita eterna. Potete scegliere Dio camminando nella sua volontà. Potete rinunciare ad un bene di poco valore per una ricchezza più grande di tutti i vostri beni materiali messi insieme. Potete essere finalmente affrancati dalle tante schiavitù che vi condizionano su questa terra e vi causano sofferenza e dolore, e così essere pienamente voi stessi… Non lo dimenticare”. Poi, baciato da una luna d’incredibile luminosità, all’improvviso e senza motivo apparente, l’Angelo Custode scoppiò a piangere come se si sentisse in colpa della propria fragilità. Il suo corpo era caldo, i muscoli in tensione. Le sue braccia erano così forti. Si chinò compassionevole su di me e si illuminò di uno splendore blu intenso tanto che mi ferì gli occhi costringendomi a distogliere lo sguardo. Le sue forti ali, seppur indolenzite dalle mille fatiche a cui era sottoposto, non potevano opporre alcuna resistenza alla tempesta d’amore che pareva avvolgere ogni cosa intorno a Lui nel suo turbine, ed un’invincibile affanno scoppiò come un fulmine nel suo cuore. Le sue piume ambrate si illuminarono e si ritrassero. Tutto si riempì di luce. Andrea cominciò a volteggiare, fluttuando a mezz’aria, spiegò le ali e si librò in volo. Due, tre battiti d’ala, ed era già lontano. I rumori si spensero a poco a poco intorno a me, tutto divenne buio. Mi ritrovai in una di quelle situazioni in cui il tempo pareva scorrere molto lentamente. Cercai di fare qualche passo in avanti, ma mi ritrovai appesantito, come se stessi passando a guado un mare di fango denso. Ed al tornare della luce ero di nuovo al parcheggio davanti alla mia automobile. Ma un misto tra un flebile grido di dolore ed un sibilo, che poteva essersi generato tra le sue corde vocali, continuava ad avvertirsi nell’aria. Era un grido terribile che si spense strozzato in un gorgoglio e diceva: “Non dimenticare che ti amo CHIARA, al di là del tempo, al di là del mondo ed oltre ogni bene… Non mi dimenticare AMORE MIO”.
Vi lascio immaginare il mio stato d’animo. Mi sentivo sconvolto e volevo pensare a tutto quello che mi era accaduto. Avevo bisogno di riprendermi, facendo una passeggiata e bevendo qualcosa di tonificante, così pensai di tornare al bar per consumare un caffè. L’agitazione mi si leggeva in faccia. Il ragazzo al bancone mi chiese cosa avessi e se stessi bene. Tirai su con il naso, e sentii le lacrime bruciarmi gli occhi. Le mani mi tremavano così forte da non riuscire a girare il caffè con il cucchiaino. Fu allora che la mia attenzione venne improvvisamente catturata da un qualcosa sulla mia destra: lì a pochi centimetri dalla tazzina c’era una piccola piuma bianca! Dovevo stare davvero male, tant’è che una donna, entrata poco prima, mi sorresse e mi chiese se avessi bisogno di un medico. Le risposi di no ed appena mi ripresi dissi, tenendo in mano la piuma: “Sto bene, sto bene, non vi preoccupate, tutto bene… e solo che ho appena incontrato un Angelo, e non stavo sognando”. Dopo aver pronunciato quella frase a mezza voce, presi la giacca e uscii dal locale senza voltarmi indietro e senza salutare e subito sentii cadere su di me gli occhi dei clienti, con tutto il loro peso. Mi incamminai senza avere un’idea precisa di dove sarei andato. Giusto perché non riuscivo ad ottenere risposte alle mie mute interpellanze, scrutai il cielo e mi abbandonai in mille pensieri. Mi chiesi dove fosse ora l’Angelo Custode di sua moglie Chiara. Avevo assistito a tutto quello che Lui potesse sopportare, ma per quanto ancora!? Salii dunque in auto e mi accasciai sul sedile... girai la mia macchina e tornai a casa.

Scrive DIETRICH BONHOEFFER, teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo: “Dal momento in cui impariamo a parlare, ci sì insegna che le nostre parole devono essere veritiere. Che cosa vuol dire? Che cosa significa: dire la verità? Che cosa ci viene richiesto? Dire la verità non è soltanto una questione di atteggiamento personale, ma anche di esatta valutazione e di seria riflessione sulla situazione reale. Quanto più varie sono le condizioni di vita di un uomo, tanto maggiore sarà per lui la responsabilità e la difficoltà di dire la verità. Bisogna dunque imparare a dire la verità. Queste parole suoneranno scandalose per chi pensa che sia sufficiente un atteggiamento morale irreprensibile e che il resto è cosa da nulla. In pratica però l’etica non si può disgiungere dalla realtà, perciò una sempre migliore conoscenza della realtà è parte integrante dell’azione etica. Ma nel caso in esame l’azione consiste in parole. Bisogna esprimere in parole il reale. In ciò consiste appunto il parlare veritiero. Ma allora si pone il problema ineludibile del COME parlare. Sì tratta di trovare caso per caso la parola giusta; è questione di uno sforzo lungo, serio e sempre crescente basato sull’esperienza e sulla conoscenza della realtà. Per dire come una cosa è realmente, ossia per parlare in modo veritiero, bisogna che gli sguardi e i pensieri indaghino in che modo la realtà è in Dio, per mezzo di Dio e per Dio”.
Per quel che mi riguarda, in quanto giornalista d’inchiesta, credo fermamente nell’importanza della ricerca della verità, anche quando questa può ferire in un qualche modo colui o colei alla quale la diciamo, in quanto ritengo che essere onesti con gli altri, possa aiutarci ad essere onesti e franchi anche con noi stessi. Molte volte, in passato, mi sono capitate delle circostanze nelle quali ho taciuto - e non mentito, badate bene - parte della verità pur consapevole, dentro di me, che confessare il tutto e “dire le cose come realmente stavano” sarebbe stata la cosa più giusta da fare. Ed ho commesso un tremendo errore. Se ho deluso qualcuno, mi dispiace, ma dovete credermi, non è stato per vigliaccheria. Nel mio cuore sapevo perfettamente che cosa avrei dovuto fare. E non l’ho fatto, pentendomene immancabilmente subito dopo, quando ormai non potevo farci più nulla. Certo non è sempre facile essere schietti, onesti e leali con voi lettori, tuttavia il mio compito è quello di darvi uno stimolo a migliorarvi ancora di più, e se mentissi a voi non farei certo un buon lavoro. Io sono un giornalista serio e come tale posso permettermi di affermare solo ciò che è stato provato. Il giornalismo investigativo, da me praticato, esamina i FATTI e la loro importanza in maniera ampia e approfondita, e alla fine tutte le proprie asserzioni le sostiene con prove - che, per quel che mi concerne, ho depositato presso un ufficio notarile. E nella prova sta la differenza tra un breve clamore mediatico ed un articolo come questo e gli altri da me scritti. La percentuale di “menefreghisti” è purtroppo in costante aumento ed è il vero problema della nostra società, tutta concentrata sul proprio orticello privato e troppo impegnata a farsi i fatti propri per accorgersi di cosa gli succede davvero attorno. Quanti dei nostri fratelli che non sanno un bel nulla in ambito di religione oggi affermano di aver “perso” la fede?!... Quanti di quelli che non si recano in chiesa a messa e che si credono superiori ed “intelligenti” prendono invece il treno per andare dalla cartomante di turno a farsi illuminare sul proprio destino?!..., credendo più a un piccolo gioco di carte, fatto da uno, o una, che cerca di sopravvivere inventandosi la vita. Credo che il rischio sia quello di vedersi sottratti tanti soldi, da parte di chi altro non fa che speculare sul dolore altrui. Ma come si fa a non credere, dico io, a dei testimoni oculari che come me - e non sono il solo - stanno dando la loro vita per dire quello che hanno visto in presenza di Andrea… e soltanto chi non vuol vedere la verità oggi non la vede, carissimi miei lettori. Credere in un vero Angelo Custode sulla Terra ai giorni nostri non significa esser pazzi, bensì credere che l’amore di Dio ha dato agli uomini, in Gesù suo Figlio, la possibilità di una vita nuova e di una società nuova.
Chiara, ricorda, Andrea, il tuo Angelo Custode, ti ama incondizionatamente e da sempre. È colui che ti guida, colui che ti consiglia, colui che ti capisce come nessun altro al mondo. E allora va da lui! Che aspetti!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 05 December 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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