COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 07/11/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA CHIAVE SEGRETA DELLA VERA RICCHEZZA

PUBBLICATO IL 07/11/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA CHIAVE SEGRETA DELLA VERA RICCHEZZA

PUBBLICATO OGGI 07/11/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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La chiave segreta della vera ricchezza

«In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli Angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Matteo 13,44-52

Quella sera, all’uscita da Teatro d’opera fu quasi impossibile vedere dove si poggiavano i piedi tant’era buio. Io e mia moglie Lauren proseguimmo lentamente, un passo alla volta, fino a raggiungere dei portici prospicienti la via. L’area era illuminata dalle luci dei palazzi. I marciapiedi mi apparvero pieni di vittime accidentali o senzatetto con il volto sudicio, i capelli scarmigliati, i pantaloni laceri e la camicia stracciata. Un’umanità invisibile, affranta dal sudore ed alla ricerca di un rifugio per dormire. Uomini e donne senza fissa dimora che soffrivano con orgoglio di una povertà che non sembrava vergognarsi di se stessa. Notai un clochard in particolare. Attrasse subito la mia attenzione perché era l’immagine della tristezza, dello sconforto, della desolazione. Aveva occhi gonfi di lacrime, stava per terra accovacciato con un braccio penzolante, fissando le lastre della strada. Destò in me una compassione istintiva. Tutto quello che di lui potevo percepire, gridava dolore e sofferenza. La barba era incolta, trascurata da almeno tre giorni. Andai a parlargli. Al mio arrivo si chinò in avanti, accorciando le distanze, i gomiti sulle ginocchia come se stesse studiando il terreno, il volto bianco come un cencio e con profonde occhiaie nere. Dopo avermi scrutato per un momento si alzò di botto lasciandomi interdetto, una sagoma strappata all’ombra, senza che i suoi occhi si distogliessero mai dai miei. “Sembra che oggi il destino ci voglia fare incontrare ancora” - disse l’uomo a me e continuò mettendomi alle strette - “Non mi riconosci dunque o fingi di non riconoscermi? Non sai chi sono? Guardami bene… Ora hai capito, vero?” Provai tanta vergogna da desiderare che la terra mi inghiottisse: era Andrea… Sì, era Lui. Non avevo capito subito chi fosse perché ora aveva la barba da fare ed era tutto malvestito, ma quella voce era inconfondibile. L’Angelo Custode di sua moglie Chiara se ne stava lì, in strada, davanti a me, in mezzo alla calca della gente, ignara del miracolo di cui era testimone. “Entriamo in questo portone a parlare”. Varcata la soglia, la porta si chiuse alle nostre spalle e ci ritrovammo nuovamente immersi nella più totale oscurità. Un istante dopo le sue ali d’angelo reagirono muovendosi leggermente e come emergendo da una crisalide l’Angelo Custode… vero... reale… spiegò nell’aria ali enormi e diafane ed una polvere dorata si sparse tutt’intorno a noi in un tripudio di scintille di luce. “Le notti le passò con i barboni, dormendo sulle panchine, per terra, con coperte di cartone. L’avresti mai detto che un Angelo potesse vivere così? E tutto questo per amore… per amore della mia famiglia… di mia moglie Chiara… la mia protetta”. Un nodo di commozione gli attanagliò la gola, e di nuovo irruppe in un pianto profondo che uscì spontaneo dal più profondo della sua anima. Impetuosamente le lacrime intanto continuarono a sgorgare tra i cigli, a volte grandi a volte piccole, e ognuna di esse andava a raccontare un’avventura dei due inseparabili amanti, la loro vita, le loro fantasie, le loro speranze, le loro illusioni e delusioni, i loro momenti felici, le amarezze e loro fatiche. L’angelo ebbe dunque uno spasimo, un forte colpo di tosse che gli fece fuoriuscire del sangue dalla bocca. E Lui, con le sue bianche ali spiegate, sospeso a mezz’aria senza però muoversi, confidò a me al solo guardarlo il segreto dell’eternità, intanto che un fumo d’incenso iniziò a salire dalle sue mani fino a Dio, o così almeno mi parve. Il suo volto assunse un’espressione frastornata. Stava perdendo energie a vista d’occhio ed io potei fare ben poco per aiutarlo, perché quando stava male preferiva che neppure gli si parlasse. Afferrai per tanto la sua mano… sembrava così fragile, eppure la sua presa era piena di forza. Nei suoi occhi vedevo chiaramente tutto ciò che aveva perso: lo splendore di una vita colma di speranza, di fede, di invocazioni per un’esistenza terrena migliore. Con Lei aveva provato sensazioni dimenticate da secoli. Poi un rumore ruppe di nuovo il silenzio creatosi e d’un tratto, fummo avvolti da una luce che andava discendendo lentamente su di noi. Mi si avvicinò, ed assumendo un tono pieno di sentimento disse: “Ricordati che oltre il Bene esiste anche il Male e che nelle sue molteplici forme seduce spesso molto più del bene. Ti sei forse dimenticato cosa mostrò nel deserto Satana a Gesù? Gli offrì tutti i regni della terra e la loro gloria se, prostrandosi, lo avesse adorato contro una Croce di sangue e di dolore. Perciò quel luogo potrebbe essere il rifugio di un Angelo come me, ma anche del Demonio. Tuttavia non è quella la vera ricchezza… il più povero è come il più ricco in questo mondo di fronte al segreto di Dio… per questo vivo da povero tra i poveri e da debole tra i deboli. Per provarne tenerezza, comprenderne il bisogno di amore e di attenzione e gustare con loro la gioia semplice di un dono”. A quelle parole, l’Angelo Custode allargò le ali in tutta la loro maestosità e s’inchinò tanto profondamente che la sua veste a brandelli sembrò quasi sfiorare la polvere. Sapeva benissimo che riusciva a creare un timore reverenziale. Mi fece cenno di seguirlo e tornammo in strada. Una volta fuori il suo tono muscolare divenne più definito, le spalle leggermente più larghe. Le sue ali enormi e scintillanti, dall’apertura così ampia da spazzare le facciate degli stabili che fiancheggiavano la via, ogni piuma come la fiammella di un lume che sembrò oscillare ad ogni riverbero delle raffiche del vento rabbioso. Fu allora che capii… era giunto il momento di accomiatarci. Si sollevò così dal suolo di almeno un paio di palmi, prese il volo, diventò un puntino nel cielo e scomparve emanando una grossa fiammata azzurra prima che potessi replicare, ed io sentii la paura insinuarsi dentro di me. Mi venne in mente immediatamente non so neppure io il perché, un pensiero di Blaise Pascal secondo cui la miseria e la grandezza dell’uomo stiano insieme e mi sentii un non nulla di fronte alla magnificenza di un Angelo in Terra quale è Andrea. Mi ricordai che lo stesso Pascal disse però: “L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna che pensa. Non è necessario che l’universo si armi per distruggerlo: un vapore, una goccia d’acqua bastano per ucciderlo. Ma, quand’anche l’universo lo distruggesse, l’uomo sarebbe sempre più nobile di ciò che l’uccide perché sa di morire e del vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È questa la via per innalzarci, e non attraverso lo spazio o la durata, che non saremmo in grado di riempire. Impegnandoci dunque a ben pensare: ecco il principio della morale. Non è nello spazio che devo cercare la mia dignità, ma nell’uso regolato del mio pensiero. Non avrei un vantaggio possedendo delle terre: attraverso lo spazio, l’universo mi comprende e mi inghiotte come un punto; attraverso il pensiero, io lo comprendo. È pericoloso insistere nel far costatare all’uomo quanto è simile alle bestie, senza mostrargli la sua grandezza. Ma è anche pericoloso insistere nel fargli constatare la sua grandezza senza la sua bassezza. È ancora più pericoloso lasciarlo nell’ignoranza dell’una e dell’altra. Giova invece molto mostrargli sia l’una sia l’altra”.
San Tommaso d’Aquino insegna che benché secondo natura sia impossibile all’uomo competere con gli Angeli, però secondo la grazia noi possiamo meritare una gloria così grande da venire associati a ciascuno dei nove Cori angelici. Certo, la conoscenza di un Angelo Custode come Andrea non soggiace al laborioso processo discorsivo della conoscenza umana, ma procede per intuizione. La sua conoscenza è perciò suscettibile di aumento senza però alcuno sforzo ed è sicura da ogni errore. Credetemi, da quando mi è apparso inaspettatamente davanti Andrea come un angelo caduto dal cielo, ho cominciato a render gloria a Dio e non mi sono fermato più, è accaduto qualcosa, sono diventato un uomo di preghiera. Eppure, piuttosto che ammettere la propria ignoranza, l’uomo preferisce spesso negare l’esistenza stessa di ciò che non comprende. È fin troppo facile escludere gli angeli dalla propria vita, liquidarli come pura invenzione, soltanto perché da essi ci si aspettano dimostrazioni che ben poco hanno a che vedere con una logica tanto diversa dalla nostra. Ma per me è diverso. Io ho avuto ed ho la fortuna di frequentarne uno che sembra uscire da un mondo di fiaba… ma reale quanto me e voi… Non so perché io sia stato scelto per questo cammino: né tanto meno so il perché sia stato preso da Dio e portato fin qua. Andrea è un angelo del Signore, sceso dal cielo. Egli è il Messaggero per eccellenza del suo amore, ed io un pover’uomo che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un privilegio - o un onere il mio, a seconda di come lo si voglia leggere - che pochi hanno. Mi dispiace solo per quelli che non ci credono. Ma perché pensate sempre che io vi stia mentendo? Troppo spesso a cuor leggero chiamate menzogna ciò che menzogna non è. Perché dovrei mentire? È quello che vorrei sapere. Lo capite o no che sto conducendo un’inchiesta giornalistica su di un caso per il quale avrei solo da rimetterci! Le false asserzioni non mi appartengono, non mi sono mai appartenute, altrimenti non sarei io e mi vergognerei di me stesso. Io cerco sempre di vedere le cose per quello che sono, di essere obiettivo, di non avere pregiudizi. Dopo tutto è ciò che prevede il mio ruolo.
San Francesco di Sales, proclamato nel 1923 patrono dei giornalisti e degli scrittori, coltivò in vita l’arte del giornalismo e della stampa. Lo fece, come fu possibile farlo ai suoi tempi, affermando la sua determinazione al servizio della verità con passione e con coraggio. A questo riguardo il cardinale Dionigi Tettamanzi nel corso di un “Incontro con gli Studenti e i Docenti delle Scuole di Giornalismo” di Milano il 29 gennaio del 2005 disse: “Come è necessario che il cibo da noi assunto quotidianamente sia buono, non ci faccia male, anzi ci dia l’energia indispensabile per svolgere il nostro lavoro e tutte le altre nostre attività, così è necessario che l’informazione che riceviamo e che offriamo sia buona, ci permetta cioè di possedere tutti gli elementi corretti necessari per conoscere e per capire la realtà in cui viviamo, in ordine poi a divenire protagonisti responsabili della crescita umana integrale di ciascuno di noi e di noi tutti insieme. Questo significa che la comunicazione non può avere altro obiettivo che quello di servire l’uomo e di contribuire, in misura non certo piccola ma determinante, a creare le condizioni perché l’uomo diventi sempre più uomo, ossia sempre più maturo nella coscienza della sua dignità personale e sempre più responsabile nell’uso della sua libertà… […] Da quanto abbiamo detto risulta che la questione della verità è centrale e decisiva per una comunicazione umana e umanizzante, ossia posta al servizio dell’uomo. C’è solo - ma è un punto capitale, questo - da non pensare alla VERITA’ in modo astratto, come qualcosa di lontano o di estraneo alla nostra vita, ma da pensare in modo concreto, concretissimo: la verità, nel nostro caso, altro non è che l’uomo stesso… […] Si potrebbe dire che quella del giornalista, prima di essere una professione tra le altre, è una vera «vocazione» cioè un mettere a disposizione se stessi per il bene degli altri… […] Non è difficile, a questo punto, avvertire che cosa di bello e di entusiasmante può derivare al giornalista quando, nell’esercizio della sua professione, è animato da una interiore passione per la verità. Ne deriva, anzitutto, un concreto impegno per l’obiettività… […]”.
Essere un buon giornalista per me ALBERTO DE PRA significa prestare attenzione non solo alla mia “buona fede”, ma anche alla bontà e attendibilità oggettiva di quello che scrivo e vi riporto su questi articoli. Non è sufficiente essere in buona coscienza, bisogna conoscere le verità che la Chiesa ci insegna, determinarne le antropologie in conflitto nel mondo dei MEDIA e contribuire al bene contro il male. Ci sono alcuni giornalisti e cattolici che, per quanto in buona fede, combattono battaglie sbagliate o di altri. Non è questo il mio caso. La morale, l’onestà, l’etica e la correttezza per me vengono prima di tutto, che mi crediate o meno.
Chiara, dolce fanciulla nonché moglie di un Angelo in Terra… apri il tuo cuore in sua presenza; Lui è il tuo rifugio… non dimenticartene.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 07 November 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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