COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 31/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TESSI LA FEDE E TROVERAI IL FILO DEL SIGNORE TUO DIO

PUBBLICATO IL 31/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TESSI LA FEDE E TROVERAI IL FILO DEL SIGNORE TUO DIO

PUBBLICATO OGGI 31/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Tessi la fede e troverai il filo del Signore tuo Dio

Perché bisogna credere in Dio? Te lo spiego con le parole del professore Norberto Bobbio, che ho avuto la fortuna di incontrare nel paese in cui è nato: “don Gallo io non distinguo tra credenti e non credenti. Io distinguo tra coloro che pensano e coloro che non pensano”. Il potere e i poteri sono contro Dio perché temono coloro che pensano.
(Don Andrea Gallo)

Ero seduto in terrazzo su di una sedia grezza, un tempo forse imbottita, all’ombra di un albero dai grandi fiori a coppa di colore rosa crema e stavo lavorando alacremente ad un articolo che dovevo consegnare di lì ad un paio d’ore. Lo sguardo andava alternativamente dal manoscritto pressoché illeggibile - con lettere scritte male utilizzando un lapis temperato dalle due parti a punta fine - alla tastiera e di tanto in tanto risaliva verso il monitor del laptop. Ad un tratto sentii il rumore prodotto dall’echeggiare delle campane di una chiesa a due isolati da casa mia. Mi distrassi e mi domandai quanto tempo fosse già passato. Guardai la pendola in stanza che faceva da contrasto con il bianco e naturale intonaco alle pareti. Era tardi. Rimasi stupito che fossero già le quattro meno un quarto di mattina, quando nell’aria ci fu un impercettibile alito di vento che mi fece sollevare il capo e vidi davanti a me, nelle tenebre, qualcosa di strano. Ma in quel momento ero incapace di fermarmi a riflettere. Stavo lavorando e certo non avevo tempo da perdere in stupidaggini del genere. Poi un rumore sordo, indistinto, un urto improvviso ed infine un lamento incerto, soffocato, lontano, sconosciuto eppure familiare. Non capii subito che si trattasse di Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie Chiara. In ogni caso non so dire da dove fosse spuntato, ma era lì. Non stava piangendo, il suo era piuttosto un gemito disperato. Le piume delle sue ampie ali erano traslucide, accoglienti, una miscela di varie tonalità color oro, violetto ed argento adamantino. Le dispiegò all’aria aperta e lasciò che il vento notturno le investisse facendole gonfiare. Nel frattempo mi osservava con insistenza, con meraviglia, quasi con dolore, ed i suoi occhi erano penetranti come due punteruoli. Rimase pietrificato in assoluto silenzio per una frazione di secondo, poi all’improvviso, come se un vortice luminescente, inatteso e soprannaturale lo avesse travolto, risucchiando ogni possibile suono e portandolo via con sé, disse: “Dio è per me padre e madre; Dio è il mio tesoro più caro. Dio mi è sempre vicino, è l’unico amico che mi ama senza alcun limite”. Poi quel momento di pace si interruppe bruscamente. Non feci tempo ad udire delle ringhia rabbiose alle mie spalle che due grossi cani famelici, neri come la pece, si avventarono su di Lui con tutta la forza che avevano in loro scaraventandolo lontano e facendolo ruzzolare al suolo con tale brutalità ch’io stesso rovinai a terra. Con uno scatto portentoso riuscirono entrambi ad affondargli le zanne sul dorso ed iniziarono a morderlo con estrema ferocia, staccando interi brandelli di carne dal suo corpo. Quale migliore insulto a Dio per il Demonio infierire su un suo ministro celeste. La risposta dell’Angelo Custode non tardò però di un secondo, e dalle sue mani si levò una sfera di calda e splendente energia che percorse l’aere effondendo un suono che metteva i brividi e colpendo le bestie dritto fra gli occhi che così facendo andarono a zampe all’aria per poi svanire. Qualche goccia di sudore scese dalla mia fronte ed avvertii dentro uno stato angosciante che non mi consentiva di respirare con tranquillità. La scena che mi si presentò davanti agli occhi era allucinante. Un enorme taglio gli squarciava un’ala, mentre il suo volto era una maschera di sangue. “Come stai adesso eh?’’ - chiesi ancora tutto tremante. ’’Non lo so, tutto è cosi confuso’’ - rispose l’Angelo con un fil di voce, battendo i denti per lo spavento - “Non me l’aspettavo”. Come altre volte era successo, una luce soffusa si formò poi tra le sue mani, il suo corpo emanò calore e le sue ferite si rimarginarono come se nulla fosse. “Non guardarmi così Alberto. Non è opera mia, ma di Dio. Io sono solo un suo messaggero, testimone delle grazie e dei miracoli operati dal Signore. Sai, caro Alberto, ci sono due modi di vivere la vita: con amore oppure senza. Scegliere di vivere ed agire con amore significa seguire un sentiero scomodo, quello che dovrebbe affrontare chi vuole realmente camminare sulla strada di Cristo. Un percorso che non è certo facile, lungo il quale il peccato certamente tante volte ci farà compiere deviazioni tortuose dalla retta via, ma proprio per questo avremo la facoltà di abbandonarci alla misericordia divina. Scoprire la medicina più straordinaria al mondo - e così salvare milioni di vite umane - se fatto senza amore è un’esperienza vuota, senza alcun valore; sedersi ad una tavola ben apparecchiata a gustare piatti preparati con amore, chiacchierando serenamente con la propria famiglia, perché si vuole loro bene, è un cammino di conversione e di salvezza”. Mentre diceva queste parole e singhiozzava intenerito, nella pena infinita del mio cuore affranto, lo vidi avvicinarsi quasi con reverenza alla scrivania e prendere un foglio di carta bianco che cominciò a piegare con i movimenti precisi e lenti di un non vedente. Piega dopo piega ne venne fuori una gru in origami, la mise tra me e sé sulla ringhiera del balcone e fece spallucce in segno di rassegnazione. Si sporse in avanti, emise un breve soffio deciso e la gru prese vita all’improvviso. “Oh piccola gru di carta, tu che voli in alto, ti prego va da lei, va da mia moglie, porta le mie parole appena sussurrate, i miei fremiti d’amore ed i miei disinganni disperati, portali con te e dille che sono visibilmente in pena per lei, che impazzisco all’idea di non averla con me. Non farla più aspettare, dille che l’amo ed è per lei che son vivo”. Subito dopo si sollevò un vento sferzante che lo avvolse, lo elevò dal pavimento ed iniziò a far svolazzare l’Angelo all’impazzata all’interno di una sorta di mulinello di fumo bianco e di oscurità, ed in una vampata di colore accecante svanì, scomparve, volatilizzato, come cenere dopo il fuoco. Lo sguardo mi cadde su un biglietto infilato sotto la tastiera del computer. Lo raccolsi e lo lessi velocemente: “voglio dirti Alberto quello che non sono mai riuscito a lasciare uscire prima, un po’ per timidezza, un po’ per orgoglio, un po’ per inadeguatezza, nella speranza che non sia troppo tardi. A giorni ti invierò della documentazione che considero il mio testamento. Conservala. Se dovesse succedermi qualcosa mia moglie sarà il tuo contatto. Promettimi che la proteggerai”. Che dire… non trattenni le lacrime, e scordatomi d’ogni umano pensiero, scoppiai a piangere come un fiume in piena che travolge e distrugge tutto. Mi chiesi dove fosse andato e come potesse continuare a vivere isolato in un mondo che non è il suo costretto com’era nella vita di tutti i giorni a nascondersi per rifuggire agli attacchi delle forze del male. Per quanto le sue energie fossero più poderose di quelle del nemico si stava indebolendo sempre più, ed era un problema serio. Soltanto quando si trovava in presenza di sua moglie Chiara, lui si sentiva speciale e ritrovava tutte le sue potenzialità. Un legame molto forte il loro, credetemi. Un sentimento unico, quasi inspiegabile e misterioso, una sorta di magia che si andava a rafforzare ogni qual volta riusciva a starci insieme seppure lei non lo percepisse.
In quell’istante mia moglie Lauren mi chiamò dall’interno della camera. Mi girai verso di essa per dirle di Andrea. Mi chiese che cosa fosse successo. Le raccontai tutto e lei intuì subito come potessi sentirmi. Del resto me lo si leggeva in faccia. Ero sfinito sia da un punto di vista fisico che emotivo. Andai a riposare nel mio letto. Di lì a qualche ora, quando mi svegliai - più confuso di quando mi ero addormentato - recandomi in terrazza per colazione, trovai ancora le terribili macchie di sangue colate sul pavimento dalle ali dell’Angelo. L’aggressione da parte di quei canidi, pensai, purtroppo non era stata un sogno. E già non vedevo l’ora di poterlo rivedere. Mi lasciavo affascinare dalle sue parole così semplici e ricche di sapienza: era come una droga, avrei fatto qualunque cosa mi avesse domandato. Quella vita angelica era fantastica, ma partiva tutto da una miccia antica accesasi al loro primo incontro quasi due secoli e mezzo fa nella Francia di Luigi XVI di Borbone. Una storia d’amore che ha saputo inspiegabilmente valicare i limiti della logica dello spazio e del tempo giungendo intatta sino ai giorni nostri. Nei Salmi è scritto:" Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede (Salmo 91,11)”. Trattenni il respiro a quelle parole pensando a sua moglie Chiara, e poi mi resi conto di quanto fossero vere. Gli Angeli esistono eccome! Quello che ignoravo era che soffrono quanto noi umani se non di più; non basta a Lui sopportare quando il dolore è troppo forte ed è un dolore d’amore. Solo il Re dell’universo può fare questo miracolo e aiutarlo a muovere le sue ali verso il cielo insieme alla sua dolce compagna.
Sono giornalista non solo per professione, ma per vocazione. Amo scoprire cosa si nasconda al là di un fatto specifico, com’esso nasca, chi ne tira i fili, cosa ci sia dietro ad un sipario. A fare il giornalista sul serio si rischia del proprio cari miei lettori. Chi detiene il potere può farvi del male, anch’io ne so qualcosa. Mi ritengo però un uomo libero, non ho le spalle coperte da nessuno e pur tuttavia non mi tappo gli occhi né le orecchie di fronte a ciò con cui vengo in contatto e su cui vado a scrivere. Sì, sono un giornalista libero con un cervello pensante che se si volta indietro nel tempo trova un passato che non intende rinnegare. Io miro a fare il mio dovere senza cercare altro. Se mi chiedete se sono felice vi rispondo di sì. Quello del giornalista d’inchiesta è un’attività che adoro e che seguiterò ad esercitare con passione, nonostante tutto. Magari è una professione che non consiglierei mai alle mie figlie a meno che non abbiano davvero i prerequisiti giusti per l’esercizio di questo difficilissimo mestiere. Un lavoro bello, ma profondamente diverso da tutti gli altri. Un lavoro al servizio di pochi, non per molti. Se poi scrivere significa raccontare la storia di Andrea, di un angelo del cielo, conservandone la stessa aura di mistero e di fascino ch’io stesso vado a sperimentare… beh… che dire… se non che mi ritengo un uomo fortunato, incredibilmente fortunato. Magari non sarò tanto intelligente, solo vedo cose che gli altri non vedono o meglio che non vogliono vedere per paura. Sono un po’ come coloro che hanno un olfatto più sviluppato degli altri. Ma sono solo un uomo… mentre Andrea è un Angelo Custode di una ragazza mortale che sembra essersi dimenticata di Lui.
Scrive Francesco Fravolini nel libro “scrivere da giornalista”: “Come il medico è fedele al giuramento di Ippocrate, il giornalista non dovrebbe mai dimenticare la sua vera funzione. Non quella di un contropotere, come a me spiegavano anni fa a Fiuggi, nel corso preparatorio all’esame di stato per l’abilitazione alla professione giornalistica, perché noi giornalisti non siamo o non dovremmo essere contro nessuno. Ma quella di essere ricercatori di verità. Ed è questa la prima e semplicissima regola morale alla base del ruolo sociale del giornalista. E per ricostruire i fatti e poi raccontarli, la lealtà deve andare di pari passo con la ricerca scrupolosa, con il controllo delle fonti. Imponendosi, quando s’incorre in un errore, di riparare con una rettifica. Questo è il servizio ai lettori: indagare in loro nome, o diversamente si verrà considerati fiancheggiatori di questa o quella lobby, con il risultato di perdere ogni credibilità. Che per un giornalista vero dovrebbe risultare la peggiore delle condanne. Il leitmotiv del mestiere del giornalista è sempre la ricerca della verità, azione da perseguire fino in fondo per scrivere notizie vere, cercando sempre di fare una buona e chiara sintesi dalle fonti d’informazione in contatto con il giornalista. Può apparire una banale retorica eppure è sempre importante riflettere sulla ricerca della verità perché non è un comportamento sempre adottato. È un compito da adempiere sistematicamente su ogni notizia, su ogni informazione di cui il giornalista viene in possesso proprio per evitare di scrivere falsità, garantendo sempre una giusta informazione dei fatti che accadono, opportunamente suffragati dalla ricerca assidua della verità. Solo così è possibile assicurare un’informazione neutrale, capace di raccontare ciò che realmente accade, senza scrivere un articolo con elementi falsi. La verità viene avanti a tutto perché l’informazione è libera da ogni condizionamento politico ed economico. La storia racconta di giornalisti che rischiano quotidianamente la vita per ricercare la verità e scrivere, di conseguenza, notizie sicuramente scomode, al fine di denunciare situazioni pericolose. Questo è il modo operandi del giornalista autentico, in grado di porre l’accento su argomenti che altrimenti nessuno conoscerebbe”.

Chiara, figliuola mia, il tuo Angelo Custode ti ama sopra ogni cosa. Possa lddio ricompensarti come meriti, poiché io, Alberto, ormai nulla posso più per voi!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 31 October 2017
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!