COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 24/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA VOCE DEGLI ANGELI

PUBBLICATO IL 24/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LA VOCE DEGLI ANGELI

PUBBLICATO OGGI 24/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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La voce degli Angeli

“Siate fari, per i vicini e soprattutto per i lontani” è l’esortazione del Papa argentino, “siate fiaccole che accompagnano il cammino degli uomini e delle donne nella notte oscura del tempo” e “sentinelle del mattino” che non hanno “timore di vivere la gioia della vita evangelica” ognuno secondo il proprio carisma. Il nostro cammino è illuminato dalla Luce d’Amore che sono gli angeli e niente ci può fermare, se non i fantasmi della nostra mente.

Posai il libro che stavo leggendo e diedi un’occhiata all’orologio accanto al letto. Era mezzanotte passata. Mi guardai attorno, nella stanza in penombra, con il cuore che mi batteva velocissimo e mi mancò un po’ il respiro. Mi alzai senza far rumore ed andai al piano di sotto per prendere un bicchiere d’acqua. Tornai dunque in camera e, tanto per riempire la solitudine ed il vuoto crescente che sentivo dentro, accesi la pipa di radica, soffiai una nuvoletta di fumo e cominciai a gustare il sapore di quel buon tabacco inglese. Rimasi sveglio a riflettere per un po’, finché udii un rumore. Mi rialzai e ne udii un altro. Poi un grido indefinito. Guardai sotto e vidi uno squarcio di luce dorata, densa, voluttuosa, arrivare dalla porta socchiusa della stanza di mia figlia. Una luce che portava con sé qualcosa di rassicurante, capace di farmi dimenticare gli orrori e le preoccupazioni della giornata non appena trascorsa. Quando vi entrai, vidi mia figlia sorridente - come mai l’avevo vista - nel letto della sua camera e davanti a lei c’era un bellissimo Angelo dalle fattezze umane, bellissimo nella sua leggera veste velata e dalle grandi ali bianche. Gli occhi verde smeraldo erano lucidi come se… come se avesse pianto. Aveva le mani protese al cielo, esitanti alzate solo per metà, ed un viso meraviglioso, assorto in preghiera, come se stesse aspettando qualcosa - un segno, un suggerimento - che lo catapultasse verso il futuro, spingendolo fuori da se stesso e da quell’incubo che stava vivendo. Era Andrea, l’Angelo Custode di Chiara accidentalmente apparsomi in uno di quegli assurdi incroci dell’esistenza umana che in fin dei conti non fanno altro che mostraci la vita stessa per quello che realmente è: UNA FAVOLA. Sembrava non poter distogliere lo sguardo da mia figlia… “Posso chiamarti Angioletto?” - domando la bimba con un grande sorriso e le guance illuminate di un rossore più vivo. “Sì, chiamami pure come desideri” - sussurrò Lui mentre Gaia gli buttò le braccia al collo baciandolo. Poi si volse verso di me e mi disse: “Ciao Alberto… non volevo spaventarti”. Fece dunque un gesto aggraziato con la mano, fuori luogo, adatto alla corte di un Re di cent’anni addietro, indicando la luna: "Guarda, è rispuntata!” - diss’egli... Ma la luna era ormai lontana e, sebbene la cercasse nel buio del suo cielo, la sua luce non era abbastanza forte, appesa nel sogno senza fine dell’universo, eppure vicina, tanto vicina. “Vieni. Al buio non ci vedrà nessuno!” - mormorò a bassa voce l’Angelo. Mi sentivo strano, mi infilai i primi vestiti che mi capitarono in mano, lasciai la stanza seguendo lentamente Andrea. Come in una processione scendemmo le scale, arrivammo nel salone ed uscimmo fuori in strada. “Non vorrei più essere un Angelo, vorrei essere un uomo, come tutti voi, capace di fare quello che si desidera fare con le proprie mani e stare per sempre accanto a mia moglie Chiara”. “Ma sai cosa questo comporta” - dissi’io - “in tal modo rinunceresti alla tua vera natura. Perderai per sempre le tue ali e non saprai più volare, diventerai mortale da immortale che or sei, e conoscerai la sofferenza fisica ed il peccato”. “Lo so Alberto, credi davvero non ci abbia pensato, ma cos’è tutto questo rispetto al suo cuore, al suo sorriso? Un bel nulla! Neppure tutto l’oro e l’argento del mondo, equivalgono a ciò che sento quando lei mi sfiora con dolcezza il viso con una carezza. In ogni caso prima devo salvarla… anche se non so come”. L’angelo dispiegò le ali candide e dorate preparandosi a spiccare il volo. Fortunatamente le strade erano completamente deserte. Un raggio proveniente non so da dove lo avvolse in una luce abbagliante, mettendo in risalto il suo corpo prestante. “Ora Alberto, finalmente, riesci a comprendere cosa significhi essere uniti nella separazione… come lo siamo io e mia moglie? Un velo invisibile ci tiene lontani… pur tuttavia non è così lontano il suo mondo dal mio”. La sua voce era cristallina e piena d’amore. Non avevo mai udito niente di simile. C’era vento, tanto vento che gli scompigliava i capelli impedendogli di vedere bene e questo lui lo detestava. Si portò una ciocca bionda dietro l’orecchio e fece un respiro profondo allargando le braccia. “Sei fortunato, è una splendida bambina tua figlia Gaia”. “Suppongo di sì” - replicai. “Che senso ha essere un Angelo Custode se non posso neppure salvare una misera anima?” - disse Lui con aria affranta ed io - “Non torturarti così, non è stata colpa tua. Non è stata colpa di nessuno”. A quel punto un urlo di suprema disperazione fuoriuscì dalle labbra dell’Angelo, che echeggiò ripetutamente per lo spazio. Si volse di scatto. Io mi avvicinai a Lui e lo strinsi forte, poi si librò nel cielo in un volo che sembrò eterno. In quel mentre giunse alle mie orecchie un miagolio che più straziante e lamentoso non si poteva, uno di quei miagolii che s’impongono all’attenzione e ti tendono i nervi fino a romperli. Un micino, credo di pochi mesi, doveva essere stato investito da un’auto ed era sanguinante e gravemente ferito sull’orlo del marciapiede a pochi metri da dove io mi trovavo. Quello che accadde dopo mi lasciò ancora una volta senza parole. L’angelo scese in picchiata ed atterrò sulla superficie stradale. Rimase per un lungo momento in silenzio. Si avvicinò toccando il gattino nel punto in cui gli faceva male, all’improvviso le sue mani e le sue ali si illuminarono di una luce calda. Sbattendole lentamente fece fuoriuscire dei granelli di luce che andarono verso ogni ferita, graffio, livido del povero micio che, come per magia, al suo tocco leggero ed amorevole, guarì. “Come ti senti… cucciolotto?” - disse con fare quasi materno. Subito dopo si ritirò in un angolo. Una penosa commozione mi invase per avere assistito all’epilogo vittorioso dell’eterna lotta tra la vita e la morte che vedeva ora un povero Angelo Custode svuotato di ogni energia. Gli si leggeva in faccia quello che stava pensando. Il suo dolore era tangibile come il manto stradale e sconfinato quanto il cielo, saturava ogni atomo d’aria intorno a noi. Le sue lacrime non erano unicamente sue: appartenevano pur sempre a Dio Padre, ed il solo modo per dar a Lui prova di quanto lo amasse, era consentirGli di far traboccare le sue lacrime, perché tornassero a Dio. Capii quanto fosse vera l’affermazione che ultimamente lessi su di un libro di Elena Cocchi dal titolo “LA CAREZZA DEGLI ANGELI: “l’amore è la forza motrice di tutto l’universo, l’unica capace di spostare le montagne, insieme alla fede, perché l’amore stresso è fede, crede nei miracoli e la fede è amore, crede nel Creatore, può tutto ed ha solo le soluzioni migliori per ognuno di noi”. Papa Francesco, nel corso della recita dell’Angelus, esortò tempo addietro i fedeli a non dividere mai la preghiera dall’amore per il prossimo dicendo «L’amore è la misura della fede, e la fede è l’anima dell’amore. Non possiamo più separare la vita religiosa dal servizio ai fratelli, a quei fratelli concreti che incontriamo. Non possiamo più dividere la preghiera, l’incontro con Dio nei Sacramenti, dall’ascolto dell’altro, dalla prossimità alla sua vita, specialmente alle sue ferite».
Un forte boato ci fecero poi trasalire: “Cosa è stato?” - domandai con voce tremante. L’Angelo Custode di Chiara si scostò da me e disse: “Ora devo proprio andare. È molto tardi” - e svani nel nulla… come un fantasma che scompare senza lasciar traccia. Mi sentii preso da un improvviso senso di sconforto e mai come allora provai una sensazione di solitudine profonda. Tornai a casa pensando che dovevo stringere i tempi ed aiutarlo concretamente… ma come! In fondo ero solo un umano, una piccola e indifesa creatura umana che aveva avuto l’immensa fortuna di vedere con i propri occhi tutto questo incantevole paradiso, solo per il fatto che così era stato deciso da nostro Signore il quale mi aveva inviato un Angelo Custode in carne ed ossa, che m’accompagnasse in questa meraviglia. Ma che potevo fare per aiutarlo? In fin dei conti sapevo bene che solo la sua protetta avrebbe potuto sottrarlo dalla fine verso la quale si stava incamminando. Non riuscivo intanto a cancellare dalla mia mente le sue lacrime che scaturirono dalla sorgente della vita che era in lui, che era ed è ciò che lo rende immagine di Dio e può renderlo continuamente anche a Lui somigliante. Tale sorgente è il suo soffio in Lui, lo Spirito, l’Amore divino che lo abita. Senza di esso il dolore lo indurirebbe e lo farebbe diventare un muro; grazie allo Spirito esso diventa più fragile, più tenero, diventa un’occasione di comunione. E proprio le sue lacrime sono la più grande attestazione della potenza dell’amore che assume il dolore, solleva dalla miseria ed è tenace e continua invocazione e fiducia nella redenzione.
Vittorio Marchi, insegnante di Fisica e ricercatore, nato a Roma il 30 luglio 1938 - compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi alla Normale di Pisa - nel sul libro LA VERTIGINE DI SCOPRIRSI DIO scrive: “In un mondo in cui si dicono molte bugie e menzogne, la verità fa scandalo. Vero è invece che la verità parla attraverso una sola voce. Siamo noi che abbiamo poche orecchie per ascoltarla. Eccola. «Io sono Dio, ma anche tu lo sei: devi solo diventarne consapevole». Certo, la cosa crea turbamento, ma la vertigine passa quando si capisce che il messaggio significa: «La nostra essenza è la stessa». E poi: «Se uno trova se stesso, il cosmo è nulla di fronte a lui». Queste parole di Gesù sembrano fatte apposta per chi trasale e si domanda: «Ma come, io sono Dio?». Diceva Giovanni Papini, scrittore e aforista italiano: «DIO È ATEO». L’affermazione a quell’epoca destò un enorme scalpore e l’opera da lui scritta nel 1912 - Le memorie d’Iddio - gli costò un processo per oltraggio alla religione. In realtà, se ci si pensa bene, sembra un’enormità blasfema affermarlo, ma effettivamente DIO È ATEO. Infatti, l’uomo che si è riconosciuto in Dio, non ha più bisogno di credere in Lui. È Lui e basta. Ma non in senso religioso come intende la dottrina della Chiesa tradizionale, ma in senso spirituale come intendeva Gesù: «IO e il Padre siamo UNO». Per cui anche un qualsiasi fedele lo è, altrimenti Gesù non avrebbe detto: «Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda» (Gv 17,21). Ecco perché è giusto che la fede ce l’abbia chi è nel dubbio e si trova ancora sul piano della ricerca, ma la certezza di averla superata tramite la realizzazione, non si può screditarla, perché essa ne è il suo naturale approdo”.

Quello che io posso dirvi, da semplice giornalista d’inchiesta quale sono, è che in una società dell’inganno universale, come la nostra, dire la verità risulta essere un atto rivoluzionario. Io ALBERTO DE PRA, giornalista e reporter d’inchiesta, ho l’ambizione in questi articoli di sottrarmi al relativismo, di passare dal soggettivismo delle opinioni alla verità oggettiva dei fatti di cui esistono – ed io ne sono in possesso - documenti e prove inconfutabili. Si tenga presente che il giornalismo d’inchiesta da me praticato - in forma assolutamente no-profit nel caso specifico - è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione. L’acquisizione della notizia avviene “autonomamente”, “direttamente” e “attivamente” da parte mia e non mediata da “fonti” esterne mediante la ricezione “passiva” di informazioni. Voi sbagliate a compiangere il mio operato. Del resto se non credete più a niente e non fate che supporre le cose più assurde…. non so neppure dire se, in questo senso, sia giusto usare la parola “scettici”. La verità la conoscete… Andrea è un Angelo Custode… spero che sua moglie intenda aiutarlo e si lasci salvare da Lui.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 24 October 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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