COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 17/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - QUANDO AMARE VUOL DIRE DOLORE

PUBBLICATO IL 17/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - QUANDO AMARE VUOL DIRE DOLORE

PUBBLICATO OGGI 17/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Quando amare vuol dire dolore

Il dolore è la cosa più importante nell’universo. Più importante della sopravvivenza, più grande dell’amore, maggiore anche rispetto alla bellezza. Perché senza dolore, non ci può essere nessun piacere. Senza tristezza, non ci può essere felicità. Senza miseria non ci può essere bellezza. E senza queste tre cose, la vita è senza fine, senza speranza, condannata e dannata.
Harlan Ellison

Con invidiabile tempismo, il telefono squillò. Mi avvicinai con passo lento e silenzioso al cellulare, lasciandolo suonare ancora un paio di volte, poi risposi - "Si?" Nessuna reazione all’altro capo della linea, che sembrava morta. “Pronto, chi parla? Cos’è uno scherzo?” - mi venne spontaneo chiederlo. Mi accorsi poi che era partita la segreteria telefonica. Ascoltai alcuni minuti dopo il messaggio: “Mi stavo solo chiedendo se sei libero stasera. Segui le indicazioni che ti darò. Ciao”. La voce registrata risultava sommessa e confusa, quasi fosse schiacciata da un fardello di angosce troppo pesanti, ma nonostante tutto non ebbi problemi nel riconoscerla. “Era la voce del buon Angelo Custode di Chiara, vero?” - mi domandò improvvisamente mia moglie. “Hai indovinato. Deve avere bisogno di me. Non posso mancare all’appuntamento”. Cominciai a sentire il cuore andare in fibrillazione al solo pensiero di cosa fosse successo. Una strana agitazione mi pervase e fece sì che mi mettessi a camminare avanti e indietro per la stanza sul posto, percorrendo con ritmo frenetico non meno di due o tre chilometri. Avevo solo bisogno di tempo per riordinare le idee. Dovevo però mantenere la calma, non c’erano alternative. Al calar della sera fui attraversato da un’illuminazione improvvisa. Non sapevo come e perché, ma conoscevo esattamente cosa dovessi fare e dove andare, e quando salii in macchina era già mezzanotte passata. Guidai fino a un posto tranquillo fuori città dove, dopo aver lasciato l’auto in uno spiazzo, camminai per parecchie ore, riandando col pensiero a quello che mi era stato detto. Poi, ritenendo di essere arrivato sul luogo dell’appuntamento, mi fermai e cominciai a guardarmi attorno; solo com’ero, nel mezzo di un bosco immobile ed immerso nell’oscurità, io che ero l’unico elemento d’inquietudine in un mondo in cui ancorché le piccole voci familiari degli uccelli e degli altri animali tacevano innaturalmente. Ecco quindi che, come il guscio di un uovo, il buio si fessurò ed una luce sempre più intensa iniziò a filtrare tra le crepe, fintanto che prese corpo. Vidi lo splendore del suo viso diventare sempre più intenso al punto tale da non poterlo più fissare. Era l’Angelo Custode… Andrea… era lì davanti a me. Il suo corpo di angelo si illuminò ancor di più e lentamente si sollevò da terra come se non pesasse affatto. Le sue ali, enormi ali piumate, ricaddero morbide intorno al suo fisico snello. “Ben arrivato. Alberto” - diss’egli a me - “Ero sicuro che mi avresti trovato”. Io intanto cercai di capire cosa ci fosse alle sue spalle, ma era troppo buio perché potessi riuscirci, ne distinguevo a mala pena la sagoma. Ma sì… era un pianoforte a coda, sul quale erano posate due grandi fotografie… quelle di sua moglie CHIARA e di sua figlia BIANCALAURA. Mi domandai che cosa stesse per succedere. Non feci però in tempo a formulare questo pensiero che un tuono squassò l’aria facendomi vibrare dalle suole delle scarpe alla punta dei capelli. Poi l’Angelo si avvicinò al pianoforte, si sedette sullo sgabello girevole, sul quale erano depositati un paio di spartiti rilegati, eseguì qualche accordo con un piccolo sospiro esasperato, e si mise a suonare. In un barlume di lucidità pensai che stessi sognando, che quello che stavo vedendo fosse frutto della mia fantasia, ma mentre stavo rimuginando tra me e me cercai di muovere braccia e gambe e… caspita… ero sveglio più che mai ed era tutto vero!! Da quello strumento prese a diffondersi una musica dolcissima. Delle note celestiali saturarono l’aria in un crescendo sempre più intenso sino a divenire un solo suono. La melodia crebbe e si fece più chiara: era una musica che strappava il cuore. Mi sembrava davvero molto solo e molto triste. Era come se riuscisse a parlare con Dio senza bisogno di adoperare il linguaggio verbale. Cercai di avvicinarmi a Lui, gli occhi mi si inondarono di lacrime dal dolore, tanto che non riuscii a vedere più niente. Poi, improvvisamente, lasciò che l’ultima nota gli si sfumasse in gola, alzò le mani dalla tastiera del pianoforte e le unì in grembo. Lentamente, si girò verso di me e i nostri sguardi s’incrociarono. “L’hai scritta tu questa musica? Sembra venuta dal cielo” - gli chiesi. “Infatti è stato un angelo a scriverla. L’angelo della musica” - rispose. “Sai” - continuò - “la vera Sapienza proviene dall’Amore e dal Dolore. Il dolore accettato con amore rende l’uomo meritevole di doni… e l’Amore Divino è il primo dono che gli viene offerto dal Padre per aiutarlo a vivere secondo il suo Volere. L’uomo che è nel dolore è privilegiato da Dio il quale gli è vicino, molto vicino. A Dio è gradito colui che tutto accetta con amore e offre con amore. Per fare questo è necessario compiere un particolare cammino: un cammino di luce, di lode, di preghiera e di totale sottomissione, abbandonandosi nelle mani di Gesù in modo tale da lasciarlo agire nel proprio cuore senza ostacolare l’azione della Grazia Santificante che viene elargita in sovrabbondanza dove trova accoglienza, e in misura diversa, a seconda delle disposizioni dell’anima che la riceve. Perseverando in questo atteggiamento interiore, l’abbandono in Dio diviene sempre più spontaneo e totale. Gesù ci unisce intimamente a Sé, al suo Amore ed anche alla sua Passione di Croce, perché l’amore ed il dolore sono due strade che non si possono separare. Io, Alberto, sono solo uno stupido Angelo Custode con ancora tanto da imparare! Mia moglie Chiara è la ragione stessa, insieme a mia figlia, della mia vita, l’unica che mi renda felice e non ne avrò mai abbastanza di lei! Vorrei che si ricordasse che IO l’amo da sempre, e che sono il suo Angelo dal giorno della sua nascita, il 24 giugno 1984… Da allora sono stato pronto a proteggerla contro qualsiasi cosa e lo sarò per sempre”. Non aveva ancora finito di parlare che un dolore lancinante al torace gli bloccò il respiro e qualcosa di cupo si avvicinò al suo volto. Forti fitte l’assalirono violente al grembo costringendolo ad accasciarsi dolorante a terra. Lo spasimo fu tale da farlo tremare ed alcune lacrime gli bruciarono letteralmente le palpebre; le sue grida erano cavernose, come interminabili, senza un inizio o una fine; urla di dolore e terrore che riverberarono nel silenzio mentre Lui guardava con occhi sgranati l’argenteo chiarore della luna. Le sue ali mutarono colore mentre erano in movimento, e quando si arrestarono avevano di già assunto un minaccioso color porpora, un viola scuro, quasi nero: il colore di un brutto ematoma stracolmo di sangue coagulato e di sofferenza. Poi il cielo si oscurò e, squarciatosi in due, prese a diluviare su di noi come se qualcuno all’improvviso avesse aperto a manetta il rubinetto della doccia. Dopo una decina di minuti di quell’inferno, ritornò la calma. L’Angelo sorrise timidamente. Non appena si mosse, le nuove ali si piegarono sopra di lui, come se non ne avesse ancora il controllo, ma di lì a breve ritornarono ad emanare un bagliore dorato nel buio della notte. Il corpo di Andrea si levò da terra per qualche centimetro, poi d’una spanna, poi d’un metro. In un attimo sembrò aver recuperato tutte le forze. “Potrai anche uccidermi, ma non vincerai... il Male non avrà la meglio sul Bene finché la Luce della Speranza arderà nel mio cuore!... No!” - sentenziò agguerrito l’Angelo Custode di sua moglie Chiara e concluse dicendo - “Ho ricevuto la forza, e la certezza della vittoria, dall’amore di Cristo a cui nulla può resistere”. Pochi attimi più tardi l’Angelo Custode ed il pianoforte scomparvero dinanzi ai miei occhi che si gonfiarono di lacrime, ed io mi misi a piangere. Fu allora che con una profonda tristezza nel cuore decisi che per me era giunta l’ora di tornare a casa.
Il mio mestiere di giornalista mi impone di fare domande e darne conto al pubblico dei lettori. Io lo so che voi non mi credete e la colpa dell’incredulità vostra non nasce da me, ma da voi. Voi amate troppo le cose terrene: provate ad amare Iddio sopra ogni cosa e ad andare retti per la vostra strada e vedrete che crederete. Il vostro scetticismo e la vostra incredulità arrivano perfino a negare l’evidenza dei fatti. A volte la verità sta di fronte a voi, e voi le andate contro senza neanche sapere che è li. Come fate a sapere che di fronte alle mie parole, che voi negate, non state riducendo e deformando il tutto? E che questa non sia una Verità grande che voi non riuscite a comprendere? D’altra parte, si dà sempre del pazzo o del visionario a chi vi dice una verità che dispiace o che fa paura. È più facile, è più comodo non credere che credere. Ma voi non credete a nulla. E sapete che cos’è questo nulla? Ebbene Macbeth risponde alla domanda con ammirevole concisione: “Nulla è, se non ciò che non è”. Ma l’uomo che non teme nulla, e che pensa di sapere tutto, è un uomo che non ama nulla. E se non amate nulla, quale gioia può esserci nella vostra vita!? Io mi limito ad osservare, registrare tutto quello che accade davanti a me, per quanto possa essere impressionante, e ad attendere che voi vi accorgiate di cosa state leggendo. Non ho fretta. Osservo anche i dettagli. Sono umanamente provato, ovvio, e si vede, ma come non lasciarsi coinvolgere da una storia VERA come questa!! La verità per me che sono un giornalista è dire ciò che è, ciò che è stato detto, ciò che stato fatto, ciò che realmente è accaduto. La verità è tutto ciò che ci circonda. La verità è che io sono io, tu sei tu, egli è egli, noi siamo noi, voi siete voi e essi sono essi ed Andrea è un Angelo Custode… vero, reale, quanto lo sono io e quanto lo siete voi. Esiste una verità più profonda dell’esperienza, che sta al di là di ciò che vediamo, persino di ciò che sentiamo. È una categoria di verità che separa ciò che è profondo da ciò che è soltanto razionale: la realtà dalla percezione. Di solito questa categoria di verità ci fa sentire inermi, e capita che il prezzo da pagare per conoscerla, come il prezzo da pagare per conoscere l’amore, sia più alto di ciò che i nostri cuori sono in grado di tollerare. Non sempre la verità ci aiuta ad amare il mondo, ma senza dubbio c’impedisce di odiarlo. E concludo con le parole di Caterina da Siena che faccio mie e che rivolgo a lor signori: “Voglio dire una parola sui nemici della verità, e quindi nemici della libertà. Sono nell’uomo questi nemici, dentro l’uomo, non sono fuori. E i primi sono le paure. Quando poi la paura dell’uomo diventa miseria, allora le conseguenze sono pari alla miseria interiore”.
Ancora convinti che stia raccontando solo una bella, seppur triste, storia? Se è così, questo è uno dei più grossi errori che possiate commettere. È ridicolo negare una verità evidente, così come affaticarsi troppo a difenderla. La verità non deve spaventarvi però. Spesso si ritiene che l’esistenza della verità sia la conditio sine qua non della professione del giornalista, e così dovrebbe essere. Nel giornalismo italiano si riferiscono troppo spesso le opinioni personali e si tende troppo poco a far luce su misteri attraverso un’attenta ricostruzione dei fatti. Bisogna conoscere assai le cose prima di scriverle. E non so se questa sia norma di tutti i giornalisti, ma in ogni caso diciamo che tutta questa onestà di pensiero e di parola è sempre presente in me nell’esercizio della mia sublime professione di diffusore di notizie.
Ho solo un unico rammarico: non poterlo aiutare veramente. Se solo potessi far qualcosa per Lui di concreto oltre che scrivere di Lui!!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 17 October 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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