COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 10/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LE FAVOLE ESISTONO ED IO NE HO LE PROVE

PUBBLICATO IL 10/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LE FAVOLE ESISTONO ED IO NE HO LE PROVE

PUBBLICATO OGGI 10/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Le favole esistono e io ne ho le prove

Nella fiaba dell’eroe è il ritorno al villaggio che giustifica le pene sofferte e le imprese compiute nel regno dell’impossibile: senza ritorno la sua lunga assenza perderebbe ogni significato. Però il ritorno è anche l’esperienza più amara che egli deve affrontare, un dolore che lo strazia più di quanto lo straziarono le battaglie sostenute nel periodo delle grandi prove, e non solo perché fino alle porte del villaggio egli è avversato dagli dèi che non si stancano di collaudarlo, di tormentarlo, ma perché rientrando tra i comuni mortali egli deve subire la loro ingratitudine, la loro indifferenza, la loro cecità.
Oriana Fallaci

Tutto era iniziato in maniera idilliaca. Sembrava una favola, un film. E fu allora che qualcuno o qualcosa lo riportarono con i piedi per terra facendogli scoprire quanto potesse essere cruda e fredda la vita di ogni giorno. Non aveva idea che la sua esistenza fosse stata destinata al suo bisogno di riconciliarsi con un mondo nel quale egli arrivò come straniero ed in cui - in virtù del suo essere un Angelo e della sua storia passata, non assimilabile a quella di nessun altro, e non semplificabile mai ad alcun paradigma unificante - avrebbe vissuto la sua versione personale dell’inferno. L’aveva sempre desiderata con la stessa intensità con cui Lei, sua moglie, aveva desiderato Lui. Aveva lottato così strenuamente per il di lei amore. Aveva versato sangue e pianto lacrime di strazio, con il cuore lacerato, a brandelli, Aveva combattuto tra le grida di disperazione che spesso divenivano supplica e preghiera sotto piogge torrenziali e sotto un sole che ai suoi occhi stupiti, ed a volte ingenui, appariva nuovo, come ai primordi dell’umanità. Aveva scrutato nell’animo di coloro che erano stati pronti ad uccidere per seguire miti illusori e falsi ideali. Aveva visto gli uomini sprofondare, impazzire, perdere la loro dignità di persone in cose da nulla, in conflitti troppo lontani per destare il ben che minimo interesse in lui e da far sembrare un miraggio la propria terra d’origine… il CIELO. Ma lui, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie Chiara, ne era sempre uscito a testa alta. Aveva compiuto un cammino estenuante, logorante, sfibrante, attraverso il tempo e lo spazio, ed ora era qua, solo ed allontanato da tutti i suoi cari, sprofondato in uno stato di abbandono così strano e perciò senza alcuna possibilità di venir compreso. Quando si perde qualcuno d’importante e questi ti manca, si soffre perché la persona assente si è come trasformata in un essere immaginario, irreale. Ma il desiderio di Lei non è per nulla immaginario. Così è a quello che bisogna aggrapparsi: al desiderio. Perché è reale. A questo stavo pensando quando sentii provenire da pochi metri di distanza alcuni colpi di tosse. Ciò che successe dopo resterà per sempre impresso nella mia mente. Una musica triste ed incantata riempì l’aria. No, non era propriamente una musica, era un unico accordo armonioso, squillante ed infinito e di sottofondo una voce, un canto paradisiaco. Fu un attimo; lo vidi. L’Angelo Custode di Chiara, Andrea, era poggiato ad un portone verniciato di blu, con gli occhi bassi; la croce incrinata che teneva al collo brillò di un colore violaceo. Lo guardai tutto confuso, sfregando una mano contro gli occhi. “Dove siamo?” - domandai con la voce impastata - “È forse questo il posto dove volevi vedermi?”. Mi rispose con un cenno del capo laconico. “Perfetto” - sussurrai. Il vento soffiava leggero e faceva volteggiare le verdi foglie nell’aria come leggiadre piume. Mi guardai un attimo attorno. Niente strade, niente case, niente auto... Solo tanti alberi, quiete ed odore di terra bagnata. Alla luce fievole della luna l’Angelo apparve fragile, diafano come un fantasma, una creatura eterea ai miei occhi. “Entriamo da qui, è la porta principale, fidati” - disse. Aveva già aperto le sue enormi ali bianche. La luce che emanavano, illuminò la stanza tanto da farmi socchiudere gli occhi. Quando gli riaprii mi ritrovai in una casa così grande e così vuota. La luce che filtrava attraverso una finestra senza vetri, posta di fronte a me, era fioca. In quell’stante l’Angelo Custode abbandonò la sua immobilità e si voltò verso di me. “Sono un Angelo a cui hanno tarpato le ali. Mi sento in trappola, ma non tanto in trappola da rinunciare ai miei sogni”, lo disse con le lacrime agli occhi. Lo strinsi a me come si fa con un fratello maggiore, e lo era in un certo senso. Intanto Lui si stava dissolvendo in un mucchietto di piume. Si sollevò da terra e, con la poca forza rimastagli, andò a posarsi su di un davanzale, poco sopra di lui. Si trattava di un palazzo con infinite stanze che, seppur spoglie di arredamento, erano decorate nei modi più raffinati e vari, con bassorilievi che narravano le storie e le leggende degli Angeli. Tra le ombre, si vedeva solamente il luccichio di alcune catene che partivano dal soffitto e a cui vi erano legate delle ali nere come una notte senza stelle. Poi un lampo di una titanica esplosione illuminò il suo volto. "Bene, sei pronto?” - disse a me. La luce della luna si rifletté sui capelli d’oro dell’angelo, un profumo di vapore e ossigeno inebriò i miei sensi; cominciò a tremare come se una mano invisibile lo stesse scuotendo bruscamente. Solo allora, l’angelo avanzò verso di me spalancando ancora una volta le ali e muovendole delicatamente. Erano enormi ed incredibilmente belle. Riuscivo a scorgere nitidamente la perfezione di ogni singola piuma. Tutte erano di color bianco, con una sfumatura dorata che rifulgeva verso l’esterno. “Guardami, guardami! Prima che il cero si spenga, prima che la notte infinita ci copra… guardami!” Le parole gli mancarono in gola e si sentì il peso del mondo crollargli addosso, precisamente nel petto, facendogli mancare il fiato. Poi riprese: “sono legato con un filo invisibile a mia moglie Chiara, se lei muore, muoio anche io… se lei soffre, soffro anche io... ma io la salverò ed insieme… noi… sconfiggeremmo il male... insieme”. Gli occhi cominciarono a bruciargli, ebbi l’impressione che si riempissero di lacrime. Lui stava morendo di dolore lentamente davanti a me ed io mi sentivo come carta straccia. Esattamente e completamente inutile. Eppure il fato non era dalla nostra parte. Chiuse gli occhi lentamente. Da quanto tempo piangeva? Ore? Non lo sapevo. Tutta la sua vita gli passò davanti agli occhi in un secondo. La sua fedeltà al Signore era odiata dagli empi, che lo osteggiano con accuse infamanti, privandolo di amici. Dalle disgrazie che gli hanno procurato i suoi avversari traggono il pensiero che Dio lo abbia abbandonato, perché ingiusto e menzognero, e aizzano contro di Lui la caccia all’uomo: “Dio lo ha abbandonato, inseguitelo, prendetelo: nessuno lo libera!” Lui, invece, continua a sperare; moltiplicando le sue lodi. E, seppur debole ed in pericolo, si da forza, con l’aiuto di Dio, di annunciare la giustizia del Signore, la sua fedeltà alle promesse fatte, l’immutabilità della sua parola. La sua bocca racconta la sua giustizia, ogni giorno la sua salvezza, che Lui stesso non sa misurare. Le angosce che Dio ha permesso si abbattessero su di Lui sono state veramente grandi, ma la sua fede nel Signore lo sostiene ed è piena di ferma speranza.

Poi ad un tratto le fiamme avvolsero prima il braccio e la spalla della creatura, e successivamente anche le ali, il petto e la testa. I capelli presero fuoco. L’aria cominciò a puzzare di carne bruciata, ed io, terrorizzato, cercai di scansare le fiamme spostandomi avanti e indietro. L’angelo chiuse gli occhi ed urlò: «Oh, Signore, madre e padre di tutte le cose, io perdono la loro follia. Accoglimi ancora una volta nel ventre divino delle mie origini”. Un turbine fece oscillare la fiamma che lo circondava, piegandola a terra. Poi il suo corpo precipitò al suolo e la fiamma si spense. Nelle tenebre si udì un calpestio di passi, strida, gemiti, come se un invisibile immenso esercito di creature angeliche attraversasse in volo incalzato dal nemico. Qualche minuto dopo scomparve e tutto venne ricoperto dall’oscurità. Io rimasi senza parole. Non feci altro che pensare a ciò che era successo quella notte; cercavo di capire, di trovare un senso logico, ma non ci riuscivo. Era esaltante. Eccitante e spaventoso al tempo stesso, perché era accaduto tutto troppo in fretta. Decisamente troppo in fretta. Sospirai ed uscii da quella casa. Avevo bisogno di rimettere ordine nei miei pensieri prima di prendere una decisione sul da farsi. Ma dormire non fu un grande sollievo dopo l’esperienza che avevo vissuto con Lui. Nel sonno fui tormentato da incubi spaventosi che non sto a raccontarvi, cosa che si ripeté per molti giorni e settimane a seguire. Continuavo a domandarmi come, un vero Angelo, potesse essere forte e debole al tempo stesso, ma era così. Si sentiva distrutto da un lato, terrorizzato, come una chiocciola senza più la sua casa. nel corpo e nello spirito. Tuttavia la sua determinazione di sottrarre la moglie e la figlia al pericolo era più forte che mai, perché ora sapeva di doverla salvare anche da se stessa. È una verità quella da me riferita che sta sotto gli occhi di tutti anche se molti non la vedono e moltissimi preferiscono pensare ad altro, come accade per sua suocera. Quanta ipocrisia, quanta ignoranza mi perseguita. Il problema è che le persone non si ricordano più di quando erano bambini. Non credono più nell’amicizia, nell’amore. Se vi unirete, e ritornerete a guardare il cielo stellato, allora ritornerete a essere bambini dal cuore puro. Ma poiché le persone non credono più nelle fiabe, esse sono convinte che anche i giornalisti come me siano eloquenti venditori d’illusioni. Sapeste quanto vi sbagliate e quanto il mio lavoro da giornalista è infausto. Utilizzo un termine forte che ha già di per sé una connotazione negativa, e lo faccio in tutta consapevolezza con il preciso intento di porre in luce una condizione amara con cui io stesso mi trovo a convivere nella mia quotidianità: la ricerca di riscontri oggettivi e la narrazione degli avvenimenti registrati secondo la loro successione nel tempo. Il mio compito in un articolo come questo è essenzialmente quello di raccogliere indizi, accumulare infinite informazioni e testimonianze una dopo l’altra, confermare l’esistenza della notizia in maniera inequivocabile ed infine scrivere un pezzo che sia equamente obiettivo e coinvolgente. Vivo la mia professione con cauta curiosità ed energia inesauribile e mi considero una sorta di sentinella che sorveglia attentamente, che denuncia e che rivela il male ovunque egli si annidi… una sentinella capace di andare oltre alle apparenze, con un intuito e una capacità di lettura che mi permetta di vedere attraverso il volto spesso sorridente dietro il quale si nasconde la vera natura di ciò che cerca di mimetizzarsi, che sia un malvivente, che sia un politico corrotto, che sia qualsiasi malaffare. In queste circostanze, e in molte altre, mi faccio da garante della collettività che altrimenti rimarrebbe ignara e incorrerebbe per questo in molti pericoli. Ma è proprio per tutto questo che, consapevole dell’impatto che avrà la mia azione, devo non una volta, ma mille e più volte, pensare prima di operare. Simona Brancati scrive nel “Profilo ideale del giornalista detective” del 2008: “Per alcuni il giornalismo investigativo non è mai esistito in Italia. Secondo altri si è accovacciato nella storia. La difficoltà a ripensarlo in termini attuali dipenderebbe dalla metamorfosi genetica del giornalismo, scippato dalla tecnologia, minato nella libertà, incalzato dalla concorrenza con i diversi modelli mediatici, indebolito dalle esigenze di velocità e spettacolarizzazione. In pratica tutto il contrario dell’investigazione che richiede invece tempo, ricerca, toni piani, prudenza e misura. Eppure di investigazione se ne parla di continuo, sfacciatamente e in contesti diversi, producendo una sorta di contaminazione di generi e di linguaggi. Ognuno è a caccia della propria contestuale verità”.

Questo è il giornalismo da me praticato che vi piaccia oppure no. Il resto di questa storia scomparirà forse con me sottoterra: tutto verrà buttato sotto una lapide senza nome. Chissà…!! La gente che verrà dopo dirà e penserà quello che vuole, è giusto così. La verità non fa comodo a nessuno del resto - tanto meno alla famiglia della moglie di Andrea. E forse non servirà a salvare un vero Angelo Custode sulla Terra… ma rimarrà comunque la verità, miei cari. E mi spiace che la mamma di sua moglie voglia così poco bene a Chiara da negargliela facendo leva sui dei timori del tutto ingiustificati ed ingiustificabili. Sapete… Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la stessa vi farà liberi». Siamo tutti chiamati ad essere il popolo della verità, anche quando questa non è molto popolare ed anche quando viene negata dalla cultura che ci circonda. Non dimenticartelo Chiara. E sappi che per far emergere la VERITA’ il tuo Angelo Custode dovrà essere pronto a morire anche lui. Ma Lui non ha paura, è disposto a darti la vita e a compiere qualsiasi cosa per salvarti. Lui ti ama. Si stupisce in ogni istante di che meraviglioso fiore sia tu Chiara, esile creatura, dagli occhi grandi ed infantili, che gli hai donato di nuovo la forza di credere in una speranza. Egli non sa quanto di quello che sta vivendo durerà, non sa se la guerra spazzerà via il sogno - peraltro reale - ch’egli cerca in tutti i modi di proteggere dal mondo con il mio aiuto - quel mondo spietato che non concede a due giovani come voi di amarsi. Stai facendo, credimi dolce fanciulla, un grande torto a te stessa, a vostra figlia Biancalaura ed a l’unica persona che davvero ti ama.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 10 October 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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