COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 03/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - ANATOMIA DI UN MISTERO

PUBBLICATO IL 03/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - ANATOMIA DI UN MISTERO

PUBBLICATO OGGI 03/10/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Anatomia di un mistero

La cosa più bella che noi possiamo provare è il senso del mistero, esso è la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la scienza. L’estrema nitidezza, chiarezza, certezza, non si ottengono che a spese dell’incertezza. Colui che non hai mai provato questa emozione, colui che non sa più fermarsi e meditare e rimanere rapito in timorosa ammirazione, è come morto: i suoi occhi sono chiusi. [...] Sapere che ciò che per noi è impenetrabile esiste realmente, manifestandosi come la più alta saggezza e la più radiosa bellezza che le nostre povere facoltà possono comprendere solo nelle loro forme più primitive è al centro della vera religiosità.
Albert Einstein, da IL MONDO COME LO VEDO, 1929

Dopo un pranzo luculliano nel cuore di Montmartre, nella parte bohemien di Parigi, mi avviai verso le rive delle Senna che, alla maniera di un fantastico specchio, pareva svolgere e riproporre, se non come un’allucinazione o una sorta di stato onirico, gli annali dei tempi passati, consentendomi di assaporare appieno l’atmosfera romantica della città. La mia meta era il Père-Lachaise, che desideravo raggiungere - non senza uno scopo ben preciso - prima che i turisti cominciassero ad affollarlo. Confinato in un angolo della Parigi nord-orientale, non mi fu affatto difficile comprendere il perché il cimitero fosse considerato, con le sue pittoresche colline, le migliaia di alberi ed i suoi percorsi suggestivi, il più bello e ricercato luogo di riposo di Parigi e del mondo in cui la serenità regna incontrastata. Ed è da qui che tutto ebbe davvero inizio una domenica pomeriggio del 1775.
È la storia di un uomo e del come divenne un messaggero alato del cielo. Avete capito bene, sto parlando di Andrea - l’Angelo Custode che oggi noi conosciamo e di cui vado a parlare ormai da tempo nei miei articoli - che, con grande sofferenza, mi raccontò un giorno di un incidente avvenuto quasi 2 secoli e mezzo fa sulle rive della Senna in cui i suoi 2 figli morirono annegati per ove si sforzarono di salvarsi a nuoto. Sua moglie Chiara - allora Charlène - afflitta dalla depressione e da altri problemi di salute, alcuni mesi dopo si tolse la vita. La sofferenza per la sua perdita si fece in Lui sempre più forte, al punto da divenire un dolore sordo, lancinante che non lo abbandonò più. Costretto a vivere senza nessuno che lo capisse e provasse pietà per la sua sorte, di lì a poco morì anch’egli trasformandosi nell’Angelo Custode di Chiara a cui venne concessa una sorta di seconda possibilità. Il suo compito da allora è sempre stato quello di proteggerla. Sua moglie fu portata in questo cimitero dove il suo corpo venne sepolto. Sapevo che doveva essere lì da qualche parte, lo sentivo. Ed ero qui proprio per trovarla e procedere ad una quanto più precisa ricostruzione storica dell’accaduto. Non era solo curiosità professionale la mia: in quanto cronista ero spinto anche da un interesse personale che mi spingeva ad indagare, contro tutto e contro tutti, soprattutto contro una città arcigna e crudele che trova ogni scusa per espellere una creatura angelica quale Andrea. Fu così che ebbi i permessi in quanto giornalista accreditato, di consultare dei vecchi registri degli uffici comunali e quelli cimiteriali contenenti l’elenco completo dei deceduti nell’anno e la relativa causa di morte, e scoprii l’area presunta in cui avvenne la sepoltura. Per questo mi recai sul posto con una certa trepidazione nel cuore. Quando giunsi sul luogo l’emozione che provai fu indescrivibile, tanto forte che per un momento credetti di non toccare più terra. Avvertii la mia anima levarsi tanto in alto da accamparsi tra le nuvole, come se il caldo vento di ponente che soffiava quel pomeriggio stesse pian piano ripulendo via la coltre di sabbia che da anni ricopriva come un velo impietoso i miei cinque sensi. La tomba di pietra, rivestita di marmo nero, era normalissima; una fossa scavata nella terra, grande abbastanza per contenervi una bara. Vicino alla lapide vi era un cespuglio di rose, pieno di fiori e sopra ci cantava un usignolo. E mentre tornavo a leggere il triste epitaffio e a contemplare la dolce statua d’angelo al suo fianco, sentii le lacrime salirmi agli occhi: “Qui giace l’amor mio, Charlène Leclerc (il nome è stato da me leggermente modificato per motivi di sicurezza) prematuramente strappata all’affetto di suo marito che Dio volle anch’egli in cielo in quanto angelo per proteggere i suoi passi e non lasciarla mai più sola”. Guardai l’immagine del suo viso scolpita sulla pietra e lo giuro, quella donna, se non era lei... se non era Chiara - la moglie di Andrea - ebbene, le rassomigliava come una goccia d’acqua. Era così uguale da darmi i brividi. In quel momento da un angolo inosservato di una cappella di famiglia comparve Andrea. Le sue ali d’angelo, bianche, enormi come quelle del suo amore, erano stranamente immobili, ripiegate, ed il suo viso triste. Stringeva fra le piccole mani, come fossero perle di una collana andata in pezzi, le sue lacrime luccicanti. “L’hai trovata vedo…! Sei stato in gamba, nessuno finora s’era spinto sino a questo punto… Sì… è proprio come pensi: è davvero Lei. Fu così che divenni quello che sono ora”. Era distrutto. Si avvicinò alla tomba e le diede un bacio ed una potente luce si sprigionò dal suo corpo, inglobandoli in un unico essere. Si accasciò poi a terra come se le sue membra fossero divenute liquide tenendosi le mani spalancate strette al petto e, ormai sulle ginocchia, cominciò a prendere a pugni il terreno e a piangere finché i violenti singhiozzi non lo sfinirono del tutto. L’angelo cambiò quindi posizione, e l’ondata di energia proiettata dal suo corpo fluì ad avvolgere l’intera scena. Le sue ali mutarono colore con l’agitarsi, e quando si arrestarono nuovamente diventarono di un blu intenso e profondo come la notte. Indossava una veste color azzurro ed oro. “Avevi pensato che ai tempi Lei non fosse vera, ed invece Chiara non era già allora apparenza, bensì realtà!” - mormorò con voce incrinata, asciugandosi gli occhi con una mano. La disperazione, quelle grida, furono così colme di dolore, cosi strazianti da sembrare infuocate al solo udirle mentre si propagavano rapidamente intorno a me… ma quanta verità che c’era in esse!! Tutto ciò che poteva fare era rifuggire da questa realtà e rifugiarsi nel passato e tra i ricordi smarrire il suo tempo. “L’amor mio non ha portato via solo una parte di me. Perché di me non c’è rimasto più un bel nulla se non l’aspetto esteriore, Tutto s’è fatto cupo ed oscuro dal momento stesso della sua scomparsa, perfino quel cielo limpido ed azzurro in cui tanto avrei voluto volare, e per cui tanto agognavo, appare grigio e percorso da nubi temporalesche”. Respirò a pieni polmoni, lungamente ed in profondità, e si librò nell’aere con un batter d’ali repentino. Per un po’ volò su in alto nel cielo, sfoggiando la sicurezza di poter far qualunque cosa avesse in mente, descrivendo ampi cerchi ad elevate altezze. Poi il suo sguardo divenne serio, adombrandogli il viso per qualche istante, prima di prendere, con agghiacciante lucidità ed un coraggio esemplare, una decisone che mi lascò senza fiato. Afferrò entrambe le mani, stringendo le dita contro l’elsa gelida di un pugnale ed affondando ancor di più il colpo su se stesso per esser più che certo che l’arma non venisse estratta dal suo ventre. “Ma cosa diamine hai intenzione di fare!! Fermati!!” - gli urlai atterrito, in preda al terrore più assoluto per un tempo che mi sembrò interminabile, ma egli non risponse. Si posò due dita sulle labbra schiuse e quando allontanò la mano vide del sangue sgorgare come da una sorgente. A lato della bocca un sottile rivolo luminoso scese lentamente verso il collo. Sbatté le ali con quanta più forza avesse e le piume, ora affilate come dei rasoi, gli incisero le carni in profondità. Una fitta di dolore lo attraversò da capo a piedi facendolo gemere. Abbassò gli occhi rovesciando all’indietro il capo e lanciò nell’aria un grido sommesso e straziante, simile al verso disperato di un animale in trappola. Un istante dopo dai suoi occhi e dalla sua bocca partirono potenti raggi di luce vitale come fiotti di una fontana impazzita, riversandosi in lui ed avvolgendolo in una stretta che quasi arrivò a soffocarlo. Istintivamente contrasse i muscoli ed un dolore atroce gli esplose nell’addome sbilanciandolo e facendolo cadere al suolo. Le ali svanirono in un vortice di piume che si dissolsero ancor prima di toccare terra. Era talmente esausto da non avere più neanche la forza di urlare e sussurrò a me: “Aiutami se puoi a far arrivare la verità a mia moglie Chiara prima che sia troppo tardi” e scomparve, semplicemente, come fumo trascinato dal vento. Fortunatamente nessuno si accorse di nulla, nessuno lo vide, o meglio io non scorsi nessuno. Fu una giornata che non dimenticherò mai. Ero riuscito finalmente a districare le fila del suo misterioso passato, un passato tanto lontano che pensavo non avesse più lasciato alcuna traccia. Tuttavia scoprii la tremenda verità che si celava alle origini di questa fantastica storia d’amore tra un Angelo Custode ed una creatura umana. Dire che ero elettrizzato è poco, ma anche molto spaventato: nessuna parola poteva descrivere lo stato d’animo in cui mi trovavo al momento del mio ritorno in Italia. Sarei voluto correre dalla suocera di Andrea e mostrare a lei le prove concrete che Dio era, al contrario, una chance per l’uomo. Ma sapevo che l’Angelo non avrebbe voluto. Tuttavia non tutte le speranze erano perdute: coloro che ridono di Lui e scherzano tra di loro, già sicuri di avere la vittoria in tasca, si sbagliano di grosso. Il bene non potrà che trionfare sul male… la questione era il tempo. E noi… ovvero l’Angelo Custode di Chiara… non ne aveva più tanto.

Ma è bene che sappiate miei cari che il Giornalismo da me praticato è solo un modo per diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, tutto il resto è propaganda. La mia funzione in quanto Capo Ufficio Stampa è quella di portare alla luce ciò che è nascosto, fornendo prove ed indagando e, pertanto, dando fastidio. Essere un reporter per come lo vivo io è quindi una maniera per restituire a voi lettori ciò che nel mondo accade, offrendo, attraverso l’esperienza da me vissuta, una notizia assolutamente vera e consapevole. È un giornalismo che presuppone un lavoro di ricerca della “notizia” con un approfondimento ben superiore a quello necessario nel trattare qualsiasi altro evento di cronaca - per questo sono venuto sino a Parigi. Come un qualsiasi prodotto giornalistico devo anch’io rispettare comunque le cinque “W”: Who, Why, Where, When, What; Chi, Perché, Dove, Quando, Cosa, ma a differenza di un consueto servizio cerco sempre di risultare nelle mie relazioni chiaro, preciso, diretto, senza tralasciare ciò che realmente caratterizza un ottimo reportage… ovvero il fattore emotivo e le emozioni che esso trasmette. Gli articoli come questo sono fatti come prima cosa dai miei occhi attraverso cui tento di farvi rivivere le emozioni e le impressioni da me stesso catturate. Sono un giornalista. Mi attengo sempre ai fatti. Solo ai fatti, per cui c’è ben poco da dubitare. A tal proposito rendo qui dovuta giustizia ad Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy (Filosofo illuminista, Parigi, 20 luglio 1754 – Parigi, 9 marzo 1836) che scrisse: “Cartesio ha avuto molta ragione di dire io penso, dunque esisto. Egli avrebbe potuto dire, pensare ed esistere sono per me una sola e medesima cosa; ed io sono sicuro di esistere e di pensare, solamente perché attualmente vi penso. Un genio sì profondo e sì luminoso poteva solo accorgersi per primo, che tutta la certezza per noi deriva da questo fatto originario. Per questo sublime concepimento egli ha riposto tutta la scienza umana su la sua vera base primitiva e fondamentale. È questo il germe della vera e totale rinnovazione desiderata da Bacone che disse: tutto consiste in fatti, essi nascono tutti gli uni dagli altri e bisogna studiare i fatti. Cartesio ha trovato il primo fatto e da ciò derivano tutti gli altri. Vi è per noi una certezza intera immutabile, e questa certezza è quella della nostra esistenza e di tutti i modi di questa esistenza, le nostre percezioni. [...] Lo scettico, il più determinato, è sicuro di sapere dove stia la verità?” Non è questione di fede… o di credere e non credere. Io sono il primo ad essere scettico, ma non posso dubitare dei miei stessi occhi. Io ritengo - come lessi un tempo su di un libro di un famoso letterato del passato di cui non ricordo il nome bensì il pensiero - che nonostante la sua manifesta insensatezza, la vita abbia comunque un senso e se mi arrendo dinanzi al fatto di non poter comprendere questo suo senso con l’intelletto, sono però pronto a mettermi al suo servizio, anche se nel farlo devo sacrificarmi. La mia è cronaca minuziosa degli eventi. Gli angeli esistono ve lo assicuro… esistono eccome. Non ho certo la missione di convincere il mondo di questo, ma io ci parlo e ne frequento uno, e so per certo che anche Chiara - sua moglie - potrebbe farlo se solo lo volesse… ne sono assolutamente convinto. Il tuo Angelo Custode ti sta sempre accanto dolce Chiara… e ti protegge. Se ti serve il suo aiuto, devi solo chiederglielo con fiducia e ti sarà dato. Ma ora spetta a te salvarlo.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 03 October 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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