COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 26/09/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Per aspera sic itur ad astra

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PUBBLICATO OGGI 26/09/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Per aspera sic itur ad astra

Con questa frase latina, dal significato letterale: «attraverso le asperità alle stelle» ed in senso traslato «il successo si ottiene solo con la fatica ed il sudore» Seneca era ben consapevole di come le difficoltà fossero in grado di forgiare il carattere di una creatura vivente. Tale principio ha validità universale. E come disse S. Teresa de Lisieux: “All’improvviso capii che cosa fosse la vita; fino allora non l’avevo vista così triste, ma ora mi apparve in tutta la sua realtà, vidi che era soltanto sofferenza e separazione continua. Piansi amaramente, perché non comprendevo ancora la gioia del sacrificio, ero debole, così debole che considero una grande grazia aver potuto sopportare una prova la quale pareva molto al disopra delle mie forze!”

Stavo sfogliando un libro di poesie sulla poltrona in camera mia. Ogni tanto sorseggiavo un po’ del cognac che mi rimaneva, e questo serviva a rianimarmi un poco. Una marea di pensieri sconnessi mi invadeva la testa, e la mia mente sembrava vagare altrove. Mi resi conto di scorrere con gli occhi quei versi come se in un qualche modo li avessi composti io stesso - pensati, elaborati, scritti in bella calligrafia - quando sentii il postino bussare alla porta. In quell’istante provai una stranissima sensazione, un dolore lacerante senza alcun avvertimento. Non era un malessere emotivo, ma uno spasimo ineffabile, violento, reale, fisico, una fitta in mezzo al petto che mi lasciò senza respiro. Mi sembrò che qualcosa o qualcuno mi stesse stritolando il cuore con le sue dita acuminate. A fatica mi alzai, uscii e vidi il portalettere tutto sudato con in mano un telegramma. “Tenga signor DE PRA” - mi disse porgendomi la missiva e scappando tutto trafelato in bicicletta, come se fosse in ritardo. Alzai gli occhi verso l’immensità del cielo. Il sole emanava una luce debole, peraltro quasi del tutto aggredita da minacciose nuvole cariche di pioggia ed umidità che gli si avventarono contro, impedendogli di splendere e nascondendolo parzialmente alla mia vista. Rientrai sospirando sovrappensiero e mi misi dove ero seduto prima. Scostai il libro che stavo leggendo e lessi con estrema attenzione quello strano messaggio in cui vi era scritto: “Spero che avremo modo d’incontrarci stanotte”. Quelle poche righe erano firmate solo con l’iniziale del nome: “A”. Si trattava di Andrea, l’Angelo Custode di Chiara. Cominciai così a prepararmi. Non sapevo a cosa stessi andando incontro. Ma ero sicuro che, prima di sera, l’avrei scoperto.

Il luogo dell’appuntamento era stato concordato e scelto con intelligenza. Era un piccolo giardinetto pubblico fuori città, ad un crocevia nei pressi di un basso ponte della ferrovia e a un lampione che non faceva più luce da chissà quanto. Ci arrivai senza nascondere un velo di preoccupazione, confuso e speranzoso che Lui fosse li. Tuttavia in quel momento non sembrò esserci nessuno. Un improvviso senso di perdita della coscienza mi strinse lo stomaco. I miei pensieri furono rapidamente interrotti da una gigantesca massa oscura che mi apparve davanti... Un angelo con una mano tesa verso il terreno mi stava fulminando con un’occhiata terribile, mentre teneva nell’altra una grossa candela. Mi toccò una spalla con un gesto delicato, timoroso di intimorirmi ed appena un attimo dopo, fui attraversato da una luce bianca a cui seguì una lieve e piacevole vibrazione, ed una crescente sensazione di leggerezza fisica e mentale. Poi la luce si affievolì a tal punto da diventare un impercettibile lumicino e dopo pochi istanti l’Angelo spiegò subito le ali, d’inaudita bellezza, al vento e si sollevò in aria con una grazia e forza che mi lasciò in preda ad un’eccitazione incredibile. Prese così a parlarmi: “Non voglio andarmene, sai Alberto, vorrei continuare ad essere un Angelo Custode e volare tra le nuvole come ho sempre fatto, ma d’altra parte desidererei anche essere umano come tutti voi altri. Ti sei mai chiesto cosa significhi per un angelo la morte? Significa lasciare per sempre il cielo e discendere nel mondo degli uomini. Non so come fare, non so come si possa salvare la mia protetta. Chiara è in pericolo e neppure lo sa. Ella è così legata alla mia vita ed alla mia anima, ch’io al pari di una stella non posso far altro che seguire il di lei moto… Ora vieni con me, non chiedermi dove, tu seguimi, facciamo insieme questo cammino. Ti voglio portare nel mio cuore e nella mia mente”. A questo punto scoppiò a piangere a dirotto come un bimbo. e neanche io potei frenare le sue lacrime che a momenti lo spezzarono come un fuscello nella loro morsa d’acciaio. Ci ritrovammo poi di fronte ad un qualcosa di sorprendente, catapultati nello spazio. Un turbine di nuvole avvolse tutta la scena che sembrò come risucchiata verso l’alto da un potente vortice luminescente. Quando atterrammo ci trovammo in una camera da letto nella quale stava dormendo placidamente una bambina. “È mia figlia Biancalaura. Quanto vorrei potesse vedermi e sentirmi!! Non ti pare che rassomigli tutto a sua madre?”. Ero talmente confuso da tutte quelle emozioni che non sapevo cosa provare o pensare. A volte il dolore era in lui così forte che sembrava invadere tutto il resto del suo corpo. Una parte di lui avrebbe voluto abbracciarla, ma sapeva che non gli era consentito, almeno non come facciamo noi umani. Lo osservai dunque mentre con tenerezza l’avvolse nelle sue ali ed una luce argentea, debole, ma più che sufficiente a stordire il demonio, si irradiò fra le sue dita. Poi la luce prese ad agitarsi come una candela al vento, ed io ebbi solo un momento per cedere allo spavento prima che ogni capacità di pensiero mi fosse del tutto azzerata. L’Angelo riprese a dire: “Ho sperimentato la miseria sulla mia pelle, cosa vuol dire ritrovarsi improvvisamente in povertà. Il Signore mi ha fatto da guida, mi ha fatto procedere nelle tenebre più oscure e non nella luce. Mi ha concesso di dimorare in luoghi bui come i morti da gran tempo. Mi ha innalzato un muro tutt’intorno, dal quale non posso più venir fuori. Ha fatto a pezzi i miei denti con i sassi, mi ha gettato nel fango per mettermi alla prova. I miei occhi versano lacrime senza sosta perché non conoscono pace. Mi hanno dato l’assedio come ad un nemico coloro che mi disprezzano senza alcun motivo. Mi hanno rinchiuso vivo e vegeto in un fossato ed hanno scagliato macigni su di me. Che il Signore possa aiutarmi a strappare al pericolo mia figlia e mia moglie Chiara la cui voce sento sempre dentro il mio cuore. Lei è la ragione per cui vivo, sogno ed amo, la persona che vorrei per sempre accanto al mio fianco insieme a Biancalaura, perché amare vuol dire capirsi, diventare una cosa sola. Solo Chiara potrà farmi tornare l’Angelo Custode d’un tempo e permettermi di metter in salvo la nostra bimba”. Mentre l’osservavo, le sue lacrime divennero dense e scure fino a tingersi di nero ed i suoi occhi verdi assunsero un color blu cobalto. L’angelo fece un gran respiro come se gli avessero levato un peso d’addosso e, armatosi di coraggio, prese fiato. Ne aveva bisogno, davvero bisogno. Sul suo volto un sopracciglio perfetto si incurvò, increspando di conseguenza la fronte. Le sue ali lambirono per un istante il suolo e, in quanto parte integrante di lui, rispecchiarono il suo stato d’animo tant’è che a terra si poterono vedere le piume bianche e candide, come l’abito, lacerarsi e imbrattarsi di sangue, lo stesso che colava in un rivolo cremisi dalle due profonde ferite sul dorso. Il dolore a cui era sottoposto era inaudito. Cocente come se il suo essere, la sua carne ed il suo spirito si stesse anch’esso scarnificando, assieme alla sua speranza. Rimase per qualche minuto ad osservare ancora sua figlia mentre dormiva, quindi le diede un bacio sulla fronte. Per niente al mondo avrebbe voluto che quell’angioletto soffrisse per colpa sua. Quindi, per l’intera larghezza e altezza della camera da letto penetrò inaspettatamente una nebbiolina di piccole gocce azzurre mista a fumo; intorno non si riuscì più a scorgere nulla. La bruma circondò entrambi così da ritrovarci immersi in un bagliore di luce che solo l’amore ricambiato può scaturire… quello vero ed indissolubile che non ha avrà a sciogliersi fino alla fine dei secoli. E ci ritrovammo al parco. I contorni dell’Angelo scintillarono nell’aria, prima di dissiparsi cinque secondi ed un paio di battiti d’ali dopo oltre il varco tra le nubi, che si richiuse su se stesso successivamente al suo passaggio, lasciando il posto in me alla tristezza e ad un senso di frustrazione per la mia totale incapacità di riportarlo dalla sua amata Chiara.
Lasciato solo camminai per ore nel parco domandandomi cosa stesse accadendo nella mia vita, chiedendomi perché fosse capitato proprio a me quel destino senza apparente via d’uscita. Riflettei a lungo su quale fosse la ragione per la quale proprio io fossi stato scelto per questo. E cominciai ad aver paura e la paura divenne terrore… ed il terrore si fece tenebra… e la tenebra mutò in certezza. Compresi tutto ad un tratto cosa intendesse l’Angelo quando un giorno mi disse che anche io ero uno strumento del disegno. A quel pensiero, un brivido mi percorse la schiena e fui costretto ad allungare il passo. Ma una luce accecante squarciò il buio; un gigantesco lampo di color verde smeraldo illuminò per una decina di secondi la strada. Ora avevo paura. Nel lampo c’era qualcosa. Era ancora Andrea che sollevato da terra e librandosi di fronte a me con le sue ali dorate mi circondò con fare paterno in una sorta di coperta tiepida e profumata, dicendo: “Stai tranquillo, non v’è nulla a temere. Sei stato scelto dal Padre per questa missione. Sta certo che il Signore ha fiducia di te, per questo ci ha fatto incontrare… ora sta a noi andare avanti”. Mi sentii tranquillizzato dalle sue parole, seppur cariche di responsabilità, di essere nel mondo il segno vivo dell’amore di Dio. Tenendo lo sguardo incollato sulla sua schiena lo vidi poi svanire all’orizzonte e fu allora che alzai il mento al cielo con fierezza. Mi sedetti poi sulla panchina più vicina, con un lieve giramento di testa, e chiusi gli occhi. Non credo mi abituerò mai a queste cose. Ancora oggi mi chiedo cosa possa fare per Lui. Anche se sempre più spesso lo vedo fragile, indifeso, sfinito, anche se ormai sembro a volte più forte io, in realtà so che non è così. È sempre più forte di me. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. È un Angelo del cielo, un Angelo del Paradiso, uno degli Angeli del Signore ed ha il potere di aprire e chiudere l’abisso, per incatenarvi il Male.

Ancora non mi credete, vero? Ma se non crederete, non avrete stabilità. Avrei solo - del resto - da perdere, in quanto professionista, a raccontare una menzogna e a cercare di farvela passare in quanto reale. E comunque, come dice Antonino Zichichi - noto fisico e divulgatore scientifico italiano attivo nel campo della fisica delle particelle elementari – i creduloni siete voi atei […]: “Del resto la prova che dà la Scienza sulla necessità di umiltà intellettuale è spettacolare. Questa umiltà è mancata a tutte le civiltà. […] Secondo la cultura atea i credenti sono creduloni. L’ateismo ha un grosso guaio: che le più grandi conquiste della Ragione nell’Immanente non riescono a dimostrare che Dio non esiste. È questa la differenza che esiste tra il rigore logico di chi crede e il rigore illogico di chi non crede. Io dico i creduloni siete voi… e in che cosa credete? Nel nulla. E infatti la Scienza scopre che esiste una Logica Rigorosa che regge il mondo dalle sue strutture più intime, più piccole, ai confini del Cosmo. Se c’è una Logica Rigorosa è legittimo chiedersi: ci sarà un autore di questa Logica? Io dico è ovvio che la logica non può nascere dal nulla. […] La Scienza da Galilei in poi è fonte di certezza mentre la cultura dominante atea è fonte di mistificazione culturale che Enrico Fermi definì una sorta di Hiroshima Culturale”.

Ma se è dunque possibile razionalmente e logicamente pensare all’esistenza di DIO, perché non credere che uno dei suoi Angeli sia qui fra di noi? Fate attenzione cari lettori: il giornalismo da me praticato non attiene alla letteratura, ma alla storiografia. Io in quanto giornalista e Capo Ufficio Stampa di Andrea non opero come un romanziere, che non ha problemi né di contenuti né di linguaggio, ma come uno storico, che deve attenersi ai fatti e saperli raccontare con chiarezza. Io riporto solo la verità. Per me scrivere un articolo come questo significa innanzitutto descrivere un evento e contestualizzarlo, conferendo un nome ed un volto alla sua storia e al suo presente, condurre per mano un lettore che probabilmente non ha mai visto o approfondito la conoscenza di determinati luoghi o fatti, riuscire a trovare un punto d’incontro tra cause ed effetti. Un vero professionista - ed io mi ritengo tale - non è colui che viene a conoscenza degli eventi attraverso l’intervista, ma colui che parla con chi incontra lungo la sua strada, colui che si inserisce all’interno dell’ambiente di cui deve raccontare. Ed i miei articoli sono per definizione fedeli alla loro natura geografico documentaria. E questa di Andrea non è una favola, ma una tragica realtà… quella di un vero Angelo Custode che si ritrova ad essere messo al bando da una società accecata dal pragmatismo. Fatevene una ragione ed abbiate un pizzico di umiltà in più ricordandovi, come diceva un arcivescovo anglicano, nonché teologo inglese, “avere umiltà non significa pensare di valere meno degli altri, né aver poca stima di se stessi. Significa piuttosto totale libertà dal pensare a se stessi”. Chiara, fai un regalo a te ed a tua figlia Biancalaura… non permettere che il tuo Angelo Custode soffra a causa tua.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 26 September 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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