COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 19/09/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - La croce non è un cammino di morte, ma di vita

PUBBLICATO IL 19/09/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - La croce non è un cammino di morte, ma di vita

PUBBLICATO OGGI 19/09/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

La croce non è un cammino di morte, ma di vita

“Se c’è una cosa, che salta subito agli occhi nel nostro mondo, è il tentativo di allontanare il dolore dalla vita. Si è insofferenti ad ogni piccolo disagio, basta un nulla o una contrarietà per mandarci in crisi. D’altra parte il mondo, che ci assedia, vuol apparire come una grande fiera, che si è riempita di ogni prodotto per allontanare il dolore, fino alla droga, che è davvero un affare miliardario, che contagia quanti si illudono di evadere dalla lotta necessaria della vita, credendo al ’sogno’ di un momento che ha come unico frutto la distruzione lenta della vita stessa, senza dare a questa una ragione, che mostri la sua bellezza: una bellezza che necessariamente richiede fatica e dolore, come tutte le cose che hanno valore”.
Mons. Antonio Riboldi

Non ricordavo che le pareti dell’ospedale fossero di un color verde pallido, mentre le uniformi delle infermiere, che camminavano avanti ed indietro, con passo svelto ed a testa bassa prese dai propri pensieri, erano candide come la neve. Il condizionatore, era stato spento. Il temporale della notte precedente aveva rinfrescato l’aria e qualcuno doveva aver aperto le finestre per arieggiare la stanza. Fuori era buio e per quanto fosse estate faceva freddo. Eppure era dentro di me che sentivo ancor più freddo. Scrutai la stanza, che non appariva solo vuota, ma come se non fosse stata utilizzata da anni. L’unica fonte di luce era una lampada al neon appoggiata accanto a quello che sembrava un bacile di rame, vicino alla porta. La luce illuminava ad intervalli regolari, creando ripetuti giochi d’ombre, per il resto la stanza sembrava satura di oscurità, come se fosse un liquido nel quale io mi sentivo immerso. Le finestre, pur grandi, erano poste ad una tale altezza da non consentirmi di scorgere nulla più della sommità dei palazzi antistanti. Non riuscivo a capire dove fossi, in quanto era un luogo che non ho avevo mai visto prima. Tanto più che avrei voluto sapere il perché mi trovassi in ospedale e da quanto tempo fossi ricoverato. Un giorno, una settimana? Per quale motivo? Il mio respiro, non so perché, si era fatto sempre più affannoso. Ma dov’erano andati tutti? Era come se il tempo si fosse fermato e lo spazio si fosse ripiegato su se stesso. Ero sconcertato, non capivo cosa fosse accaduto. Pensai che dovevo fare subito qualcosa, ma non riuscii a spiegarmi cosa. Poi avvertii uno strano fastidio, sollevai una mano per sentire cosa fosse, per togliermelo di dosso, ma subito percepii lo strattone di un tubicino per la flebo nel braccio. Voltai lo sguardo alla mia sinistra e mi ritrovai dinanzi ad una fila di monitor di ultima generazione che emettevano segnali ad intermittenza e ad una maschera d’ossigeno. Mi sforzai con tutto me stesso di riportare alla mente i dettagli del viaggio che mi aveva portato qui ma per quanto cercassi nella memoria, non ricordavo nulla. Sentivo solo un dolore al petto sempre più forte, come se dentro si fosse rotto qualcosa. Allora capii tutto: avevo appena avuto un infarto miocardico. Sentii un fischio simile a quello dell’aria, che penetra tra le fessure di un tramezzo mal connesso; girai la testa a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra e nuovamente a sinistra con una velocità tale da negarmi il respiro. Mi accorsi che qualcuno era in piedi accanto al letto… una luce bianca e dorata che andava diffondendosi dolcemente nella stanza fino a divenire grande ed intensa al punto che mi sembrò potesse illuminare il mondo intero. Fu allora che vidi dentro a quella luce Andrea… l’angelo Custode di Chiara. Era ad un passo da me e le sue ali mi parvero enormi e di un candore insolito. Senza dir nulla pose la sua mano sul mio petto ed il dolore scomparve. Mi prese il volto tra le mani, fece un cenno per assicurarsi che stessi bene, poi disse: “Ora puoi alzarti se vuoi, non hai più nulla. Il tuo cuore è tornato sano. Perdonami Alberto se sono arrivato in ritardo. Usciamo di qua… non aver paura”. Chiusi gli occhi per un istante dal piacere della freschezza delle sue mani, e quando li riaprii mi ritrovai in un vecchio casale abbandonato a se stesso di fronte ad una pesante porta in ferro battuto che portava ad un locale seminterrato di una decina di metri quadri e Lui mi fissò sorridendo. “Ma che diavolo ci facciamo qui?” - domandai io. “Volevo semplicemente parlarti lontano da orecchie e occhi indiscreti”, e scoppiò a piangere, come se il suo cuore si stesse spezzando. Le sue lacrime scesero sul suo volto incolori ad una a una, lentamente, fino alle sue ginocchia, poi, come delle vere e proprie scintille di luce sparirono.

Allora l’Angelo cominciò a dire: “Non voglio morire senza aver compreso quale sia il mio posto nel mondo, non voglio tornare nel regno dei cieli lasciando alla mia famiglia il ricordo di chi non sono, non voglio andarmene senza aver fatto qualcosa di buono, senza aver lasciato qualcosa di bello di me, per mia moglie Chiara e mia figlia Biancalaura. Io non sono meritevole di essere un Angelo Custode, sai… posso far tanto per gli altri… come ho fatto a te quest’oggi, ma al momento non posso far nulla per mia moglie, poiché tanto mi è stato dato… è vero… ma altrettanto mi è stato tolto”. Si accasciò a terra e cominciò a dare pugni sul pavimento, poi cercò faticosamente di sollevarsi con le mani. Un’energia arcana di color bianco illuminava i suoi palmi, come se delle piccole lampadine fossero incastonate in essi. Poi, con voce stentorea esclamò alla fine: “Ma perché mi odiano tanto? Dio non può permettere che un suo figlio sia tanto umiliato ed offeso. Non è possibile… il male non può e non deve trionfare. Lo stesso LIMITE è un aspetto del male, ma c’è poi il male causato iniquamente, che non dovrebbe esistere. Il limite non lo si può evitare, ma c’è un male a cui ci si può sottrarre ed è questa l’area di azione in cui noi Angeli Custodi siamo chiamati ad operare. Il primo presupposto ovviamente è raggiungere la consapevolezza di questo male AGGIUNTO che non è semplicemente il male della creatura, ma è il male non necessario, da cui i nostri protetti possono emergere solo per gradi, poco a poco, grazie al nostro amore, alla nostra vicinanza ed in virtù delle nostre offerte vitali”.
Abbozzai un sorriso, poi calò il silenzio e lo fissai sconcertato cercando di cogliere il senso profondo di quelle parole. In quel mentre le sue ali cominciarono a vibrare come delle vele agitate da un vento interno, fintanto che, sature d’energia, si arricciarono lentamente verso l’alto. Il suo corpo prese fuoco e le fiamme, come se fossero esseri viventi ed affamati, lo avvolsero dalla testa ai piedi. Poi tutto tornò quieto ed io mi chiesi se la stanchezza non gli stesse giocando brutti scherzi. Forse, in quell’ultimo periodo, aveva abusato delle sue forze. Aveva bisogno di riposare per recuperare il consueto vigore fisico e contrastare quella sua incomprensibile vulnerabilità. “Io sono inutile al mondo, sono soltanto un peso per tutti… non mi resta più che uscirne”, mormorò. Ed io pensai dentro di me - “Non so se ci potrà essere un amore più grande di questo! Chi sta nell’amore, come l’Angelo di Chiara, dimora nel Signore ed il Signore dimora in lui. La natura dell’Amore è proprio questa: trasforma nell’essere amato. L’amore illumina il cuore, ci insegna tutto quanto è necessario per la salvezza”. “Sì, - disse quasi leggendomi nella mente - Sono tanto stanco… è vero. Stanco di dibattermi fra opposti richiami per vivere, stanco di non riuscire a ritrovare un modo per riconquistare l’equilibrio perduto. Perché non riesco a condurre mia moglie… la mia protetta… al suo appuntamento con il destino? Lei è l’essere umano - insieme a mia figlia Biancalaura - più importante dell’intero universo conosciuto. Per questo l’amo”. Una lunga pausa di silenzio, e quindi mi toccò la mano e ci ritrovammo entrambi nuovamente nella stanza d’ospedale. Mi resi conto che ero diventato per lui il suo punto d’appoggio al quale sapeva di potersi sostenere... "Non dovresti sforzarti", fece l’Angelo scattando per aiutarmi a risistemarmi giù nel letto, in attesa che si facesse giorno. "Pensa a riposarti ora. Domani verrai dimesso". L’angelo, di pura energia, che si espanse velocemente, mi avvolse nel suo abbraccio ed avvertii l’adrenalina bruciarmi nelle vene ed il sudore imperlarmi la fronte. La sua luce divenne sempre più viva ed intensa e, mentre si dissipava, mi parlò ancora: “Mi troverai sempre al tuo fianco, ogni qual volta avrai bisogno di me, ma dobbiamo salvare mia moglie e mia figlia” “Va bene”. Poi scoccandomi un’occhiata implorante disse “Aiutami… ti prego”. “Farò del mio meglio” - diss’io. Poi la luce scomparve e l’Angelo con essa ed io rimasi solo. Dovevo salvarlo. Era come un segno, per me. Era pazzesco! Pazzesco come quella notte, che aveva visto il regno di un Angelo Custode agli sgoccioli, consumato come una candela da camera. Quanto Amore sprecato e noi uomini mortali, sordi e saggi di pensieri obsoleti, ormai non sappiamo più neppure cosa sia l’Amore. In quel momento mi vergognai di appartenere alla razza umana, che si era resa corresponsabile di un orrore simile. Sono sempre di meno, generazione dopo generazione, coloro che hanno conservato la capacità di sognare e di credere che i sogni, a volte, sono più reali della stessa realtà! Del resto, come si legge su di un tomo, che consiglio a tutti coloro che dubitano, dal titolo VIDONI, Il problema dell’unità come introduzione alla filosofia, (Torino, Bocca, 1935, cap. II): “Lo scettico vero e coerente, come dice Aristotele, è un uomo che solo vegeta, non ragiona. Possiamo però mostrare a chi usa la ragione che lo scetticismo aprioristico è:
1) Impossibile come fatto. La storia, è vero, ci ricorda i nomi di molti che si dissero e si dicono scettici; affermiamo che essi si illudono di essere scettici in tutto, ma di fatto non lo sono, né lo possono essere. Infatti quelli che si dicono scettici nell’atto stesso con cui affermano di dubitare di tutto, non dubitano della loro affermazione, sono certi di esistere, di pensare, di dubitare; suppongono quindi che la mente può conoscere qualche verità, almeno la propria esistenza.
2) Assurdo come dottrina. Lo scetticismo è una contraddizione in termini, si distrugge da sé. Infatti lo scetticismo afferma che bisogna dubitare di tutto, che non si può conoscere con certezza nessuna verità. Ma non si può fare questa affermazione senza prima conoscere cosa siano verità, dubbio, certezza, senza sapere i motivi che giustificano questo dubbio universale, senza ammettere almeno il principio di contraddizione dal momento che esso dice che si deve sospendere l’assenso fra il SI e il NO.
3) Disastroso nelle sue conseguenze. Lo scettico coerente al suo sistema compie un suicidio intellettuale, la distruzione della natura umana - che è di essere ragionevole - discende al livello del bruto; è immorale, perché dubita di quegli stessi principi che sono la base e il sostegno di tutta la vita pubblica e privata (si deve fare il bene, evitare il male, ecc.); è in contraddizione con la sua vita pratica perché agisce non come chi dubita, ma come chi di molte cose è certo”.

Un’ultima cosa: sappiate che è dovere primario ed insopprimibile della mia professione di giornalista riportare le notizie in maniera assolutamente fedele, spogliandomi, in tale fase, della propensione verso determinate ideologie, di qualunque natura possano essere. Il limite della verità della notizia da me riportata sarebbe comunque travalicato non soltanto qualora la narrazione dei fatti venisse da me arricchita di particolari e descrizioni contrarie al vero, ma anche nella ipotesi in cui io decida di tener sotto silenzio aspetti che, ove venissero conosciuti, sarebbero idonei a mutare il significato di ciò che è stato da me narrato. È inaudito come qualcuno possa pensare che io non stia raccontando il vero... Eppure la verità è cosa assai strana… se la racconti non ci crede nessuno. La gente presta fede solo più nelle bugie, ma la verità non ha bisogno di credenti. La verità è una sola… tuttavia se la verità è davvero grande ed importante maggiore è la possibilità che risulti incredibile. La gente preferisce credere nelle fandonie. La verità è difficile. La gente ama le bugie perché le fa sentire bene. Tutta l’energia delle persone sembra ormai investita in menzogne, quindi nessuno più ha energia a disposizione per la verità. La ricerca della verità deve essere opera personale di approfondimento, condotta direttamente e non sulla scorta di giudizi altrui; i giovani devono essere messi in grado di discernere con la propria ragione, senza legarsi in partenza al alcun maestro e ad alcun dogma; il seguire il principio di autorità è indice di pigrizia mentale, è un abdicare alla propria dignità di essere ragionevole. La via della verità è ardua ed oscura, perché il vero e il falso a volte si trovano ovunque mescolati in modo indissolubile, ma la ricerca va perseguita senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà. Le più grandi verità sono le più semplici a volte. È proprio vero il detto che dice: la maggior parte delle persone non crede nella verità, ma in ciò che desidera sia la verità. Per quanto questa gente possa tenere gli occhi bene aperti, in realtà non vede niente. Quello che posso dire e d’imparare a conoscere chi mi ha salvato la vita e di cui io sono andato a raccontarvi. Stamane avevo avuto un infarto, ero ricoverato in una sala di rianimazione, ed ora sto bene grazie ad un Angelo ed io lo ringrazio, e lo ringrazierò ad ogni istante.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 19 September 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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