COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 22/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Il luogo ideale per una vacanza che lascerà il segno

PUBBLICATO IL 22/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Il luogo ideale per una vacanza che lascerà il segno

PUBBLICATO OGGI 22/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Il luogo ideale per una vacanza che lascerà il segno.

"È solo un bel sogno"… a volte è questo quello che penso quando mi alzo dal letto la mattina, appoggio i piedi per terra e mi rendo conto di vivere tutto quello che ho sempre desiderato dalla vita.

Era una tiepida giornata primaverile. Il sole splendeva fra le quattro mura di casa nostra e l’alto arco del cielo azzurro sembrava ancor più brillante. Ogni cosa stava andando per il meglio, come avevamo sperato. I miei figli stavano crescendo bene. Buttati per terra sedevano a cerchio intorno ad una bottiglia vuota con dei loro compagni di classe e ci stavano giocando. Avevamo avvertito la necessità di prenderci una pausa dallo stress quotidiano, un weekend in totale libertà. Per questo si era deciso di partire per una vacanza di due o tre giorni: solo io, mia moglie ed i miei bambini. Per stare insieme. Lontano dagli impegni di lavoro, dai pensieri, dagli orari… Trovammo un annuncio appeso nella bacheca di un FAI DA TE: “Affittasi cascinale situato in posto incantevole, immerso nel verde, ideale per chi cerca pace e relax, ma con una posizione che consente di raggiungere, in pochi minuti, il centro paese. Il tutto circondato da accoglienza, gentilezza e disponibilità dei proprietari”. Ed eccoci li. Uscii di casa e mi misi a vagabondare nel bosco della tenuta andando dove mi portavano i piedi. Mi sedetti in prossimità di una cappella appoggiando la schiena sul moncone di tronco di un albero appena tagliato, incrociando le gambe, cercando di godermi la spensieratezza del luogo, sforzandomi di svuotare completamente la testa dai pensieri negativi e di alleggerire il mio cuore dagli affanni della vita di tutti i giorni e dalle preoccupazioni che mi affliggevano… quando avvertii improvvisamente la presenza di qualcuno di fronte a me. Poi lo vidi. “Andrea!!!” … Lui mi si avvicinò e mi scrutò. Guardò negli occhi proprio me. Aveva ali dorate larghe, grandi e ben aderenti al corpo che incorniciavano la sua figura, china, col viso a terra, come se fosse esausto o qualcosa di simile. Era dinanzi a me, così splendido nelle sue sembianze che non riuscirei a tradurre in concetti le mie sensazioni né tantomeno l’apprensione che provai. Teneva infatti una mano stretta ormai da ore - appresi di li a poco - in quella morsa infame sul braccio opposto squarciato, il sangue che sgorgava dalla ferita inondando il cavo della piaga ed il suo viso quasi interamente coperto da un disordinato ciuffo di capelli… il mento arrotondato. Arretrando, urtò qualcosa con la schiena, dei rami credo, e si lasciò sfuggire un grido soffocato e tremolante. “Non avresti dovuto assistere ad una scena del genere… lo so… mi dispiace” … successivamente sembrò che la sua anima fosse pervasa da una violenta, improvvisa scossa e per un istante tutto tacque. Il vento si placò, gli animali del bosco si immobilizzarono, le aquile in cielo rimasero come sospese nell’aria rivolgendo il loro sguardo verso la terra ed io sentii il suo respiro sfiorarmi il cuore ed un attimo dopo i suoi occhi entrarono nei miei. Due occhi fieri e sicuri, con un non so che di sorridente, di affabile… Cercò di dissimulare il dolore vivo che provava ogni qual volta facesse un movimento brusco. Sembrava si aspettasse da me qualcosa di particolare. Mi avvicinai a lui pian piano fintanto che fummo l’uno di fronte all’atro. Rimase meravigliato del fatto ch’io gli tendessi una mano in segno d’aiuto. Aveva un’ala spezzata, oltre alle innumerevoli escoriazioni su tutto il corpo. Tuttavia la ferita più seria al momento era senza dubbio nel braccio, una lesione che procedeva sin nel profondo della sua carne. Non avevo idea di quale fosse stata la causa. E sinceramente, non me ne importava più di tanto. Intervenni portandolo a casa… medicandolo e prestando Lui le prime norme di pronto soccorso. Per fortuna in quel momento non c’era nessuno in casa. Mia moglie ed i ragazzi erano usciti per comprare una crema solare e fare una passeggiata… mentr’io ero al cospetto di un Angelo mezzo esangue, in compagnia di un bel paio d’ali che quasi non passavano dalla porta d’ingresso. E adesso stava sprofondato su di una poltrona. Non oso immaginare la reazione della mia famiglia qualora lo avessero visto. Sigillai l’ultimo pezzo di garza sterile fissandogliela ai lati del polso. D’istinto alzai lo sguardo: mi fissava ancora. Rimase assolutamente impassibile, senza alcuna smorfia di dolore al mio tocco sulle sue ferite, a riprova del fatto di essere un vero guerriero. Incoraggiato, gli accarezzai l’ala ferita, ma lui arretrò di colpo, voltando la testa. “Ti fa male, vero?”. Non disse nulla, neppure mi guardò. “Non riesci nemmeno a muoverla... credi che non me ne sia accorto. Non puoi sperare di andare da nessuna parte”. E lui a me: “Sono come morto e sono tornato solo per lei. Sono sfinito ed il mio rancore verso quella vita che me l’ha strappata non percepisce compassione. L’avevo cercata con l’insolenza e la determinazione dei lupi e, quando l’avevo finalmente trovata, circa dieci anni fa, ero stato selvaggiamente felice del suo desiderio malcelato. Ed ora… come faccio… CHIARA, moglie mia… DOVE SEI!!??” Era evidente che soffriva, ma nel suo portamento c’era un tratto di sfida che vietava involontariamente a chiunque di aiutarlo ed io lo rispettai. Tuttavia era difficile reggere quello sguardo di supplicante dolore e speranza, d’accorata invocazione e sofferenza… una sofferenza tangibile, intensa, senza requie. Non sapendo cosa dirgli, me ne uscì con un banale “Che tu sia benedetto!”. E lui a me: “Sei sicuro che gli uomini possano veramente benedire? Hanno questo potere? No! Può la fortuna benedire? NO! Non esiste la fortuna. Può un talismano o uno scongiuro o qualcosa di simile benedire? No! Solo Dio può benedire. Quindi, se vuoi essere benedetto, l’unico che può benedirti è Dio stesso. Bisognerebbe che tutti imparassero un po’ il dono dell’umiltà. Sai Alberto… lessi una volta un libro di Jung nel quale egli diceva che si rifiutava di accettare il fatto che tanti lo reputassero sapiente. E raccontava di un uomo che una volta immerse un cappello in un fiume e lo ritrasse ricolmo d’acqua. Che voleva dire, secondo te? Lui non era quel fiume… sai. Era in riva al fiume senza far nulla. Altri si trovavano sulla riva dello stesso fiume, ma molti pensarono di doverlo fare essi stessi. Lui non faceva assolutamente nulla. Non pensò mai di dover essere colui che si doveva preoccupare che le ciliegie avessero i gambi. Stava li, ad ammirare ciò che la natura sapeva fare. C’è una bella leggenda di un rabbino in cui si narra di uno studente che andò da lui e disse: <> il rabbino rispose: <>. Bisogna chinarsi un poco, per attingere l’acqua dal fiume”. Mi sentii uno stupido. Tuttavia pensai che seppur mi fosse capitato di morire lì, in quel preciso momento, non mi sarei fatto prendere dal panico. Ora sapevo che la vita sarebbe continuata anche dopo la morte. Ciò che contava veramente era quanto amore avrei avuto nel cuore. Dovevo come Lui apprendere a vincere il mondo per levarmi nei regni eterni della comprensione e dell’amore. Certo, di strada da fare ne avevo e ne ho ancora, perché la crescita è un processo continuo e nessuno può considerarsi arrivato, ma ora so che sono stato un privilegiato. Ero divenuto consapevole che la mia felicità attuale ed eterna sarebbe stata direttamente proporzionale alla mia capacità di amare. Ma mentre questi pensieri affollavano la mia mente sentii girare la chiave nella toppa della porta di casa; mia moglie ed i miei figli erano tornati. E adesso? Che avrei fatto!? L’avrebbero visto.!!

Quando mia moglie ed i ragazzi entrarono nella sala rimasero a bocca aperta… lei addirittura smise di respirare normalmente, si sentì le gote bruciare mentre il terrore salì a chiuderle la gola. Convinta com’era di essere impazzita… restò profondamente sorpresa di scorgere invece solo gentilezza e preoccupazione negli occhi di Andrea. Sentii le sue gambe tremare e brividi gelati percorrerle la schiena, nonostante il caldo. Era rimasta paralizzata ed il suo cervello si era spento. Non aveva idea di che cosa dire. Temeva che se avesse sbattuto le palpebre quel sogno mozzafiato sarebbe scomparso. Io la capivo ed alla fine cedette all’impulso di chiudere gli occhi per una frazione di secondo, un secondo che le sembrò durare una vita intera. Quando li riaprì l’Angelo era ancora lì, ad osservarla intensamente. Il volto di mia moglie era percorso da delle goccioline d’acqua, che sembravano diamanti. I capelli neri le si erano appiccicati alla fronte e le conferivano un’aria da bambina. “Aiuto…” urlò. “Shhhhh!! Silenzio! Vuoi che ci scoprano?!” L’angelo, che fino a qualche secondo prima stava cercando di riposare avrebbe voluto improvvisamente esplodere e dare sfogo a tutta la rabbia e la vergogna che aveva in corpo, ma semplicemente chiuse i pugni, l’ultima cosa che voleva era far spaventare mia moglie ed i bambini mostrando loro il suo vero aspetto. Si scansò da noi tutti, raggiunse la porta ed iniziò a correre verso il bosco. Doveva riflettere. La testa gli faceva troppo male… il suo cuore sembrava una bomba pronta a scoppiare da un momento all’altro. La vista gli si appannò. Quindi, facendo appello alle sue ultime energie, librò non so come le sue splendide ali seppur ferite e scomparve nel cielo. Un solo biglietto sul tavolo… c’era scritto…: “AIUTATEMI… NON POSSO PERDERE LA MIA FAMIGLIA… È UNA BATTAGLIA QUESTA DA CUI NON POSSO ASSOLUTAMENTE USCIRNE SCONFITTO!!!”.

Appena le candele furono accese la stanza si illuminò di una luce calda e fioca. Mia moglie si guardò allo specchio davanti a lei e vide il suo viso pallido, segnato da profonde occhiaie, ma non ci fece nemmeno caso, troppe erano le preoccupazioni e le paure che la tormentavano per pensare al suo aspetto. Tornò a voltarsi verso il luogo in cui l’Angelo era svanito ed i suoi occhi come i miei si velarono dalle lacrime. Saremmo mai riusciti a dimenticare? A toglierci dalla mente l’immagine di Andrea ferito, disperato? Avevo davvero pensato di averlo perso per un istante e mi sentii lacerare l’anima… come avrei fatto senza di lui? Non poteva lasciarmi così, in questo modo. Vederlo esanime, con le ali macchiate di sangue, gli occhi chiusi, i capelli scomposti che ricadevano sul volto pallido, mi avevano distrutto. Raccontai tutto a mia moglie. Del resto cos’avevo da perdere, dicendoglielo ora? Lei non sapeva ancora nulla di Lui, brancolava nel buio, ma aveva diritto ad avere una risposta. Mia moglie spalancò gli occhi, “Cosa??!!” Non poteva crederci, non… cioè, era a conoscenza dell’esistenza del paradiso, o almeno credeva in esso, ma che Andrea fosse un angelo, un vero angelo… beh, sapeva di miracolo. Come era stato possibile ciò? Una lacrima le rigò la guancia quando questo pensiero le attraversò la testa. “Si esatto un angelo ed il suo compito tra le altre cose è quello di far capire a noi umani il vero valore dell’amore. Tu non potresti mai capire” diss’io. “Sono certo che lui vorrebbe vivere come gli umani, desidererebbe avere la nostra libertà che qui non potrà mai ottenere senza la sua protetta – sua moglie Chiara – al suo fianco. A volte la vita può essere ingiusta, non va come si vuole… sai, ma se si ha la fortuna di vivere un amore intenso, vero, e puro come il loro... allora fidati… la morte non ti sembra nulla al confronto”.

E voi uomini di poca fede, quanta stupidità nei vostri giorni, quanta ingratitudine verso un dono che vi è stato concesso - quello di sapere - e che non sapete apprezzare. Quanta superficialità! Quanta indifferenza nei confronti di una creatura speciale come Andrea. Io ho visto la verità. Non voglio e non posso credere che il male e la diffidenza sia la condizione normale degli uomini. Eppure, se voi ridete nel leggere quanto da me scritto, è solo per questa mia convinzione. Ma come potrei io non credere: io ho visto la verità, non me la sono inventata nella mia testa, ed ora l’hanno vista anche mia moglie ed i miei figli. L’ho visto e la sua immagine vivente ha riempito per sempre la mia anima. Sappiate dunque che sono arrivato al reportage giornalistico - tanto in questo articolo, come in quelli da me redatti ultimamente su questo caso, tanto affascinante quanto drammatico - in tempi nei quali il giornalismo era assai diverso. Andare a verificare l’autenticità di una notizia prima ancora di pubblicarla dovrebbe essere cosa assai normale. Oggi c’è un giornalismo del “sentito dire” chiuso in redazione o anche nella finzione dorata degli ‘alberghi dei giornalisti’, vicini ma in realtà lontanissimi dalle zone d’azione. Contano più i retroscena della sostanza, più i pettegolezzi delle notizie. Ma se si ritorna da un’esperienza di vita - come quella che ho vissuto io e la mia famiglia in questa vacanza con Andrea - senza che nulla sia cambiato in te nel profondo, continuando ad essere la stessa persona di quando si era partiti, vuol dire che qualcosa non funziona. Se non ci si “impregna” di ciò che si e visto con i propri occhi, vissuto sulla propria pelle e condiviso con coloro che ci erano accanto, quello che viene poi descritto non ha alcun valore. Dice l’ENCICLOPEDIA TRECCANI: “Il Reportage giornalistico, per la sua natura descrittiva, ha spesso il valore di un testo letterario. Non a caso si sono cimentati in questo genere narrativo molti scrittori, come Ernest Hemingway - corrispondente durante la guerra civile spagnola e in Europa al seguito dell’esercito statunitense nella Seconda guerra mondiale; egli ha creato un vero e proprio ’stile da reportage’, asciutto e senza retorica”. Quello che io sto cercando di fare è dunque fornire a voi lettori ed alla famiglia di Andrea - in primis a sua moglie Chiara naturalmente - un prezioso strumento di informazione giornalistica, una sorta di rapporto o resoconto che possa documentare e descrivere gli eventi, i luoghi e le situazioni da me percepite, ricercandone le cause e le spiegazioni. Qualcuno dubita ancora che io possa aver mentito o essermi inventato qualcosa? Ebbene, vi deluderò forse, ma vi sbagliate. Sarei il primo a desiderare che sia solo stato tutto un sogno… Quanto meno non ci sarebbe un vero Angelo Custode disperato, in lacrime.

Vi prego dunque di scusarmi… per aver sporcato con i miei peccati di essere umano una creatura tanto immacolata… per averne visto il sangue e gustato il suo sapore… A voi che udite… vi prego di scusarmi… Almeno voi… perché io non ci riuscirò… Sperò solo che queste parole provenienti dal mio Cuore possano giungere nella loro sincerità a sua moglie. La loro storia è la leggenda di un Amore Impossibile che sfidò ogni convenienza. Semplicemente nella Loro Leggenda.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 22 August 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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