COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 15/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Le sorprese sono sempre dietro l’angolo

PUBBLICATO IL 15/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Le sorprese sono sempre dietro l’angolo

PUBBLICATO OGGI 15/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Le sorprese sono sempre dietro l’angolo

“Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì mattina”.
Mary Schmich, Usa la crema solare, 1997

Mi svegliai di soprassalto, dopo neppure un’ora di sonno, madido di sudore. Ero in preda ad una terribile sensazione. Mi sembrava di affogare, ogni volta. Annegavo nella rabbia e nel senso di inadeguatezza, nel mare denso e verminoso dei miei sensi di colpa; stavo precipitando senza trovare un appiglio. Il terrore che mi attanagliava la gola, impedendomi di respirare, non lasciava spazio ad alcun pensiero. Avevo fatto un sogno molto strano. Uno di quei sogni che ti avvincono ed al tempo stesso ti lasciano dentro lo stomaco un sentimento d’inquietudine non meglio identificabile né definibile con precisione, come quando ci sembra di essere in cerca di qualcosa, ma non sappiamo cosa. Non compresi l’origine di quell’incubo angosciante e mi alzai dal letto, privo ormai di sonno. Gli altri dormivano ancora profondamente, abbandonati tra le braccia di morfeo, sognando chissà quale futuro: sarebbe stato del tutto vano tentare di svegliarli. Vestitomi in men che non si dica uscii dalla stanza dell’Hotel. Raggiunsi la hall dai soffitti a volta e ne osservai gli interni accuratamente decorati, feci dunque colazione in gran fretta e me ne andai. Non sapevo dove recarmi e neppure il perché, ma volevo starmene lontano da tutti. Non credete che sia strano? Volevo ritrovare la pace in me stesso ed avrei desiderato che quel momento non finisse mai. Certo che non sarebbe stata cosa semplice, lì in pieno centro di Roma a pochi passi dalla bellissima piazza Navona e vicinissimo al lungotevere. Mi feci coraggio, avrei in un qualche modo trovato la maniera di non essere importunato da nessuno, almeno per un paio d’ore: già, perché dopo, non vedendomi in camera, mia moglie ed i miei figli si sarebbero mobilitati in massa per cercarmi. L’unico posticino appartato che riuscì a scovare fu l’argine del Tevere. Mi sedetti sull’erba ancora fresca di rugiada a guardare un tappeto di margherite e ad ascoltare il verso di alcuni passerotti che celebravano la primavera e mi lasciai prendere dalla commozione. Era una notte come tante altre. O almeno così poteva apparire. Dopo un’ora circa una musica lontana sembrò volersi insinuare nella mia testa. Inizialmente pensai si trattasse solo di una musica in background proveniente da qualche locale notturno, ma poi si fece sempre più insistente e sempre più forte, fino a quando mi accorsi che il suono non veniva dalla mia testa, ma dal cellulare nella mia tasca, che per disattenzione, a quell’ora di notte, avevo lasciato stranamente acceso. Prima di rispondere guardai l’orologio. Le 4.15… chi mai poteva chiamarmi a quell’ora?? Il numero sul display del mio smartphone era schermato, ma qualcosa mi disse di rispondere alla telefonata. “Pronto?” - feci ancora intorpidito dal sonno e risposi con la bocca impastata ed uno sbadiglio “Alberto de PRA?” “Si sono io, chi parla?”. “Lei non mi conosce, sono un medico di un ospedale di Torino. Desidero informala che un suo caro amico, si chiama Andrea Brusa, è ricoverato in ospedale, questa notte ha avuto un mancamento e adesso è sotto controllo qui da noi”. Rimasi ammutolito ed incapace di proferir parola, ma penso che mi sarebbe fottutamente piaciuto che quella musica fosse stata davvero solo la colonna sonora di un mio sogno. Presi il primo treno Frecciarossa per Torino. Ma quando arrivai all’ospedale ebbi la sorpresa di apprendere che lui non era già più li. Si era fatto dimettere contro il parere del primario. Cominciai a girovagare fra le viuzze della città. Non sapevo che altro fare. Scoppiai a piangere, ma ben presto mi accorsi di non essere il solo. Alle mie spalle una figura nera, semitrasparente, sporgeva dal marciapiede, di fianco alla saracinesca di un negozio, e mi fissava. Rimasi fermo... ero terrorizzato e volevo gridare, ma avevo il timore che a qualsiasi azione avventata sarebbe seguita morte certa. Ad un tratto però l’essere scuro si mosse, si diresse verso di me… e divenne luce… “Sono io Alberto, tranquillizzati. Sono Andrea… Andiamo in un luogo in cui nessuno possa vederci”.
Neanche a venti metri da dov’eravamo entrammo in un androne, scendemmo le scale. Una lampadina si accese e ci mostrò una cantina buia e maleodorante come una grotta, dipinta di nero, in cui gli unici mobili erano una sedia ed un tavolino per dare l’illusione che nessuno utilizzasse la stanza. In fondo a sinistra una porta metallica per il carico e scarico merci. Il nastro di una cassetta scorreva nel lettore di una vecchia radio dei condomini del piano di sopra, sembrava di vivere un film... “Qui nessuno ci disturberà… anche se fa un po’ caldo” - mi disse. Volse le iridi di un intenso verde smeraldo verso il soffitto. Batte le palpebre e gli occhi si chiusero lentamente, stanchi; ci vollero secoli perché li riaprisse. Sollevò il capo per guardarmi in viso ed ebbi la sensazione di essere prigioniero del suo sguardo. È come se lo conoscessi da sempre. L’aria afosa della stanza gli penetrò sotto la pelle ed avvolse anche i suoi sentimenti. Fu percorso da un forte brivido ed un dolore lancinante gli serpeggiò nel corpo fino a raggiungergli il cuore. Il forte dolore lo mise al tappeto ed io, con gli occhi socchiusi come due mezzelune brillanti e lucidissime, trafitte da un’assenza accecante, lo osservai mentre mi si accostava, sempre di più, fino a trafiggermi e penetrarmi nell’anima, attraversando ogni mio fremito ed avvolgendomi amorevolmente con le sue ali d’angelo immacolate, con le quali mi accarezzò con delicatezza il capo divenendo qualcosa di troppo genuino e vero per avere un nome. Allungai la mano dietro le spalle sfiorando le piume dorate delle sue ali. Rabbrividì al tocco ed io divenni bianco come un cencio per la spettacolare visione, domandandomi se tutto ciò fosse reale. Ad un certo punto lo vidi arretrare e poi fermarsi di botto mentre una luce dorata, forte e dolce al contempo, cominciò a saturare la stanza emanandosi da lui sempre più intesa ed accecante. Il suo corpo iniziò a tremare convulsamente mentre le sue labbra si mossero emettendo suoni inarticolati finché, con un filo di voce, che tradì un leggero imbarazzo da parte sua, mi disse: “Ricorda Alberto che se ti ritieni un figlio di Dio, allora, sei anche un nemico di Satana, ed egli è un tuo avversario. È scritto: Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Perciò, dobbiamo stare in guardia, rimanere sempre sobri, e non dimenticare mai che egli vuole farci del male e sviarci dalla via di Cristo. Se non siamo sobri, se non stiamo in guardia, se non teniamo i nostri occhi su Cristo, Satana può farci del male, un male che non avremmo dovuto subire. Ma pensa anche che già il fatto di chiamare Dio PADRE è una forte conferma che la salvezza è una cosa sicura. Perché, quando Dio prende qualcuno come figlio, Dio mantiene sempre quel rapporto. Tante persone parlano dell’ex-marito, o dell’ex moglie. Ma nessuno parla dell’ex-figlio. Anche se un figlio va a vivere lontano, rimane sempre figlio di suo padre. Quanto di più un credente… rimane sempre figlio del Signore”.

Alzò lo sguardo al cielo, sperando di oltrepassare i soffitti e le nubi, mosso da un disperato bisogno di sapere che lassù ci fosse qualcuno a guardarlo e a proteggerlo… allargò le braccia, come a cingere il mondo intero, mentre le sue ali si dispiegarono, più maestose e imponenti che mai, e lui davanti a me, venne avvolto da una protettiva sfera d’energia. Con la testa mi fece dunque segno di seguirlo e io lo feci. Vi era una seconda porta sulla nostra destra. Varcammo la soglia. Era una specie di tunnel dove precipitai spaventandomi quando, pochi secondi dopo, finalmente misi piede su di un terreno solido: eravamo arrivati. Ci ritrovammo nel bel mezzo della città di Torino, immersi in un frastuono immane, rumori assordanti, cigolii, sibili e battiti, rumori di clacson… un tale fracasso proveniente da ogni direzione che mi faceva letteralmente impazzire. Lui era a centro strada e mi accorsi solo all’ultimo istante di un’auto che stava per travolgerlo. “NOOOOOO”, strillai in preda ad un panico che non può essere descritto. Ma la macchina lo passò da parte a parte come se Lui non fosse li. Non capivo come non lo avesse investito. “Ti do un indizio Alberto… fino a quando non torno nei panni di Andrea le forze convenzionali di voi umani non possono penetrarmi.... davvero non lo avevi capito. E ti assicuro… non so neppure io il perché di tutto ciò. Non ho tutte le risposte, ahimè. Quello che posso dirti è che vorrei con tutto me stesso farmi vedere da mia moglie Chiara… ma ancora una volta, le leggi non le detto io”. Abbozzò un sorriso e svanì in un frullar d’ali, lasciandomi solo e stranamente soddisfatto. Poi misi una mano in tasca per prendere un fazzoletto e ripulirmi il viso e con sorpresa vi ritrovai una lettera di Andrea. Doveva avermela infilata, senza che io me ne accorgessi, quando mi abbracciò. Tirata fuori la lessi. Era rivolta a Chiara, sua moglie. Poche parole, ma significative. Diceva: “Vivo solo di te Amore Mio, di ogni tuo gesto, di quelle gioie che tu soltanto mi dai. Dolcemente io mi arrendo a te, nel calore della tua voce mi nascondo ogni giorno seppur tu non mi vedi, tu sei la mia fonte di vita, la mia icona, il mio desiderio, il profumo delle mie notti... tu sei la mia rivoluzione, all’ombra dei tuoi pensieri mi rifugiai... dentro il tuo cuore io vivo. Tu sei la stella che brilla nel firmamento della mia vita, la scintilla che ha fatto rivivere una fiamma debole. La speranza che allieta... tu il bene che non ha fine, il pensiero di ogni attimo, il momento di tutti gli istanti... Salvami se puoi… sono il tuo Angelo Custode”. Ancora sconvolto per la sofferenza psicologica ed emotiva di Andrea, mi sentii come se degli argini dentro di me si fossero improvvisamente rotti. Presi il primo aereo disponibile, e dopo poche ore ero di nuovo tra le braccia di mia moglie. Avevo gli occhi pieni di lacrime. Piangevo e non riuscivo a fermarmi. “Cos’è successo?” - mi domandò mia moglie. “Cosa c’è che non va?”. Ma le parole non riuscivano a fuoriuscire dalla mia bocca. Mi sollevai gli occhiali sulla testa e mi guardai attorno. Mi facevano male le costole ed il cuore continuava a battere all’impazzata come non mi succedeva da anni. Mi ritirai e mi chiusi nello studio. Quindi, preso dall’indecisione, chiamai Andrea; il cellulare, però era spento. Non sapevo cosa fare, così decisi che fosse meglio non fare niente. Solo starmene buono e vedere cosa succedesse. Ma uno stato di apprensione e di turbamento rimase in me semplicemente come un’oscura, inosservata formazione nebulosa al limite dell’orizzonte della mia coscienza.

Stefano Biavaschi, nato a Milano nel 1955. Laureato in Lettere Moderne ed in Scienze Religiose, insegnante nelle Scuole Superiori di Milano e professore di Teologia presso l’Università Cattolica, in un testo dal titolo IL PROFETA DEL VENTO scrive: “La verità in sé è OGGETTIVA… infatti la stessa verità è se stessa anche prima ed indipendentemente dai soggetti che la percepiscono. È questo il limite di quella teologia fondata esclusivamente sull’aspetto fenomenologico, che stenta a riferirsi a verità al di sopra del suo giudizio. In sostanza ecco quello che dice il teologo: «Io non mi riconosco nel concetto di una verità razionale-dogmatica. Mi riconosco invece in una linea filosofica ed esegetico-teologico-spirituale dove la verità è quella che si rivela mentre appare» - per quanto se così fosse non ci sarebbero problemi visto che io, ALBERTO DE PRA, in quanto giornalista, altro non faccio che riportare esclusivamente dei FATTI - Non ci si deve in ogni caso però arroccare nella dogmatica che conduce solo all’uniformazione. La verità non è un sasso caduto 2000 anni fa addosso alla Chiesa e all’uomo, da portare o sop-portare, ma una «relazione-rivelazione» che si fa e si manifesta lungo la storia tra Dio e l’uomo. Pertanto la Chiesa non deve irrigidirsi nei dogmi per paura della cultura contemporanea, ma cercare il dialogo con le persone”. Questo è quello che sto cercando di fare con Andrea. Certo, nella storia della filosofia c’è chi ha creduto che la verità altro non fosse che «il consenso comune», «l’accordo di molti» o «ciò che era riconosciuto da tutti». Ma è completamente sbagliato considerare come soggettivo qualcosa che indichi solamente questa o quella soggettività individuale. «Soggettivo» si applica ugualmente bene sia all’individuo che a più persone. La soggettività di un solo individuo è un limite, ma anche la soggettività di più persone è un limite. Il che equivale a rifiutare l’oggettività come criterio di verità. La verità alla fine trionfa sempre sulle idee errate; da «opinione di pochi» diventa «consenso comune», «riconosciuto da tutti». Ma ciò richiede sempre molto tempo e avviene attraverso un lungo processo storico. Ci sono voluti parecchi secoli perché la dottrina di Copernico divenisse una verità comunemente ammessa. E questo articolo, come gli altri da me scritti, intende dare una semplice rappresentazione, per nulla compiaciuta, ma compartecipe, di quello da me realmente vissuto. È un articolo-reportage in cui la mia capacità narrativa cerca di legarsi ad uno sguardo lucido, attento, ma soprattutto realista. Non sono qui per raccontare favole, ma per esporre CAUSE ed EFFETTI, di cose che ho sperimentato e vissuto e non di cose che, semplicemente, si credono o si immaginano. I fatti di cui ho scritto corrispondono a verità tanto che sono disposto a metterli sotto giuramento. Spalanca gli occhi CHIARA… non crederci non cambierà la realtà. E non buttare via quello che DIO ti ha donato… il tuo Angelo.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 15 August 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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