COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 01/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Nel silenzio io ti incontro, nelle pieghe dell’anima io ti leggo

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PUBBLICATO OGGI 01/08/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Nel silenzio io ti incontro, nelle pieghe dell’anima io ti leggo

Vorrei non averla questa sensibilità... che comunque è comunissima anche a chi non ha passato il mio inferno... ma se osservi lo sguardo di una persona mentre ride, se lo osservi con occhi diversi, potrai notare una luce... quella luce riesce a farti capire cosa davvero c’è OLTRE.

“Chi non aprirebbe le porte alla disperazione quando vede scopertamente l’indifferenza altrui, e i sospetti (oh amaro convincimento!) convertiti in fatti veri, e la limpida verità cambiata in menzogna”. Questa frase del Don Chisciotte, non so perché, risuonava nella mia testa, proteggendomi dalla violenza dell’urlo di dolore in essa celato al punto da rimbalzare fra le pareti interne della mia volta cranica oramai da giorni, inondando tutti i miei pensieri. Sapete quel senso di vuoto allo stomaco che, di norma, attribuiamo ai nervi e alle emozioni forti quali quelle generate dalla perdita di una persona deceduta e che, spesso, vanno ad accumularsi proprio lì, in quello che viene comunemente definito come il nostro secondo cervello? Era esattamente come mi sentivo. In tale luttuoso frangente lo capirei, ma io non avevo perso nessuno.

Il vento soffiava tra le foglie degli alberi spazzando via l’umido e la polvere. Pareva che ogni soffio portasse echi di voci lontane. Le tende si muovevano all’aria che si faceva largo attraverso le finestre spalancate. Un colombaccio non la smetteva più di tubare e mi distraeva di tanto in tanto dai miei pensieri e dalla stesura di un articolo che da giorni stavo cercando di buttar giù... Ogni rumore era per me un tuffo al cuore ed io mi ritrovai con occhi vacui, dall’espressione intontita, a fissare il vuoto pur senza veder nulla. Sentivo il bisogno di poter gridare quel dolore dentro di me. Non sapevo cosa stesse accadendo. Era un dolore che non mi dava pace, persistente, immotivato. Sapevo che stava per succedere qualcosa, lo percepivo. Fingevo di essere un duro, di non aver alcun problema, da buon maestro dell’ipocrisia, evitando di esporre le mie vulnerabilità, i sentimenti veri che occultavo al mio interno, cercando di dissimulare quella parte di me che ogni sera spingeva per saltar fuori, quel me sensibile, quel me che nessuno mai ha avuto occasione di vedere, perché tutti si sono arrestati all’apparenza senza avere l’ardire di andar oltre, facendo in modo ch’io mi rivelassi per quello che realmente sono ai loro occhi, e non di certo agli occhi che noi tutti abbiamo in viso, ma bensì agli occhi del loro cuore. A questo proposito ricordo di aver letto un testo di Tommaso d’Aquino - credo si intitolasse La Somma Teologica, o qualcosa del genere - in cui si afferma che è proprio di Dio conoscere i segreti del cuore, conforme al detto di Geremia “Pravo è il cuore dell’uomo ed imperscrutabile chi lo conoscerà? Io, il Signore, che scruto i cuori”. Dunque gli angeli non conoscono i segreti del cuore, ma solo quelli della mente? Mi chiesi se fosse vero o se piuttosto non si trattasse di una semplice elucubrazione mentale da parte di un filosofo.

Stavo sprofondando in quell’oblio, quando improvvisamente comparve una strana luce infondo a tutta quell’oscurità… era abbagliante. Una silhouette dagli occhi verdi e lunghi capelli stava piangendo, anche abbastanza copiosamente. Le lacrime scorrevano lungo il volto. Piangere era l’unica cosa che sapeva fare. Le sue emozioni si sconvolsero. Tutto esplose intorno a lui e ricominciò a piangere. “Sei tu, Andrea?” - diss’io. In quell’istante, realizzai qualcosa che mi balenava nella mente già da qualche minuto, restando un ronzio indefinito di sottofondo. Il presentimento che si era manifestato in me sotto forma di un vago senso di inquietudine, che mi aveva accompagnato per tutto il pomeriggio, si era fatto reale. Quello era il mio incubo, la ragione delle mie paure: l’Angelo Custode di Chiara ai miei piedi, sanguinante da tutte le parti. In quell’istante, come se gli esplodessero dalla schiena, subito spuntarono un paio di grandi ali d’orate ai riflessi della luna. “So a cosa stai pensando, Alberto!” fece l’Angelo rivolgendosi a me. “Le tue paure… non erano così infondate!” continuò pensieroso. “Ecco la risposta alla tua domanda: io… posso sentirti e leggerti nel CUORE” asserì spaventato. “A quanto pare... sì!” convenni io subito dopo aver fatto un profondo respiro. Le lacrime scivolarono mute sulle sue gote, impastandosi con il sangue. Io gli tamponai il naso, angustiato. “A questo mondo non ci è concessa iniziativa alcuna, Alberto”, disse stancamente. “Non a noi Angeli, quantomeno”. Mi osservò, poi mi tese una mano e mi portò con sé.

Mi ritrovai nella nursery del reparto maternità di un ospedale. Avvertii i pianti dei bimbi, dei piccoli mugugni e dei rumori di passi degli infermieri nel corridoio adiacente. “Dove siamo?” - chiesi. “Aspetta e capirai da te” - mi rispose. Il tempo era come scandito dal suono delle macchine che tenevano sotto controllo il battito cardiaco dei neonati all’interno delle culle termiche. All’improvviso un suono continuo e persistente inondò la stanza. Era l’allarme che il cuore di un bimbo si era arrestato. “Chi è?” - domandai. “È mia moglie Chiara a qualche giorno dalla nascita… così è cominciato tutto” - disse Lui. Davanti a me un Angelo che con occhi amorevoli … turbato… ma senza perdere la calma le si avvicinò… la guardò…. Indugiò poi all’approssimarsi degli infermieri, la toccò ed il suo cuore riprese a battere. La osservò ancora un istante… le sorrise con amore e scomparve senza lasciar traccia di quel ricordo nella mente del personale paramedico. “Ma quell’angelo eri tu?” - gli chiesi. “Sì” - rispose, ed al termine di quella strana visione ci ritrovammo al punto di partenza. Capii assistendo alla riproposizione di quella scena del passato quanto fosse impossibile sfuggire al problema del male. Dio lo pone a tutti gli uomini quando entrano nel mondo. Non perché perdano la fede e l’amore, ma perché incontrando il male, per quanto terribile esso sia, possano far crescere in loro, fino alla fine, la fede e l’amore. Le prove a cui il Signore ci sottopone sono un ostacolo, una sofferenza, un momento difficile anche di dolore, nel corso del quale Dio può testarci per un suo fine, per educarci, per rafforzarci o le può permettere per mille altri motivi difficili da codificare. Resta il fatto che l’uomo deve imparare a resistere alle prove; deve superarle con la forza d’animo sospinta dalla fede e la fede dalla speranza che gli insegnamenti di Dio diffondono. Il comportamento dell’uomo nella prova rivela la qualità della sua fede, mostra la sua maturità, quanto veramente sia unito a Dio. Alcune prove sono passaggi quasi “obbligati” nella nostra vita, come la perdita di una persona cara. La vicinanza di Dio ci permette di superare le prove, quando resistiamo al massimo delle nostre forze e con tutta la nostra volontà, confidando sempre nel Signore. “Tu forse ti credi una nullità, ma non lo sei. Ritrova la persona che eri in passato, quando non avevi paura di niente” gli dissi. Quando lo sentii tremare l’Angelo si portò una mano al collo, massaggiandoselo, ma senza mai poter staccare gli occhi dai miei. “Io lo so cosa vuoi. Tu hai bisogno di tua moglie Chiara. Vuoi che sia tua, vuoi un trono tutto per lei perché possa essere la tua principessa. Non dev’essere facile dividere sempre tutto ciò che la vita ti da, e non è giusto privartene a causa di una sorte beffarda”. “Io non sono più come tu credi!” rispose Lui e - come se fosse stato attraversato da un brivido di gelo e di terrore - mi guardò preoccupato mentre un forte vento si alzò producendo un fragore come di mare in tempesta e cominciò a piovere che Dio la mandava e quello fu veramente il diluvio. Sembrava che dal cielo qualcuno si fosse irato e difatti, in poco tempo, la pioggia divenne scrosciante e violenta, senza tuoni… il tutto lo elettrizzava e lo faceva sentir vivo… ma ancora per quanto? Entrambi ci osservammo per dei secondi che parvero un’eternità. “Sembra che qualcuno ti voglia eliminare” diss’io, scrollando la testa incredulo. “Io… non posso permettere che accada qualcosa a un Angelo!” urlai subito dopo mentre la pioggia di stravento sbatteva contro i vetri delle finestre come le leve di una vecchia macchina per scrivere sollevate dalle dita di una dattilografa.

Fermo in mezzo alla sala, lo guardai costernato parlare da solo: “Per qual motivo ti sei allontanata da me Chiara, amore mio, e mi hai rinnegato? Mi avevi promesso che saresti sempre stata al mio fianco ed ora non ci sei più! Perché te ne sei andata lasciandomi qui tutto solo a lottare contro il resto del mondo? Ho paura del buio… non di quello che il buio può celare agli occhi di chi vi entra, bensì di quel freddo che mi potrebbe avvolgere ricordandomi che non sei qui. Che la mia luce si è spenta, è morta quel giorno di dicembre di due anni e mezzo fa… Chiudo gli occhi ed ancora sento le tue labbra sulle mie, le tue mani che mi accarezzano la schiena, il tuo respiro sotto le coperte. Fa male. Fa così male che mi sento morire ogni volta che vorrei piangere e non ci sei tu a dirmi di mantenere la calma e a rassicurarmi che tutto andrà per il verso giusto. Mi sento morire ogni volta che tutto il mondo mi gira le spalle… e… non ci sei nemmeno tu”. Ad un certo punto gli occhi dell’Angelo divennero lucidi e per un attimo dimenticò ogni altra presenza accanto a lui. “Stai un po’ meglio adesso? Conosco il tuo malessere di prima”, mi disse. “Come…?”, replicai perplesso. “Non ti stupire… Non dimenticare chi sono. Sono profondi i tuoi pensieri, molto più di quelli degli altri uomini, ma riesco a comprenderli nonostante la loro intensità, anche se con un poco di fatica. Ora devo andare…” L’Angelo urlò, strillò, pianse dal dolore. Le sue ali interamente fatte d’oro brillarono ardenti in quell’oscurità maligna... semplicemente non c’erano parole per descriverle. Improvvisamente smise di sentire dolore, smise di essere stanco. Le sue ferite non erano guarite, eppure non lo intralciavano più: il Signore Dio gli stava permettendo di combattere la sua ultima battaglia… quella decisiva. Fu così che lasciando cadere al suolo alcune piume dalle sue ali si dissolse davanti ai miei occhi in scintille abbaglianti che riempirono la sala di luce.

Ma è davvero possibile non cedere di fronte ai feroci oppositori del MALE? È possibile sconfiggere le forze che cercano di trascinarci nel mondo dell’empietà? La risposta a entrambe le domande è Sì. Perché dico questo? Perché è quanto scrive l’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani: “Non farti vincere dal male, ma continua a vincere il male col bene”. Se confidiamo nel Signore e siamo determinati a non lasciarci vincere dal mondo, non saremo sopraffatti dal male. Inoltre l’espressione “continua a vincere il male” indica che possiamo vincere il male se non smettiamo di combatterlo. Solo chi abbassa la guardia e smette di lottare sarà sopraffatto da questo mondo malvagio e dal suo empio governante, Satana… il Diavolo. Al riguardo, in un estratto di una tra le migliaia di pagine, piene di spiritualità e senza errori di carattere teologico, storico, geografico o archeologico, scritta da Maria Valtorta, una grande mistica del 20° secolo, si legge riguardo il Male: “Odia la Luce e si chiama Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro che non sono segnati col mio Sangue? Accumula i suoi sforzi perché sa che è la sua ora e che s’avvicina l’ora mia in cui sarà vinto in eterno. La sua infernale astuzia e intelligenza satanica, sono un continuo operare di Male, in contrapposto al nostro Uno e Trino operare di Bene, per aumentare la sua preda. Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia ed essa lo sa e apertamente agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde”.

Ci tengo a precisare che la corte di Cassazione il 6 luglio 2002 sostenne, relativamente al concetto di verità oggettiva della notizia pubblicata, che “il limite del diritto di cronaca può intendersi sia come verità del fatto oggetto della notizia, sia come verità della notizia indipendentemente dal suo contenuto (…). Il diritto di cronaca presuppone la fedeltà dell’informazione, cioè l’esatta rappresentazione del fatto percepito”. Quindi che non si pensi che quanto da me riportato su queste pagine sia solo una bella favola. E mi sa che sua moglie Chiara se ne debba fare una ragione… del resto nel profondo della sua anima lei sa bene chi Andrea sia… si tratta solo di trovare il modo per farglielo riscoprire. Ripeto e ribadisco: è molto importante ricordare e ricordarci l’esistenza degli Angeli. La nostra fede non è frutto della convergenza di elementi ideologici già inconciliabili fra loro, che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei, attuate in vista di esigenze pratiche, nella sfera delle concezioni religiose e filosofiche fra culture diverse. Gli angeli custodi esistono a prescindere da quello che voi possiate credere e non ci lasciano mai. Conoscono ogni nostro pensiero, ogni nostro sentimento, ci leggono nel CUORE. Certo, talvolta si trovano davanti agli occhi ciò che non vorrebbero vedere, oppure desidererebbero poter fare qualcosa per quel qualcuno che hanno nel cuore, ma così come ogni frutto ha i suoi tempi di maturazione, ogni cosa avviene al momento giusto. E riescono a trovare la forza per andare avanti avendo la certezza che tutto ciò che "vedono" è ciò che avviene. Quello che posso dire è che ho conosciuto un vero ANGELO e da quel momento la mia vita e quella della mia famiglia è cambiata.

Nella preghiera «Angele Dei» che un po’ tutti avremo recitato e pregato almeno una volta nella nostra vita, si asserisce che siamo stati affidati all’Angelo Custode dall’Amore di Dio. Perché, alla fin fine, di questo stiamo parlando: di Amore e nulla più… e non penso si cosa da poco.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 01 August 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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