COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 25/07/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Esplorando emozioni e sentimenti

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PUBBLICATO OGGI 25/07/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Esplorando emozioni e sentimenti

Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate. Benché senza dubbio il pensiero creativo, come ogni altra attività creativa, sia inseparabilmente legato alle emozioni, è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni. Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato. Eppure senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento. “L’emozione è il linguaggio attraverso cui si comunica con sincerità, mettendosi a nudo, senza timore di mostrarsi fragili ed indifesi, perché la fragilità è la nostra forza, in un mondo trascinato dalla ragione verso la competizione estrema” - (Giovanni Allevi)

All’inizio sembrava una brezza leggera, poi di colpo era andata ad ingrossarsi facendo fremere come un bambino al freddo le onde del mare, che tremavano e si increspavano creando disegni geometrici astratti. Una figura alta e snella, sicura nei movimenti, ma di conformazione fragile, anche se fragile non mi sembrava affatto, restava immobile accovacciata con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e gli occhi illuminati solo dal chiarore delle stelle che lo abbracciavano con i loro raggi. La pelle alabastrina risplendeva alla luce della luna piena come della porcellana lavorata alla perfezione. Era Andrea… già proprio Lui. La sera prima, l’Angelo mi aveva accennato qualcosa a proposito di un importante discorso che avrebbe dovuto affrontare. Non potevo negare di aver immaginato tante volte quel momento. Avevo stabilito - mentre mi recavo al luogo dell’appuntamento - nei minimi dettagli ogni movimento che avrebbe fatto, ogni parola che avrebbe detto. Me lo ero visualizzato nella mente come quando si vede ripetutamente lo stesso film. La realtà, però, fu assai diversa da ogni mia immaginazione, non mi ero mai nemmeno avvicinato ad una situazione del genere. La brezza leggera di mare nel mentre gli arruffò i suoi lunghi crini dorati portando con sé l’odore di salsedine. Egli puntò lo sguardo appannato… tipico di una persona sveglia chissà da quanto tempo… verso l’orizzonte, là dove la luna volgeva ormai morente gli ultimi saluti, lasciando il passo all’alba imminente. Come un navigatore perduto nello sconfinato oceano e privato della propria guida, impossibilitato ad orientarsi in mare aperto privo del riferimento della stella polare, della propria salvezza, così si sentiva Andrea. Io mi avvicinai a Lui e Lui respirò profondamente cercando di cogliere e tenere per sé tutti gli odori; strinse le mani e le unghie gli si conficcarono nella carne. Una lacrima gelida e pungente gli bagnò il viso perché per tutta la vita aveva sempre pensato che la morte non sarebbe arrivata tanto presto. Non poteva andare avanti così, non ce la faceva più. Era ormai da qualche ora che si trovava con i piedi su quegli scogli che, ripidi e scoscesi, si tuffavano in mare. Avrebbe solo dovuto mettere un piede pochi centimetri più avanti e sarebbe caduto, schiantandosi sugli scogli e lasciandosi dietro tutti i problemi e tutti i dolori. Ma non era certo lì per porre fine alla sua esistenza. Chiuse gli occhi, sentendo un’altra lacrima fuggire tra le ciglia e scivolare lungo la pelle. Fece un passo in avanti e sentì le punte dei piedi lasciati scalzi prive di appoggio. Fu allora che scorsi le sue ali bianche spiegarsi, ma non del tutto… quel tanto per impedirne la caduta in acqua. Protesi una mano con straordinaria dolcezza, sapendo di star compiendo qualcosa di inusitato, ma che destò non poco la sua attenzione. Appoggiai la punta delle mie dita sull’ala di fronte a me, e le piume candide come la spuma stessa del mare erano così soffici al tatto da provocarmi quasi il solletico. A quel contatto Lui sospirò chiudendo gli occhi come se non avesse visto con esattezza quanto aveva davanti; fu una bella sensazione per entrambi e, come tutte le sensazioni belle, durò appena il tempo necessario perché potessi sfiorarlo lievemente, ma fu anche molto strana giacché prima d’allora non era mai capitato che qualcuno gli toccasse le ali. Mossi la mano lentamente lungo il dorso superiore, per poi tornare indietro e spostarla verso l’attaccatura, sempre con molta delicatezza. Vidi che l’attaccatura delle ali non aveva una fine, si univa al corpo come parte integrante di esso. Si volse dunque a guardarmi con aria lievemente interrogativa… poi disse: "Vieni, siediti accanto a me... Alberto, io e te dobbiamo parlare". Poi dopo una breve pausa proseguì dicendo: “Sai… noi soltanto siamo gli sconfitti se non torniamo indietro a vegliare e pregare; diventiamo freddi, sensuali ed allegri quando evitiamo la cameretta segreta della preghiera. Quale triste risveglio ci sarà per coloro che sventatamente covano segreti rancori verso il Signore o verso altre creature viventi, siano esse uomini o donne, perché Egli non risponde alle loro preghiere, mentre loro non hanno mosso un dito. Mi ricordo di quando arrivai su questa terra ed inizialmente ebbi accesso ai mondi interiori di luce, in genere inaccessibili alla maggior parte delle persone che, come dice l’antico mito greco, hanno bevuto le acque del fiume Lete, le acque dell’oblio, quando le loro anime si sono incarnate in un corpo fisico. Sapevo benissimo, dalla mia esperienza diretta, che tra l’altro ero convinto tutti avessero, che il mondo fisico non è altro che la manifestazione, l’effetto, di un altro mondo causale, quello spirituale, molto più REALE, del resto di quanto tu non possa immaginare; sapevo bene che esistono esseri spirituali che abitano questi mondi o DIMENSIONI quali i cosiddetti MORTI - in realtà, ancor più vivi dei vivi in quanto sanno chi sono e possono esprimersi con minori costrizioni e limitazioni - e quali gli ANGELI. A quell’epoca ero già convinto di due grandi verità... che mi aiutarono molto a superare la mia condizione. Primo… assolutamente niente succede in questo mondo senza una ragione, uno scopo, ed un valore. Secondo… quando una persona ha fatto tutto ciò che può, senza ottenere risultati, non le resta altro che salire ad un altro livello di coscienza. Certamente non era successo a caso, ma dovevo scoprire il suo significato più profondo e perché il Cielo avesse permesso che mi capitasse un evento del genere. La risposta a questi interrogativi poteva solo venire da un altro livello di coscienza diverso e superiore a quello nel quale funzionavo e mi esprimevo. Ricordo di aver letto una lettera in cui San Francesco di Sales incoraggiava a prendere con fiducia e gioia la nostra croce quotidiana proponendo alla nostra attenzione una originale riflessione. In essa lui stesso dice che la sapienza eterna di Dio ha previsto fin dal principio la croce che Egli ti invia dal profondo del suo cuore come un dono prezioso. Prima di inviartela, egli l’ha contemplata con i suoi occhi onniscienti, l’ha meditata nel suo divino intelletto, l’ha esaminata alla luce della sua sapiente giustizia. E le ha dato calore stringendola tra le sue braccia amorose, l’ha soppesata con ambo le mani se mai non fosse d’un millimetro troppo grande o di un milligrammo troppo greve… Poi l’ha benedetta nel suo nome santissimo, l’ha cosparsa col balsamo della sua grazia e col profumo del suo conforto… Poi ha guardato a te, al tuo coraggio… Perciò la croce viene a te dal Cielo, come un saluto del Signore, come un’elemosina del suo misericordioso amore. Quanta carica d’amore in ogni croce donata da Dio, sai Alberto!! E tu… quante volte hai assistito alle mie sofferenze, ai miei struggenti pianti che hanno accompagnato i miei giorni e alle lacrime interminabili che mi fanno troppo spesso annegare nel loro orripilante sapore, alle pene più atroci e crudeli che siano mai state inflitte ad una creatura vivente?! Sono o non sono esse tutte opere di un amore infinito? Ho imparato io stesso che le sofferenze non possono e non si devono eludere, non si possono eliminare. Se anche cercassimo di rimuoverle, si ripresenterebbero ancor più rinvigorite. Vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire; il soffrire insegna ad amare. Ora ti chiedo: Vuoi vegliare e pregare con me?” Pregammo insieme. La luce lampeggiante del faro, perdendosi tra le scure acque, illuminò ancora per poco la notte che stava cedendo il passo al giorno, ed io sentii una potenza amorevole avvolgermi… ricordo che cominciai a piangere e a sentire un forte tremore dentro me che non mi permise neppure di parlare… allora capii che quella era la vera potenza di Dio. Un secondo dopo, una sensazione di solitudine e di nostalgia, di mancanza di qualcosa, di qualcuno, di un luogo, di uno scopo di un’attesa, si impadronì di me. Mi sentii emozionato, disorientato e soprattutto preoccupato di non farcela a sostenere il tutto… come se mi trovassi in un luogo a me sconosciuto, dove non vi era nulla se non il buio ed il mare. Avvertii di essermi immerso in uno stato di disorientamento assoluto. Le tempie iniziarono a pulsarmi violentemente, d’un pulsare forte, lancinante e crescente… nelle orecchie un suono fisso, un fischio inquietante. Benché tutto fosse quieto e silenzioso, c’era qualcosa dentro di me che faceva rumore. Poteva trattarsi di uno strano ricordo, riflettei tra me e me. Quello che posso dire è che ogni mio pensiero si annebbiò all’istante nonostante davanti a me tutto fosse nitido ed avesse una forma propria. Mi sentii invaso da una strana energia al punto che mi parve di sollevarmi da terra e di levitare in aria. Qualcosa stava richiamandomi a sé. Lo percepivo nitidamente. Andava man mano a tingersi di bianco riverberando d’incandescente luminosità e vibrando d’una forza la cui essenza emanava fierezza e potere. L’angelo si volse di scatto e si alzò. Cominciò a camminare sempre più veloce, fino a correre a rotta di collo, come se avesse alle calcagna una mandria di iene affamate ed inferocite, quindi davanti ai miei occhi spiegò nuovamente le ali in tutta la loro ampiezza e sfruttando le correnti ascensionali si libro nell’aria passando più e più volte davanti alla luna. Poi tornò a planare, sbattendo le ali di tanto in tanto per mantenere la quota, prima di precipitare a terra. Il vento gli sferzò la pelle e le piume come la lama di un coltello affilato, quasi strappandogliele di dosso. Le sue membra giacevano, sulla spiaggia lambita da un’acqua turchese, ferite e doloranti. L’acqua salata lo bagnava, gli entrava nelle ferite, lo penetrava fin nelle ossa; il calore del sole nascente si disperse velocemente, lasciando il posto ad un gelo profondo. L’odore del limo misto a quello acre della salsedine, e di quel poco di sabbia bagnata che vi era tra uno scoglio e l’altro, entrò sempre più intensamente nelle sue narici lasciando in lui solo un vago ricordo del profumo delicato del cielo. Quando riacquistò la vista, l’Angelo avvertì un freddo innaturale e profondo farsi largo nel suo cuore che prese a palpitargli rapido, tanto che a stento riuscì a respirare.

“Ti manca tanto tua moglie CHIARA, vero?” gli chiesi. “Sì”. Fece un respiro e continuò: “Prima che tu arrivassi Alberto, sono stato da lei… l’ho vista mentre lei dormiva ma lei non ha visto me e non sono riuscito a farmi sentire… ho perso ogni mia facoltà nei suoi confronti e così sarà fintanto che lei stessa non mi riabiliterà nel mio ruolo effettivo di suo ANGELO CUSTODE. Ci sono regole del cielo che non possono essere infrante neanche da me. Sapessi quanto mi manca poterla salutare con un bacio. Non vivo senza di lei. È come se non avessi aria. Tutto ciò che voglio è salvarla a costo della mia stessa vita e vivere con lei fino alla fine dei miei giorni. Ah… sapessi quanto mi manca il suo sorriso incarnato nelle sue labbra di miele così teneramente amate, travolte dalla paura di sognare… le sue labbra rimaste in fondo a quel pianto di quel giorno… di quell’ora davanti ai miei occhi sdruciti dal dolore che assomiglia terribilmente all’incanto del cuore stretto nella morsa di questo cielo gonfio e del suo carico di lacrime inutili che continuano imperterrite a sbattere sulle mie ciglia sfondando, con il loro crepitio discontinuo, la barriera delle possibilità… a volte di notte credo di abbracciare l’idea stessa dell’amore, scivolando nella sua bocca di luce e calore, strappato alla cautela gelida delle stelle. Non voglio altro che addormentarmi tra le sue braccia e risvegliarmi lì dove mi sono addormentato, facendo tutto ciò che le coppie noiose e innamorate fanno. Voglio fare quelle cose ridicolosamente stupide ed infantili e sentirmi come un ragazzino innamorato” - pianse ed anch’io avevo le lacrime agli occhi. “Un’ultima cosa Alberto… Sai, fu proprio San Francesco di Sales a dire che dovremmo fare un esercizio particolare, una volta alla settimana, per volere ed amare la volontà di Dio con più energia, dirò di più: con maggior tenerezza ed amore di qualsiasi altra cosa al mondo, e questo non solo nelle circostanze sopportabili, ma perfino nelle più intollerabili come quella ch’io sto vivendo. Perché è troppo poco essere contenti che Dio ci colpisca… dobbiamo acconsentire che ciò avvenga nel punto che piacerà a Lui… la scelta gli appartiene. Chi non è pienamente abbandonato alla volontà di Dio si giri pure di qua o di là, non avrà mai riposo”.

Per un istante rimase in silenzio, senza parlarmi, prima di poggiare le sue minute e candide mani sulle mie spalle. In fondo ai suoi occhi potevo leggere una vena di mal celata preoccupazione, mentre i capelli gli nascondevano il viso… poi scomparve nel nulla lasciando una tristezza abominevole nel mio cuore. Oggi ci sono molti che credono che queste siano solo favole, racconti fantastici, non rendendosi stupidamente conto di vivere loro stessi in un mondo di favola. Oggi ci sono molti che vivono in quel mondo di favola, però vivono in un mondo morto e sono anche loro dei morti. Chi non è morto vive, e non nelle favole: Andrea non è una favola, è una REALTA’!! Neanche io sono una favola e non vengo da un mondo di favola, né vado verso una favola… questo è già un passo avanti e fa già la differenza fra me e voi che leggerete.

Spero solo che il giorno che sua moglie CHIARA prenderà in visione questi articoli possa fidarsi di quello che i miei stessi occhi hanno visto e capire in quale clamoroso errore sia incappata.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 25 July 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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