COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 18/07/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ -  Una leggenda tutta italiana

PUBBLICATO IL 18/07/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - Una leggenda tutta italiana

PUBBLICATO OGGI 18/07/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Una leggenda tutta italiana

Ho imparato che il mondo possiede un’Anima, e chi riesce a comprendere quest’Anima riuscirà a comprendere il linguaggio delle cose. Ho appreso che tanti alchimisti hanno vissuto la propria Leggenda Personale e hanno finito per scoprire l’Anima del Mondo, la Pietra Filosofale e l’Elisir. Ma, soprattutto, ho appreso che queste cose sono talmente semplici da poter essere scritte su uno smeraldo.
Paulo Coelho

Dalla nascita dell’universo - comunemente definito da WILKIPEDIA come il complesso di tutto lo spazio con ciò che contiene, il che comprende tutta la materia e l’energia, i pianeti, le stelle, le galassie e il contenuto dello spazio intergalattico - presumibilmente, e secondo la conoscenza umana, ebbe inizio il trascorrere del tempo. Tutto ciò che si muove nello spazio è stato così descritto da noi umani anche a livello temporale. Gli anni scorrono, volano i mesi ed i giorni e ci si sveglia una mattina, e par che sia finito un altro anno, ma è soltanto un nuovo giorno, e qua e là è spuntata una nuova ruga: sulla schiena, sul soffitto, sulla guancia. Ma se tutto questo fosse solo una grande illusione e non ci fosse nulla di vero? Se qualcuno avesse deciso di andar contro questa legge ferrea del tempo dove alla nascita segue una fase di crescita e poi di decadenza e di morte… riuscendo a soggiogarla alla sua volontà? Se per una creatura vivente ogni giorno che passa l’avvicina sempre più alla morte non vuol dire che sia per tutti così. Ovviamente, tutto ciò che è mistero, tutto ciò che è inspiegabile, atterrisce ed affascina l’uomo in un eterno contrasto di emozioni e di incontenibile sete di sapere. Lo stupore di fronte alle cose che non hanno spiegazione, la capacità di lasciarsi sorprendere da esse, di rimanere in ascolto della loro voce sono da sempre temi cari alla riflessione filosofica dell’Occidente. Si tratta di quella dimensione teoretica del filosofare che ha reso la riflessione greca diversa dalla sapienza, pur antica, delle altre culture. Ma se tutto avesse in realtà una spiegazione razionale, semplicemente si fosse dimenticata? Se ci fosse stato un tempo in cui le leggende, nate in territori ricchi di storia e cultura e tramandate di voce in voce, attraverso le mura del tempo, arricchendosi secolo dopo secolo, fossero state vinte con la forza di migliaia di uomini aiutati da altrettante creature di cui ora si ignora la natura? Creature che hanno letteralmente mutato e sovvertito il corso degli avvenimenti storici? Creature che hanno fatto sì che nella mente umana avvenisse un processo graduale di perdita dei ricordi, attenuandone, modificandone o cancellandone le tracce mnemoniche? Le leggende a volte, non sono solo leggende… o comunque racconti fantastici di origine popolare e di tradizione orale dove grande importanza hanno il meraviglioso ed il magico. Non sempre; non sono solo parole al vento trasportate da anni, tramandate di generazione in generazione. Di certo non lo è la storia di Andrea, una storia vera, una storia di vita vera... Anche io in qualità di giornalista della carta stampata, cosa credete, non ho tutte le risposte… anzi erano troppe le domande che mi ponevo, da quando aveva fatto visita nella mia esistenza, con prepotenza, un Angelo dagli occhi verdi smeraldo. Intanto lui mi guardava… Andrea era lì… spogliatosi delle sue vesti da mortale… con immensa tristezza, e pareva voler porgermi la sua mano candida come la neve. Spalancava le grandi ali bianche, la cui purezza si confondeva con il bianco manto purpureo che lo vestiva e che sembrava allo stesso tempo avvolgerlo ed espandersi da lui stesso. Dopo qualche minuto gli domandai «Come hai fatto a trovarmi? Sono nel mezzo del nulla». E l’Angelo cadde in ginocchio su quel lembo di terra a metà strada tra il mondo degli uomini e quello di colei che ama, schiacciato dal peso del suo peccato, del suo dolore e del suo immenso amore.

“Alberto, posso domandarti una gentilezza?" Io lo fissai per un istante, sorpreso dalla sua improvvisa richiesta d’aiuto. Poi il mio sguardo scese sulle sue ali, di solito candide di certo ed altrettanto perfette, eppur così diverse ora! "Dimmi pure" risposi ed aspettai con pazienza che l’Angelo dai capelli dorati proseguisse, mentre i miei occhi continuarono a scrutarne silenziosi le piume screziate di rosso. “Il mio cammino, devi sapere, è continuamente insidiato da Satana che come leone ruggente va in giro cercando di divorarmi. Poiché il pericolo è costante, la nostra preghiera deve essere incessante”. Prima che potessi dire o pensare qualsiasi cosa, mi richiamò dolcemente verso di sé e mi disse: “La vuoi vedere?” “Di chi parli?” domandai. “Mia moglie Chiara. Se vuoi possiamo andare da lei”. E così un istante dopo ci trovammo in un luogo mai visto prima di allora. Nella stanza comparve un puntino di luce. L’Angelo non riuscì più a nascondere il proprio dolore e scoppiò in violenti singulti; la luce divenne forte, e il puntino si ingrandì sempre di più. Pian piano, i singhiozzi s’acquietarono. Osservai sbalordito quella luminescenza bluastra prendere la forma di una figura femminile in carne ed ossa, che poi si mostrò a me in tutto il suo splendore. Era bellissima, e Lui la osservava dall’alto. Infine, si chinò su di Lei e disse: “Eccoci… Questa è la mia protetta, so che non può né vederci né sentirci, ma a me piace lo stesso fare le presentazioni” - disse interrompendo il silenzio che si era creato mentre Chiara era intenta a guardarsi attorno. Osservai la sua camminata, il suo modo di avanzare con i suoi tripodi e ne rimasi affascinato… oltre ad essere molto bella, esprimeva un’aria così regale ed autorevole che mi chiesi cosa potesse averla portata a diventare così fredda e severa nei confronti di Andrea. Le mie lacrime si mescolarono con il suo sangue, ed insieme percorsero il suo corpo armonioso come la rugiada d’estate che si posa leggera sull’erba non appena tagliata. Ma Andrea non fece in tempo a rendersene conto perché una luce accecante avvolse lui e le sue ali. Una luce paradisiaca tanto da poterla quasi sentire sotto la pelle. Mi chiese dunque di pregare con Lui e cominciò ad invocare il Signore con delle parole che subito riconobbi. Si trattava di una famosa orazione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori - un vescovo cattolico e compositore italiano, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie; beatificato nel 1816, proclamato santo da papa Gregorio XVI nel 1839 e dichiarato dottore della Chiesa nel 1871 da papa Pio IX. “O Dio dell’anima mia, io spero nella vostra Bontà di stare in grazia vostra, e che già m’abbiate perdonate tutte le offese che v’ho fatte. Ve ne ringrazio con tutto il cuore, e spero di ringraziarvene per tutta l’eternità. Canterò in eterno le misericordie del Signore. Vedo già che la causa delle mie cadute è stata il non ricorrere a voi, quando io ero tentato, a domandarvi la santa perseveranza. Per l’avvenire propongo fermamente di raccomandarmi sempre a voi, e specialmente allora che mi vedrò in pericolo di ritornare ad offendervi. Propongo di ricorrere sempre alla vostra misericordia, invocando sempre i SS. Nomi di Gesù e di Maria: sicuro che pregando non lascerete voi allora di darmi la forza, ch’io non ho, di resistere ai miei nemici. Cosi propongo, e prometto di fare. Ma a che serviranno, o mio Dio, tutti questi miei propositi e promesse, se voi non mi assisterete con la vostra grazia a mettere in esecuzione ciò che ho proposto, cioè di ricorrere sempre a voi nei miei pericoli? Aiutatemi, o Eterno Padre, aiutate un povero Angelo Custode, un vostro umile servitore e messaggero, per amore di Gesù Cristo, e non permettete ch’io lasci di raccomandarmi a voi, allorché sarò tentato. Io sto certo che voi sempre mi soccorrerete, quando a voi ricorrerò; ma questo è il mio timore, temo di trascurare allora di raccomandarmi a voi, e che questa mia negligenza abbia ad esser poi la causa della mia rovina, cioè di perder la grazia vostra, ch’è la maggior rovina che possa accadermi. Per i meriti di Gesù Cristo datemi la grazia della preghiera, ma una grazia abbondante che mi faccia sempre pregare, e pregare come si deve. O Maria, Madre mia, ogni volta ch’io sono ricorso a voi, voi mi avete impetrato l’aiuto a non cadere. Ora ricorro a voi perché m’otteniate una grazia più grande cioè di raccomandarmi in tutti i miei bisogni e per sempre al vostro Figlio, ed a voi. Regina mia, voi ottenete da Dio quanto cercate, ottenetemi ora, per quanto amate Gesù Cristo, questa grazia che vi domando di pregare e di non lasciar mai di pregare sino alla morte, affinché il Signore faccia capire a Chiara quanto l’amo e quanto sono stato disposto a sacrificare per Lei. Amen”.

Tutto poi scomparve come in una pozza d’acqua. Quando dal mio piccolo chiesi spiegazione l’Angelo Custode disse “Osserva e pazienta il momento di comprendere, un dì capirai… e spero che questo possa esser valido anche per mia moglie”. “Non devi avere paura” ripetei io - “Ti voglio aiutare". “Ti prego, dillo ancora” replicò Lui e mi guardò, stupito. “D’accordo? Ti aiuterò” diss’io. “Grazie, piccolo uomo. Mi hai mostrato quello che si può donare ad un altro essere. Ma sappi che non posso sopravvivere senza lei, senza ali, senza luce, senza sole, senza colori! Il mio posto è questo e nessun altro”. Il cuore gli batteva veloce, molto forte, facendogli male. Non voleva piangere, si rifiutava di dar al Male anche quella soddisfazione, ma le lacrime sembravano voler uscire da sole. Erano lacrime di impotenza, perché in nessun modo avrebbe potuto liberare sua moglie, la sua protetta, se qualcuno non gliel’avesse permesso. Nessun altro si sarebbe accorto di lui, al di fuori di me. Si sedette nuovamente per terra, appoggiato allo stipite della porta, pensando che così avrebbe respirato la poca aria che entrava dalla fessura, ma quando poi sentì dei passi avvicinarsi, il panico prese il sopravvento. Lui era molto di più di un semplice attendente, era ed è una creatura del tutto speciale, l’Angelo Custode di Chiara, venuto qui, su questa Terra, per proteggerla. “I cuori degli angeli battono per amare Dio” - disse guardando verso di me, ed aggiunse: “Quando precipitai dal cielo il mio cuore si arrestò e così quello di tutti gli altri angeli che continuarono a fare il tifo per me. Devi sapere che solo se si riesce a trovare qualcun altro a cui donare il proprio amare, il cuore di un Angelo ha motivo di battere - ma mi sa di essere giunto troppo tardi. Il dolore e la sofferenza dovuti al rifiuto di mia moglie sono arrivati prima di me”. L’angelo si fermò a mezz’aria. Il suo corpo cominciò ad illuminarsi. Sospirò dunque, poi… scrutandomi con un’intensità tale che mi sentii istintivamente intimidito… spiegò le sue ali ed io restai a fissarlo fino a quando un lampo di luce squarciò il cielo, seguito immediatamente da un boato fragoroso: un fulmine si abbatté su di Lui tanto che esplose, frammentandosi come se fosse stato di cristallo, fragile, spargendo le sue schegge fumanti tutt’intorno. Quando il fumo si diradò, non restò più nulla di Andrea. Ripensando ora alle vicende passate, la mano mi trema ancora. Curioso… ti conosco da poco più di un anno e mezzo… e da circa quattro mesi a questa parte ti sei rivelato a me, ma mi sembra di conoscerti da sempre, perché ho imparato a vederti e non solo a guardarti.

Pensate che mi sia inventato tutto o abbia parlato per metafore? Perché vi ostinate a non volermi credere? So quello che ho visto, è la verità… del resto, come dice il più celebre investigatore al mondo, Sherlock Holmes, generalmente il segreto meglio nascosto è quello lasciato in bella mostra ed è così che Arthur Conan Doyle nei suoi libri fa sì che Holmes accusi il maggiordomo, ovvero l’unica persona che ammette di essere stato in casa della vittima, di essere il colpevole del delitto su cui indaga… però un’ammissione di VERITA’ ed una dichiarazione d’intenti così esplicita, come quella che in tutti gli articoli io vado a fare ormai da mesi, ponendo “al collo” di una creatura angelica una sorta di targa con su scritto "ANGELO ", non si era mai vista. Credere o non credere sono sicuramente delle scelte che una persona fa nella vita, almeno secondo me, ma chi crede sa che ha un punto di riferimento importante nella sua esistenza, mentre chi non crede ha sì una vita, ma magari crede solo in se stesso. Ai più scettici dico solo questo: ricordatevi che una notizia “oltre all’obbligo del rispetto della verità sostanziale dei fatti con l’osservanza dei doveri di lealtà e di buona fede, deve essere ed apparire conforme a tale regola, perché su di essa si fondi il rapporto di fiducia tra i lettori e la stampa”. Anche il rispetto della verità dei fatti è un caposaldo della deontologia dei giornalisti come emerge da quest’altra massima: “Affinché la divulgazione a mezzo stampa di notizie possa considerarsi lecito esercizio del diritto di cronaca, devono ricorrere le seguenti condizioni… 1) la verità oggettiva della notizia pubblicata; 2) l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto (cosiddetta pertinenza);3) la correttezza formale dell’esposizione (cosiddetta continenza). La condizione della verità della notizia comporta, come inevitabile corollario, l’obbligo del cronista, non solo di controllare l’attendibilità della fonte, ma anche di accertare e di rispettare la verità dei fatti oggetto della notizia stessa (non scalfita peraltro da inesattezze secondarie o marginali); con la conseguenza che, solo se tale obbligo sia stato scrupolosamente osservato, potrà essere utilmente invocato l’esercizio del diritto di cronaca”.

Lo so che spesso si preferisce CHIUDERE GLI OCCHI di fronte alla cruda e nuda realtà... Ma SE UNO HA IL CORAGGIO DI GUARDARE e di ascoltare... ha anche MOLTE PIU’ POSSIBILITA’ di scoprire d’esser stato suo malgrado spettatore involontario di una pagina di storia vera talmente unica, intrigante e suggestiva da essere destinata a diventar Leggenda. E tu Chiara stanne certa: il tuo Angelo Custode veglia sempre su di te.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 18 July 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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