COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 13/06/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - POCA SCIENZA ALLONTANA DA DIO MA...

PUBBLICATO IL 13/06/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - POCA SCIENZA ALLONTANA DA DIO MA...

PUBBLICATO OGGI 13/06/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui

“La scienza può purificare la religione dall’errore e dalla superstizione. La religione può purificare la scienza dall’idolatria e dai falsi assoluti” diceva Giovanni Paolo II ed il grande scienziato tedesco Max Planck - iniziatore della fisica quantistica e premio Nobel per la Fisica nel 1918 - nel suo saggio sulla conoscenza del mondo, affermò che “la Scienza e la Religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente...”

Non era una notte di luna. Le stelle erano velate dalla coltre di smog che era scesa sulla città. Rabbrividii nell’aria umida e pesante e cercai di respirare il più profondamente possibile senza riuscirvi. Da qualche settimana non andavo io personalmente dallo scrittore Andrea Brusa e non sapevo bene se fosse ancora nel luogo del nostro ultimo incontro… forse non ci sarebbe stato e ne ero consapevole, ma mi ci recai ugualmente; il vialetto dove si trovava era fiorito, vi erano le rose bianche, è strano a dirsi mi rividi presentare la stessa scena del secondo appuntamento: lui era appoggiato ad una ringhiera con dei cani che l’attorniavano e pur nel suo corpo ormai stanco lasciava trasparire la forza di un leone. Chi lo conosceva da più tempo di me mi diceva che lo si poteva paragonare ad un leone bianco, per la forza e per la rarità del suo essere ed a lui non importava se gli altri lo giudicassero, perché alla fine ognuno segue la strada che si sente di fare. Tutto era tranquillo. Entrammo in una dimora fatiscente, immersa in un silenzio irreale... quasi fosse un sepolcro. Anche il gatto, che l’ultima volta mi diede il buongiorno saltando su e giù per la stanza, se ne stava raggomitolato sul letto, e dormiva, avvolto tra il cuscino e il lenzuolo, tirato via durante la notte dall’insofferenza che da tempo non dava tregua allo scrittore... che in ogni caso - fatta eccezione per quando ci vedevamo - aveva l’abitudine di dormire per strada, magari sui marciapiedi. L’unica illuminazione proveniva dal fuoco delle candele e, ma man mano che si scendeva nelle profondità del dormitorio, da tempo in disuso, queste diventavano sempre di meno, finché non mi trovai innanzi ad una porta completamente buia ed inquietantemente nera. Uno di quegli edifici abbandonati, che costellano come ‘reperti’ archeologici il perimetro urbano rimarcando la contraddizione di un centro che si sta espandendo a ritmo frenetico. Guardai l’insegna su infissa. Camera 184. Infilò la chiave nella toppa, per poi spingerla piano, con l’intenzione di non far troppo rumore. Funzionò, e potemmo finalmente ammirare la grande stanza che per quel giorno sarebbe stata lo scenario della nostra chiacchierata. Era molto grande, con due enormi porte-finestre che davano su un balcone. Un armadio accanto alla porta, un letto e due comodini ad entrambi i lati ed infine un mobile sopra su cui vi era una lampada accesa, che mostrava l’unico segno di vita della camera. I colori predominanti erano il nero e il rosso sangue. Poco dopo, accompagnato da un suono di passi leggeri, rifece la sua comparsa Andrea, con in mano due tazzine di caffè. Accolsi con un sorriso il caffè. Era perfetto… fui quasi deliziato dalla creatura. Era stupendo… assoluto nei minimi particolari. Sorseggiai lentamente il delicato “nettare degli dei” da lui offertomi, assaporando il gusto amaro e risvegliante della bevanda, anche se in effetti lui era così eccitato da non averne bisogno, nonostante fossero le tre di mattina.

Mentre ero lì, come ipnotizzato, un bagliore di luce intensa mi avvolse e mi portò in un nuovo spazio temporale. Durante quel breve viaggio, ai miei occhi Andrea si trasformò in una creatura di potere e forza… nell’Angelo Custode di Chiara… e mi parlò, ma purtroppo non riuscii a capire cosa mi volesse dire perché si trattava di una lingua che io non conoscevo. Mi ritrovai in un posto a me ignoto, molto affascinante, ma che allo stesso tempo incuteva timore. Ad un tratto sentii come un rumore di un tuono lontano, un boato; con tutta probabilità al di sotto delle nubi stava per scoppiare un temporale ed era forse per questo che l’aria era così fresca. Mi guardai intorno e non capii dove ero. Stavo in piedi sopra un suolo invisibile e tutto era nero intorno a me, non vedevo nulla. Quando feci un passo, un enorme stormo di uccelli si levò, rivelando una grande piattaforma di cristallo rotonda, nella quale era dipinta una ragazza avvolta in vesti bianche e circondata da un’aura di luce. Osservai meglio la ragazza... era lei… Chiara… la moglie di Andrea. Io ero talmente assorto ad osservare il suo ritratto, che mi trovai a sobbalzare quando una voce mi chiamò “ALBERTO… Benvenuto... qui ti trovi nelle profondità del mio cuore”. Non ci potevo credere!!! Non riuscii più a trattenere il pianto, ed indietreggiai. Il dolore di Andrea era così immenso... Mi sentii per la prima volta davvero colpevole di una vera tragedia. Era una piccola vittima della paura e dell’ignoranza delle persone, pensai. Fin da quando Andrea era entrato nel mondo mortale – circa una decina di anni fa, poco prima della morte della nonna di quella che sarebbe diventata sua moglie - aveva avvertito un’opprimente senso di impotenza, la follia tremenda derivata dalla solitudine, dalla mancanza di amore. Intanto lui si spostava con quel classico movimento irregolare dirigendosi verso di me e sprigionando una strana polverina che a contatto con l’aria si illuminava di un luccichio dorato che lentamente cadeva verso il basso.

Poi improvvisamente si rivolse a me: “Ti lascio una domanda importante: che cosa vuoi nella vita e nell’eternità? Allora dimmi, in quale via intendi camminare? Quale via hai deciso di scegliere? Hai due vie davanti a te. Puoi scegliere una di queste vie, ma non puoi decidere dove queste vie portano. Da una parte, puoi seminare per la carne, dare spazio alla tua carne, seguire i tuoi ragionamenti, i tuoi pensieri, non stare attento a conoscere e seguire i comandamenti del Signore. Ma sappi che chi vive così, mieterà corruzione. Resterà sotto l’ira di Dio in questa vita e, anche se riuscirà a vivere come desidera sulla terra, non avrà pace nel cuore e sarà giudicato e condannato ad un’eternità di tormento costante. Oppure, al contrario, potrai seminare per lo Spirito. Dire NO alla carne, e SI allo Spirito. Potrai umiliarti davanti a Dio ed accettare la Sua volontà in ogni campo della tua vita, in ogni decisione e in ogni rapporto. Ricorda… Perdonatevi gli uni gli altri, di cuore e davvero! Il perdono ristora il rapporto. Cioè, è impossibile perdonare e non ristabilire il rapporto. Se il rapporto non si ristabilisce, non c’è stato un vero perdono. E se non c’è un vero perdono, la persona che continua a rifiutare di perdonare dimostra così di non avere mai ricevuto il perdono di Dio, di non essere credente; perciò passerà l’eternità nel tormento eterno, se non si ravvede e crede in Gesù per ricevere il vero perdono”.

Dentro di me pensai che sono un privilegiato nel poter vedere certe cose e condividere momenti importanti di vita con un Angelo incarnato, ma coloro che questa fortuna non hanno dovrebbero riflette sul fatto che… per quanto la scienza non possa provare l’esistenza di Dio… è altresì vero che essa è solo uno dei metodi di conoscenza dell’uomo. La certezza di Dio è una certezza morale, come è una certezza morale il fatto che nostra madre o nostra moglie ci vogliano bene. Rimane una certezza anche se non si può dimostrarlo scientificamente ma se ne può comunque farne esperienza certa, tanto da non metterlo assolutamente in dubbio per nessuna ragione, qualsiasi cosa accada. O no? Ma che dalla scienza non si possa conoscere Dio è anche questo non proprio corretto. Infatti la storia dimostra che dallo studio approfondito della realtà si possono arrivare a riconoscere dei segni, dei segnali che portano ragionevolmente a prendere in considerazione la presenza di Dio. Questo, per esempio, ha permesso che i più grandi uomini di scienza fossero credenti (Galilei, Keplero, Mendel, Volta, Newton, Pasteur, Copernico ecc.…) ed ha portato Einstein ad essere uno degli uomini di scienza più religiosi e a sostenere che, chi si dedica con serietà e rigore alla ricerca scientifica, finisce sempre per convincersi che nelle leggi dell’universo si manifesta uno Spirito infinitamente superiore allo spirito umano. «Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero?», domandava il fisico tedesco a Maurice Solovine nella lettera scritta nel 1956. «A priori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Ci si potrebbe attendere che il mondo si manifesti come soggetto alle leggi solo a condizione che noi operiamo un intervento ordinatore. Questo tipo di ordinamento sarebbe simile all’ordine alfabetico delle parole di una lingua. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli».

Mentre riflettevo, in lontananza un rumore sordo giunse al mio udito… e mi riportò alla realtà. Fin dall’inizio dell’esistenza dell’Angelo Custode fattosi uomo, ed ora risiedente nel corpo di Andrea, era esistita la parola PROTEGGERE. Anche adesso, il solo pensiero scatenava in lui una cascata di immagini che l’avevano accompagnato nei suoi primi momenti di esistenza. Un lampo di un mondo avvolto nell’autunno e nel sangue, colmo di predatori intenti a devastarlo, ognuno dei quali bruciava nella sua mente, nella sua stessa essenza, come una minaccia da combattere ed annientare. Poi le immagini degli esseri mortali, con tutte le loro forme e dimensioni, con la loro umanità definita dalla loro gracilità e dalla loro devozione… e quindi sua moglie CHIARA e sua figlia BIANCALAURA... PROTEGGERE. Con il passare del tempo, la comprensione di quella parola mutò e acquisì per lui sfumature. PROTEGGERLI. Quel concetto era l’essenza dell’angelo in Andrea che ad un certo punto disse: “Mi chiedo io come sono; sono un brigante che ha bisogno di una formica per proseguire il suo destino? O sono il re in cerca della regina per proteggere le mie debolezze? Mi chiedo, mentre la vita passa vicino, chi sono e cosa stia cercando… ho mille domande senza risposta, mille paure, mille pensieri, ed ogni volta che mi ritrovo davanti ad un bivio cerco te… amore mio… Chiara… cerco te, che mi fai sentire il brigante, nonostante a volte sia solo una formica; cerco te, che mi fai sentire un re, nonostante non porti la corona; cerco te, che mi fai ridere anche quando nel mio cuore il sole svanisce completamente; cerco te, che mi dai la forza di andare avanti, piangendo insieme a me ed asciugando le mie lacrime; te, che a volte ti fermi insieme a me in mezzo alla follia, rischiando di sembrare pazza come il mondo intero, pur di avere un mio sorriso; te, che regali le rose che non muoiono mai, le rose dell’amore che crescono nel giardino del tuo cuore; ti cerco, ti cerco disperatamente ogni volta che voglio che tu stia sotto le mie ali d’angelo, per proteggerti… ed hanno ragione… la vita, come la morte, non vale nulla se non c’è l’amore… ed io tutta la mia vita la devo a te…”.

Si capiva che sua moglie Chiara non dovesse essere così distante da lui, era evidente che la sentiva, la vedeva con la sua mente, ne percepiva la presenza. Affascinante, sensuale. Nel buio fissava i suoi occhi scuri, due abissi in cui era facile decidere di immergersi. Le sue labbra morbide, rosse, carnose, il sorriso malizioso. Il respiro regolare, i movimenti lenti e ipnotici. Ad un tratto aumentò il passo. Il suo cuore accelerò i battiti. Lei era la dea che gli prometteva una vita di eterni piaceri. Si mise a correre e si alzò in volo, fortunatamente la via era unica, non poteva sbagliare. Davanti a lui iniziarono delle scale. Erano strette, illuminate a tratti da dei piccoli lumi. Si avvolgevano a spirale intorno al centro cavo dell’edificio. Erano un enorme serpente di pietra pronto a inghiottirlo. Erano la via che lo avrebbe portato da Lei. Improvvisamente una folata d’aria gelida spense le candele. Era il niente in mezzo al nulla. Un’ombra nelle tenebre. Poggiò una mano sulla parete alla sua destra e con poche parole sussurrate scomparve nel nulla, e con sé la luce abbagliante che lo attorniava.

Ci tengo a sottolineare che non c’è nulla di inventato in quanto ho scritto. Non sono pazzo e se devo dire come la penso ora, non sono mai stato pazzo.... Tutto quello che accadde in questa nottata, come in altre serate trascorse con Andrea, non me lo immaginai mica... nulla di inventato, nulla che appartenga al mondo dei sogni o della fantasia. So che non mi crederete, e che tutto ciò che ho detto potrà essere preso per uno scherzo. Ma sono serio, e spero lo siate anche voi. La mia stessa vita è cambiata radicalmente da quando conosco Andrea. E come diceva Edgar Allan Poe “Voi mi credete pazzo, ma i pazzi non capiscono nulla, mentre avreste dovuto vedere ME. Avreste dovuto vedere con quanta accortezza procedetti, con quanta cautela, con quanta preveggenza, con quanta dissimulazione mi misi all’opera!”. CHIARA… stai facendo un torto macroscopico all’unica persona che ti AMA veramente.

ALBERTO DE PRA
Capo ufficio Stampa

  • 13 June 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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