COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 30/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - VOCI NEL VENTO

PUBBLICATO IL 30/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - VOCI NEL VENTO

PUBBLICATO OGGI 30/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Voci nel vento

“Nascere è come ricevere un mondo intero in regalo, col sole di giorno, la luna di notte e le stelle nel cielo blu. Un mare che bagna le spiagge, foreste tanto fitte da non conoscere i propri segreti, animali meravigliosi che attraversano il paesaggio. Perché il mondo non invecchia e non sbiadisce, mai. Siete voi a diventare vecchi e grigi. Finché vengono messi al mondo bambini, il mondo è nuovo fiammante, esattamente come il settimo giorno quando il signore si riposò.”
(da: In uno specchio in un enigma - Jostein Gaarder)

Quella sera stessa, dopo una cena piuttosto frettolosa e svogliata, mi ritirai in camera a sbrigare un po’ di lavoro… alcuni articoli lasciati indietro ed alcune interviste. Di lì a una mezz’ora presi a recitare l’ultima parte della "Liturgia delle Ore". Notai, questa volta, che più andavo avanti, più cresceva in me il desiderio di indugiare in quella preghiera abituale. Sensi e gusti nuovi affioravano da quelle parole antiche e semplici. Alla fine, baciai il breviario e lo misi da parte. E adesso che cosa faccio? Qualche volta appuntavo delle note rapidissime sul diario; tentai di farlo, ma presto me ne passò la voglia. Voltatomi, lo sguardo s’incontrò con l’immagine della Madonna dinanzi alla quale quella sera ero andato a pregare. Ebbi voglia di trattenermi con Lei e preso di tasca il rosario mi segnai con un’attenzione e una solennità tutte diverse da prima. Quando ora dico nel nome del Padre e del Figlio – come spiegava la stessa Bernadette Soubirous nelle sue memorie – con le mani vado dalla testa al cuore: l’amore, che noi collochiamo nel cuore, deve essere accompagnato dalla forza e dalla razionalità. Già, amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente. Invece il gesto di andare da una spalla all’altra significa – diceva la pastorella – avere la forza di prendere sulle nostre spalle la realtà. Sulle spalle, ma con la fiducia di chi sa che lo Spirito Santo farà per noi ciò che noi non riusciremo a portare a compimento. In un gesto, dunque, si può esprimere il cuore della nostra fede: la misteriosa unità delle tre persone della Trinità, e la nostra partecipazione a questo mistero, che possiamo solo vagamente intuire; il nostro desiderio di essere docili alla realtà che ci viene consegnata; l’impegno di dire sì alla croce. Una fede, dunque, che esprime insieme il desiderio di farsi carico, ma anche la fiducia di sapere, come ha insegnato la Madonna a Bernadette, che a quello a cui non arriviamo noi penserà lo Spirito Santo. Un gesto bellissimo che nasconde dunque un tesoro di fede, tramandatoci dai santi, dai martiri, dagli apostoli, dai fratelli maggiori; un gesto da insegnare ai nostri figli. Pensiamoci la prossima volta che lo facciamo, magari distrattamente. E fu così che le Ave Maria mi vennero su dolcissime come una più intima presa di contatto con Lei. Non era terminata una decade, che mi trovavo seduto e con la penna in mano. Cosa strana! Per che fare? Un blocco di carta era lì sul tavolo. Cominciai a scrivere qualcosa… ma subito ebbi un brutto presentimento ed un nodo mi attanagliò lo stomaco. Tremavo tutto, e la testa mi girava. Avevo perso il controllo del respiro, e mi sembrava di soffocare. Vedevo puntini neri al limite del mio campo visivo. Ero stato completamente vinto. Socchiusi gli occhi. Sentii un fruscio, ed un tonfo molto vicino a me. Il silenzio, a parte quello, era totale. Cosa mai poteva essere? Ecco. In un lampo, capii la situazione. Di nuovo il presagio di futura sventura. Gelo assoluto. Le membra diventarono di ghiaccio, leggere come piume. Non so come, né perché, ma mi ritrovai in un attimo in piedi, barcollando lievemente a causa di un piccolo giramento di testa ed i miei peggiori incubi furono confermati. Ora, prima che crediate che io sia ammattito e vi stia raccontando un romanzo, ci tengo a puntualizzare che in questo come in altri articoli ho sempre cercato di riportare quello che ho vissuto e visto con i miei occhi.

Ed ecco che un nuovo rumore alle mie spalle mi fece rabbrividire. Sperai che fosse il rombo di un tuono, ma il suono mi era parso troppo cupo, quasi innaturale, come una voce che ribolliva dalle viscere della terra. Mi voltai, facendomi il segno della croce. Non mi riconosci, fratello? - mi disse la creatura, diminuendo fino quasi ad annullare la luce che lo attorniava. Solo allora il volto dell’essere si palesò ai miei occhi stupiti ed Andrea… ovvero la creatura Angelica risiedente nel suo corpo non so come ma era lì, ombra tra le ombre, silente nell’ululato del vento, ed avanzò lentamente verso di me. Il corpo avvolto in una splendida veste di seta bianca che rifletteva e giocava con quel po’ di luce che ancora scaturiva alle sue spalle, i capelli color dell’oro fluttuavano leggeri in quell’aria pura che accarezzandone dolcemente il volto perfetto e lambendone gli zigomi delicatamente rosati ed indugiando sulle labbra piene e rosse, coprirono a tratti gli occhi socchiusi dalla forma allungata e dal colore cangiante, incorniciati da lunghissime ciglia scure; le forme suadenti e impeccabili del corpo, esaltate dai panni ondeggianti, si fusero perfettamente nell’insieme di quel figlio del cielo. Non disse nulla, semplicemente mi fissò, con quegli occhi, pieni di amore per la sua dolcissima moglie e per sua figlia, traboccanti di ricordi meravigliosi. Non mi sentii a mio agio al cospetto di un’immagine così radiosa e pura; avrei voluto soffermarmi su di lui e perdermi nel suo sguardo triste, ma non ce la feci… sfuggii i suoi occhi che continuarono a scrutarmi imperturbabili, trapassandomi, facendomi male. Non potei più sopportarlo ma non volli turbare la magia di quel momento; respirai piano, restai immobile, non volli che quell’Angelo se ne andasse… non volli spaventarlo… del resto era venuto per il nostro consueto incontro settimanale. Gli tesi lentamente una mano, come fa un padre col bambino spaventato per confortarlo. Lui fissò le dita, candide e longilinee dalle unghie perfettamente curate, con smarrimento… con stupore… ma non afferrò la mia mano, anzi istintivamente si ritrasse. Mi fermai, e gli chiesi se stesse bene “Che Dio abbia pietà delle nostre anime e conceda al nostro amore di fiorire puro e candido nel suo Bianco Regno” sussurrò l’Angelo alla moglie Chiara ad alta voce, gemendo, tra un urlo e l’altro. “Avrei voluto regalarle il mondo intero” disse stringendo i denti. “Ma ho fallito in tutto” si rammaricò mentre la sua anima già iniziava a distaccarsi dal corpo martoriato. “Con lei ho trovato qualcosa che vale più dell’oro di tutto il Regno, un amore sincero che non ha prezzo e insieme abbiamo condiviso momenti di una gioia indescrivibile… Sarei pronto a disfarmi delle ricchezze di un Re per un suo abbraccio soltanto!” riuscì a terminare, prima di palesarsi. L’anima di Andrea si levò quindi sopra la mia testa apparendomi come un Angelo dalle grandi ali bianche. Poi lui stesso vide una strana scheggia, un frammento di bicchiere, forse. E quindi uno strano parallelepipedo: una scatola. L’Angelo la sollevò con cura. Era una scatola metallica, con un coperchio. La aprì ed io rimasi senza parole: all’interno c’era un libricino. Praticamente illeso. Aveva la copertina coperta di polvere grigia ma per il resto era integro. Lui prese tra le mani il libro, con delicatezza; soffiò via la polvere dalla copertina che sembrava essere stata di colore verde chiaro. Lo aprì… nella pagina doppia centrale vi era un disegno dai colori sgargianti, limpidi, luminosi, miracolosamente scampati all’esilio delle tinte e della luce. Dopo pochi attimi di smarrimento, cominciò a sfogliarlo. Scosse la testa per riprendersi ed iniziò a leggere, seduto a terra. Le sue ali fremevano a causa della lieve corrente che proveniva da una piccola finestra aperta. Rimase perplesso dal testo che aveva davanti perché la parte destra era in bianco. Girando una delle pagine, ritrasse la mano di colpo: si era tagliato un dito. Una goccia del suo sangue cadde sulla carta… luminosa… ed iniziò ad emettere lucette azzurre. La parte destra del volume, del tutto priva di ogni segno, iniziò a riempirsi di simboli e parole in una lingua che L’Angelo Custode di sua moglie Chiara ignorava. In mezzo ad una delle pagine, vidi apparire il volto di sua moglie. Lui la toccò e sentii il libro che lo chiamava per nome. Il volume iniziò ad inviargli immagini e parole che lentamente cominciò a comprendere. Era un vecchio volume dei "I dolori del giovane Werther" di Johann Wolfgang von Goethe in cui l’istintivo ma allo stesso tempo inerte Werther rivela, attraverso ardenti epistole all’amico Wilhelm, il suo caloroso e sfortunato amore per Charlotte la quale, seppur innamorata ed attratta di lui, non può ricambiare liberamente i suoi sentimenti poiché già promessa sposa ad Albert, giovane razionale e pacato, con la benedizione di sua madre sul letto di morte. Un romanzo che se ben ricordo riscosse all’istante uno straordinario successo divenendo quando venne pubblicato nel 1774 il testo fondamentale e di riferimento dei sostenitori del movimento letterario dello Sturm und Drang. Esso diffuse ed ispirò nell’Europa colta dell’epoca la sensibilità preromantica che sarebbe poi tuonata nel vero e proprio Romanticismo d’inizio Ottocento. Probabilmente il motivo di questo successo è rintracciabile in alcuni fra i principali leitmotiv stürmeriani, nonché romantici, che dimorano nelle pagine del romanzo stesso e s’infiammano nella vita interiore del protagonista: l’amore impraticabile, la morte salvatrice, il forte rapporto fra uomo e natura, la passionalità opposta alla razionalità, lo scontro fra realtà e immaginazione, l’artista schiavizzato dalla società austera. Ma torniamo a noi… a quello che stava accadendo. L’Angelo rivolgendosi a me disse: “Ho visto che eri immerso nella preghiera… Ma ti sei mai chiesto cosa sia davvero la preghiera e se tu sei realmente capace di pregare? Deciditi e smettila di voler cambiare il tuo prossimo: cambia te stesso! Cambia te stesso! Lavora sul tuo cuore! Quando la tua interiorità cambia, cambia tutto! Quando cambiano il tuo modo di pensare, il tuo modo di vedere le cose, tutto comincia ad essere diverso e ha un aspetto nuovo. Quando nel tuo cuore non ci sono più sentimenti negativi verso qualcuno, quando nel tuo cuore c’è l’Amore, tutto sembra diverso. Gli uomini sono diversi, cominciano ad essere diversi: sono più belli! E gli altri non sono cambiati, ma tu sei cambiato, il tuo cuore è cambiato! E tu vedi le cose in modo nuovo, in modo diverso. La realtà è diventata più bella, tutto è più bello! Perciò ringrazia. Dio: Gesù, grazie per questo fiore. Grazie per tutto! Allora vedrai come la gioia nascerà nel tuo cuore. Ricordati una cosa: la preghiera fatta con il CUORE può tutto… anche ottenere miracoli… La preghiera parolaia scade facilmente nell’ipocrisia, perché chi vi è abituato si illude di pregare, invece non prega affatto. L’abitudine alla preghiera parolaia è un male terribile che addormenta la coscienza e illude. L’abitudine alla preghiera parolaia si potrebbe chiamare il cancro della preghiera”. Mi sentii mortificato… ma lo capii… in fondo quello che mi disse era anche una sorta di rimprovero a se stesso… da quel poco e tanto che lo conosco è pieno di sensi di colpa… si sente sempre in difetto… gli sembra di non stare dando il massimo di se stesso. Eppure sta lottando anima e corpo per un ideale che è la sua vetta da conquistare, una meta da raggiungere che ha il prodigioso potere di trasformare ogni suo sacrificio in gioia. Quelli che sono giunti a sacrificare la vita per un ideale scientifico, umano, materiale, artistico, politico, religioso, ecc.… hanno dimostrato come LUI quanta certezza interiore avessero sulla superiorità della loro idea rispetto all’esistenza. Ma è pur vero che “non è tanto importante morire per un’idea quanto vivere per essa”. Marija Pavlovic, veggente, racconta: "Durante la preghiera mi è apparsa per tre volte l’immagine di un fiore. La prima volta era meraviglioso, fresco, coloratissimo. Ed io ne ero felice! Poi ho visto lo stesso fiore chiuso, appassito, aveva perduto completamente la sua bellezza. Ero triste! Ma, ecco una goccia d’acqua cadde sul fiore appassito ed esso subito riacquistò tutta la sua freschezza ed il suo fulgore! Ho cercato di capire che cosa potesse significare per me questa visione, ma non ci sono riuscita... Perciò decisi di chiederlo alla Madonna durante una delle Sue apparizioni. Le dissi: Madonna mia, che cosa vuol dire quello che ho visto durante la preghiera? Che significato aveva quel fiore? La Madonna sorrise e rispose: Il vostro cuore è come quel fiore. Ogni cuore è meraviglioso nella bellezza creata da Dio. Ma quando sopraggiunge il peccato, il fiore appassisce ed il fulgore svanisce. Quella goccia caduta sul fiore per ravvivarlo, è il simbolo della Confessione. Voi, quando siete nel peccato, non potete aiutarvi da soli: vi serve aiuto”. E fu solo in quell’istante che l’angelo comprese tutto ... tutto quello che lui era stato per sua moglie Chiara e che avrebbe potuto intuire, ma che non fece. Gli occhi gli si riempirono di lacrime disperate quando mi chiese se conoscevo un testo che accompagna un’opera di Franz Schubert dal titolo in tedesco Sehnsucht (Nostalgia) D 879 Lied per voce e pianoforte, op. 105 n. 4… io risposi che non l’avevo mai sentita e lui con la volontà di dedicare dei versi a sua moglie pronunciò le seguenti parole di Gabriel Seidl con voce affascinante, sottomessa ma piena di passione “Il vetro della finestra è di ghiaccio, il vento è aspro, il cielo di notte è nitido e azzurro: sto nella mia cameretta e guardo fuori tutto quel puro azzurro! Mi manca qualcosa, me ne rendo ben conto, mi manca il mio amore, quella creatura fedele; e se voglio guardare le stelle, i miei occhi si riempiono di lacrime. Amore mio dove sei ora, così lontana, bella mia stella, stella dei miei occhi? Tu sai, quanto ti amo e quanto ti desidero, le lacrime mi inondano di nuovo il viso. Giorni e giorni son rimasto così turbato, perché non ho potuto mai intonare una canzone, perché mai la mia musa può esser costretta perché sempre libera deve sentirsi come il vento dell’ovest! Ecco però che di nuovo mi sento rifiorire! Ecco, ora sgorga una nuova canzone! Quando il mio destino mi allontana dal mio amore, sento allora che posso di nuovo cantare”. Andrea rovesciò poi gli occhi e la testa all’indietro e scatenò nell’aria un grido straziante. Dei potenti raggi di luce cominciarono a sgorgare come fiotti di vita dagli occhi e dalla bocca, riversandosi nel mio corpo, avvolgendomi in un abbraccio lucente che quasi mi soffocò. Il suo dolore per l’assenza di sua moglie e di sua figlia Biancalaura esplose spandendo nell’aria la gravità della sua vera voce. Infine, il suo corpo crollò verso il suolo come gocce di pioggia. Le ali scomparirono e le poche piume che si staccarono da esse si sbriciolarono ancor prima di toccare il suolo. Quando la luce fuoriuscì dagli occhi e dalla bocca l’Angelo non ebbe più la forza di urlare. Mi porse la mano, titubante la afferrai, il mondo intorno a noi ruotò e tutto quello che vidi fu una ripetizione di immagini indistinte. Pochi secondi dopo tutto questo finì e mi ritrovai nuovamente nella stanza alla mia scrivania. L’angelo mi guardò, poi con la stessa velocità di quando era apparso scomparve in un bagliore davanti ai miei occhi.
Una volta un saggio disse che l’amore vero lascia impronte da seguire sulla strada della vita. Segui le sue Chiara: esse ti condurranno a lui, ma non dimenticare che se ti guardi intorno, potrai sempre scorgere tracce del suo passaggio e ricordare che non ti ha MAI abbandonato. Ha promesso di restarti accanto, e non mancherà alla sua parola. Non lo vedrai fintanto che tu non lo riabiliterai nel suo ruolo di Custode, ma non saprà abbandonarti. Non sei sola CHIARA. A questo punto ritengo più che difficile tirare le somme. Il mondo, e voi lettori, forse rimarrete indifferenti a questo articolo, o forse ancora, nessuno lo leggerà mai. Le possibilità che questo passi inosservato sono infinite, eppure la VERITA’ è tutta scritta qui, attraverso parole messe in fila su carta bianca. Non tutti mi daranno credito e alcuni forse mi crederanno pazzo, ma finché anche un solo paio d’occhi sarà stato capace di leggere e apprendere ciò che accadde e ciò che fu, saprò che ogni mia fatica non sarà stata vana.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 30 May 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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