COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 23/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TI STAVO ASPETTANDO

PUBBLICATO IL 23/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TI STAVO ASPETTANDO

PUBBLICATO OGGI 23/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Ti stavo aspettando

Magari qualcosa, una moneta che cade, un piccolo braccialetto che si impiglia alla maglia di qualcuno, uno scontrino che scivola via, cambia il destino di una persona. E, quella persona, per un piccolo, banalissimo gesto, non farà più le stesse cose che avrebbe fatto invece se quel gesto non si fosse verificato. E la sua vita prende un altro binario. Magari per sempre. Magari per un po’ soltanto. Chissà.
(Stefano Benni)

La sveglia si animò di colpo strappandomi dal mondo dei sogni. Una mano si allungò oltre il bordo del letto per mettere a tacere quella sottospecie di gallo elettronico e subito dopo mi tirai su a sedere stropicciandomi gli occhi e sbadigliando. Soffocai un grido quando misi a fuoco la stanza in cui mi trovavo: grande cabina armadio con specchio esterno, ampia scrivania, libreria strapiena, letto a due piazze e scatoloni e confusione in giro come se si fosse nel bel mezzo di un trasloco… quella non era la mia camera. Ma dov’ero finito? C’era decisamente qualcosa che non quadrava. Mi alzai rapidamente dal letto per poi compiere un giro su me stesso in modo da avere una panoramica della camera ed eventualmente qualche indizio che mi spiegasse ciò che stava succedendo. Il mio sguardo cadde alla fine sul ripiano ancora sgombro della scrivania su cui erano appoggiati solo un paio di quaderni e diversi fogli ordinatamente impilati… come ebbi finito di leggere la mia mente fu invasa da una valanga di immagini. Poi qualcuno bussò alla porta interrompendo le mie riflessioni. La mia vista era sfocata. C’era una figura davanti a me. Era un ragazzo, non capivo chi fosse, aveva gli occhi completamente bianchi, man mano diventarono verdi. Non riuscii ad aprire bocca per dire il suo nome e caddi a terra disteso. Nella mia testa rimbombava un solo nome: Andrea. Alzai lo sguardo verso il soffitto, poi guardai ancora Andrea… avete capito bene Andrea Brusa… quello che tutti stupidamente – dopo articoli ed articoli che certo non sono stati opera di letteratura ma di pura cronaca realmente vissuta - credono ancora essere un semplice scrittore di successo… che mi disse “Vieni, saliamo”. Mi spinse oltre la soglia e poi a destra, lungo un breve corridoio che si apriva su altre stanze spoglie e poi in una sala che terminava con una rampa di scale. La rampa conduceva al piano superiore ed usciva all’interno di una nicchia dalle pareti ricurve: era l’appendice di un ambiente più grande la cui pianta ricordava una spirale. La stanza era piena di foto, entrammo insieme ed un intenso profumo di più profumi messi insieme mi salì alla testa; le foto in gran parte erano tutte di sua moglie Chiara e di sua figlia Biancalaura; mi fece sedere e mise sul piatto di uno stereo vecchio e tutto impolverato un vecchio disco… poi incominciò a parlare.

Prese un libro su Frida Kahlo e Diego Rivera “Fammi contare i modi”, il cui titolo viene da un verso della sua poesia preferita di Elizabeth Barrett Browning, poetessa inglese di straordinario ingegno e profonda sensibilità che visse una passione travolgente col poeta Robert Browning, ma essendo il padre di Elizabeth fieramente contrario alle loro nozze, si sposarono di nascosto e fuggirono insieme a Firenze dove vissero in un appartamento a Palazzo Guidi, divenuto oggi il museo di Casa Guidi, dedicato alla loro memoria.
“Sai la poesia a memoria?” gli chiesi e lui “Certo che sì” – fece un piccolo salto di gioia e mi attirò vicino a sé. Ogni grammo di me sobbalzava di stupore. “Come ti amo?” ha continuato, con i suoi grandi occhi che splendevano ed i suoi capelli che gli svolazzavano intorno alla testa, ondeggiando e mescolandosi all’aria del vento che entrava dalla finestra aperta. Sapevo che era una poesia romantica, ma quel giorno parlava di sua moglie Chiara e di sua figlia, era una cosa tutta sua. “Fammi contare i modi” cantò. Un momento… lo sto sentendo cantare! “Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza che la mia anima può raggiungere…”. È lui… qui… ora: la sua voce profonda e rauca sta recitando la poesia per sua moglie. “Ti amo con il respiro, i sorrisi, le lacrime, tutta la mia vita; e se Dio vorrà, ti amerò ancor di più dopo la morte.”. Mi confessò poi che ogni notte, prima di chiudere gli occhi, legge questa poesia ad alta voce per Chiara, pregando che succeda una cosa del genere. “Tutto bene lì?” – dissi io e lui alzò gli occhi sul viso finalmente senza maschera che ora sembrava appena uscito dall’oceano, con i capelli sgocciolanti lisciati all’indietro.

La poesia da cui era tratto il libro mi fece pensare alla coppia Frida Kahlo e Diego Rivera, un amore folle il loro, forse la coppia più tormentata dell’arte fra battaglie, flirt, tradimenti e bizzarrie. I due si incontrarono per la prima volta all’inizio degli anni Venti, quando Rivera era già un artista affermato e la Kahlo una studentessa. Si sposarono sfiorando lo scandalo per la loro differenza d’età (ben 19 anni!) e perché lui era al terzo matrimonio. I tradimenti di Diego portarono Frida a tradirlo a sua volta, in un continuo procurarsi dolore a vicenda e nel tentativo di rimanere uniti. A questo si aggiunse una gravidanza, che Frida non riuscì a portare a termine a causa delle conseguenze del grave incidente di cui fu vittima all’età di 18 anni. L’incidente in cui Frida venne coinvolta fu causa di terribili sofferenze, poiché la pittrice riportò una grave lesione della spina dorsale e dovette sottoporsi a ben trentadue interventi, che la portarono a dover restare immobile a letto per anni. La mancata gravidanza e la consapevolezza di non poter avere figli gettarono nello sconforto Frida e la coppia non riuscì a superare questo tragico momento. I due decisero di vivere in due case separate, collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi per lavorare e vivere, ma i continui tradimenti di lui (tra cui quello con Cristina Kahlo, sorella di Frida) portarono al divorzio nel 1939 ma solo un anno dopo si risposarono e rimasero legati fino alla morte di lei, nel 1954.

Dopo aver declamato la poesia, Andrea si spogliò delle sue vesti mortali di essere umano e tornò ad essere un Angelo dando mostra delle sue ali bianche con le quali cominciò a scandire il tempo con gesti coreografici ed armoniosi. Poi improvvisamente il colore delle piume delle sue ali assunsero un colore madreperla attraversato da una venatura d’oro brillante, stranamente più spessa del solito. Io lo esaminai con aria pensierosa. Per centinaia di anni le sue ali non avevano mai cambiato colore – così mi raccontò – perché un mutamento del genere avveniva soltanto quando era in corso un avanzamento di rango. Le ali dei guerrieri come lui erano appunto bianche con una leggera striatura dorata. Ciò che avevo davanti agli occhi in quel momento, però, non poteva certo essere definito una leggera striatura. Tuttavia, doveva esserci qualche altra spiegazione in quanto un angelo che stava come lui lottando per non perdere il suo posto di custode della sua protetta Chiara non era certo nella posizione di poter pensare ad una promozione. Ad un certo punto l’Angelo Custode riprese a parlare e mi disse: “Non vedo tempo e luogo migliore di questo per spiegare a te che cosa sia il CENTUPLO quaggiù di cui parla il Vangelo. Prenditi la rogna per amore di Dio. Un anziano da accompagnare, i bambini noiosi, la moglie musona. Vedrai che il Signore poi ti sommergerà di grazie. Ti seguirà. Non si farà battere in generosità. Beh, te lo dico. Funziona. È proprio così. La nostra docilità fa miracoli. La storia del centuplo quaggiù è proprio la presenza di Cristo nella vita di una persona che eleva la sua umanità alla centesima potenza… centesima potenza: è il centuplo ADESSO, ORA, SUBITO, come ha detto san Paolo non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me… Ma, perché l’incontro con Cristo eleva alla massima potenza l’io? Perché decidendo di seguire Cristo, la persona umana decide di volontariamente del suo destino eterno. Si pone nel tempo come un io destinato all’eternità. Nell’incontro con Cristo l’uomo riceve subito il centuplo perché, come scrive san Tommaso, vive una certa inebatio vitale aeternae; vive in pienezza il tempo perché in esso già respira l’eterno. Corri il rischio Alberto di immergerti dentro alla Chiesa che ti educherà alla vera libertà, perché dentro essa riconoscerai che Cristo è tutto ciò che tu desideri. E la tua notte sarà piena di stupore, perché sarà piena di grazia. Ed è qui che riceverai questo Centuplo ORA, ADESSO... non più tu vivo, ma Cristo vive in te...”

Ascoltando quelle parole capii che la vita è un regalo, ed è unica, è tanto. La vita è una parola, quella parola che moltissime persone vorrebbero pronunciare ma non hanno la voce per farlo, è quel qualcosa che tante altre persone vorrebbero vedere ma non hanno la vista per poter guardare, è l’insieme di cose che tutti vorrebbero assaporare, percepire, ma che in realtà non riescono a vivere. C’è invece chi vive l’esperienza della vita nella speranza di poter continuare a viverla anche il giorno successivo. La vita non è nulla di scontato, può regalarti attimi e ricordi meravigliosi come può farti vivere incubi incancellabili. La vita è bella, ma in una minuscola frazione di secondo si può ridurre a un inferno terreno come quello che sta passando Andrea, ci si può aspettare un regalo, ci si può aspettare una lettera, ma mai ci si vorrebbe aspettare quelle parole che dal giorno in cui ti verranno dette segneranno il resto della tua vita, troncheranno li ogni tuo minimo sogno, ogni tuo più piccolo progetto.

Ed il dono delle lacrime… quelle che non hanno cessato di sgorgare dagli occhi dell’angelo anche questa volta… sono uno dei doni principali dello Spirito nel cammino dell’orazione. Conferiscono all’anima la capacità di percepire chiaramente e intimamente la maestà e la bellezza di Dio e la propria piccolezza. Come un fiume rigoglioso non può essere tenuto da nessun argine, come un terremoto scuote qualunque fondamenta, così la presenza limpida di Dio nel cuore dell’orante fa sgorgare lacrime di incontenibile stupore, gioia e dolore assieme. Occorre avere un cuore caldo, però, capace di amare, purificato da sentimenti come l’invidia e la gelosia, la carnalità e la dissipazione e soprattutto la superbia. Senza Timor di Dio, tutti i doni dello Spirito non attecchiscono e "slittano" via. Quando invece il Timor di Dio è presente, segno della "fede retta", i doni dello Spirito si espandono nell’anima secondo il volere, la provvidenza e la giustizia di Dio. Il dono delle lacrime è tra questi. Queste vere e autentiche lacrime hanno anche un effetto rigenerante su Andrea… non solo sciolgono il suo cuore e lo frantumano delle sue durezze, ma irrigano la sua anima e la rendono feconda, capace di amare. Il suo cuore inondato dalle lacrime pian piano si cristifica, cioè si rende sempre più simile al cuore di Cristo. I sentimenti di Cristo diventano i nostri sentimenti, il suo sentire il nostro, il suo essere compassionevole il nostro.

E ancora L’Angelo mi parlò: “Non ho rimpianti, non ho rimorsi: quello che ho fatto è quello che ho scelto, quello che ho scelto è quello che ho voluto, quello che ho voluto è quello che sono. Scegliere, volere, essere, non ci sono alternative. C’è solo una cosa che mi dà fastidio: il modo. Non voglio finire così, al bordo di una strada. Dovrei darmi da fare, chiedere aiuto. Ma non riesco, non mi va, non questa volta. Sono stanco, stufo, sfinito. Non ho più la forza di lottare, di darmi una speranza, di farmi del male: Hai perso, mi dico, questa volta è finita. I sogni, le speranze: non contano più niente; gli errori, le cadute: non contano più niente. Forse non sono mai contati. L’INDIFFERENZA che continuo a sperimentare da parte degli umani… Che brutta parola indifferenza! Per chi la prova, per chi la riceve. L’indifferenza è un’aridità che non germoglia vita. Essere indifferenti a questo, vuol dire non partecipare alle emozioni, mentre le emozioni fanno vibrare l’anima e tenere viva la mente. E se succede questo, questo non è forse vita? E allora perché si è indifferenti? Aver subìto sofferenza, ingiustizia, dolore? Ma questo, a mio avviso, porta a reagire… o no? Per me l’indifferenza è l’appiattimento dei sentimenti, è un deserto nella vita, senza oasi. È come se una ventata gelida aprisse improvvisamente una finestra da correre presto a chiuderla e pensare poi che è stato l’istinto a portare a questo, perché dall’indifferenza ne vuoi stare… al riparo e vivere la vita. Sai… ti devo confessare in qualità di Angelo Custode sulla Terra che mi sono affacciato fino al limite del mio precario equilibrio. Inizialmente mi sentivo stranamente attratto da quella sfera brulicante, non riuscivo a comprendere, a discernere le componenti di quel caos dilagante. La mia Vista sembrava aver smarrito la sua chiarezza, non capivo, e questo mi faceva riscoprire sentimenti ormai dimenticati. Nello spazio di un battito di ciglia ricordai la curiosità, la meraviglia, il timore, la frustrazione. Mi sentivo di nuovo, nostalgicamente, umano. Ancora un istante e sarà troppo tardi. Così mi sono detto, prima di spiccare il balzo. Da allora vivo nel mondo degli uomini, figlio della terra e costretto a lottare per la mia stessa sopravvivenza, in balia dell’incomprensione, della rabbia, della gioia, del dolore. A volte piango. Piango a lungo sotto le coperte, soprattutto di notte, per espiare, così penso, tutto il male che un tempo ho inflitto, privo di consapevolezza. Io, Destino, sono ora legato alle leggi create dai mortali così come loro, un tempo, erano legati alle leggi del Signore. In mia vece, sull’angolo di roccia ancora perso nell’immensità del cielo, non è rimasto che il vuoto. Un vuoto che si chiama Caso. Un vuoto che è libertà. La mia nuova fede”.

Contrariamente a quanto accade ad altri esseri, gli angeli – mi raccontò una volta Andrea - uccisi nel mondo dei mortali, o comunque in un piano di esistenza diverso dal loro, muoiono definitivamente, e non si limitano a fare ritorno al Nulla. Il bene ed il male, da sempre, per sempre, in contrapposizione sotto gli occhi impassibili di tutti. Lotte spietate, agguerrite, talvolta sanguinose e tragiche; ognuna di esse conseguita per la vittoria del bene o del male, della luce o delle tenebre. Ma chi stabilisce cosa sia giusto e cosa, invece, non lo sia? Qual è quel confine oltre al quale si distorce o capovolge la giustizia?... E se, in fondo, definiamo bene semplicemente ciò che ci conviene, e male ciò che ci sta scomodo?... In questa storia VERA, due giovani esseri – CHIARA ed ANDREA - in bilico tra due mondi e realtà differenti, si ritroveranno a cercare di capire e comprendere con pienezza l’orientamento della loro natura, giungendo a dubitare persino delle loro origini... Sarà una ricerca che comporterà il coinvolgimento delle più alte cariche autoritarie dei rispettivi imperi, che cercheranno di sradicare quest’insurrezione la quale potrebbe affondare profonde crepe nell’intero sistema dei ruoli che gestisce il bene ed il male. Dunque, questi due giovani sulla soglia del loro completamento essenziale, intraprenderanno una lotta in base alla quale si definiranno le sorti dei loro mondi. Poi l’angelo incarnato in Andrea mi aiuto ad alzarmi e mi strinse tra le braccia. “Chiudi gli occhi” mi disse. Dato che poteva teletrasportare con sé qualunque cosa tenesse in mano, mi avrebbe riportato a casa in un batter d’occhio. E così, puff!,.. un attimo prima mi trovavo in una stanza a me sconosciuta ed un secondo dopo eravamo nel soggiorno di casa mia. Lui lasciò cadere le braccia lungo i fianchi ed io vacillai. Quando ripresi l’equilibrio rimasi a bocca aperta. “Sono a casa! Ma come…? Non ci siamo mossi ed un secondo fa eravamo ancora in quella stanza.!”. E lui mi rispose: “È grazie a questa mia facoltà che mi hai visto più volte apparire e scomparire all’improvviso. Stavolta ti ho portato con me” L’angelo mi ha insegnato che questa vita è solo una tappa… che non siamo soli con noi stessi… che abbiamo un compito e in quel compito troviamo compagni… che quando comprendi il suo significato la vita si allinea con le sue sincronicità. L’angelo mi ha insegnato che si può essere soli ma amare e sentirsi amati lo stesso, perché nessuno è abbandonato mai a se stesso e lo spirito d’amore ci è sempre vicino, se solo lo vogliamo. Chiara è davvero fortunata e non lo sa!!

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 23 May 2017
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Andrea Brusa

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