COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 02/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - IL PREZZO DELLA SEMPLICITA’

PUBBLICATO IL 02/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - IL PREZZO DELLA SEMPLICITA’

PUBBLICATO OGGI 02/05/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
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Il prezzo della semplicità

Se fossimo anche noi cultori dell’umiltà! Se imparassimo a considerarci servi della felicità degli altri, collaboratori dell’unico progetto di gioia che la famiglia è chiamata a realizzare secondo Dio! È necessario, per fare questo, mutare le nostre categorie, perché, diversamente da quello che si crede, l’umiltà non è la virtù che abita nel cuore dei deboli, ma la qualità interiore che brilla nelle anime forti, in coloro che non hanno paura della verità di Dio e di se stessi, che si lasciano portare dal vento dello Spirito, l’unico capace di aprire strade nuove solo per chi si lascia sradicare dalle proprie sicurezze. Una sensazione difficile da raccontare quella da me provata nel corso di quest’incontro con “l’autore” piemontese Andrea Brusa perché ci sono emozioni che puoi solo vivere, ma che attraverso la voce del mio cuore ho cercato di descrivere… una meravigliosa esperienza che ho vissuto con un Angelo Custode le cui lacrime non sembrano cessare di scorrere copiose dai suoi occhi innamorati della sua dolcissima protetta.

Era ormai notte fonda. Mancavano ancora 10 ore all’appuntamento con lo scrittore Andrea Brusa e non sapevo che fare. Mi sentivo fiacco, avevo sonno e mentre ero lì che tentennavo mi addormentai. Dormii cinque ore filate e così quando mi svegliai il tempo era dimezzato. Rimasi fino all’ultimo ad attendere il sopraggiungere del mattino ed infine uscii di corsa per raggiungere in TAXI il luogo dell’appuntamento. Cominciai a sudare, a respirare con affanno, ed avvertii distintamente che qualsiasi cosa stesse per accadere sarebbe successa molto presto ed al di fuori del mio controllo. Entrai in una abitazione e non appena misi il piede nell’ingresso il mio sguardo rimase catturato da un’immagine… un quadro appeso alla parete che non potei fare a meno di notare. Era una riproduzione in stampa di un’opera di Dalì che spero un giorno di vedere da vicino... Pur non amando molto il periodo surrealista, questo è un quadro che mi fa viaggiare con la fantasia. In questa tela viene raffigurata una ragazza affacciata alla finestra della casa dei Dalì presso una località marittima spagnola. Si tratta della sorella di Dalí, Aña Maria. La ragazza, mora, è ripresa di spalle, e di fronte a lei si apre il panorama della riviera. In questo modo, Dalí pone l’attenzione dell’osservatore non solo al soggetto pittorico rappresentato dalla sorella, ma soprattutto al paesaggio che lei osserva, in parte nascosto alla vista dall’interno domestico che lo incornicia. Questo ritratto ha la caratteristica comune a molti ritratti dei maestri cui Dalì ha guardato da giovane: il quadro nel quadro, la finestra nel quadro. Ciò che affascina non è tanto il fatto di porre la figura in un paesaggio, quanto quello di creare un ambiente, uno spazio limitato da tre pareti (quelle laterali e quella di fronte) nel quale si trova lo stesso autore e nel quale conduce l’osservatore, e su una delle pareti aprire una finestra che costituisce l’occasione per un nuovo "quadro", un nuovo paesaggio, nuovi colori, nuova luminosità. È quello che ritroviamo anche in quest’opera giocata tutta sui toni azzurri: azzurre le pareti, azzurri gli infissi e la tenda, azzurri lo specchio del mare, la lingua di terra all’orizzonte, lo sfondo del cielo. I toni caldi sono riservati soltanto alla breve striscia del pavimento e al carnicino delle gambe. Il paesaggio costituisce la base, il fondamento della pittura di Dalì, soprattutto quello di Port Lligat, sul quale aprirà le scene surrealiste come quelle mistiche, con la sua luce trasparente e irreale. Questa figura mi trasmette curiosità, serenità ed armonia allo stesso tempo. L’atmosfera rilassante è arricchita dalla dolcezza delle curve realizzate nell’intera opera. A partire dagli abiti della ragazza dal bel fisico sinuoso, le tende piegate e mosse dalla brezza marina, le dolci colline all’orizzonte che uniscono le onde del mare alle nuvole del cielo. Onde su onde magistralmente combinate su piani differenti dove l’osservatore trova posto al fianco della ragazza, ma può solo immaginare cosa abbraccia il suo sguardo oltre la finestra.

Ed io proprio come la ragazza nel quadro contemplai la scena che mi si stendeva dinanzi, la casa, l’aspetto della tenuta, i muri squallidi, le finestre simili a occhiaie vuote, i pochi giunchi maleodoranti, alcuni tronchi d’albero ricoperti di muffa; contemplai ogni cosa con tale depressione nell’animo... Sentivo attorno a me una freddezza, uno scoramento, una nausea, una invincibile stanchezza di pensiero... Avevo talmente esaltata la mia fantasia da credere che su tutta la dimora e sulla tenuta pendesse un’atmosfera caratteristica a esse ed alle immediate vicinanze, atmosfera che non aveva alcuna affinità con l’aria del cielo - opaco da sempre per la tumultuosa Barriera Mistica che tutto circonda - ma che si esalava dagli alberi ammuffiti, dal grigio muro, dal silenzioso stagno, come un vapore pestilenziale e mistico a un tempo, opaco, tardo, appena percettibile, soffuso di una sfumatura plumbea. Tutta la facciata esterna era ricoperta di una fungosità minutissima che pendeva dalle gronde come una intricata finissima ragnatela. La camera in cui venivo così a trovarmi era molto ampia e altissima. Le finestre lunghe, strette, a sesto acuto, erano talmente sopraelevate sul pavimento di quercia nera da risultare del tutto inaccessibili dall’interno. I deboli bagliori di una luce soffusa di vermiglio si infiltravano attraverso i pannelli intrecciati e servivano a rendere sufficientemente distinti gli oggetti più in vista sparsi per la stanza; l’occhio si sforzava tuttavia invano di raggiungere gli angoli più riposti del locale, o i recessi del soffitto a volta tutto adorno di fregi. Ebbi l’impressione di respirare un’atmosfera di dolore.

Non vedendo nessuno, mi sedetti sotto una finestra, e, preso un libro che era posato sul davanzale, incominciai a leggere. Era il volume intitolato “ENGEL La guerra degli Angeli” di Angelo Licata: un’edizione logora, tutta piena di segni, come se fosse stata letta e riletta dal suo primo proprietario. Vezzoso lessi il retro di copertina… e, fin dalle prime pagine, la lettura di quel libro mi commosse tanto da farmi dimenticare dov’ero e da impedirmi di udire che la stanza andava man mano empiendosi.

La storia narrata nel libro parte da Genova e ci porta subito nel mezzo dell’azione con una ragazza misteriosa rapita da uomini armati, disposti a tutto pur di consegnarla agli Esiliati, ma Izahel non è una ragazza qualsiasi, alcuni la credono un “Angelo” nel senso letterale del termine. Non è indifesa e lo dimostra molto presto. Izahel è un segreto custodito dal Siv (i servizi segreti del Vaticano), un segreto così grande che se venisse svelato cambierebbe tutta la storia dell’umanità. John Engel è un ex agente del Siv, il suo compito è quello di ritrovare Izahel e di tenerla al sicuro, ma John è un uomo distrutto, un uomo che ha dato tutto al suo lavoro e per il quale ha perso tutto, non crede più a nulla. Quando vede il viso di Izahel, però, capisce che non può abbandonarla. Si ritroverà così invischiato in una storia più grande di lui in tutti i sensi, una storia dove la forza fisica non conterà quanto l’arguzia della mente, perché i nemici non sono persone normali. Lo stile è ben leggibile, ma non superficiale né essenziale; l’esposizione è piena, ogni passaggio saturo di parole ed elementi, ed è per questo che non definirei questa lettura "distensiva", perché c’è talmente tanta carne al fuoco che bisogna prestare un minimo di attenzione per non perdere il filo ed elementi idonei alla comprensione dei fatti che si susseguono. La storia è narrata in terza persona e si passa di sequenza in sequenza a seconda dei capitoli, quindi ci muoviamo nel romanzo saltando da un luogo, personaggio e contesto all’altro; questo è quello che, devo ammettere, mi stordì.

In quell’atmosfera, tutto d’un tratto vidi dalla finestra uno strano bagliore dietro una collina poco distante ma, nonostante la grande curiosità, rimasi fermo dov’ero nella stanza; non dovetti attendere molto che quel bagliore si alzò dalla collina e mi si avvicinò. Dal bagliore venivano fuori delle parole che all’inizio non capivo, ma che man mano riuscivo a distinguere: poi successe qualcosa di ancor più incredibile. Il suo corpo lentamente diventò sempre più candido come la sua mano e ben presto una luce forte lo avvolse interamente. Fu come se un’energia fosse sprigionata da dentro di lui con una forza senza precedenti. Dovetti proteggermi gli occhi da quel bagliore e quella fu l’ultima volta che vidi i tratti del suo corpo, perché ne fui abbagliato. Si chinò avvolgendomi con le ali come un guscio. Poco dopo ci fu una sorda esplosione che mi investì con forza assieme ad un bagliore degno di una stella, poi il silenzio tornò a regnare sovrano. Nulla si mosse più ed io fui come pietrificato da quella stessa immobilità. Una lacrima accarezzò il mio viso poi, silenziosamente, ne seguirono molte altre. Sussurrai il suo nome – “Andrea” - dopo lunghi attimi di silenzio. La sua voce suonava come eco lontano, ma l’ascoltai. “Siamo un po’ come le stelle, possiamo brillare” proseguì, “ma se lo facciamo con troppa forza, accade ciò che hai visto”. Cadde in ginocchio sfinito e senza forze, poi passai una mano sulla sua spalla accarezzandolo… lo osservai incredulo… la mia ombra proiettata dalla luce dell’Angelo mentre le mie mani si unirono sul mio grembo. Il suo sacrificio per sua moglie Chiara gli sta facendo perdere tutte le energie. Se chiude gli occhi può ancora sentire il suo respiro sul suo petto ed il calore della sua mano sul suo grembo che portò il seme di sua figlia Biancalaura. Mi disse quasi biascicando e piangente “È stata la mia stella e la mia salvezza, il mio sorriso e la mia tristezza, il calore di un amore che sono certo non proverò mai più in vita mia. Spero che mia moglie le parlerà di suo padre. Del guardiano che ha vegliato su tutta la sua vita senza che lei mi vedesse mai”.

Sapete, a volte la gente si domanda se una coincidenza sia un avvenimento casuale che serve a risvegliare le coscienze, o se si tratti invece di una risposta ad una domanda inconscia. Prima che una persona comprenda pienamente, una coincidenza sembra essere solo un diversivo interessante o piacevole rispetto alla "vita reale". Dopo aver capito che l’evoluzione spesso compie balzi in avanti grazie ad avvenimenti apparentemente casuali, siamo in grado di cercare meglio la risposta o il significato nascosto. Impariamo a far emergere a livello conscio i nostri interrogativi e a porre le domande giuste e potremo così renderci conto che una coincidenza è la risposta al movimento archetipico che porta a una profonda crescita della psiche umana.

Ripensando a quell’incontro, capisco comunque che probabilmente avrei dovuto essere più comunicativo con lui, con questa meravigliosa creatura Angelica che ho avuto modo di incrociare nella mia vita. Ma mi apparve presto chiaro che portava con sé un grosso carico di pensieri e forse di paure, e difficilmente poteva aver voglia di riflettere sui problemi di qualcun altro. Seguiva una strada ben precisa, che si rivelava in ogni gesto. Attorno al fuoco lui si sistemò accanto a me, sorridente, accennando qualche parola. Lui subito di fronte… Eh sì, avrei dovuto essere più schietto. E dopo un tempo che mi è sembrato interminabile, sono finalmente riuscito a buttar giù e pubblicare questo articolo. Come avrete letto, Andrea è un personaggio attivo all’interno della storia… Immagino che possa aver suscitato alcune domande del tipo, “quello che racconta di vedere e sentire è reale o solo immaginario?” Beh, credo di essermi più volte già sbilanciato al riguardo…. Capisco i vostri dubbi ma temo di non poter essere in grado di aiutarvi. Le teorie scientifiche non hanno niente di assoluto, perché le condizioni in cui si verificano i fatti supportati dalla scienza sono infiniti. Per costruire una teoria scientifica, ci si basa sui dati finora verificati e ripetibili. Se, quindi, ci fosse un fatto che va in contraddizione con le teorie scientifiche odierne, ma che è avvenuto una sola volta da quando c’è il metodo scientifico, non si può dimostrare scientificamente e non può neanche diventare scienza, finché non si verifica di nuovo. Non è detto, però, che in un tempo finito quel fatto contraddittorio si verifichi di nuovo. Quindi, se mi si parla di un tempo finito, in futuro la scienza potrà spiegare sempre più fenomeni e, forse, anche quel fatto contraddittorio, ma mai tutti. Copernico sapeva forse se c’erano altri sistemi planetari oltre a quello solare? Forse lo immaginava, ma non poteva dimostrarlo, come ora non possiamo dimostrare se ci sia stato qualcosa prima di quindici miliardi di anni fa. Da parte mia non vi obbligo a credermi, ma non posso che rispondervi dicendo quello che ho visto ed udito. Ad ogni modo sapere che Andrea potrebbe morire da un momento all’altro e non poterlo impedire mi riempie di rabbia e frustrazione e vorrei distruggere colui che ha permesso tutto questo, ma non posso farlo, visto che è stato lui a permetterglielo.

Mi viene in mente una vecchia storia: affacciata su un piccolo canale dietro piazza San Marco a Venezia si trova una casa legata ad una leggenda piuttosto curiosa e a tratti anche un po’ inquietante. La casa, Ca’ Soranzo, è comunemente identificata come casa dell’Angelo perché sulla sua facciata è visibile (anche se non troppo riconoscibile se non ci si fa caso) una statua di un angelo con un foro sopra la testa. E qui comincia la leggenda. Si narra che in tempi passati la casa fosse abitata da Iseppo Pasini, un avvocato molto devoto alla Vergine Maria ma che, sotto sotto, tanto onesto non era: pare avesse accumulato molte ricchezze lucrando sulle spalle della povera gente. Egli aveva in casa una scimmietta ammaestrata che si occupava delle faccende domestiche e di cui andava molto fiero. Ma era del tutto ignaro che la scimmia fosse il diavolo in persona, volenteroso di appropriarsi della sua anima. L’unico motivo per cui non l’avesse ancora fatto era la devozione del Pasini nei confronti della Madonna. A scoprire la doppia identità della scimmia fu padre Matteo da Bascio quando si recò a Ca’ Soranzo per un pranzo. Il religioso ordinò alla scimmia di uscire subito dalla casa facendo un foro sul muro, buco che sarebbe servito come eterna testimonianza dell’accaduto. Tornato a tavola padre Matteo rimproverò il Pasini per le sue malefatte, rendendo tutto più teatrale strizzando un lembo della tovaglia dal quale uscì del sangue, quello di tutte le persone vittime degli imbrogli dell’avvocato. Questi scoppiò in lacrime e promise che avrebbe restituito tutto il maltolto alle sue vittime. Tuttavia rimaneva un buco alla parete della casa, dal quale il demonio poteva entrare da un momento all’altro. Padre Matteo suggerì al Pasini di difenderlo con l’immagine di un angelo ed è così che da più di 500 anni la figura di un Angelo veglia su Ca’ Soranzo. Ebbene proprio come per Ca’ Soranzo di Venezia... Andrea, Angelo Custode vero… reale… tangibile…Angelo Custode nel senso più letterale della parola, è stato posto a difesa della sua casa… della sua famiglia… di sua moglie Chiara e di sua figlia Biancalaura… solo che questa non è più leggenda, ma cronaca minuziosa.

ALBERTO DE PRA
Capo Ufficio Stampa

  • 02 May 2017
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Andrea Brusa

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