COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 11/04/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - EPPUR SI MUOVE

PUBBLICATO IL 11/04/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - EPPUR SI MUOVE

PUBBLICATO OGGI 11/04/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

Eppur si muove

È la frase pronunciata da Galileo Galilei, matematico italiano, fisico e filosofo dopo essere stato costretto a ritrattare nel 1633 davanti all’Inquisizione, la sua convinzione che la Terra si muoveva intorno al sole. Durante il suo processo Galileo chiese ai sacerdoti di guardare attraverso il telescopio, ma loro si rifiutarono, perché sapevano che avrebbero visto qualcosa che non volevano accettare. Un po’ come succede alla famiglia dello scrittore piemontese Andrea che si ostina a non voler vedere in lui quello che realmente è.

A volte la realtà ha un modo tutto suo, assolutamente inaspettato di presentarsi. E quando la diga cede, la sola cosa che si può fare, è nuotare. Prima o poi dobbiamo disfarci del nostro negare. E guardare in faccia la realtà sfidandola a duello. Negare, negare, negare. Negare l’evidenza, rischia di farci perdere di vista la realtà. A questo stavo pensando quando all’improvviso la corrente in quell’angolo di strada mancò. Ed il buio imprigionò i miei brutti pensieri e, con essi, anche le stelle e la luna, oltre i vetri della grande finestra di un’abitazione fatiscente sulla mia destra. L’autore Andrea Brusa che mi aspettava per la consueta intervista non si perse d’animo. Mi accompagnò all’interno di quella dimora. Ormai conosceva tutti gli angoli della casa e gli fu facile prendere una candela ed i fiammiferi, in cucina, badando a non fare rumore per non svegliare i vicini. Prima di rientrare nella stanza bevve a grandi sorsate dalla brocca di terracotta. L’acqua gli ridiede energia e lo aiutò a mandare via l’inquietudine e la malinconia. Accese la candela e la sistemò nel candeliere di bronzo. La fiamma tenue spargeva intorno una luce riposante e fantastica. Ormai aveva vinto la lotta contro il sonno e le ombre del passato. Nella stanza immersa nel silenzio, l’unica reale presenza era la sua e quella di una musica che mi pareva riconoscere. Ora che il tempo si era fermato, svuotandosi di ogni sorta di suono e di voce, cominciai, per la prima volta, a percepire i battiti del suo cuore e capii che qualcosa stava accadendo; stavo per entrare in una nuova dimensione e da quel preciso momento la mia vita non sarebbe stata più la stessa.

La musica era in realtà il Concerto per violino e orchestra di Alban Berg che reca già nel titolo un qualcosa che mi fece venire i brividi: “In memoria di un angelo”. L’angelo è Marion Gropius, figlia di Alma Mahler e Walter Gropius morta a soli 18 anni di poliomielite. Berg era intento alla composizione del Concerto senza eccessiva convinzione, ma quel tragico evento lo colpì profondamente e la composizione finì con l’assumere quasi il carattere di un requiem in memoria della scomparsa. Berg non ascoltò la prima di questa pagina (il 19 marzo 1936) nata evidentemente sotto il segno della morte, difatti morì in seguito all’infezione causata da una puntura di insetto il 24 dicembre 1935. Il fascino che emanava dalla giovane donna e la sua prematura scomparsa ispirarono il compositore che dedicò il Concerto "alla memoria di un angelo". Questa vicenda suggerì a Berg anche una sorta di programma, ed è possibile leggere il Concerto da un punto di vista extramusicale; secondo Reich, nella prima parte Berg «ha tentato di tradurre in caratteri musicali i tratti caratteristici della ragazza» mentre nella seconda assistiamo alla rappresentazione della catastrofe, della morte e della trasfigurazione. Il senso della morte che si respira in queste pagine ha fatto spesso pensare al Violinkonzert come ad un Requiem personale tanto più che vi si trovano riunite le tecniche compositive, la sensibilità, e le strutture del pensiero musicale del suo autore.

Alle note di quella sinfonia vidi scendere una lacrima sulle gote d’Andrea come s’egli stesse ascoltando il requiem alla sua di morte ed improvvisamente ritornai al mio pensiero iniziale…. Cos’è la REALTA’? Vorrei darne una risposta soprattutto alla famiglia di Andrea che sembra volerla negare a tutti i costi. Nella realtà oggettiva troviamo le cose come sono effettivamente anche quelle che non ci piacciono. È proprio così che iniziamo a negare tante cose che sono scomode e che non vogliamo ammettere di vedere. Quindi crediamo solo ciò a cui vogliamo credere e vediamo solo ciò che vogliamo vedere e come lo vogliamo vedere. In poche parole mentiamo a noi stessi. Più viviamo nelle nostre realtà più ci facciamo proteggere dalle nostre bugie, dai nostri segreti. Poi cosa accade? Poi succede che questo mondo ad un certo punto diventa reale e pensiamo sia verità assoluta. A lungo andare questo poi ti porta a non sapere più riconoscere la vera verità. E così capita di avere un VERO Angelo al proprio fianco e non volersene rendere conto. Lottando contro la realtà dei fatti si diventa ciechi, rigidi, rabbiosi, poco giudiziosi, e non si sa che cosa fare, non si sa cosa combinare: si crede di fare la cosa giusta ed invece ci si sta solo complicando l’esistenza! Quando non si accetta la realtà, o non ci si accetta, si è pervasi da brutti pensieri e da emozioni negative e la consapevolezza è bassa perché le emozioni annientano la capacità di ragionare in maniera sensata! Forti emozioni escludono completamente il cervello cognitivo, la corteccia cerebrale. Basti pensare alle liti in cui si dicono parolacce di ogni genere e ai raptus di gelosia e di follia! Accettare la realtà, anche se è spiacevole, significa smettere di lamentarsi. Smetterla di lamentarsi significa cessare di avere pensieri negativi e smettere di soffrire. Soltanto smettendo di lamentarci, ci liberiamo dai pensieri e dalle sensazioni negative e recuperiamo la lucidità mentale, la calma e il senso di responsabilità che sono la base di partenza per ogni azione sensata e consapevole. Solo accettando la realtà, cioè comprendendo come stanno le cose e cambiando il vostro giudizio, può emergere la soluzione ai vostri problemi perché possiate recuperare la lucidità mentale e mettere da parte la rigidità diventando disponibili ad ascoltare i consigli di chi vi vuole bene.

Un tempo gli angeli erano ancora una componente naturale e non controversa delle concezioni religiose delle persone di fede; oggi ben pochi prestano loro attenzione. Non per questo viene meno la realtà metafisica degli intermediari tra il regno umano e quello divino, sancita dai testi sacri di tutti tempi. Durante questo periodo di cambiamento, mentre cerchiamo di evolvere come esseri umani ad uno stato più vicino alla fonte divina, gli umani angelici si risvegliano; ricordando. Vi è una nuova e più profonda comprensione di chi sono veramente e perché sono qui, tutti gli angeli di Dio si rivolgono a noi travestiti. Essere Angelo come Andrea… vero... reale… tangibile… comporta talvolta delle cadute rovinose, dei momenti dolorosissimi durante i quali lo sconforto prende il sopravvento sulla propria interiorità e l’illusione della separazione dalla Coscienza Una, ammalia la Consapevolezza come il più audace dei serpenti. Si arriva poi al punto di credere persino di aver toccato il fondo e di non poter cadere più in basso di così, ma in realtà a ben guardarsi dentro, ci si accorge che quel pozzo dentro al quale ci si è cacciati non è che il metro con il quale ci si sta giudicando: un metro capace di misurare tanto l’abisso quanto l’infinito. In virtu’ del fatto ch’egli abbia scelto di portare l’Amore al prossimo ed alla sua famiglia, riempirà quel pozzo di tutta la luce con la quale ogni singola esperienza terrena lo ha arricchito, colmandogli il cuore e permettendogli di innalzarsi al Cielo senza nemmeno la necessità di recuperare le sue ali fisiche.

Mi sussurra Andrea… quasi all’orecchio… ormai spogliatosi delle sue vesti umane: “È la dimensione che, a prima vista, sembra accomunare la povertà cristiana a quella praticata da alcuni filosofi. Rinunciare alla ricchezza per essere più liberi. In realtà, però, c’è una sostanziale differenza tra la rinuncia cristiana e quella che, per intenderci, possiamo chiamare rinuncia filosofica. Questa interpreta i beni della terra come zavorra. Come palla al piede che frena la speditezza del passo. Come catena che, obbligandoti agli schemi della sorveglianza e alle cure ansiose della custodia, ti impedisce di volare. È la povertà di Diogene, celebrata in una serie infinita di aneddoti, intrisa di sarcasmi e di autocompiacimenti, di disprezzo e di saccenteria, di disgusti raffinati e di arie magistrali. La botte è meglio di un palazzo, e il regalo più grande che il re possa fare è quello che si tolga davanti perché non impedisca la luce del sole. La rinuncia cristiana ai beni della terra, invece, pur essendo fatta in vista della libertà, non solleva la stessa libertà a valore assoluto e a idolo supremo dinanzi a cui cadere in ginocchio. Il cristiano rinuncia ai beni per essere più libero di servire. Non per essere più libero di sghignazzare: che è la forma più allucinante di potere. Ecco allora che si introduce nel discorso l’importantissima categoria del servizio, che deve essere tenuta presente da chi vuole educarsi alla povertà. Spogliarsi per lavare i piedi, come fece Gesù che, prima di quel sacramentale pediluvio fatto con le sue mani agli apostoli, depose le vesti. Chi vuol servire deve rinunciare al guardaroba. Chi desidera stare con gli ultimi, per sollecitarli a camminare alla sequela di Cristo, deve necessariamente alleggerirsi dei TIR delle sue stupide suppellettili. Chi vuol fare entrare Cristo nella sua casa, deve abbandonare l’albero, come Zaccheo, e compiere quelle conversioni verticali che si concludono inesorabilmente con la spoliazione a favore dei poveri. È la gioia, quindi, che connota la rinuncia cristiana: non il riso. La testimonianza, non l’ostentazione. Come avvenne per Francesco, innamorato pazzo di madonna Povertà. Come avvenne per i suoi seguaci, che si spogliarono non per disprezzo, ma per seguire meglio il maestro e la sua sposa”.

Poi all’improvviso comparve davanti a me quello che speravo di vedere… era davanti ai miei occhi. E non sto scherzando né facendo opera di letteratura ma semplicemente riportando a voi quello che i miei occhi hanno visto. Egli non aveva più un corpo fisico ma era tutto fatto di sola luce. Ed ecco la luce che si avvicina, accecante, ignota. Lui è davanti a me, semplicemente unico nella sua astrazione. Il viso, a tratti pallido, presenta linee definite e perfette. La fronte, più alta del normale, gli dà un’aria infantile. Le sopracciglia, curate coronano d’alloro la figura. Gli occhi, disarmanti, sembrano contenere il segreto dell’infinito, e non smetterei mai di fissarli. Lui si ferma ad un palmo dalla mia faccia. Mi blocca ciò che credo siano le mie braccia, e dice: “Che senso ha essere un angelo custode se non posso nemmeno salvare una misera anima?” Intanto si era seduto e piangeva. Io dalla sua spalla non lo perdevo di vista... E lui si lasciava andare a una consolazione misteriosa, fatta di lacrime, e non cercava di frenarsi. “Il Signore tiene conto della tua solitudine e ti ama - io gli dicevo - e vuole che tu ami gli altri come fa Lui con te. La legge è intransigente, ma Dio può agire al di là della legge”. L’Angelo rifletté, le labbra strette, e scosse la testa: non trovava soluzione al suo problema. Però gli era tornata la voglia, il gusto di lottare. “Il tuo posto è con la tua protetta”, gli ho poi detto alla fine. Lui si è avviato per uscire. Sulla porta si è fermato, vedevo una luce fargli chiaro nella mente. “Non devo lasciarla, sembrerebbe una fuga”, ha sussurrato, era l’inizio di un colloquio con se stesso. Il Custode di sua moglie Chiara non voleva più lasciarla, ed io l’ho accompagnai fuori. Avevo trovato quello che cercavo da anni, e già dovevo dirgli addio. Un frullo d’ali come un sì.
È proprio vero che a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia! E tu piccolo Angelo sei riuscito nell’impresa di realizzare un sogno! E quindi grazie grazie e ancora mille grazie per aver trasformato il mio sogno in realtà!
E lui: “Devo andare… Vado da Lei… l’hanno fatta sognare sogni non suoi… incubi… ma adesso il passato è andato via. Non c’è più. Il tornado è passato. Solo il vento dell’Est è rimasto ed io la solleverò. E poi ci sono io, veglierò ancora sui suoi sogni, in modo che nessuno la svegli”. Fece dunque un balzo e scomparve nel cielo in un bagliore di luce, lo stesso dal quale mi si era reso visibile.
Caro Andrea… tu da Angelo non puoi accontentarti di una gabbia, ricordati della luce che hai dentro, ricordati delle passioni e dei sentimenti che provi, ricordati chi sei e vedrai che persino tu capirai che sei destinato a fare grandi cose nella vita, a vivere forti passioni e provare sentimenti smisurati, sei destinato a chi vede in te quella luce che splende nei tuoi occhi e che spero vivamente non si spenga mai e che la tua famiglia possa riconoscere e tornare a vedere. Insomma, caro il mio angelo, non accontentarti di falsi surrogati perché quelle cose assomigliano all’amore tanto quanto un orso assomiglia ad una mosca (non so se rendo l’idea). Non accettare surrogati perché corri il rischio di rovinarti una vita… in questo momento stai chiudendo il tuo cuore al mondo rischiando di non vedere più una luce in fondo a questo abisso buio e cupo che è diventato il mondo di oggi. Nei miei incontri notturni con te dovuti a queste interviste ti ho sempre visto come un Angelo dalle ali bianche e lucenti, di quella luce che è in grado di accecare chi osa solo alzare gli occhi anche solo per ammirarle, ma in questo momento sembri aver dimenticato come vanno usate quelle ali e stai cadendo in un abisso. Vorrei evitare di vedere un altro angelo schiantarsi a terra e se queste mie parole avranno raggiunto il senso sperato, credimi, sarei la persona più felice del mondo.
Caro il mio Angelo Custode… ricordati come si vola e librati alto nel cielo… salva tua moglie Chiara… e Biancalaura… tua figlia.
Già è proprio vero… a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia e negarla non potrà certo cambiarla o renderla meno reale.

ALBEERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance
CAPO UFFICIO STAMPA

  • 17 April 2017
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Andrea Brusa

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