COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,MEMORIALE PRESENTATO IN TRIBUNALE ad elogio di mia moglie CHIARA

MEMORIALE PRESENTATO IN TRIBUNALE ad elogio di mia moglie CHIARA

"Che mi uccida pure, Chiara, se vuole, non mi difenderò’....non verrò mai in tribunale… non risponderò mai alla violenza e all’aggressività con aggressività…  lei può farmi di tutto... io sono un asino al suo cospetto e sono il suo valletto, che mi batta, mi caccia e faccia cencio di me"... a lei tutto è concesso.... non mi difenderò... non le farò del male...  sarò il suo scudo"... questo penso  deglutendo ma sentendomi la gola ormai riarsa per la tensione e lo spavento. “Non ho nulla da perdere, ormai”. Ho giurato a lei fedeltà eterna, a lei darò eterno amore. La verità è  che non vale la pena vivere sapendo che mia moglie  mi disprezza: sapersi non più degno del suo affetto mi fa sentire sconfitto ed annientato, e raccolgo tutto il mio coraggio per andare incontro ad una morte che mi pare certa e ineluttabile. Non esiste per me altro giudizio che quello proveniente da mia moglie. ...lei ed il Signore Dio sono la mia sola ed unica Legge. Ci sono cose di cui non posso parlare su Facebook dove scrivo giornalmente per lei ne scrivere in questa sede... ma non sono vere le paure che le hanno messo in testa o che comunque lei ritiene essere reali e se mi ascoltasse capirebbe la trappola in cui ci troviamo….si sta fidando delle persone sbagliate tra cui l’assistenza sociale. I libri scritti ed i cortometraggi sono stati realizzati a suo uso e consumo per farle capire dove stesse la verità. In ogni caso non parlerò di come ci comportassimo a casa in quanto tutto quanto è già stato relazionato puntualmente (con dovizie di particolari) e depositato da parte mia al tribunale dei Minori nelle contestazioni da me scritte di cui nessuno ancora ha preso visione. Se qualcuno è interessato che se le vada a leggere. Parlerò dunque solo del mio atteggiamento nei loro confronti in senso più lato ma comunque molto concreto. Da mia moglie  ho sempre solo “preteso” in questi anni che capisse l’essenza del rispetto  degli altri, come modo di vivere,  a dispetto della simpatia  o antipatia che si può provare  per l’uno o per l’altra persona  che si incrocia  sul proprio cammino.... ho cercato di insegnare molto tra virgolette (perché non mi sono mai posto nei suoi confronti da professore anche se lei per suoi sensi di inferiorità del tutto ingiustificati ha percepito altra cosa) il senso di appartenenza per la famiglia,  facendogli comprendere quanto sia importante collaborare ed aiutarsi reciprocamente, sapendo di poter contare sempre l’uno sull’altro, perché la famiglia è il nostro bene più prezioso. Ho sempre voluto solo che lei potesse essere orgogliosa di me, dell’uomo che ero e che sono diventato... quello di cui lei si è innamorata. Perché se potevo renderla fiera, la mia vita aveva un senso. A volte lo vista così stanca , avrei voluto poterle alleviare i pesi che si portava dentro. Perché ciò che ammiravo ed ammiro più di lei è che pensava sempre prima agli altri che a te stessa. Ne ha passate così tante nella vita, è  caduta mille volte e mille volte si è  rialzata più forte e più bella che mai. L’ho sempre ammirata infinitamente anche se a volte dicevo cose che non pensavo assolutamente. Non è vero che lei rientrava nei miei incubi ne tanto meno che era un peso… cercavo a volte solo di smuoverla e spronarla… invece lei a sua insaputa mi ha insegnato tanto  ... ho sempre ritenuto di doverle tutto. Mi ha insegnato ad essere umile, ad amare la gente, ad avere rispetto delle diversità. Mi ha trasmesso la passione per la musica e per i viaggi, mi hai trasmesso il senso della solidarietà; di quanto sia gratificante e incredibile la sensazione di aiutare il prossimo. Questa era la nostra vita insieme. Nei suoi occhi si respirava una generosità ed una nobiltà d’animo che sono perle preziose, in un mondo privo di valori e di amore. Abbiamo sin da subito desiderato entrambi diventare genitori. Se Biancalaura non fosse nata, non avrei mai saputo fino a che punto fosse possibile amare un altro essere umano. Un amore che spontaneamente spinge a mettere le esigenze di tuo figlia avanti alle tue in ogni momento della giornata, anche quando sei stanco; anche quando hai la febbre a 39; anche quando ti svegli di notte, fa freddo e vorresti startene rintanato al calduccio sotto le coperte, e invece ti alzi per controllare che la piccola non si sia scoperta; anche quando hai una fame da lupo e prima di mangiare passi un’ora a imboccarla senza fretta; anche quando vorresti fare tutt’altro e invece senti questa forza incredibilmente potente che ti manovra e ti guida istintivamente a prenderti cura di lei prima di ogni altra cosa (cose che facevo d’abitudine). Un amore che ti fa sentire che per lei potresti dare la tua vita in qualunque momento. Io l’ho desiderata la bimba (e mia moglie lo stesso) con tutto me stesso perché per me è il massimo del raggiungimento per un essere umano avere un figlio, è lo scopo principe. E’ il frutto di un amore, in questo caso quello tra me e Chiara. L’ho desiderata da sempre, e dico desiderata e non voluta. "Desiderare" qualcosa è diverso dall’ "avere voglia" di qualcosa: il desiderio ha a che fare con la dimensione inconscia, profonda, mentre la voglia è un meccanismo comandato dall’esterno, più superficiale. Può succedere di ricercare la paternità non per un desiderio profondo, intimo, dettato da un percorso e una crescita personale, ma per un processo imitativo, più un condizionamento esterno che un sentimento vero e proprio. Ma per me non fu assolutamente così. Io l’ho a tal punto desiderata da farle la cameretta 3 anni prima quando già le compravo i giochi, dei libri, e una completa videoteca di cartoni animati della Disney. E questo mia moglie lo diceva a tutti. Sono stato per mia figlia una seconda madre ricoprendo egregiamente il doppio ruolo.... e mia moglie ne era orgogliosa. Io sono sempre stato con lei una persona positiva che anche nelle avversità non si abbatte, se non per brevi momenti, vede sempre il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto. Chiara sembra proprio non avere ne visto ne ascoltato nulla di quello che facevo o dicevo loro. A volte recitavo con lei la parte dello scocciato… e lo faceva così bene che lei non si è mai accorta che fingessi (avrei voluto dirglielo ma se ne è andata prima di darmene l’opportunità) Ma se così non fosse anche in questa situazione per me tremenda, dove sembra che quasi Chiara mi lascerebbe morire piuttosto che aiutarmi, mi arrenderei mentre continuo e continuerò strenuamente a lottare perché il nostro amore trionfi e questo non è un atteggiamento da persona negativa. Credo solo che ci sia tanta confusione nella testa di Chiara e tanti equivoci da risolvere. Ho sempre insegnato a mia moglie ad apprezzare la vita e ad essere grati di svegliarsi la mattina senza mai dare nulla per scontato perché tutto può finire da un momento all’altro (tutte le nostre "liti " vertevano proprio su questo e glielo dicevo proprio ultimamente e mi arrabbiavo che lei trascorresse le sue giornate a crogiolarsi nelle sue frustrazioni). Insegnavo a Chiara ad essere grata per quello che già aveva senza pensare a quello che avrebbe potuto avere, le facevo l’esempio della bimba che già di per se avrebbe dovuto rendere Chiara una persona felice, ma a lei sembrava più interessare la sua realizzazione personale. Passavo le serate a parlargliene. Le dicevo di essere grata per la casa (che poche persone a 30 anni hanno come la nostra), il lavoro ma soprattutto la famiglia. Le ho sempre detto che l’onestà è la migliore politica e di non mentire mai a nessuno in quanto non esistono bugie grandi e bugie piccole, bensì solo bugie, e queste non vanno dette (quante liti quando mi accorgevo che mentiva!). Lo insegnavo naturalmente anche a Biancalaura. Le insegnavo il significato profondo del sacramento del matrimonio NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE. In una lettera poi pubblicata su Facebook in cui esplicitavo le sofferenze di mia moglie dimostrando non solo di comprenderla ma di compenetrarla, ben si capisce quanto io sia stato positivo. Dicevo in questa lettera a Chiara di trovare sempre il lato positivo delle cose in ogni situazione poiché (cito a memoria perché non posso accedere a Facebook in quanto me l’hanno bloccato, proprio a me che non ci andavo da anni e dicevo a Chiara di non perderci tempo) TUTTO ACCADE PER UNA RAGIONE, ED IL LEGNO FORTE NON CRESCE NEGLI AGI - che se la vada a rileggere, ed io sono sempre stato di una coerenza schiacciante, Chiara me lo ha sempre riconosciuto. Ho amato Chiara incondizionatamente e così pure la bimba senza mettere limitazioni al mio amore per lei. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità ammettendo i miei errori. Ho sempre insegnato a Chiara ad apprezzare la vita senza mai dare nulla di scontato (glielo dicevo proprio ultimamente). Poi si dicevo a volte che la vita era una MERDA ma era più una tiritera goliardica che altro. Le specificavo anche che a me per abitudine e filosofia di vita i problemi non entrano mai al mio interno mentre lei sembrava somatizzare molto. Ho sempre cercato di sfruttare al massimo ogni ora del giorno vivendo ogni secondo come fosse l’ultimo e a Chiara a questo riguardo facevo sempre l’esempio della poesia di Kipling "SE" dedicata al figlio. Ho sempre accettato gli altri per quello che sono (mentre mia moglie ha più volte cercato di cambiarmi ed pur di stare con lei ho sempre acconsentito, seppur a volte brontolando, cosa che ora non farei più - e questo l’avevo anche fatto presente alla Magosso nel corso della visita domiciliare). Ho sempre rispettato tutti trattato gli altri con spirito generoso. Li ho aiutati senza mai cercare di cambiarli così pure per Chiara, addirittura non avrei voluto neppure che mia moglie camminasse come le altre donne PERCHÉ I SUOI TRIPODI FANNO PARTE DI LEI ED IO LI AMO, glielo sempre detto. Non sono mai caduto nei fatti in autocommiserazione (mentre Chiara lo faceva d’abitudine) infatti seppure mi lamentavo a volte non appena mi si presentava una nuova sfida mi attivavo sempre al fine di trovare una soluzione (Chiara diceva che TU HAI BISOGNO SEMPRE DI NUOVE SFIDE DA AFFRONTARE - un atteggiamento che per ammissione di Chiara stessa non è riconducibile ad una persona negativa). Diceva che ero L’UOMO DALLE MILLE RISORSE. Ho sempre amato i piaceri della vita anche se ultimamente non per colpa mia ma della situazione creatasi ce ne concedevamo ben pochi. E non ho mai considerato il lavoro qualcosa di importante bensì solo un mezzo per poter vivere, volevo LAVORARE PER VIVERE E NON VIVERE PER LAVORARE. A volte dicevo apparentemente il contrario ma Chiara sapeva che nella realtà io per la mia famiglia mettevo tutto da parte. E poi quando parlavo di lavoro credo che Chiara non capisse, il mio lavoro è uno stato dell’anima non un lavoro impiegatizio, quindi quando ne parlavo in realtà PARALAVO DI ME. Quado dicevo faccio quello che sono e sono quello che faccio altro non voleva dire che IO SONO ANDREA, ACCETTATEMI PER COME SONO! Ho sempre saputo ridere di me stesso riconoscendo di non essere perfetto, ed ho sempre cercato di trovare il lato positivo delle cose nel limite del possibile. La bimba non faceva tutto quello che volevo, non sono mai stato per lei un despota, io per lei ero si una figura autorevole, ma questa autorevolezza me l’ero guadagnata semplicemente accudendola in tutto e per tutto fino dal momento della nascita, tant’è che la bimba mi chiamava MIMMI che è una via di mezzo tra mamma e papà. Chiara è sempre stata "gelosa" di questo tipo di rapporto che tutti del resto mi invidiavano, ed io ho sempre cercato di rassicurarla sul suo ruolo di madre. Le dicevo che quello che facevo io era si importante ma che il mio ruolo per quello che riguardavano le cose pratiche avrebbe potuto assolverlo anche un baby sitter mentre impartire l’educazione è un qualcosa che può fare solo un genitore.  A mia moglie invece ho sempre detto che nessuno sa meglio di lei di cosa ha bisogno e cosa vuole veramente dalla vita. Le ho sempre consigliato di seguire il suo istinto, il cuore; certo è sempre giusto, in alcuni casi, ascoltare i consigli di amici, famigliari o professionisti ma alla fine bisognerebbe sempre decidere in base alle proprie intuizioni. Andare contro le proprie intuizioni è come rinnegare la propria natura; il fatto di assecondarle, invece, ci rende delle persone felici e completamente appagate. A mia moglie dicevo: "Segui, quindi, sempre il tuo cuore e fai solo ciò che è meglio per te. Solo in questo modo puoi vivere una vita al massimo e, soprattutto, alle tue condizioni". Il che di per sé già non mi sembra che sia un pensiero che possa uscire da una personalità prevaricatrice come mi si vorrebbe ingiustamente far passare. Parlavo di continuo a mia moglie sull’importanza che lei esprimesse sempre la sua personalità senza paura dei giudizi altrui. Ed aggiungevo che molte persone cercano in tutti i modi possibili di imitare qualcuno, un conoscente, un amico, un famigliare o peggio ancora un personaggio popolare. Questo perché è certamente più facile copiare gli altri piuttosto che lavorare sullo sviluppo e sull’affermazione della propria personalità. Quando si cerca di imitare qualcuno, non solo si perde un enorme quantità di tempo, ma i risultati che si ottengono sono solo delusione e frustrazione per non riuscire ad essere come vorremmo al 100%. "Esprimi te stessa in ogni occasione (dicevo a Chiara), esprimi il tuo talento, la tua creatività e non rifugiarti in una personalità che non ti appartiene cercando di essere ciò che in realtà non sei. Allo stesso modo esprimi orgogliosamente anche le tue debolezze e le tua vulnerabilità. L’infelicità, la depressione e la mancanza di motivazione sono tutte conseguenze di una personalità repressa. Il giudizio altrui a volte può pesare come un macigno. Quando scegli una strada, quella che ritieni più giusta per te, le opinioni altrui contano poco se non assolutamente niente. Per essere se stessi è importante credere nelle proprie scelte e non lasciare mai la strada intrapresa soltanto per non deludere le persone che ci stanno vicino. Sii sicura di te, delle tue capacità e del tuo talento e abbandona tutte le insicurezze che gli altri ti trasmettono. Sii orgogliosa di ciò che sei e del cammino che stai percorrendo. Solo questo ti permette di vivere bene senza avere il peso opprimente di cosa gli altri penseranno di te". E lei si domandava quale talento avesse!! E poi ancora quante volte le avrò ripetuto: Pensa con la tua testa! Sii sincera! Per essere se stessi non bisogna mai tradire i propri pensieri ma, al contrario, esprimerli sempre liberamente e con la massima onestà. Questo vuol dire essere sempre sinceri nelle proprie esternazioni e non nascondersi mai dietro la menzogna per apparire più belli agli occhi degli altri. La sincerità viene sempre apprezzata. Non aver paura di essere te stessa nel dire quello che pensi anche quando gli altri possono andarti contro. Essere sinceri con gli altri è fondamentale ma esserlo con sé stessi è ancora più importante. Cerca di essere sempre obiettiva e realistica in ciò che fai e pensi. Difficile dire che io possa imporre a mia moglie qualcosa, evidentemente non mi ascoltava, ma io le dicevo Siamo stati davvero dei genitori modello … orgogliosi e fieri di crescerci la bimba da soli…e la bimba cresceva meravigliosamente bene grazie anche a Chiara. Hanno scritto al tempo anche degli articoli su di noi. il mio modo di educare la bimba era ed è all’insegna dell’amore e del rispetto.  Per essere ottimi genitori basta veramente poco o, se vogliamo, veramente molto: basta amare i propri figli. Io credo che non sia molto quello che serve per essere un buon genitore, ma che sia tanto complicato e complesso trovare padri e madri all’altezza del loro compito, della loro missione. Sto dicendo che amare è qualcosa che si impara a fare e che molti, la maggior parte purtroppo, non impara mai nella propria. Si crede che per essere genitori sia necessario saper dosare i premi e le punizioni, che si debba saper imporre una certa disciplina, che si debba ottenere obbedienza e rispetto dai propri figli, che li si debba educare a rispettare regole e norme per vivere nella nostra società adattandosi nel modo migliore. Si dà priorità all’educazione, alla conoscenza, al dovere e si perde di vista ciò che veramente dovrebbe essere lo scopo di ogni genitore: amare i propri figli.Amare vuol dire comprendere, accettare, rispettare, ascoltare, apprezzare, incoraggiare, perdonare, essere sinceri e onesti, essere umili, generosi. Sembra così scontato eppure è così raro vedere dei genitori che sanno amare i propri figli. Essere genitore significa cercare sempre di comprendere i figli, nei capricci, nelle “fisse” del momento, nelle difficoltà che hanno. Comprendere e ascoltare significa non imporgli di essere chi crediamo sia meglio per loro diventare ma lasciarli liberi di esprimere se stessi. Significa non pretendere che ci diano soddisfazioni (a scuola, nello sport, nelle relazioni o in qualsiasi altro campo) ma aiutarli ad essere felici e liberi. Significa insegnare loro a pensare con la propria testa, ad essere liberi e sicuri di sé, ad amare.Essere genitori comporta la nostra capacità di perdonare gli sbagli che commettono, di rispettare la loro unicità e non considerarli, a qualunque età, incompleti, incapaci o semplicemente inferiori. Avere fiducia in loro, credere nelle loro capacità e dimostrarlo con il nostro comportamento. Essere genitori esige da noi l’impegno ad amare incondizionatamente e senza alcuna pretesa, ad essere sinceri con loro senza ingannare, mentire o manipolare, comprendendo che i bambini hanno spesso più comprensione, sensibilità e intuito di quasi tutti gli adulti. Essere genitori significa amare i propri figli: non umiliarli, non prevaricarli con la forza, Non costringerli a fare quello che diciamo noi solo perché lo diciamo noi, comportarci con loro come vogliamo che loro si comportino con noi, non sminuirli oppure offenderli, non perdere la pazienza con loro, cercare sempre di comprendere e rispettare le loro idee, anche se non le condividiamo. Essere genitori esige che impariamo ad amare e questo significa, come minimo, comportarci con loro così come noi vorremmo venire trattai dagli altri. L’amore basta per essere genitori perfetti, ovvero capaci di amare e insegnare ad amare. Qualsiasi manuale possa dare consigli, trucchi, strumenti per diventare buoni genitori è un fallimento se non siamo capaci di amare i nostri figli in modo autentico. Così come confondiamo spessissimo l’amore con il bisogno, altrettanto crediamo che per essere genitori basti avere figli ubbidienti e disciplinati. Molti ci dicono che l’amore non basta, ma costoro non sanno nulla dell’amore. Per essere genitori basta  semplicemente imparare ad amare. Ed io ho sempre messo in pratica tutto quanto ho appe  na detto nella quotidianità.... ma devo dire che senza mia moglie anche assolvere il ruolo di madre in seconda non mi sarebbe stato possibile. ... per questo non finirò mai di ringraziarla per avermi sempre sostenuto ... non sono perfetto ma ho dei valori.
Quello che ho scritto non l’ho copiato ma e’ stato il frutto di riflessioni maturate in molteplici discussioni avute con mia moglie dove lei diceva "tu sembri aver avuto un sacco di figli prima di Biancalaura per quanto ne sai e sei capace".

P.S. Il gioco è diventato molto pesante. È chiaro che se mi si mette di fronte ad una scelta dicendomi "chi butto giù dalla torre? Tua moglie o tua figlia?".... Chiaro.... io scelgo di buttare me stesso. Non vedrò mia figlia  se non con mia moglie al mio fianco il giorno che sarà tornata da me. Io per loro sono sempre stato  e SONO PRONTO A MORIRE! Chiara lo ha SEMPRE saputo.

  • 28 February 2016
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Andrea Brusa

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