COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 14/03/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - ANIME GEMELLE – Un amore fatto di carne e lacrime

PUBBLICATO IL 14/03/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - ANIME GEMELLE – Un amore fatto di carne e lacrime

PARTE 1 - 2 e 3
PUBBLICATO OGGI 14/03/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

ANIME GEMELLE – Un amore fatto di carne e lacrime

Si parla spesso di anime gemelle nella letteratura sulle vite precedenti e generalmente si immaginano come esempi di amore perfetto, che continua vita dopo vita in una sorta di fiaba infinita. Anche se può in taluni casi essere così, nella realtà è più probabile che l’incontro con una ‘anima gemella’ sia per noi una sfida difficile e faticosa che non una meravigliosa passeggiata mano nella mano. Ecco la storia vera di un Angelo Custode incarnato di nome Andrea e della sua anima gemella Chiara.

La connessione tra anime gemelle è una triade che implica lo spirito divino. Cioè tutto. Due persone connesse nell’anima sono connesse a Dio. La connessione spirituale tra anime gemelle è intensa e profonda. Molti possono far esperienza, sia coscientemente o in stato di sogno, di un sentimento di connessione nella forma di una matrice bianco-dorata tessuta di luce, poiché questa connessione continua ad esistere in varie dimensioni e frequenze, al di là dei regni della dualità. Le anime gemelle potrebbero non essere unite fisicamente qui sulla terra. La relazione potrebbe perdurare per molte vite soltanto a livello spirituale, mentre uno o entrambi possono vivere fisicamente con un’altra anima in accordo karmico. Essi potrebbero non stare insieme in questa dimensione ma non sono mai stati veramente separati. Soltanto quando le due metà originali del raggio gemello divengono forti colonne, ognuna in sé stesse, quando entrambe hanno guarito sanato e risolto il loro legami karmici nella vita presente, possono infine unirsi per adempiere la loro finalità divina. Il respiro di Dio è la forza dell’azione divina. La riunione dei custodi della Fiamma è in definitiva l’unificazione o personificazione della trinità: le due fiamme e la Coscienza Cristica. Questa è l’ultima meta. La riunione con la nostra metà per creare ed amplificare l’intonazione armonica di compimento ed essere al servizio di tutte le sorgenti di divinità e pura luce.

Ed è così che quando uno scrittore si innamora di te, diventi immortale. Ma quando lo scrittore in questione si chiama Andrea Brusa e si innamora di te, tu sua anima gemella diventi l’involontaria ispirazione di un enorme caos d’inchiostro. Diventi tutte le nove muse in un solo istante, le parole di una melodia, le sillabe di un pentametro giambico, la trama di una fantastica avventura. Un giorno o sua amata leggerai le sue parole e ti ritroverai li, intrappolata tra quelle pagine. “Credete nei vostri sogni sempre” – sostiene lo scrittore. “Sentiteli vostri, non fatevi abbattere dalle difficoltà, andate avanti spediti e quel giorno – il vostro giorno – arriva di sicuro”. Diceva GANDHY: “La trappola più subdola nella quale spesso cadiamo senza accorgercene, come fosse un oblio, è quella per cui siamo abituati a vedere le cose in funzione degli altri e non di noi stessi!! Cercate di dare valore a ciò che lo merita! La libertà! Il rispetto! L’amore! L’affetto! I sogni!! Riempitevi di sogni!! Non smettete mai di sognare e di avere curiosità e voglia di giocare. Ciò vale per qualunque età voi abbiate! La vita a volte finisce senza che si abbiano capito queste cose. O quando le si hanno capite, ci si accorge che è troppo tardi. Fate del bene, difendete la vostra personalità e non distruggete quella di chi vi sta vicino, specie se siete genitori. E state sicuri che rispettando il prossimo, questi tornerà da voi, seguirà i vostri consigli e riporrà in voi la sua fiducia! Pensate a quanto vale la fiducia oggi! Oggi la fiducia non ha prezzo!”

Ebbene, se volessimo dare un volto alla catastrofe interna dello scrittore Andrea Brusa, il Poeta/Angelo - che per la realizzazione dei suoi sogni sta donando letteralmente la sua vita - le stesse parole di Edvard Munch potrebbero fornirne la rappresentazione più autentica. «La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri, sul perché ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perché sono stato gettato nel mondo senza potere scegliere. Ho dovuto seguire un sentiero lungo un precipizio, una voragine senza fondo. Ho dovuto saltare da una pietra all’altra. Qualche volta ho lasciato il sentiero per buttarmi nel vortice della vita. Ma sempre sono dovuto ritornare su questo sentiero sul ciglio di un precipizio.» Ed in effetti Andrea Brusa non cessa mai di sentirsi misteriosamente colpevole, perseguitato dai propri spettri. E nei suoi libri in effetti così come nelle sue oltre 40000 lettere alla moglie Chiara non fa altro che “scrivere” e “riscrivere” la sua vita: un’autobiografia dell’anima per immagini, o meglio un’anatomia delle catastrofi del suo Io, imprudente nell’intensità, provocante nei mezzi. Un uomo deprivato con violenza, saccheggiato come se fosse una banca, anche se di ricco aveva ben poco. Andrea Brusa nel corso della mia intervista era seduto con le gambe incrociate e lo sguardo che andava oltre le pareti bianche di quella sala d’aspetto della metropolitana leggera di Torino in cui si trovava. Gli occhi erano un po’ gonfi e arrossati. Come sempre aveva avuto la forza di trascinarsi fuori dai suoi incubi e ora giaceva là, il corpo minuto avvolto in abito logori e lacrime salate che gli bagnavano le guance per poi morire assorbite dal tessuto. La pioggia iniziò a battere persistente. Scendeva pian piano, il suo andamento e il tintinnio facevano da sottofondo alle sue lacrime. Le ore senza sonno erano evidenti sul suo volto e ancor più nei suoi occhi. Nessuno nei corridoi osava dirgli niente, alcuni si limitavano ad indicarlo per poi sparlare di lui al loro vicino o fissarlo come se fosse “qualcosa” di anormale che si aggirava per la città respirando la loro stessa aria. Come se fosse proprietà privata… Alcuni si coprivano la bocca come se puzzasse. Lui abbassava lo sguardo fino a raggiungere con gli occhi neri ombreggiati dalle lunghe ciglia, le sue scarpe consumate. Ripenso all’immagine distrutta dello scrittore e mi viene in mente la storia di Peter Pan in cui si legge a un certo punto che i bimbi perduti “Sono i bambini che cadono dalle carrozzine non appena le bambinaie guardano da un’altra parte. Se nessuno li reclama, dopo sette giorni partono per l’isola e non torneranno più”. In realtà questa isola è definita dall’autore del romanzo, James Barrie, “l’isola-che-non-c’è”, conferendole così un senso di mistero e di inquietudine. E nell’“isola-che-non-c’è”, narra sempre la storia, è vietato pronunciare la parola “mamma” perché solo il suo suono richiamerebbe un senso di vuoto, attiverebbe un dolore impensabile che devasterebbe la mente impedendole di controllare gli attacchi di Capitano Uncino e di far fronte al “grande coccodrillo”, personaggio primordiale che, con la sveglia nella pancia, segna inesorabilmente lo scandire del tempo. L’“isola-che-non-c’è” sembra proprio rappresentare il “non posto”, cioè il non sapere dove stare, il sentirsi a disagio e stranieri in qualsiasi parte ci si trovi, senza il conforto di una casa-rifugio, senza ancoraggio a un porto sicuro. L’“isola-che-non-c’è” simbolizza anche il vuoto dell’anima e la sensazione di tristezza infinita quando si percepisce inesorabilmente persa la madre reale, ma soprattutto “la madre interna”, cioè quella possibilità di farsi compagnia anche stando da soli, quella sensazione di pace e di stare bene con se stessi che fornisce un senso di sicurezza e di stabilità. La pienezza interiore permette di essere in grado di orientarsi nei propri percorsi, di avere fiducia nella vita, di trovare appoggi a cui aggrapparsi, tutte situazioni positive indispensabili per vivere. L’isola-che-non-c’è nel caso dello scrittore Andrea Brusa è rappresentata da sua moglie Chiara, amatissima, e sua figlia Biancalaura.

Gli autori spirituali come lo scrittore sono convinti a ragione che la preghiera possa divenire continua in senso perfetto solo quando essa appare come uno «stato imperturbabile del cuore». Solo allora si sarà esenti dalle distrazioni, si potrà tornare alla vita di ogni giorno e subire le tante e diverse impressioni del mondo. Grazie all’atteggiamento del proprio cuore, infatti, tutto ciò che si vede, si sente e si pensa verrà trasformato in preghiera. Nella mia esperienza personale la preghiera è, e deve essere in ultima analisi, un’esperienza diretta e personale, il logico punto di partenza sarà la mia esperienza personale di giornalista ed il mio vissuto della preghiera che è stato ricco, drammatico, e fondamentale. Da bambino, più o meno dai tre ai sei anni, vivevo simultaneamente in due mondi: quello fisico della materia e quello spirituale. Avevo quindi accesso ai mondi interiori di luce, in genere inaccessibili alla maggior parte delle persone che come dice l’antico mito greco “hanno bevuto le acque del fiume Lete, le acque dell’oblio, quando le loro anime si sono incarnate in un corpo fisico”. Praticamente questo voleva dire che io sapevo benissimo, dalla mia esperienza diretta che, tra l’altro ero convinto tutti avessero, che il mondo fisico non è altro che la manifestazione, l’effetto, di un altro mondo causale, quello spirituale, molto più "reale", del resto. Dapprima parlavo apertamente di queste mie esperienze, fino a quando capii che queste erano del tutto mie particolari, non condivise dagli altri i quali, invece erano convinti io fossi “matto”, “esaltato” o afflitto da allucinazioni e problemi psicologici.

Quando una persona, pur avendo fatto tutto il possibile si accorge che nulla più funziona, quando la speranza e la voglia di vivere sembrano spegnersi, quando tutti i rimedi e le terapie non danno più risultati, allora rimane sempre un’ultima cosa che si può fare: pregare con tutto il nostro essere (cuore, mente ed anima) per passare dalla dimensione orizzontale a quella verticale. Se non altro, la preghiera porterà allora la pace, la serenità, l’accettazione della propria condizione e del suo sviluppo, con la fede che tutto quello che succede non è invano o frutto della cattiva sorte, ma ha un significato ed uno scopo che un giorno potremo scoprire e che ci renderanno migliori di quello che siamo ora. Forse ancora più importante, è capire che non esiste la nostra fine in quanto il nostro essere non può finire; esiste solo la Vita e la morte non è altro che un “passaggio” ad un’altra dimensione dove la Vita continua e può essere molto più armoniosa e gradevole di quanto lo fosse nel mondo fisico.

Questa dello scrittore è una storia triste… è la storia di un Angelo Custode, un VERO Angelo, mandato ad una ragazza bellissima di nome Chiara. “Se ti strappi le ali diventerai come gli uomini” - gli avevano detto – “ma è un dolore troppo grande da sopportare". Quello che lui non poteva sopportare più era invece l’impossibilità di dichiarare il suo amore a Chiara. Così un giorno prese la decisione terribile: legò una corda alla finestra del palazzo dove lei viveva, se la annodò attorno alle ali e si lasciò cadere giù... una, due, tre volte... ogni volta un dolore lancinante che quasi lo faceva svenire, ma alla fine quelle odiate ali si staccarono e cadde in strada, uomo tra gli uomini. Quello che Andrea Brusa non sapeva però era che le ali degli angeli non sono attaccate alle spalle, ma direttamente al cuore: lo strappo era stato troppo violento, le forze gli venivano meno e capì che gli restavano solo pochi minuti di vita. Qui finisce la storia di quell’angelo che incontrò un amore più grande della sua stessa vita, di quel che è successo dopo non si sa nulla, e forse non è questa la fine di tutto... Quel che sappiamo con certezza è che tutti noi abbiamo un angelo che ci accompagna e che ci vuole bene senza farsi vedere, che ci ama così, semplicemente... da lontano… proprio come lo scrittore. Ma ciò che mi sorprese dell’autore Andrea Brusa in questo ennesimo incontro, fu il modo in cui mi parlò, era come se mi conoscesse da sempre, e non mi stupì tanto la frase “se non ci fossi stato io te la saresti cavata da solo ugualmente”, dopo che lo ringraziai di cuore. In realtà non sarebbe stata la prima volta. Tuttavia, ancora oggi non riesco a spiegami come quella brava persona mi sia sparita praticamente davanti. Avete presente le candid camera? Tipo uno di quei giochi di “prestigio” dove qualcuno appare e scompare nel nulla, magari al posto di un cespuglio o un bidone? Mi è accaduta una cosa del genere, alle 4:30 del mattino, in pieno inverno. Ci ritrovammo in una strada chiusa (senza uscita) quindi l’unico modo per uscirne era quello di tornare indietro e percorrere almeno una cinquantina di metri prima di girare l’angolo. Ora, mentre lo stavo ringraziando mi sono girato un attimo giusto per recuperare una cosa dall’auto e come mi sono rigirato per stringergli la mano, non c’era più. So quello che state pensando, “e ma chissà quanto ci avrai messo per recuperare questa cosa...”, forse 1 minuto? E in un minuto lui ha percorso 50 metri? La storia andrebbe raccontata per bene, ma rischierei di annoiarvi quindi accontentatevi di sapere che probabilmente ho assistito ad un intervento poco umano, visto che al giorno d’oggi le persone ti lasciano morire (in pieno giorno) per strada quasi nella totale indifferenza, figuriamoci a quell’ora del mattino. Io so di avere incontrato un vero Angelo anche se nessuno mi crederà… - tanto più che l’unica persona che sarebbe necessario ne diventi consapevole dovrebbe essere sua moglie Chiara… ed in ogni caso, angelo custode o meno, persone che si prestano in quel modo, in giro se ne vedono davvero poche. L’essere umano soprattutto in questi ultimi anni sembra essersi trasformato in un pezzo di ghiaccio privo di sensibilità, o forse è solo codardia.

È un dato di fatto che gli Angeli siano oggi tornati nel mondo, dopo almeno 500 anni di latitanza. Chiamati a gran voce dal nostro bisogno, gli Angeli dunque sono tornati, per essere, prima di ogni altra cosa i “custodi della nostra unicità”. Vorrei poter aiutare lo scrittore per far si che sua moglie sappia la verità… ma non so come fare.

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance
CAPO UFFICIO STAMPA

  • 14 March 2017
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!