COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO OGGI 28/02/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/  Quando il pane non basta per vivere

PUBBLICATO OGGI 28/02/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ Quando il pane non basta per vivere

PARTE 1 - 2 e 3
PUBBLICATO OGGI 28/02/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

Quando il pane non basta per vivere

Gli sforzi dei veri poeti sono stati e saranno sempre, nel nostro tempo come in quello a venire, essenzialmente gli stessi - richiamare gli uomini dalle loro deviazioni testarde e dalle loro malsane astrazioni alla divina media, senza prezzo, originale e concreta. Una chiacchierata con l’autore e poeta Andrea Brusa.

Whitman scrisse: «La tormenta di ghiaccio [quell’inverno] di solito non causava eccessivi danni. Vero; qualche linea elettrica cadeva e aumentavano improvvisamente gli incidenti sulle autostrade… Normalmente il grosso noce avrebbe sopportato facilmente il peso della neve che gravava sui suoi rami, ma fu il cuneo di ferro nel suo cuore a causare il danno. La storia del cuneo di ferro cominciò alcuni anni prima, quando il contadino, [che adesso abitava nella proprietà dove si trovava il cuneo] ormai incanutito dagli anni, era ancora un ragazzo che lavorava nella fattoria del padre. La segheria solo recentemente era stata trasferita dalla valle, e i contadini continuavano a trovare qua e là vecchi arnesi e parti di attrezzature. Quel particolare giorno il ragazzo aveva trovato nei pascoli a sud un pesante cuneo da spaccalegna, lungo più di trenta centimetri, con la testa allargata dai possenti colpi di mazza. [Un cuneo per abbattere gli alberi, che è inserito nel taglio fatto con una sega e poi è colpito con una mazza per allargare la spaccatura]. Poiché era già tardi per la cena, il ragazzo pose il cuneo… tra i rami del giovane noce che suo padre aveva piantato nelle vicinanze del cancello principale. Avrebbe portato il cuneo nella legnaia subito dopo la cena, o quando si fosse trovato di nuovo a passare di lì. Intendeva veramente farlo, ma non lo fece. Il cuneo era là tra i rami, stretto da ogni parte, quando il ragazzo era ormai diventato un giovanotto. Era là, irrimediabilmente incastrato nel legno, quando si sposò e cominciò a mandare avanti la fattoria di suo padre. Era quasi ricoperto il giorno in cui gli operai addetti alla mietitura consumarono il pranzo all’ombra dell’albero… Infisso profondamente e ricoperto, il cuneo era ancora nell’albero quando venne la tormenta di neve invernale. Nel freddo silenzio di quel gelido inverno… uno dei tre rami principali dell’albero si spaccò dal tronco e cadde a terra. Ciò sbilanciò l’albero, così anche gli altri rami si spaccarono e caddero. Quando la bufera cessò, non rimase un ramoscello di quello che era una volta un maestoso albero. Il mattino dopo il contadino andò sul posto, dispiaciuto per la perdita… Poi i suoi occhi caddero su un oggetto che emergeva dal ceppo. ‹Il cuneo che trovai nei pascoli a sud›, mormorò, rimproverandosi. Immediatamente si rese conto del motivo della caduta dell’albero. La presenza del cuneo infisso nel tronco aveva impedito alle fibre di unirsi come avrebbero dovuto».

Ebbene tutto ciò mi porta a parlare d’inferno... e mi sembra già di sentire ghignetti sardonici, o certi squaccherati sghignazzamenti ed ancora i giudizi sprezzanti e disinvolti di tutti i.… superuomini arrivati. Fortunati loro! Santi e beati, però, ci dicono che non c’è niente da ridere. Al convincimento che il regno degli inferi sia una favola, un’invenzione di anime tristi che, con più o meno consapevolezza, ammorbano l’aria con queste loro fantasie mefitiche. Intendiamoci: Dio non ha creato l’Inferno. L’Inferno è il risultato del peccato. Subito, dalla creazione del mondo, gli angeli disubbidienti, guidati dal Diavolo, con la loro cattiveria hanno creato l’Inferno. All’Inferno il peccatore si conduce da solo, rifiutando Dio e il suo amore, godendo il veleno del peccato. Si tratta di persone che assomigliano a degli ubriachi che con il loro comportamento si portano alla distruzione morale e fisica. Come l’alcool gradualmente trasforma l’uomo in una bestia, così il peccato trasforma l’uomo nel diavolo.

Sull’inferno purtroppo oggi forse si scherza troppo: fioriscono barzellette e battute che, per lo più, tendono appunto a svuotare di significato una realtà ritenuta fantasia e creazione di preti e di gente triste. Come si può oggi - dicono tanti - parlare ancora d’inferno, nell’era della tecnica onnipotente e di conquiste quasi incredibili? Ma, sia detto a scanso di equivoci: lazzi e sorrisetti ironici e altre cose del genere, non devono impressionare troppo, perché alla verità non si perviene con negazioni idiote e ironie stupide. Se tutto il mondo arrivasse alla pazzia di affermare che il sole è un’illusione, non per questo il sole cesserebbe di essere. La verità è indistruttibile ed eterna come Dio, e l’inferno è una realtà di ragione e di rivelazione, che niente e nessuno, nonostante i tanti interrogativi che solleva, potrà vanificare. È vero, molti - e sono soprattutto agnostici, razionalisti e materialisti e uomini dalla dubbia condotta - non credono all’inferno, adducendo ragioni su ragioni che non provano niente. L’inferno - dicono molti di loro - è qui sulla Terra. Ed è proprio di questo fantomatico regno delle tenebre che parla l’ultimo libro LA VIA DEI MIRACOLI dell’autore Andrea Brusa. Un vero e proprio viaggio nell’inferno raccontato da chi c’è stato. Un morto tra i vivi… ma è proprio a questi come lui “morti” invano agli occhi del mondo indifferente, ma sacrificatesi per una giusta causa - che un giorno lo stesso mondo commemorerà - che il protagonista innalza nel libro o, ancora una volta, diario di viaggio. La raccolta è un vero inno a chi combatte per i propri ideali e resiste. A chi come lui, Angelo Custode sulla terra…. lotta per poter essere accettato in quanto tale. Possiamo noi essere sempre degli esempi nella nostra casa e fedeli nell’osservare tutti i comandamenti, non serbando mai cunei nascosti come quello del racconto di Whitman, ma ricordandoci piuttosto l’ammonimento del Salvatore: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Dice l’autore: “Soffro la cosa peggiore che può capitare: mia figlia mi è stata portata via e per poco più di 2 anni non ho potuto dormire. Piango e piango, fino alle prime luci dell’alba”, dichiara l’autore di successo Andrea Brusa disperato per la perdita delle due donne più importanti della sua vita: sua moglie e sua figlia. E prosegue: “Vivere all’aperto è dura, è una strada aspra, fatta di asfalto che profuma a volte di paura e terrore: vivo alla giornata, sono fatalista. Quando cala la notte è il momento più difficoltoso, a volte le tenebre ti avvolgono per cui l’anima contagiata non vede più nulla, ed un parco o una sala d’attesa di una stazione metropolitana diventano come per magia la mia stanza da letto dove sogno sempre di essere a casa con la mia famiglia. È sbagliato pensare che una persona agisca per veder sorridere gli altri e basta. In realtà il mio (e non solo il mio) è pure egoismo. Nel senso positivo del termine, però. Intendo… mi piace veder sorridere la gente e per questo motivo mi sforzo di raggiungere questo obiettivo. È una necessità mia vedere la gente felice, non lo faccio come azione fine a se stessa. Credo che il discorso possa essere allargato a tutte le categorie di lavori e di beneficenze varie. Non esiste una persona che regala e basta. Esiste una persona che si sente felice nel regalare e quindi lo fa. Ma sempre per stare in pace con se stessa. Un discorso contorto ma che mi ha reso sereno pur non avendo nulla. Io non ho nulla da regalare in senso pratico, l’unica cosa che posso regalare è il sorriso. E lo regalo. Una cosa che faccio per me. Magari l’atto in sé è utile anche a chi lo riceve, ma lì per lì non ci si pensa. C’è chi è e chi ha. Io non ho granché ma là dove posso cerco di donare una parte di me”.

Diciamo che l’autore ha semplicemente voluto essere modesto ed umile. La verità – per me che ormai lo conosco bene - è che vivere per strada vuol dire anche avere bisogno di tutto e di tutti, ma Andrea Brusa anche in questo si mostra diverso. Basta osservarlo mentre regala un pupazzetto raccattato chissà dove, al nipotino del droghiere. Una scena da libro “Cuore” con il piccolo che gli tende la mano e il povero che gli sorride: Andrea è fatto così, e sembra averlo capito pure il bambino.

Continua lo scrittore: “Vi racconto un aneddoto che ho già raccontato in un’altra intervista e che mi ha riferito una maestra a cui stavo parlando di mia figlia... allora... non tutti nella sua classe fanno religione... e durante quell’ora chi non la fa segue un programma di intercultura, ad esempio quest’anno parlavano della Spagna perché ci sono alcuni bimbi spagnoli... quando arriva la maestra di religione di solito fa chiamare dalle maestre i bimbi che la seguono in un’altra stanza. Una volta erroneamente si era messo in fila pure un bimbo che non la fa... al che lui si è messo dire a voce alta "oh! io no, io no! io son buddista!" ed è uscito dalla fila...!! e allora tutti a dire che volevano essere buddisti ecc… ecc… che forza i bambini!!! Quanto mi manca l’innocenza di mia figlia e il CUORE di mia moglie.... O quanto vorrei che anche lei ritrovasse quell’innocenza e non si facesse più contaminare dal germe dell’indifferenza che sembra farla da padrone in lei”.

Andrea Brusa ha subito umiliazioni di ogni genere, è stato infangato dal più terribile dei reati, è stato tradito da persone a lui care, ha provato tanto dolore e sofferenza, ha sperimentato sulla sua pelle la cattiveria e i pregiudizi della gente... e nonostante tutto ha continuato a donare tanto a questo mondo, ha continuato nel suo tentativo di renderlo migliore, ha continuato ad AMARE. Il Signore lascia in giro continuamente i segni della sua presenza, ma quanti li sanno vedere? Non dico interpretare, ma vedere con gli occhi e con il cuore, la poesia di certi tramonti e di tanti altri spettacoli ineguagliabili, che Egli ci offre… il dramma dell’umanità sta proprio nella cecità del cuore.

Solo alcune ore più tardi rispetto l’intervista all’autore ebbi occasione di vivere in pieno la scena alla quale fui io stesso spettatore. Finalmente a letto, mi rilassai e, con le mani sul cuore, chiesi ad Emma mi moglie di farmi comprendere il significato del messaggio. Venni allora sovrastato da una volta azzurra dalla quale scendevano mille cristalli, una pioggia di fragili segmenti lucenti che legava il cielo alla terra. Sembravano enormi scacciapensieri, di quelli appesi ai soffitti e che al primo alito di vento si animano, creando un movimento quasi magico. Ecco, quello che apparve fu qualcosa di veramente stupefacente, una sorta di stuoia animata dentro la quale si muoveva una sembianza angelica: era un essere di luce. Fu un attimo, un momento di pura magia. Una sensazione di totale benessere mi avvolse. Mi vidi sospeso più verso il cielo che la terra. Una miriade di cristalli iniziarono a vibrare dando vita a suoni inusitati. Vissi un semplice sogno? Non lo so! Di sicuro il mio cuore fece il pieno di serenità e amore. Protetto e rassicurato mi alzai. Da quel momento, e non fu l’unico, compresi che, nel mio lungo cammino di crescita iniziato da anni, non ero più solo. Una luce straordinaria si era accesa per illuminare la mia strada.

Dal giorno in cui frequento l’autore della LA VIA DEI MIRACOLI ad oggi ho imparato talmente tante cose sugli angeli e l’amore universale che non posso che dire GRAZIE di quell’incontro all’universo. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone meravigliose ed incredibili durante tutto questo cammino e di sicuro ne incontrerò altre. La felicità è una cosa che ti riempie il cuore passando dall’anima ed ogni volta che torno a quel ricordo il mio cuore e la mia anima si riempiono alla fonte della felicità. Il mio augurio più grande è che ognuno possa abbeverarsi a quella fonte vedendo l’angelo che le sta accanto, perché loro ci sono e sono sempre accanto a noi. IO ne ho visto uno… e di lui ho scritto quest’articolo. Ed ora preghiamo per chi come il poeta Andrea Brusa - per grazia speciale di Dio - ha potuto visitare il luogo dell’eterno castigo. Questo è il mio invito e la mia preghiera. Nel nome di Gesù Cristo, amen.

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance
CAPO UFFICIO STAMPA

  • 28 February 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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