COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO OGGI 21/02/2017 su GRANDANGOLARE... Ogni uomo ha bisogno di una donna, quando la sua vita è un casino, perché proprio come in una partita a scacchi, la REGINA protegge il RE.

PUBBLICATO OGGI 21/02/2017 su GRANDANGOLARE... Ogni uomo ha bisogno di una donna, quando la sua vita è un casino, perché proprio come in una partita a scacchi, la REGINA protegge il RE.

PUBBLICATO OGGI 21/02/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
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Ogni uomo ha bisogno di una donna, quando la sua vita è un casino, perché proprio come in una partita a scacchi, la REGINA protegge il RE.

“Può l’amore modificare i piani del destino?” Insomma, può l’amore, quando è invincibile come la morte [nel mito, non a caso, Eros e Thanatos, Amore e Morte, si corrispondono] essere la cifra della libertà, il banco di prova del nostro rapporto col Fato? Ebbene ecco come un uomo… un autore di fama, Andrea Brusa, combatte la beffarda ed ingrata sorte che non ebbe pietà della sua famiglia.

Gelida mattina alla stazione Porta Nuova di Torino. Io, capo ufficio stampa dell’autore, mi affretto ad un appuntamento con lui. In senso contrario al mio passo veloce, un clochard trascina lentamente una spessa coperta e guarda avanti senza vedere nessuno. Verso dove va? Torno indietro, gli chiedo se ha bisogno di qualcosa. È lui, lo riconosco, è Andrea Brusa. Le sue labbra sottolineate da bava secca non sanno rispondermi. Non comprende e non mi vede, anche se sono nel giro dei suoi occhi. Nelle mani, che tremano nel trattenere la coperta, cerco di mettere delle caramelle. Mi guarda, forse mi vede, e riprende il cammino verso il nulla, trascinando sul marciapiede la sua coperta e con essa tutto il suo bene. Quest’uomo mi ricorda che ho iniziato la giornata con la voglia di viverla come se fosse l’unica della vita.

Si sente spesso dire che gli scacchi sono una metafora della vita, che le 64 caselle sono il globo in miniatura, che l’evolversi della partita possa in qualche modo essere assimilata allo scorrere del tempo in quella che è una esistenza umana, con tutto ciò che essa comporta. Bobby Fisher diceva: Il gioco degli scacchi è la vita. È questa un’assurdità o c’è un qualche fondo di verità? Beh, secondo il mio modesto parere, delle analogie tra le due cose sono presenti. L’inizio di una partita può essere paragonata al principio dell’esistenza, quando nasciamo le pagine del libro della vita sono tutte bianche; per analogia i pezzi sono tutti nelle loro case di partenze: nulla è stato scritto, nulla è stato fatto. il formulario è ancora vuoto. Man mano che cresciamo ci rendiamo conto di vivere in un certo ambiente, di avere una determinata situazione che non abbiamo potuto scegliere: situazioni economiche, affettive, salutari e sociali diverse per molti di noi, simili per alcuni. È come se il destino avesse aperto a caso l’enciclopedia delle aperture, posato l’indice su una determinata variante e assegnatecela: c’è chi si trova a dover giocare un imprevedibile gambetto di re, chi una solida partita di donna, chi una eccentrico Grob. Ad un certo punto però il fato, il destino, il caso che dir si voglia, ci sussurra di prendere posto di fronte a sé, siamo entrati nel mediogioco. Ogni scacchista che possa essere così definito, sa che nel mediogioco più che in ogni altra fase della partita, è importante la capacità di fare giuste scelte, di riuscire ad attuare un piano corretto e originale, di prevedere e anticipare le mosse dell’avversario. Secondo me, la fase della vita che è associabile maggiormente al mediogioco scacchistico è la giovinezza, quando diventiamo in un certo qual modo autonomi, maturi, quando dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e dover effettuare delle scelte che sappiamo essere fondamentali per la nostra esistenza, perché da esse dipenderà il nostro futuro. Siamo usciti fuori teoria, non dipendiamo più da altri, siamo noi e il mondo, siamo noi e la scacchiera. E così come sulle 64 caselle dopo le prime 15-20 mosse ci sono tante varianti che bisogna analizzare per cercare di trovare quella che possa portarci i migliori risultati, così nella vita dopo i primi 15-20 anni, dobbiamo cercare di ponderare le nostre scelte cercando di evitare le varianti peggiori, cercando di effettuare scelte che possano giovarci. Spesso ci viene voglia di agire impulsivamente, ed è lì che prendiamo delle batoste perché ci troviamo di fronte a situazioni non immaginabili, perché ci rendiamo conto di non aver considerato ciò che c’era da considerare. Ed è così che continuiamo a giocare contro un avversario che non ci lascia vera iniziativa, contro un destino che sembra anticiparci ogni mossa, ogni piano a medio e lungo termine, ed è per questo che non tutti arrivano al finale, ma solo i più audaci o forse chi fa comodo al nostro avversario. C’è chi viene mattato in poche mosse, c’è chi sta giocando un’ottima partita ma giunge l’arbitro/destino a bloccare l’orologio, c’è chi giunge alla fine e dopo tanta fatica, dopo tanto sacrificio può assaporare una vittoria. Vittoria, vittoria? E no, il destino non ci sta a farsi battere, ma non gli importa nemmeno di vincere, non gliene frega niente dell’ELO. Continua imperterrito a giocare con altri avversari, un po’ come se fosse in simultanea, ci stringe la mano e mette a posto i pezzi, solo i più fortunati avranno la fortuna di poter dire di aver disputato una buona partita, di aver vissuto una vita dignitosa ed è proprio questa, adesso che ci penso, la differenza tra scacchi e vita: in quest’ultima solo buone partite, niente vittorie…

Intanto continuo a passeggiare con lo scrittore Andrea Brusa al mio fianco che mi parla, e mi viene in mente Moby Dick dei Banco (Banco del Mutuo Soccorso il nome completo del gruppo), è una delle canzoni che amo di più in assoluto. Una canzone dolce, dolcissima, ed allo stesso tempo ricca di significati profondi. Racconta del viaggio della balena, Moby Dick appunto, costellato di insidie e pericoli, ma al tempo stesso in grado di riservare alla protagonista inaspettate sorprese. Si tratta di un inno ed un incitamento a non smettere mai di sognare e di cercare di guardare al di là dei muri all’apparenza invalicabili, che molto spesso, la società in cui viviamo, ci mette davanti. Vista l’attuale situazione di forte depressione sociale ed economica che molte persone da alcuni anni sono costrette a vivere qui in Italia, e non per colpa loro, mi auguro che il messaggio di questa stupenda canzone-poesia venga preso ad esempio e seguito da quante più persone possibile. Ciascuno di noi ha il diritto e il dovere di ricercare con tutti i mezzi a propria disposizione e tutte le forze di cui dispone, le migliori condizioni di vita per se stesso ed i propri cari. Ogni persona ha dei sogni che vorrebbe realizzare ed è giusto che ci provi, ogni essere umano, per quanto pragmatico e realista possa essere, insegue un sogno. Un uomo senza sogni è un uomo morto dentro, un uomo senza sogni è un uomo senza futuro. Ognuno danzi sopra la propria stella marina e cerchi la sua rotta seguendo le stelle…

L’attuale situazione non è configurazione virtuale di una teoria, ma cruda realtà. Gli uomini già da tempo sono rintanati in loculi telecomandati dirigendo il pianeta con arida intelligenza. Uscite dal loculo! Non permettete alla vostra intelligenza di inaridire, sarebbe un assurdo olocausto immolato sull’altare del nulla. Farete ancora grandi scoperte, forse riuscirete ad attuare la formula della condensazione solare, sconfiggerete nuovi virus che affliggono l’umanità, comunicherete con intelligenze di altri pianeti, farete altre scoperte e sarete ancora ammirati, ma cercate di frenare l’avidità. Se le nuove scoperte vi porteranno fama e ricchezza non dimenticate la vostra coscienza, adoperate le vostre scoperte con intenti onesti, coltivate l’onestà come il diamante più prezioso e puro del mondo, scavate nella scura miniera del dubbio che tenta l’avidità e la sete di potere.
L’onestà non è virtù dei deboli ma degli uomini giusti e la disonestà è l’edulcorante dei furbi che si credono più dotati di altri.
Ma i furbi non possono farla franca per tutta la vita. Accettate la vostra imperfezione, amatela questa imperfezione che non vi consentirà mai di diventare una macchina ma soltanto un delicato ingranaggio dai complicati meccanismi da curare con scrupoloso impegno e passione. Uscite dal loculo. Ed è così che tra un pensiero e l’altro sento lo scrittore Andrea Brusa rivolgersi a me con queste parole: “AMA! Ama tutti gli esseri viventi: uomini, donne, bambini, extraterrestri, animali, ama la natura. Quando avrai voglia di piangere, fallo, regala ad un altro essere le tue lacrime, non aver paura di allontanarlo, piangerà insieme a te. Sorridi, ridi, grida, qualcuno lo farà insieme a te. Non avere paura di esternare i sentimenti uomo del futuro. Sei ancora un uomo, sarai ancora soltanto un uomo, non un automa. Sogna uomo del futuro. Ci sarà ancora vita su questa terra se ci saranno uomini che sogneranno ancora. Non è una colpa sognare, peccato sarebbe non farlo più. Non scordare di avere un’anima. Non dimenticare di lasciare sempre una finestra aperta sull’anima”.

L’amore può uccidere? Si può morire lentamente dentro, nel fingere indifferenza esteriore mentre l’anima si macera dentro e si consuma. Si può morire nel cessare di avere cura per se stessi, nel lasciarsi andare, al fumo, all’alcool o a sostanze, senza freno, in una specie di suicidio lento che elimina le capacità di sopravvivere del corpo. Si può morire con un gesto, per suicidio. L’anticamera del suicidio è proprio questo: l’isolamento interiore totale ed assoluto, ed il desiderio progressivo ed inalienabile di porre fine a tutto questo… è l’intollerabile senso di sofferenza, determinato dalla solitudine e dalla impossibilità di comunicare che sembra la determinante del suicidio… Magari non succede nulla, finché un evento scatenante fa precipitare all’improvviso una situazione, già in equilibrio precario. Ciò che fa precipitare le cose può essere anche un evento relativamente normale che si inserisce in una situazione psichica di sofferenza in cui la soglia della percezione è abnormemente abbassata. Eventi che hanno un grosso impatto nella sfera emotiva e che si è incapaci di affrontare.

E continua l’autore Andrea Brusa: “A chi mi ha teso la mano. A chi mi ha riversato addosso veleno, a chi se ne è rimasto in silenzio. A chi mi ha sorretto quando pensavo di non farcela, a chi ho ferito senza accorgermene. A chi c’è stato sempre, a chi invece c’è stato ad intermittenza o se n’è completamente andato. A chi crede che il cuore serva solo a spingere sangue, a chi ha sbagliato e non può rimediare e a chi sa che la vita è tutto meno che indolore. A chi vive alle spalle da parassita, a chi le cose ha il coraggio di dirle sempre in faccia. A chi mi ha sputato addosso e a chi mi ha messo sempre su un altare. A chi crede che i sogni non si avverano e a chi ti invidia perché ne hai realizzato qualcuno. A chi pensa che i conti a fine mese non contino e a chi ha la fortuna di non doverci badare. A chi ha un amore vero senza compromessi da stringere al petto e a chi l’amore lo vive solo da spettatore. A chi per una volta riesce a stare zitto, a chi il silenzio lo vive come concezione naturale. A chi vuole tutto e non dà importanza a quello che ha e a chi quel poco che ha basta e avanza. A chi vorrebbe gridare e invece deve rimanere zitto e a chi fa quella telefonata che ha sempre rinviato. A tutti voi che avete fatto e fate parte della mia vita. A voi che mi avete amato, odiato, confortato, sostenuto, ignorato o deriso. A voi che comunque avete fatto con me quello che sono. Davvero a tutti voi, va il mio più sincero ringraziamento. Ci saranno altri luoghi e altri tempi dove trovarci e perderci ancora tra visi vecchi e nuovi”.

E così nasce in me una domanda: Fino a che punto la libertà umana è in grado di mutare il corso del destino? Jean Paul Sartre soleva dire che solo la morte muta la vita in destino, nel senso che l’uomo è l’unico responsabile delle proprie scelte e che la libertà del vivente è assoluta. Un po’ come riproporre la massima rinascimentale dell’homo faber fortunae suae o, per stare con i piedi per terra, ripetere il vecchio adagio che “finché c’è vita c’è speranza”. Franco Lombardi, che per lungo tempo fu docente di Filosofia morale nell’università di Roma e Direttore dell’Istituto di Filosofia, credeva invece che la libertà dell’uomo fosse una libertà pesante, condizionata cioè dalla “zavorra” che ognuno di noi reca con sé dalla nascita. Innanzi tutto i geni degli antenati e la loro vicenda personale, poi la situazione storica, geografica, climatica, sociale, etica, religiosa, economica e ambientale di riferimento, cui presto si aggiungono l’educazione e le esperienze maturate nell’infanzia e nell’adolescenza. Con tali premesse, la libertà del nato di donna adulto [maschio o femmina] si esercita perciò faticosamente e solo all’interno di quello che chiamerei il cerchio magico del fato, diversamente tracciato sin dalla nascita per ciascuno di noi. Una concezione per così dire mediata della libertà e del destino, quella più comunemente condivisa, perché più realistica e basata sull’aristotelico giusto mezzo, per taluni fondamento di ogni virtù. Una visione che, mutatis mutandis, caratterizzò anche le dispute astrologiche durante l’Umanesimo e il Rinascimento e che portò alla salomonica conclusione che “gli astri inclinano ma non determinano”, conciliando così il fato, rappresentato dalla posizione di astri e pianeti al momento della nascita, con la libertà che rende possibile modificare le proprie inclinazioni, mutando anche la propria storia personale.
Discussione affascinante e mai veramente sopita questa del rapporto tra fato e libero arbitrio, ma anche inutile, perché non sapremo mai se quelle che noi riteniamo “scelte di libertà” siano per così dire davvero libere o non facciano parte anch’esse di un piano del destino. Insomma, come dice uno dei “guardiani” più importanti di The Adjustment Bureau, [in italiano: I guardiani del destino], il film tratto da un racconto di Philip K. Dick, l’uomo ha solo l’impressione del libero arbitrio. E in fondo questo è quello che conta perché, non potendo mettere le mani su ciò che il fato ha progettato per noi, ma al massimo intuendo qualcosa [o magari più di qualcosa], finiamo col vivere come se fossimo liberi… a prescindere se lo siamo davvero oppure no.
Chi sono i guardiani? Angeli? Ebbene io non ho una risposta … ma so chi siano gli Angeli Custodi ed Andrea Brusa è uno di questi… Che sua moglie Chiara se ne accorga prima che sia troppo tardi. Una creatura come lui, abituato a farcela sempre da solo, non si sbilancia e non si manifesta nelle sue intime preoccupazioni. Ed è qui che la Regina sua moglie deve capire cosa fare e come fare. Mi sa che devo imparare a giocare a scacchi!

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance
CAPO UFFICIO STAMPA

  • 21 February 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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