COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 31/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ Sulle tracce dell’Arcangelo Michele

PUBBLICATO IL 31/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ Sulle tracce dell’Arcangelo Michele

PARTE 1 - 2 e 3
PUBBLICATO OGGI 31/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

Sulle tracce dell’Arcangelo Michele alla SACRA in Val di Susa

La notte è benefattrice di tutto ciò che respira, allora il dolce riposo succede alle aspre fatiche, la volontà inebria di sue delizie i teneri cuori, il giusto placido dorme sul letto dell’innocenza, gli Angeli ci portano i lieti sogni, e le beate visioni. La notte è il fine delle dispute e delle guerre degli abitanti del globo; ma quante modeste virtù copre ella sotto le religiose sue tenebre? L’uomo compassionevole e pio va in quella sacra oscurità a ritrovar l’infelice sopra il suo letto di dolore, e la ove geme ingiustamente perseguitato gli appare l’Angelo della pace e della consolazione. Lo scrittore Andrea Brusa sembra un Angelo Caduto Dal Cielo… ed in realtà lo è!

Partiamo tutti e due insieme da Torino… io ed il celebre Autore Piemontese Andrea Brusa. Il cielo è azzurro ed il sole splende come non mai. Ad un certo punto un improvviso ed acuto mal di testa gli rende perfino difficile respirare. Io vorrei aiutare lo scrittore. Ci fermiamo in una locanda familiare e, con la scusa di una colazione veloce, provo a chiedere qualcosa per il mal di testa. Vedere l’autore così sofferente è uno strazio. Ma non hanno niente. Lo scrittore bisbiglia: “Non vuole che arrivi alla Sacra a chiedere la Grazia al principe delle milizie celesti. Ma io ci vado”
Io osservo il suo “leggere” gli eventi alla luce della fede e capisco perché abbia scelto la quasi totale riservatezza sulla sua vicenda personale. Chi capirebbe? Quanti “maestri” si farebbero avanti per dare a lui spiegazioni diverse sulle sue vicende personali. Andrea Brusa sa tutto questo, perché anche lui ci ha messo degli anni per “comprendere”. Intelligente, laureato, credente… eppure impreparato ad attraversare un simile calvario. Arrivati al parcheggio dell’abbazia lo guardo salire tenendo le mani giunte pregando sottovoce. Clemente Rebora (poeta rosminiano) ha definito “culmine vertiginosamente santo” questo monastero collocato sulla cima del monte Pirchiriano in Valle di Susa. Effettivamente, man mano che ci si avvicina alla “Sacra”, una sensazione di sacro ti avvolge veramente. Lì fascino e storia si incontrano, raccontando fede e leggende.

Tra tutte, la leggenda più famosa che riguarda la Sacra di San Michele è la torre della bell’Alda. La protagonista è una fanciulla di nome Alda. Alcuni soldati di ventura volevano catturarla. Lei si rifugiò sulla sommità della torre, dove pregò intensamente. E poi prese la sua decisione: avrebbe preferito buttarsi nel burrone piuttosto che farsi catturare. Alda si buttò di sotto. Ma gli angeli scesero dal cielo in suo soccorso, aiutandola ad arrivare a terra sana e salva. Successivamente Alda, per dimostrare ai suoi compaesani la veridicità del suo racconto, salì nuovamente sulla torre e si lanciò nel vuoto una seconda volta, rimanendo stavolta uccisa per la vanità del suo gesto.

Parliamo in ogni caso di una abbazia benedettina bellissima ed unica risalente all’anno 1000 d.C. circa. Solo in parte ristrutturata, presenta buona parte delle caratteristiche originarie, perfettamente conservate. Non solo è costruita sulla cima di un monte, ma la montagna è parte integrante della struttura: all’interno di alcune sale le naturali pareti rocciose si integrano armonicamente con l’opera dell’uomo. Carica di storia e di curiosità, offre inoltre uno splendido panorama a 360 gradi sulle valli sottostanti. A mio giudizio uno dei luoghi più interessanti da visitare in Piemonte. La sua storia sa dell’incredibile. Non era ancora l’anno mille e Giovanni Vincenzo (poi proclamato Santo), vescovo di Ravenna, decide di abbandonare la sua sede vescovile e dedicarsi a vita eremitica. Sceglie il monte Caprasio per il suo romitaggio, luogo isolato della Val Susa. Non deve però solo contemplare ma anche lavorare alla costruzione di una chiesa in onore dell’arcangelo Michele, apparsogli proprio per chiedere l’edificazione in suo onore.
Devoto ed ubbidiente, Vincenzo taglia alberi e lavora alacremente per adempiere al compito assegnatogli ma, tornato per il secondo giorno di lavoro sul luogo in cui avrebbe dovuto trovare la legna preparata, non trova invece nulla. Si rimette a lavorare ma il giorno seguente il problema si ripresenta: nessun albero tagliato. La fede gli è compagna e non demorde ma si chiede chi possa opporsi alla sua opera. Ecco che di nuovo l’Arcangelo gli si mostra e gli dice che il materiale è pronto ad aspettarlo sul monte Pirchiriano. Lì giunto compie la sua opera e costruisce una cappella in onore dell’Arcangelo Michele nel luogo da questi scelto.
La consacrazione della Cappella, affidata al vescovo di Torino Amizone, non è poi necessaria: il vescovo ed il suo seguito vedono un grande fuoco avvolgere, nella notte, la punta della montagna e comprendono che la consacrazione è avvenuta direttamente tramite gli angeli.
La Sacra è Sacra perché consacrata direttamente dalla volontà divina.

Intanto io e lo scrittore ci incamminiamo su per l’abbazia… ed io lo scruto mentre egli controlla il territorio...annusa l’aria...il bosco è denso di odori...un miscuglio che si evolve continuamente...un cervo dall’aria innocente lo guarda con i suoi occhioni dolci...più in là un lupo attende impaziente, aspetta una sua decisione, non vuole intraprendere una lotta contro di lui...sa che perderebbe... Le sue dita bianche accarezzano per un secondo l’erba che lo circonda, la sua esile figura si lancia in una corsa spericolata...Non sembra neppure più umano, ormai l’avrete capito...Cosa è allora?

Dice l’autore Andrea Brusa: “A volte avere fiducia mi costa molto. Diceva padre Josef Kentenich: Non so cosa mi succederà il prossimo istante, ma so che sarà il meglio per me. Anche se fossi io a poter scegliere, credo che non potrei farlo bene come Dio. Lasciare che Dio scelga per noi ci infonde un atteggiamento quasi di ‘mancanza di preoccupazione’. In genere siamo inquieti e ansiosi a causa delle interferenze che ci sono nel nostro spirito. Devo solo preoccuparmi di vivere senza preoccupazioni, perché è il Padre che ha in mano il timone della barca della mia vita. Voglio toccare la vita che mi sfugge. Confido, me lo ripeto chiudendo i pugni. Ma è una grazia che non ricevo. Lo ripeto: confido, e mi ritrovo sfiduciato aggrappato ai miei progetti”.

E a me – sentendo parlare lo scrittore - mi viene così in mente una frase: “…Odio gli indifferenti. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il navigatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza…”

Ed oggi, più attuali che mai, mi sento di riprende queste parole di Antonio Gramsci e raccontare di questa malattia che s’attacca addosso per prima – ma non solo - come peste bubbonica a deformare il volto, il cuore, e lo spirito… lo spirito di coloro che tanto male stanno facendo ad un uomo, ed in questo caso ad un Angelo – così appare agli occhi di tutti – come Andrea Brusa. Perché l’indifferenza può ammazzare due volte… e lui ne sa qualcosa… tanto più se proviene da chi ci è più caro… nostra moglie… ed è il caso dell’autore. Ammazza certamente l’uomo indifferente che s’appiattisce, che smette di sognare, che s’arrende all’accidia e cessa, lentamente e inesorabilmente, di vivere in modo attivo e può ammazzare anche l’uomo che parteggia, il quale tutto d’un tratto si ritrova solo a disperdere semi in piccoli orti circondati da aride distese polverose. Direi che piano piano, col passare degli anni e nel mondo occidentale, siamo diventati ogni giorno un po’più indifferenti, apatici, insensibili, distaccati forse è questa la parola: distaccati. Non tutti naturalmente, ma la percentuale è molto alta.

Dice lo scrittore: “Tra tutte le ricchezze, mia moglie e mia figlia sono quella più grande e pure quella che non ho dovuto conquistarmi, forse è così, le più grandi ricchezze sono gratuite e in collegamento diretto con il cuore. Anche il concetto di noi stessi – chi siamo – lo apprendiamo soprattutto nella nostra famiglia. Nessuno insegna mai a essere genitori. All’improvviso ci ritroviamo con un bambino nostro, ed è fatta. Possiamo sentire la responsabilità, ma siamo in grado di filtrarla esclusivamente attraverso ciò che siamo. Ecco perché questa mattina ho detto che la cosa più importante è che mi auguro che lei giornalista diventi una persona più grande, la più ricca d’amore del mondo… perché è questo che lei potrà dare ai suoi figli e glielo dice un padre che una figlia purtroppo non ce l’ha più ma spera di ritrovarla…. I nostri primi maestri sono i nostri genitori, i nostri familiari. Se non siamo più bambini, non possiamo dare la colpa ai genitori e ai familiari, perché genitori e familiari sono soltanto esseri umani come tutti gli altri. Hanno i loro problemi, le loro fragilità. Hanno la loro forza e le loro debolezze. Ci hanno insegnato soltanto ciò che sanno. Mia figlia Biancalaura sarà finalmente adulta quando potrà rivolgersi all’uomo che è suo padre o alla donna che è sua madre e dire: ‘Sai, nonostante tutti i vostri difetti, vi voglio bene’ .... vi amo tanto famiglia mia.... ed io amo tanto voi… ti amo tanto Chiara! E ti proteggerò con le mie ALI d’Angelo e lotterò per ripristinare la VERITA’!”

Una giornata indimenticabile. Ne porto ancora i brividi sulla pelle. Sono certo che tutto ciò, non si trova solo nelle storie apparentemente semplici, ma spesso in quelle quotidianamente complicate. Viviamo nell’inquietudine, a tutti serve un angolino dove rifugiarsi per fare decompressione, per abbandonarsi alle emozioni, per credere fermamente che tutto è possibile e trovare il coraggio di provarci. Tutti, ma proprio tutti, vogliamo il lieto fine… sempre.

San Michele Arcangelo, protettore di quest’abbazia, difendi Andrea nella battaglia contro le insidie e la malvagità del demonio, fai tu capire a sua moglie Chiara l’errore in cui è caduta e sii suo aiuto. Te lo chiediamo supplici che il Signore lo comandi. E tu, principe della milizia celeste, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno il Male che si aggira per il mondo a perdizione delle anime.
Amen

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance

  • 31 January 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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